[Rete Ambientalista] Libertà di stampa al tempo della propaganda di guerra

Il giornalista lo fa per attitudine prostituente ma anche per mestiere ad attaccare i buoi dove vuole il padrone. Il pretesto è che la maggior parte delle testate è in perdita: il posto di lavoro del direttore e dei redattori dipende tutto dalla benevolenza di chi, l’editore, continua a ripianare il rosso:  la testata deve continuare a esistere solo perché gli serve per altro: ad esempio influenzare la classe politica locale e nazionale per ottenere leggi o provvedimenti favorevoli (spesso i nostri editori sono industriali, finanzieri, proprietari di cliniche, costruttori); per attaccare concorrenti o amministratori pubblici; per blandire chi potrebbe fare dei favori. Così, capìta l’antifona, il giornalista o il direttore che teme di ridurre il proprio stipendio si mette al vento e vince l’autocensura. A maggior ragione quando tutto il quadro politico è compreso dentro la maggioranza di governo: i giornali e i telegiornali diventano l’uno la fotocopia dell’altro. Aggiungi la propaganda di guerra.

Tra i campioni del mondo della disinformazione.

Proprio in questi giorni è uscita la versione 2022 del rapporto – redatto dall’organizzazione Réporters Sans Frontières – sulla libertà di stampa nel mondo; l’Italia figura, complessivamente, al cinquantottesimo posto, dietro a Paesi quali il Bhutan (trentatreesimo), la Moldova (quarantesimo), ed il Burkina Faso (quarantunesimo). Sarà interessante il prossimo anno esaminare il posto in classifica conseguito dalla dis-informazione per la guerra in Ucraina.

“Nazionalismo e guerra tra nazisti buoni e nazisti cattivi”.

Il battaglione Azov.

I paradossi nella narrazione della guerra in Ucraina tra propaganda patriottica, militarismo e la messa in scena di uno scontro di civiltà tra est e ovest:  questo dibattito lo trovate sulla newslettera di Doriella&Renato.

Un altro dei dibattiti organizzati in Valsusa questa settimana è titolato “Guerra, nonviolenza, decrescita”:   Il portato di morte e distruzione di questa guerra è destinato a sconvolgere l’assetto del mondo. Sotto le macerie sono finiti i fragili equilibri geopolitici stabilitisi dopo l’89, le gerarchie di potere tra istituzioni politiche e il complesso industriale-militare, gli scambi economici transnazionali, i pur modesti impegni fin qui assunti in campo ambientale, fino alle stesse relazioni pacifiche di convivenza tra i popoli che vengono ora sospinti dalla propaganda bellicista dei governi su campi opposti. Come fermare la catastrofe? Come riuscire a far emergere dal fallimento di questo mondo un’altra idea di società? Su quali valori potrà basarsi il riscatto delle ragioni della vita? Il percorso del dibattito ci porterà all’incontro di Venezia del 7-8-9-10 settembre sulla decrescita (www.venezia2022.it).

Torna di nuovo la guerra giusta.

Se non sei ancora abbonato ad “Azione nonviolenta”, provvedi per leggere: Voci dirette dai Movimenti pacifisti di Ucraina e Russia.  Le campagne e le iniziative del Movimento Nonviolento, dall’obiezione alla guerra all’incontro con il Papa.  La situazione degli Obiettori di coscienza in Europa.  Come sostenere la resistenza civile in Ucraina.  Come sostenere i disertori in Russia.

Crisi energetica ambientale militare.

22 maggio ore 15 mobilitazione alla centrale nucleare di Caorso. Stacchiamo la spina a questo sistema. Fermiamo il rilancio del nucleare civile e militare. Smascheriamo la truffa della tassonomia verde.

A fine maggio il Parlamento Europeo sarà chiamato a ratificare la decisione della commissione europea d’inserire il gas e l’energia da fissione nucleare nella tassonomia verde, ossia la lista di fonti considerate sostenibili e finanziabili sul mercato, propedeutiche alla cosiddetta “transizione ecologica”….. L’intensificazione della competizione multipolare – sfociata nell’escalation bellica in Ucraina – viene colta dall’Unione Europea come occasione per accelerare il proprio processo di rafforzamento e indipendenza. La guerra in Ucraina sta provocando conseguenze pesantissime che peggiorano ulteriormente la vita nei paesi europei e che mostrano le problematiche e le responsabilità dei paesi occidentali. Il nostro governo, come i governi dei paesi UE, con una retorica guerrafondaia fortissima, continuano ad inviare armi, soffiando sul fuoco di una guerra potenzialmente mondiale e aumentando il carovita. Sappiamo bene che una della cause di questo conflitto è proprio la crisi energetica e delle materie prime che mostra quanto la questione ecologica sia centrale e non rimandabile….. Il 20 maggio si riuniscono a Venaria i Ministri Esteri del consiglio d’Europa: alcuni dei responsabili diretti di questa crisi che discutono su politica estera e guerra, alla faccia di “Torino città della pace, Torino città del bello” e della retorica di queste ultime settimane propinateci dall’ennesimo grande evento. Costruiremo una piazza in risposta! Contro il tentativo di scaricare i costi di questa crisi militare e energetica verso false soluzioni, rubandoci presente e futuro, è compito di noi giovani ragionare collettivamente per opporci fermamente al riarmo e alla falsa soluzione del nucleare.

In Sardegna è in atto una aggressione armata della Nato.

7 nazioni della Nato, 4000 soldati, 65 navi e decine tra sottomarini, elicotteri, mezzi aerei e di terra hanno  dato il via all’esercitazione internazionale Mare Aperto che imperversa sui mari e le coste sarde ma anche sul Tirreno centro meridionale. Dicono che chi è contro la NATO sta con Putin: questa guerra è diversa dalle altre perché è vicina, ma è l’ennesima guerra tra predatori, tra due blocchi imperialisti che mostrano i muscoli per guadagnare una posizione più forte, mentre a morire sono, come sempre, soprattutto i civili. Noi sardi lo sappiamo bene: l’occupazione militare della Sardegna è  una delle dimostrazioni più esplicite del dominio coloniale che martoria la nostra terra. Devasta l’ambiente, sottrae enormi porzioni di territorio a terra e a mare che potrebbero avere ben altro utilizzo, produce una monocultura economica che si riverbera come ricatto occupazionale: impedisce forme altre di sussistenza, provoca la miseria,  sfruttamento per un tozzo di pane, inquinamento e malattie. Per questo vi invitiamo a condividere e partecipare alla prossime mobilitazioni in preparazione e alla manifestazione contro l’occupazione militare promossa dall’assemblea contro la presenza militare in Sardegna di Cagliari che si terrà Sant’Anna Arresi il 22 maggio, nelle stesse ore di Caorso! E di Taranto!

Portuali a Genova contro nuova nave carica d’armi.

Sulla saudita  Bahri Hofuf anche elicotteri da guerra per il trasporto di truppe. Dopo segnalazioni e richieste di accesso agli atti, gli attivisti di Calp, Usb e The Weapon Watch si sono rivolti alla magistratura con un esposto.  E così tornano a fare sentire la loro voce i portuali che da anni si battono per fermarle. “Abbiamo visto passare di tutto, mitragliatrici, container pieni di esplosivo, carri armati”.

Venti di guerra dall’Ucraina alla Somalia.

Biden ha firmato un ordine che autorizza i militari a schierare ancora una volta centinaia di forze per le “operazioni speciali “all’interno della Somalia, in gran parte annullando la decisione di  Trump di ritirare quasi tutte le 700 truppe di terra che erano state di stanza lì. I contrasti tra i diversi imperialismi creano ogni giorno pretesti per alimentare venti di guerra: vedi l’Ucraina. L’Africa è un  continente dove la rapina delle risorse energetiche spinge alla spartizione delle aree direttamente controllate/occupate dalle potenze imperialiste, Italia compresa (il suo interesse strategico, che coincide con i profitti dell’ENI, è nel Mediterraneo Allargato, nel Sahel fino al Corno d’Africa, con la base militare di Gibuti). La Somalia  è un paese sempre più impoverito mentre la siccità sta causando una pesante carestia per le masse già afflitte dal carovita, vittime dell’oppressione straniera e del terrorismo di matrice islamista.

Vergogna!

Ieri in Palestina è stata uccisa una donna, una giornalista. Si chiamava Shireen Abu Akleh. In quella terra abbandonata ad una occupazione militare che continua da 55 anni (per alcuni da 74) succede molto spesso. Ieri anche i nostri TG sono stati costretti a darne conto perché questa donna palestinese aveva anche un passaporto americano, aveva una fama internazionale ed era molto stimata. Non voglio commentare. Verrà un giorno in cui i riflettori si spegneranno anche sulla tragedia dell’Ucraina come li hanno spenti sulla tragedia del popolo palestinese e di tanti altri popoli martoriati. E allora altri capiranno cosa vuol dire Papa Francesco quando parla della globalizzazione dell’indifferenza, di cuori induriti e della nostra inerzia complice di fronte alla violenza che impazza nel mondo. Ieri, io mi sono vergognato per come è stata “trattata” l’uccisione di questa donna della Terra Santa che faceva, con il coraggio della gentilezza, da “scorta mediatica” al suo popolo. 78 giorni di ‘full immersion’ nelle atrocità dell’Ucraina non hanno scalfito la coscienza impietrita dei manipolatori dell’informazione. Nessuna sorpresa. Solo vergogna. Flavio Lotti
Se vuoi cercare di capire quanto grande sia la tragedia palestinese e la nostra vergogna occidentale, clicca qui questo articolo scritto ieri da Gideon Levy, editorialista del quotidiano israeliano Haaretz.

Intanto in Palestina un’altra forma di guerra.

La polizia israeliana ha caricato migliaia di palestinesi che hanno partecipato ai funerali di Shireen Abu Akleh, la giornalista di Al Jazeera uccisa in Cisgiordania durante una ennesima incursione dell’esercito nel campo profughi di Jenin.  La polizia israeliana ha caricato il corteo funebre a Sheikh Jarrah e ha  arrestato sei persone. La bara ad un certo punto ha rischiato di cadere. Clicca qui da Zeitun  altre notizie dalla Palestina.

Palestinesi dal dominio ottomano all’israeliano.

Leggi sul Sito gli ultimi cinque secoli della dominazione sulla Palestina, prima di riflettere sul regime di apartheid denunciato da  Amnesty International: “ Che vivano a Gaza, a Gerusalemme Est, a Hebron o in Israele, i palestinesi sono trattati come un gruppo razziale inferiore e sono sistematicamente privati dei loro diritti. Abbiamo riscontrato che le crudeli politiche delle autorità israeliane di segregazione, spossessamento ed esclusione in tutti i territori sotto il loro controllo costituiscono chiaramente apartheid. La comunità internazionale ha l’obbligo di agire”.

L’Arpa: sempre peggio i cancerogeni dell’Ilva.

I valori del benzo(a)pirene più che triplicati. nonostante le tanto decantate prescrizioni del piano ambientale. La Procura di Taranto non può concedere il dissequestro degli impianti dell’area a caldo. Leggi Peacelink.

Stop al sacrificio di Taranto.

Domenica 22 maggio 2022 ore 17:00 (Durata: 4 ore) piazza Garibaldi.  Manifestazione apartitica  a sostegno della salute, dell’ambiente, delle secolari attività ecocompatibili e del terziario del nostro territorio. Per riconquistare la dignità che i Governi di questi ultimi anni, in collusione con l’acciaieria, hanno calpestato, come ricordato anche dall’ONU che ha definito Taranto “zona di sacrificio” i cui cittadini vengono trattati come “usa e getta”. Per tornare a parlare di bellezza e di lavoro che non avvelena. Per un futuro da consegnare alle prossime generazioni in una confezione regalo di sublime bellezza: Taranto.

In merito alla chiusura delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo.

“Vi è una sostanziale analogia con quanto è successo con l’amianto: le aziende, pur consapevoli della nocività della sostanza, hanno continuato a produrla con conseguenze drammatiche, vedi Eternit a Casale.” commenta Claudio Lombardi, ex assessore comunale all’Ambiente. “Solvay, all’acquisizione dello stabilimento di Spinetta, non poteva non essere al corrente della nocività dei Pfas, e dal 2002 dei  vari tipi prodotti: sicuramente PFOA, ADV, cC6O4 (e forse altri a noi non noti data l’opacità e scarsità di informazione) senza alcun dispositivo di abbattimento delle emissioni nelle acque di scarico ed in atmosfera.”

“Ora annuncia di adottare tecnologie, peraltro note da tempo, per raggiungere efficienze assai elevate nell’abbattimento dei PFAS che scarica in Bormida. Non già lo “zero emissioni” che si raggiunge solo cessando la produzione di tali composti.” Inoltre incalza Lombardi “Solvay nulla dice su cosa intende fare per le emissioni inquinanti in atmosfera -e non solo di PFAS- che sono probabilmente la vera causa delle rilevanti eccedenze di patologie anche tumorali dei residenti della Fraschetta messe in luce dalle indagini epidemiologiche.”

Lombardi tira le somme: “ L’esistenza di uno stabilimento chimico, oltretutto a rischio di incidente rilevante quasi nel cuore di un centro abitato è del tutto ‘antistorica’. Accettato per buona parte del ‘900, per mancanza di conoscenza sull’impatto delle sostanze inquinanti emesse e per il prevalere delle opportunità economiche e di lavoro, non lo può essere ora. La convivenza fra industria e popolazione di Spinetta resta possibile unicamente se l’impatto sulla salute degli abitanti sarà reso nullo come recita l’art.41 della Costituzione italiana: ‘L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…’.”.

L’ex assessore all’ambiente sferza Comune, Regione e Asl complici della Solvay di Spinetta Marengo.

Nella foto aerea, Solvay in pieno centro abitato: alternative sono riconversione e delocalizzazione.

I complici ignorano le indagini sanitarie e ne impediscono lo sviluppo -perfino negando le analisi del sangue per i Pfas!- perché non vogliono mettere in discussione l’esistenza stessa dello stabilimento belga e preferiscono nascondersi al riparo della compiacente  campagna di controinformazione dell’azienda. L’accusa di Claudio Lombardi è inesorabile: “Le istituzioni stanno ripetendo la ‘strage degli innocenti’ perpetrata a Casale Monferrato per l’amianto dell’Eternit”.

Il Tav ormai è mezzo morto.

Abbandonato  il  “Corridoio 5” Lisbona-Kiev, di cui doveva far parte, il progetto Torino-Lione, già passato da linea ad alta velocità (passeggeri) a linea ad alta capacità (merci), viaggia da dieci anni a velocità bassissima. Ora rischia di tramontare. A parte il super-tunnel sotto le Alpi di cui finora sono stati scavati solo 10 chilometri dei 115 totali e tutti in territorio francese, la Francia infatti sembra aver abbandonato l’idea di costruire la sua tratta nazionale, per mancanza di benefici economici, ripiegando sull’ammodernamento della linea esistente. Se questo sarà confermato, salteranno i finanziamenti europei. E’ la conferma della sostanziale inutilità del Tav, privo di benefici economici visto che sulla tratta Torino-Lione i passeggeri scarseggiano e le merci trasportate, tanto su treno quanto su strada, negli anni diminuiscono. L’Italia fa finta di niente e cerca di rilanciare i lavori  della sua tratta nazionale.

Report generale Società della Cura.

“Società della Cura” si prepara per il 2 giugno  con le manifestazioni nazionali e locali  contro la base di Coltano che dovranno  diventare una giornata di mobilitazione generalizzata contro la guerra. Leggi anche il Report con gli altri appuntamenti. 2- 5 giugno un Festival su pacifismo e azione non violenta nel quartiere San  Lorenzo a Roma. Cascina Cuccagna a Milano: “Terra e pace. Agroecologia e sovranità alimentare per la giustizia climatica e sociale: per un mondo senza guerre. Il gruppo Migrazioni Società della Cura ha aderito e partecipa a “Sulla stessa rotta”, carovana virtuale per i diritti dei migranti, la cui tappa romana sarà il 21 maggio.  18 maggio: riunione del Gruppo Femm della Società della Cura – il pensiero del femminismo antibellicista e antimilitarista su pace e guerra. Il 28-29 maggio a Roma, presso lo spazio Metropoliz in via Prenestina 913, il 3′ Congresso sulla salute. A  fine giugno seminario su vertenze operaie, decrescita e economia solidale. Appello dei movimenti kurdi contro la ripresa degli attacchi turchi nel Nord Iraq e Nord della Siria. – Campagna di raccolta firme per una ICE europea per la fine del commercio illegale dei prodotti delle colonie. Campagna contro l’assedio di Gaza, che dura da 15 anni nella indifferenza generale. Il  Collettivo di Fabbrica Gkn  ha elaborato un documento con diversi punti e con alcune proposte specifiche per nuovo quadro di mobilitazioni a partire da fine giugno.

Eccesso mortalità covid per esposizione a allevamenti e agricoltura intensivi.

Leggi lo studio ecologico in cinque regioni italiane per indagare sui collegamenti tra mortalità SARS-CoV-2  e gli inquinanti atmosferici provenienti da agricoltura/allevamenti intensivi.  I risultati evidenziano un incremento di mortalità del 6.9% per ogni tonnellata/km2 di aumento delle emissioni di ammoniaca. In Italia l’agricoltura è la principale fonte di emissioni di NH3, con una stima di 362,18 kiloton/anno, pari al 94,3% del totale. L’ indice di esposizione NH3 varia da 0,12 (Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte) a 10,3 t/km2/anno (Cremona, Lombardia). La pandemia in Italia è iniziata nella Pianura Padana del nord Italia, una delle aree più inquinate al mondo, dove l’allevamento intensivo e l’uso massiccio di fertilizzanti contribuiscono in modo determinante all’inquinamento atmosferico.

Assordante silenzio del governo dopo la bocciatura dei Piani Educativi.

A tre settimane dalla Sentenza con cui il Consiglio di Stato si è pronunciato contro il TAR del Lazio, che aveva bocciato i nuovi Piani Educativi Individualizzati introdotti dal Decreto Interministeriale 182/20, il Ministero stesso non solo non ha convocato l’Osservatorio sull’Inclusione, come avevamo richiesto, ma non ha nemmeno fornito indicazioni alle scuole su come procedere». (continua…)

Anzi c’è chi propone la riapertura dei manicomi.

Un ritorno all’inciviltà. Era il 13 maggio 1978 quando il Parlamento italiano approvava la legge 180, Legge Basaglia,  rendendo il nostro Paese l’unica nazione al mondo senza manicomi.  40 anni dopo la salute mentale non è nemmeno menzionata nel Pnrr, nonostante la pandemia prima e la guerra adesso abbiano portato a un aumento esponenziale del numero di persone in cerca di assistenza e moltiplicato i minori con disagio. La riduzione costante di risorse umane ed economiche sposta come sempre la richiesta di assistenza verso la sanità privata, visto che esistono soltanto 3 psicologi pubblici ogni centomila abitanti.  La spesa in cure sanitarie psichiatriche incide soltanto per il 3,5% sulla spesa sanitaria totale.

Il disabile creato a immagine di Dio.

Basato sulla traduzione di “‘Us’ not ‘Them’. Disability and Catholic Theology and Social Teaching” (“‘Noi’, non ‘loro’. Disabilità, teologia e dottrina sociale cattolica”), il libro “A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità”, è curato da Alberto Fontana e Giovanni Merlo e arricchito da numerosi contributi di autorevoli esperti (continua…)

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