[n p c i] Trasformare la guerra in Europa in un nuovo fronte della lotta per la rivoluzione socialista in Italia!

Comunicato CC 12/2022 – 19 maggio 2022

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Osare combattere, osare vincere!

Trasformare la guerra in Europa in un nuovo fronte della lotta per fare avanzare la rivoluzione socialista in Italia e contribuire alla rinascita del movimento comunista cosciente organizzato nel mondo!

I comunisti italiani devono far leva sull’opposizione, pur con diverse motivazioni già condivisa da una larga parte della popolazione italiana, alla guerra nella quale il governo Draghi sacrifica il nostro paese.

La Repubblica Pontificia è dalla sua fondazione una formazione economico-politica a sovranità limitata. Per trasformare la guerra lanciata da Draghi in un fronte della rivoluzione socialista è indispensabile interpretarne in modo giusto il contesto storico e internazionale.

Il contesto della guerra europea in cui il governo Draghi ha coinvolto l’Italia.

I gruppi imperialisti USA stanno da più di quarant’anni estendendo in ogni angolo del mondo una loro rete di basi militari pubbliche e di agenzie di controllo e manovre che operano discretamente in ogni paese e ne limitano la sovranità nazionale: la NATO.

Alla fine degli anni ’40, a fronte della conclusione disastrosa per tutta la borghesia imperialista della sua terza aggressione (1939-1945) all’URSS primo paese socialista, i gruppi imperialisti USA hanno creato in Europa la NATO. Compito della NATO non era quello dichiarato ufficialmente: impedire l’invasione sovietica dell’Europa. Era ben noto anche agli esponenti politici della borghesia imperialista che negli anni ’20 il PCUS aveva esaminato apertamente e abbandonato nettamente e stabilmente il proposito di venire in aiuto con l’Armata Rossa al proletariato rivoluzionario dei paesi europei. Da allora l’Unione Sovietica ha al contrario promosso e praticato la coesistenza pacifica tra paesi con regimi sociali diversi: il movimento comunista è internazionale, ma l’instaurazione del socialismo è per sua natura in ogni paese compito dei comunisti del paese stesso.

I compiti reali della NATO erano due.

1. Contenere la lotta delle masse popolari dei paesi europei (l’attività di Gladio negli anni ’60 e ’70 ha mostrato questo ruolo della NATO in Italia). La creazione della NATO fu in Europa il parallelo del maccartismo negli USA. Con la NATO i gruppi imperialisti USA spalleggiarono efficacemente l’opera dei revisionisti moderni europei (Togliatti in Italia e Thorez in Francia i più celebri) contro l’instaurazione del socialismo, mentre con il maccartismo stroncarono il movimento comunista negli USA.

2. Tenere sotto controllo le tendenze all’autonomia dei gruppi imperialisti europei emerse chiaramente persino durante la guerra a Bretton Woods nelle trattative del 1944 per creare il nuovo sistema monetario (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale incentrati sul dollaro USA). Manifestazione chiara di questo ruolo della NATO si ebbe nel contrasto esploso negli anni ’60 contro De Gaulle in Francia.

Dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre (1917) i gruppi imperialisti USA avevano svolto un ruolo di primo piano nell’aggressione (1918-1922) lanciata da tutti i gruppi e le potenze imperialiste per soffocare il potere dei Soviet e poi, sconfitti dai Soviet, per far fronte all’ondata mondiale (1917-1976) della rivoluzione proletaria sollevata nel mondo intero dalla vittoria dei Soviet e dalla costruzione dell’Unione Sovietica di Lenin e di Stalin. Contemporaneamente hanno rafforzato il loro predominio tra i gruppi imperialisti i cui Stati erano usciti tutti indebitati con gli USA dalla prima guerra mondiale (1914-1918) e peggio ancora dalla seconda (1939-1945), dalla quale Giappone e Germania erano usciti sottomessi anche politicamente agli USA.

Negli anni ’60 e ’70 i gruppi imperialisti USA giunsero al massimo del loro predominio commerciale, monetario e finanziario nel sistema imperialista mondiale.

Ma proprio in quegli anni 1. per limiti ed errori del movimento comunista cosciente e organizzato giunse ad esaurimento la prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria e 2. compiuta la ricostruzione post-bellica ed esaurite le conquiste strappate dalle masse popolari dei paesi imperialisti, incominciò la seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale.

Da allora compito principale della NATO divenne, ed ancora oggi è, assicurare la continuità del predominio nel mondo del complesso militare-industriale-finanziario USA nonostante 1. l’indebolimento in campo commerciale, monetario e finanziario dei gruppi imperialisti USA e 2. i contrasti al loro interno.

Con la rete di basi militari e di agenzie politiche essi cercano di contrastare il declino del predominio finanziario e monetario oltre che commerciale che avevano instaurato con la prima guerra mondiale e consolidato con la seconda in tutto il mondo salvo che sull’Unione Sovietica, sulla Repubblica Popolare Cinese (RPC) e sugli altri paesi socialisti e nonostante le sconfitte che avevano subito in Corea, a Cuba e in Vietnam e che poi subirono in Iran, in Venezuela, in vari altri paesi del Terzo Mondo e da ultimo in Afghanistan.

L’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria e la corruzione del primo paese socialista iniziata dai revisionisti moderni sovietici con il XX Congresso del PCUS (1956) e conclusa nel 1991 con la dissoluzione dell’URSS hanno lasciato campo libero all’estensione del controllo e delle manovre politiche dei gruppi imperialisti USA nel mondo, esclusa la RPC, la Repubblica Popolare Democratica di Corea e alcuni altri paesi.

I gruppi imperialisti USA hanno approfittato della dissoluzione dell’URSS, ma negli anni di Eltsin (1991-1999) non sono riusciti a estendere la loro rete di basi e agenzie in tutte le repubbliche sovietiche e l’instaurazione del regime Putin nella Federazione Russa ha posto limiti gravi alla libertà d’azione che la rovina dell’URSS e delle Democrazie popolari dell’Europa orientale aveva dato loro. Sono riusciti ad estendere la rete della NATO in gran parte degli altri paesi dell’Europa orientale, ma non in Bielorussia e solo parzialmente sono riusciti a installarsi in Ucraina. La Bielorussia e l’Ucraina erano i paesi dell’Europa orientale che dovevano ancora sottomettere prima di rivolgere la loro azione alla Federazione Russa e più a oriente. Lo scorso 24 febbraio la Federazione Russa è intervenuta militarmente a impedire che si completasse in Ucraina l’imposizione della rete USA.

Oggi i gruppi imperialisti USA devono fare i conti non solo con la resistenza della Federazione Russa, ma anche 1. negli USA con il crescente malcontento delle masse popolari (di esso la vicenda Trump è stata una manifestazione clamorosa), 2. nel mondo con la forza della RPC e degli altri residui paesi socialisti, 3. con la resistenza dei paesi non ancora sottomessi.

Questo è il contesto della guerra che il governo Draghi ha dichiarato a nostro nome. Trasformare la guerra dichiarata da Draghi in un fronte della rivoluzione socialista in corso è il compito che il (n)PCI assume. A quest’opera il (n)PCI chiama a partecipare i comunisti, le forze soggettive della rivoluzione socialista (FSRS), la sinistra borghese di vecchio e di nuovo tipo, i lavoratori avanzati e tutti quelli che vogliono porre fine al corso catastrofico delle cose che i vertici della Repubblica Pontificia impongono al nostro paese.

Il governo Draghi ha gettato l’Italia nella guerra che i gruppi imperialisti USA e UE conducono contro la Federazione Russa per interposta persona in Ucraina. Questa guerra offre a noi comunisti italiani molte leve per far avanzare la rivoluzione socialista nel nostro paese. Dobbiamo far leva sull’opposizione alla guerra che con diverse motivazioni è condivisa da una larga parte della popolazione italiana: non solo dalle masse popolari, ma anche da una parte della classe dominante (nell’ambito delle contraddizioni tra gruppi imperialisti europei e gruppi imperialisti USA) e perfino da una parte delle sue FFAA e delle sue FdO (le associazioni sindacali della truppa si sono moltiplicate già al tempo del Conte I e i correnti pronunciamenti di alti ufficiali in pensione rispecchiano le opinioni anche di alti ufficiali in servizio).

Il governo Draghi impone nei fatti all’Italia di partecipare (in aperta violazione dell’articolo 11 della Costituzione) a una guerra nell’ambito della NATO agli ordini del complesso militare-industriale-finanziario USA, attraverso il rifornimento di carri armati, mortai, munizioni e altro materiale bellico alle forze armate ucraine (a quelle ufficiali e alle milizie naziste ad esse aggregate), con l’intervento diretto di truppe italiane in vari paesi (tra essi Romania, Bulgaria, Ungheria e repubbliche baltiche) e con operazioni condotte dalle basi NATO e USA installate in Italia. Siamo già in guerra, come sia pure sommariamente illustra il giornalista Antonio Mazzeo nel suo articolo del 25 marzo 2022.

La guerra di sterminio non dichiarata, che è già da alcuni decenni intessuta anche di decine di “missioni umanitarie” contro i paesi oppressi (dall’Iraq al Mali), è ora diventata anche guerra militare in Europa (“guerra ibrida” con la connessa estensione del sistema di manipolazione e intossicazione delle menti e dei cuori e in generale del sistema di controrivoluzione preventiva).

Bisogna estendere la denuncia, ma la denuncia non basta! Compito del Partito è fare proposte precise e distinte di lotta a ogni settore della popolazione e promuoverne l’attuazione, indirizzando ogni settore alla costituzione del Governo di Blocco Popolare, tappa del cammino che sfocerà nell’instaurazione del socialismo.

Bisogna sviluppare in ogni settore della popolazione operazioni specifiche dirette

1. a denunciare le operazioni militari delle FFAA italiane comandate dal governo Draghi, la promozione del reclutamento di volontari e di mercenari nelle milizie ucraine, il sostegno logistico e informatico alle operazioni militari ucraine.

Il malcontento cresce tra le Forze Armate Italiane, non solo tra la truppa ma anche tra i vertici.

Molti ex generali in pensione delle Forze Armate italiane (Fabio Mini, Marco Bertolini, Leonardo Tricarico, Giuseppe Cucchi i più attivi) sono intervenuti contro la guerra agli ordini di USA-NATO imposta dal governo Draghi.

Solo la repressione trattiene la truppa e anche alti ufficiali ancora in servizio dal manifestare tutta la loro avversità alle guerre che USA, NATO, UE e governo italiano li obbligano a condurre. Tutto questo conferma anche l’ambiguità e la duplicità di interessi del Vaticano che predica contro la guerra ma si guarda bene dall’usare la sua influenza (mobilitazione dei suoi fedeli e altro fino alla scomunica delle autorità e dei dirigenti responsabili della guerra) per porvi fine.

Dobbiamo mirare a far partecipare a un livello superiore la truppa e gli ufficiali alla lotta contro la guerra, anche solo spingendoli a denunce circostanziate relative alle modalità e alle operazioni con cui il governo Draghi invia armi e sistemi di armi all’Ucraina e truppe in paesi vicini in operazioni “pubbliche” ma anche segrete per lo sterminio delle popolazioni del Donbass. Grazie alla sua struttura clandestina il (n)PCI può denunciare pubblicamente i crimini di questo governo della Repubblica Pontificia. Pertanto, invitiamo tutti i membri delle Forze Armate che hanno conoscenze più o meno specifiche dei traffici che il governo italiano assegna alle Forze Armate stesse, ai servizi segreti e a formazioni di mercenari a mettersi in contatto con noi tramite canale protetto;

2. a denunciare le operazioni di sostegno alle forze armate ucraine svolte a partire dalle basi USA-NATO posizionate in Italia. L’intervento militare in Ucraina ha messo in risalto la manipolazione e l’intossicazione mascherate da informazione: chiunque ha parlato degli interventi militari in Ucraina è stato censurato. I casi di censura e repressione denunciati dai bersagli (tra questi Manlio Dinucci, Marc Innaro, Paolo Nori, Vito Petrocelli, i giornalisti delle reti RT (Russia Today) e Sputnik e simili) sono la punta dell’iceberg del sistema di repressione e ricatti che colpiscono coloro che non si allineano alla narrazione criminale della NATO e degli imperialisti USA. Lo stesso vale per giornalisti come Michele Santoro, intellettuali progressisti come Moni Ovadia e docenti come Alessandro Orsini. Inoltre, in quest’ambito è utile valorizzare l’opera di sinistra borghese, FSRS e movimento comunista cosciente e organizzato;

3. a denunciare la moltiplicazione delle esercitazioni militari e l’ampliamento delle basi militari USA, NATO e italiane. Esempi da imitare di questo sono il Comitato No Camp Darby (Pisa) che si sta mobilitando contro la militarizzazione del proprio territorio (installazione di una base per i carabinieri nel parco naturale di San Rossore, in provincia di Pisa, dal costo di circa 190 milioni di euro), il NO MUOS (Sicilia), A Foras in Sardegna e tanti altri. Una diffusa attività contro la guerra condotta in Italia dalle masse popolari e dalla truppa inciderà sulla guerra che USA, NATO, UE conducono sotto la direzione del complesso militare-industriale-finanziario USA per conto dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei e sarà un’altra via attraverso la quale la rivoluzione socialista avanza nel nostro paese;

4. a denunciare e sabotare le sanzioni commerciali, monetarie e finanziarie inflitte alla Federazione Russa e alla Bielorussia che si ritorcono contro le masse popolari italiane (aumento dei prezzi, carovita, riduzione delle esportazioni con smantellamento di strutture produttive), le quali soffrono le conseguenze delle sanzioni commerciali, monetarie e finanziarie contro la Federazione Russa, grande produttore ed esportatore mondiale di grano e fertilizzanti nonché primo esportatore di gas naturale e petrolio per l’Italia e la gran parte del continente europeo, come per esempio per la Germania;

5. a protestare contro queste operazioni militari ed economiche e contro il riarmo che sottrae risorse alle masse popolari (servizio sanitario, sistema scolastico e università e altre strutture dello “Stato sociale”);

6. a boicottare e sabotare le operazioni militari sull’esempio di quanto fatto dai portuali del CALP di Genova che sistematicamente si rifiutano di caricare armi in navi saudite per la sporca guerra contro lo Yemen e dagli aeroportuali di Pisa che hanno rifiutato di caricare su un velivolo civile armi spacciate per “aiuti umanitari rivolti alla popolazione ucraina”, destinate invece all’esercito di Kiev e ai vari gruppi neonazisti come il battaglione Azov.

Noi comunisti della Carovana del (n)PCI dobbiamo mobilitare, organizzare, orientare e dirigere tutti quelli che tendono a praticare il boicottaggio e il sabotaggio della guerra di Draghi e dei vertici della Repubblica Pontificia (Vaticano, NATO, UE e Organizzazioni Criminali)!

Compagni e compagne, è necessario passare all’attacco!

Bisogna fare in modo che in questa situazione nascano ovunque nelle aziende capitaliste e pubbliche, nelle città e nei singoli quartieri organismi operai e popolari che con la loro azione diventano punto di riferimento per i lavoratori e le masse popolari, quindi, organismi che agiscono da nuove autorità pubbliche che contendono potere a quelle della borghesia. Il Collettivo di Fabbrica dell’ex GKN insegna e mostra la strada a centinaia di operai per insorgere (mobilitarsi e organizzarsi in ogni azienda capitalista e pubblica per la salvaguardia dell’apparato produttivo nazionale, contro le delocalizzazioni, ecc.) e convergere (unirsi ad altre vertenze territoriali come la lotta alla devastazione ambientale e riscaldamento climatico, per la sanità e l’istruzione pubbliche, gratuite e universali, per il trasporto ecosostenibile, ecc.).

Devono imboccare questa strada tutti coloro che si oppongono al catastrofico corso delle cose, a partire dai comunisti, Solo così la loro azione conduce a risultati concreti.

Avanzare nella creazione delle condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, la prima tappa di questo processo per far fronte agli effetti più devastanti della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale e avanzare sulla via all’instaurazione del socialismo.

Organizzarsi per combattere a modo nostro fino a vincere!

Non sono i padroni a essere forti, sono i lavoratori e le masse popolari che devono organizzarsi e coordinarsi per far valere la loro forza!

L’emancipazione delle masse popolari è possibile! Ciascuno può e deve dare il suo contributo!

Il partito comunista è il fattore decisivo della vittoria!

Costituire Comitati di Partito in ogni azienda, scuola, istituzione pubblica e in ogni territorio!

Il primo passo da compiere per arruolarsi è costituire un gruppo di studio del Manifesto Programma del (n)PCI.

Il secondo passo è mettersi in contatto nel modo appropriato con il Centro del Partito!

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Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele, la locandina di pag. 72 di La Voce 70 e gli adesivi dell’Avviso ai naviganti 103 è un’operazione contro i padroni: vedere che il (n)PCI clandestino è presente anche dove non se l’aspettano infonde fiducia nei lavoratori e smorza l’arroganza dei padroni!

Quindici modi per collaborare con noi

 

Appendice

Per far fronte al corso catastrofico delle cose che la borghesia e il clero impongono all’umanità bisogna che i lavoratori avanzati e le altre persone più coscienti si organizzino in ogni azienda capitalista e pubblica e in ogni zona, che i loro organismi mobilitino gli altri lavoratori a resistere ai padroni e alle loro autorità, si coordinino tra loro fino a instaurare un loro governo d’emergenza che rimpiazzi quello della borghesia e del clero e dia inizio all’attuazione delle Sette Misure Generali del Governo di Blocco Popolare:

  1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa),
  2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi,
  3. assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato),
  4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti,
  5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione,
  6. stabilire relazioni di solidarietà e collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi,
  7. epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del GBP, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 (in particolare a quanto indicato negli articoli 11 e 52) e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico.

http://www.nuovopci.it

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