Radici del nazifascismo in Ucraina. Una genesi che viene da lontano (di Enrico Vigna)

Questo, non intende essere un trattato di storia, per cui ci sono validi studiosi e storici estremamente preparati e competenti. Intende essere un lavoro di ricerca e documentazione storica, fondato su fonti, fatti e contributi di studiosi internazionali riconosciuti e verificabili. Un lavoro che possa essere utile ai giorni nostri per cercare di capire, ma solo attraverso conoscenza e documentazione storica, ciò che sta tragicamente accadendo in queste settimane in quelle regioni. Una agile ma approfondita documentazione da poter usare in confronti e discussioni, per chi cerca la verità e la giustizia, ma che senza una conoscenza della storia accaduta, non può nemmeno avvicinarsi.

    

Per affrontare e cercare di comprendere gli avvenimenti della guerra negli ultimi 8 anni nel Donbass e i drammatici eventi dell’ultimo mese in Ucraina, può essere utile ed è necessario verificare con la documentazione storica, da dove provengono certe forme di fanatismo e inumanità che dal 2014, dopo gli avvenimenti di “EuroMaidan” a Kiev, hanno trovato amplificazione e addirittura una legittimità istituzionale e morale nel cuore dell’Europa.

In ogni paese e istituzione dei paesi occidentali usciti dalla vittoria sul nazifascismo, da decenni è sempre stata tenuta una continua attenzione e monitoraggio dei fenomeni di rigurgito di forme, movimenti o ripresa del pensiero nazista, razzista o xenofobo, così come di forme di antisemitismo. Ma forse non casualmente, tutto questo è stato obliato per quanto riguarda i paesi dell’ex URSS, esclusa la Russia e la CSI, oltre alla Bielorussia, dove sono fuorilegge e illegali.

In questo contesto, soprattutto nei paesi baltici, in Polonia e in Ucraina, il problema della tutela dei diritti civili, politici, antifascisti e religiosi, delle minoranze nazionali e dei gruppi etnici, in primis linguistici ed educativi, si è costantemente aggravato, arrivando a forme di discriminazioni violente e giuridiche per raggiungerne lo scopo.

Tutto questo avrebbe dovuto essere definito come una minaccia diretta ai valori fondamentali della democrazia e dei diritti umani, una sfida alla sicurezza e alla stabilità internazionale e regionale in generale, visto che i paesi occidentali si ritengono depositari della civiltà e della democrazia.

Il compito più urgente nella direzione della lotta alla glorificazione del nazismo e di altre attività che contribuiscono alla celebrazione del razzismo e della discriminazione razziale, avrebbe dovuto essere l’uniformità degli sforzi di tutti i paesi per prevenire e stroncare la rivalutazione dei criminosi “valori” della superiorità di una nazione, religione, cultura su altri popoli e culture.

A questo proposito, dovrebbe far pensare con attenzione che, quando la Federazione Russa ha presentato all’Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite nel 2018, un progetto di risoluzione per la “Lotta alla glorificazione del nazismo, del neonazismo e di altre pratiche che contribuiscono all’escalation delle moderne forme di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza“, poi adottato alla 73a sessione dell’Assemblea ONU e a cui 129 Stati hanno poi votato a favore della risoluzione, solo Stati Uniti e Ucraina si sono opposti, mentre 54 paesi, comprendenti tutti i paesi membri dell’Unione Europea, si sono astenuti.

Nella risoluzione si condannava la glorificazione del movimento nazista e degli ex membri delle Waffen-SS, anche attraverso l’apertura di monumenti e memoriali, nonché manifestazioni pubbliche per glorificare il passato nazista, il pensiero nazista e il neonazismo. Si sottolineava in particolare che l’erezione di monumenti in onore delle SS, lo svolgimento di processioni e altri atti simili profanano la memoria delle decine di milioni di vittime del nazifascismo, incidono negativamente sulle giovani generazioni e sono assolutamente incompatibili con gli obblighi degli stati membri dell’ONU. Eppure non si può ignorare il fatto che in alcuni paesi, per coloro che hanno combattuto contro la coalizione anti-hitleriana o hanno collaborato con i nazisti, si è operato per elevarli al rango di eroi nazionali ed eroi di presunti movimenti di liberazione nazionale.

Ai sensi dell’articolo 4 dell’ONU, gli Stati parti della Convenzione, in particolare, sono tenuti a:

– condannare tutta la propaganda e tutte le organizzazioni basate su idee di superiorità razziale o che cercano di giustificare o incoraggiare l’odio razziale e la discriminazione in qualsiasi forma;

– Considerare un reato la diffusione di idee basate sulla superiorità razziale o sull’odio;

– dichiarare illegali e vietare le organizzazioni, nonché tutte le attività organizzate e di propaganda che incoraggiano e incitano alla discriminazione razziale, e rendono la partecipazione a tali organizzazioni o a tali attività un reato punibile dalla legge.

Questo articolo è una delle disposizioni chiave della Convenzione. La sua importanza risiede principalmente nel fatto che stabilisce un confine netto tra atti criminali e diritto alla libertà di riunione e associazione, alla libertà di opinione e di espressione. Ecco perché è impossibile accettare i riferimenti di alcuni stati, al fatto che le manifestazioni dei veterani delle Waffen-SS, l’erezione di monumenti ai nazisti e altre manifestazioni similari, sono verosimilmente solo la realizzazione di queste libertà, come avviene ormai da otto anni in Ucraina e nei Paesi Baltici in particolare.

Anche al Parlamento europeo era stata riconosciuta la realtà della minaccia della recrudescenza del nazismo, con la risoluzione adottata il 25 ottobre 2018 “Sulla crescita della violenza neofascista in Europa”, che contiene riferimenti a manifestazioni specifiche di violenze fasciste e crimini motivati da odio, razzismo e xenofobia in Europa, comprese le celebrazioni annuali a Riga e Kiev dei reduci delle Waffen-SS, e le pratiche violente dei nazionalisti ucraini.

La Federazione Russa da anni chiede che la minaccia della rinascita del nazismo sia riconosciuta negli stessi Stati membri dell’UE, anche a livello di potere legislativo ed esecutivo.

La minaccia rappresentata dal neonazismo è stata più volte rilevata dal Relatore speciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, sulle forme contemporanee di razzismo. T. Achiume, allora responsabile ONU nella relazione tematica della 38a sessione del Consiglio del giugno 2018 (A/HRC/38/53), aveva sottolineato che il neonazismo non si limita alla glorificazione del passato, ma è un movimento moderno, interessato in modo vitale alla disuguaglianza razziale. Inoltre, oggi il neonazismo è costantemente mescolato con altri concetti ideologici di superiorità razziale o odio razziale, il che gli fornisce un riconoscimento più ampio e un sostegno più affidabile. E’ documentato che molti leader politici e funzionari di governo ai massimi livelli in occidente sono complici di questo movimento.

E in Ucraina, dal 2014, tutto questo è tragica realtà.

un proto ucraino o ukronazi di EuroMaidan

Ma c’è un aspetto che se non fosse tragico, sarebbe grottesco, nella realtà storica tra i principali teorici dell'”ucrainismo più puro” non c’erano affatto “ucraini“. Per esempio Mykola Mikhnovsky e Viacheslav Lypynsky erano polacchi e Dmytro Dontsov era russo. E in generale, non c’è nulla di autentico e di autoctono nell’ideologia del nazionalismo ucraino, essa è fondata su un assortimento sommario di opere di nazionalisti e nazisti tedeschi e polacchi. E anche non proprio sistematizzato, ma per lo più solo come un insieme di copia-incolla ottusamente estrapolati. Ma questo non deve sorprendere, perché non esiste alcuna filosofia ucraina con radici storiche. Anche Ivan Franko si considerava un Rusyn (e ha sempre rivendicato questa sua origine), e Grigori  Skovoroda era un rappresentante di spicco della scuola filosofica di San Pietroburgo, proprio come gli studiosi filosofici di Leopoli/Lvov erano ortodossi e russofili. Non ci sono stati altri filosofi e scuole filosofiche in questo territorio. Quindi è palese che, l’”ucrainismo” fu concepito da stranieri: polacchi, austriaci e russi. Allora ci si deve chiedere su quali basi si è costruito il cosiddetto nazismo “ucraino” così fanaticamente rivendicato? Non certo per una storia potente ed eroica. Prima, fu sotto l’Orda, poi sotto il Granducato di Lituania, poi sotto il Commonwealth polacco lituano e poi della Polonia, poi come parte della Repubblica di Inguscezia e dell’URSS, “l’Ucraina” non ha mai avuto una storia indipendente. E il territorio che ora fa parte dell'”Ucraina” ha fatto parte dell’Austria, dell’Ungheria, della Romania, del Khanato di Crimea, del Granducato di Lituania, della Polonia e di numerosi altri stati. La natura marginale dell’”Ucraina” consiste anche nel fatto che fu separata dal Commonwealth polacco-lituano grazie agli sforzi degli zar russi, così come la maggior parte del suo territorio, fu annesso dai russi, sia durante il periodo della Repubblica di Inguscezia e poi grazie all’URSS.

Anche il più grande personaggio storico nella storia di questi territori, l’Hetman e comandante militare  Zinovy ??Bohdan Khmelnytsky, che guidò la rivolta contro polacchi e lituani nel 1648, fondando l’etmanato cosacco indipendente, e che nel 1654 si associò allo zarismo russo, si firmava sempre come “colonnello russo“.

Nella seconda guerra mondiale, i nazisti ucraini erano dei gregari e subordinati rispetto al Terzo Reich, erano i loro lacchè e guardiani. I giornali dei nazionalisti ucraini glorificavano Adolf Hitler e li esortavano ad andare a lavorare in Germania. Oggi gli ukronazi mendicano l’esenzione dal visto per andare a lavorare in Germania, Polonia e negli altri paesi dell’UE.

Anche uno dei loro leader più famosi, Shukhevych, era solo un hauptmann (un giovane ufficiale, nemmeno un comandante di battaglione) mentre un tedesco di nome Mokha comandava i 201° battaglione punitivo ausiliario della Schutzmannschaft.

Molto gloriosi e dignitosi questi guerrieri ucri, con una miserabile storia.

Quindi su cosa si basa la “grandezza” del loro fantasioso Ukronedoreich? Hanno perso tutte le guerre, tutti i loro leader sono finiti male (Mazepa ha preso i pidocchi in Moldova, gli altri sono stati generalmente fucilati come cani pazzi). I Fucilieri Sich della RPU furono praticamente distrutti nella loro primissima battaglia, questi banderisti non combatterono neanche per un giorno, furono catturati nelle foreste e tirati fuori dai nascondigli sotto terra.

Su cosa si fonda la loro “europeità”? Tutte le loro affermazioni sule affinità europeiste come proto-ucraini sono concetti vuoti, infondati e non storici.

Ricordiamo come è nata l’Ucraina. Ucraina deriva dall’antico slavo orientale u okraina, formato da u (“vicino, presso”) e okraina (“periferia”) la radice slava è kraj (“limite”, “bordo”). Pertanto ukraina significa “al margine”, o “sul confine”. Durante il Medioevo la regione fu il punto centrale della cultura degli slavi orientali, con la federazione tribale del “Kievan Rus’” nel 882, che costituì la prima forma statuale storica ucraina. A seguito della frammentazione in diversi principati e alla devastazione creata dall’invasione mongola della Russia, nel 1240 l’unità territoriale si smembrò e l’area fu contesa, divisa e governata da diverse potenze: la Confederazione polacco-lituana, l’Austria-Ungheria, l’Impero ottomano e il Regno russo.

 Durante i secoli XVII e XVIII emerse e prosperò un etmanato cosacco, ma il suo territorio fu infine diviso tra la Polonia e l’Impero russo. Negli anni della rivoluzione bolscevica, si costituì un consistente movimento nazionalista ucraino nelle regioni occidentali del territorio e il 23 giugno 1917 venne fondato il primo stato con questo nome la Repubblica Popolare Ucraina, guidata da M. Hrushevsky, nato a Chelm, in Polonia. Questi “liberatori”, quando presero il potere sulla scia dei sommovimenti rivoluzionari, una loro delegazione si è recò a Brest il 13 febbraio 1918, per chiedere a Germania e Austria-Ungheria, con un memorandum, una richiesta di aiuto contro le truppe della Repubblica popolare ucraina dei Soviet. Dopo l’invasione delle truppe tedesche, questi “patrioti” si impegnarono a fornire agli occupanti degli Imperi centrali, 60 milioni di chicchi di grano, 400 milioni di uova e altri prodotti agricoli. Tuttavia, neanche questo salvò la RPU. Infatti dopo la firma dell’armistizio del 15 dicembre 1917 tra le potenze centrali e il governo bolscevico russo, la Rada di Kiev, sotto il controllo dei nazionalisti galiziani, proclamò l’indipendenza dell’Ucraina il 22 gennaio 1918, ma dal mese di febbraio le truppe bolsceviche prendono il controllo delle principali città del Paese, inclusa Kiev: il governo separatista fugge a Zytomyr. Circondata, la RPU deve a sua volta firmare un trattato separato con la Germania a Brest-Litovsk il febbraio 1918, ma rimane una lettera morta perché una settimana dopo, gli stati sovietici dell’Ucraina si uniscono il 17-19 marzo 1918 per formare la Repubblica Sovietica Ucraina, con Kharkov come capitale. Come è peculiare  dei “patrioti dell’Ucraina“, lo sconfitto S. Petlyura, fuggì a Varsavia, e, a nome del Direttorio nazionalista, il 21 aprile 1920 stipulò un accordo con il governo polacco, dando alla Polonia Galizia, Volinia occidentale, Lemkovshchina , Nadsanya e Kholmshchyna. Fu durante questo periodo turbolento che altre figure entrarono nell’arena storica, che in seguito ebbero un ruolo tragico nella storia dell’Ucraina.

Ecco come storicamente sono comparsi repentinamente gli ucraini e l’Ucraina. Prima della rivoluzione russa del 1917, una formazione statale e un popolo definito ucraino non esistevano. Erano sempre state province ordinarie dell’Impero russo e la popolazione era divisa su base territoriale in Grandi Russi, Piccoli Russi e Bielorussi.

Storicamente, fin dalla metà dell’800 è apparso un movimento nazionalista ucraino che voleva una Ucraina indipendente. Questo movimento, fino ai primi decenni del ‘900, era costituito da forze molto elitarie, con un seguito non di massa, si è poi trasformato nel tempo e con varie scissioni, sempre più verso un ultranazionalismo radicale e sciovinista, che poi finì per diventare, durante la Seconda Guerra Mondiale, il braccio spietato e sanguinario del Terzo Reich, che aveva nella Armata Rossa sovietica il suo nemico principale. I miliziani collaborazionisti ucraini, in primis quelli guidati dal criminale Stepan Bandera, si distinsero per la loro ferocia nei massacri della popolazione civile, degli ebrei, dei comunisti e nella repressione del movimento partigiano sovietico.

Negli anni ’20 cominciarono ad apparire molte organizzazioni che professavano un’ideologia nazionalista radicale: tra queste le maggiori erano:l’Organizzazione militare ucraina (UVO), il Gruppo giovanile nazionale ucraino, la Lega dei nazionalisti ucraini (con l’Unione dei fascisti ucraini inclusa in essa), l’Unione della gioventù nazionalista ucraina.

Nel 1929, queste organizzazioni formarono l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) e fecero il loro Primo Congresso a Vienna dal 27 gennaio al 3 febbraio 1929. Il primo capo dell’OUN nel 1929 fu Yevgeny Konovalets, già capo dell’UVO. Il guardiamarina dell’esercito austriaco E. Konovalets fu uno dei più attivi fautori della “costruzione dell’identità ucraina“. Nato nella regione di Lvov, dopo essere stato rilasciato dalla prigionia russa, andò a Kiev per sostenere la RPU, diventando noto per le esecuzioni di massa dei lavoratori dell’arsenale in sciopero, di soldati russi e sovietici, e di civili a Kiev. Fu poi catturato dai polacchi e trasferito in Cecoslovacchia, riuscendo poi a fuggire e partecipare alla fondazione dell’OUN.

Il collaborazionismo ucraino con il nazismo, ha una radice profonda nelle regioni occidentali della Galizia e della Volinya, questo è un dato oggettivo che occorre mai dimenticare, un filo storico che ci porta fino all’oggi. E’ un dato incontestabile, che una grossa parte della popolazione di queste regioni (milioni di persone…) ha sempre avuto uno stretto legame e una approvazione tangibile  verso una cooperazione politico-militare con la Germania nazista e i suoi alleati durante la seconda guerra mondiale, continuata poi nel mantenimento della ricerca di una prosecuzione del pensiero e dei fini del pensiero nazista, fino ad oggi. Secondo molti storici e studiosi, le logiche delle motivazioni del collaborazionismo ucraino erano diverse e ambigue, avevano diverse radici: ordinarie, psicologiche e filosofiche. Tra gli ucraini che collaborarono con i nazisti, c’era un numero significativo di individui antisovietici che servirono scrupolosamente e devotamente la Germania nazista. Per molti, questo atteggiamento era derivato dall’eredità dell’Impero austro-ungarico, che poi con l’arrivo dei tedeschi fu percepito, come il ripristino del vecchio “buon vecchio ordine”.

“L’origine del separatismo ucraino”: come uno storico russo 56 anni fa, delineò ciò che sta accadendo in Ucraina

Lo storico e scrittore Nikolay Ulyanov, laureatosi a Leningrado nel 1926, nel febbraio 1935 diresse uno dei principali dipartimenti dell’Istituto storico e linguistico di Leningrado. Fu poi accusato di deviazionismo e trotskismo, condannato a 5 anni e poi rilasciato allo scoppio della guerra. Fu catturato dai tedeschi e inviato nel campo di Karlsfeld. Alla fine della guerra scelse di non tornare in URSS e visse a Casablanca, dopodiché si trasferì in Canada e poi a New York. Pubblicò numerosi testi e tenne numerose conferenze all’Università di Montreal, divenne poi docente di storia e letteratura russa all’Università di Yale negli Stati Uniti, dove morì nel marzo 1985. Una delle sue opere maggiori è considerata “L’origine del separatismo ucraino”, che era nei libri di testo dell’Università americana.

Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1966 a New York, fu ristampato in Russia nel 1996 e nel 2007.  In questo libro Ulyanov parte da una considerazione storica:  “La particolarità del separatismo  ucraino è che non si adatta a nessuno delle dottrine esistenti sui movimenti nazionali radicali e non può essere spiegata da nessuna lettura “ferrea”. Non ha nemmeno l’oppressione nazionale come prima e più necessaria giustificazione per la sua comparsa…Per tutti i 300 anni in cui è stata parte dello Stato russo, la Piccola Russia Malorussya/ Ucraina, non è mai stata né una colonia né un “popolo ridotto in schiavitù”, scrive.

Ulyanov è stato il primo che, trent’anni prima della creazione del cosiddetto stato indipendente dell’Ucraina, ha definito in modo incredibilmente accurato l’essenza profonda di esso: “Lo schema per lo sviluppo di qualsiasi separatismo è il seguente: in primo luogo, il ‘sentimento nazionale’, presumibilmente si risveglia, poi cresce e si rafforza, fino a portare all’idea di separazione dallo stato precedente e alla creazione di uno nuovo. In Ucraina, questo ciclo ha avuto luogo nella direzione opposta. Lì, all’inizio, è stato rivelato il desiderio di separazione, e solo allora la base ideologica ha iniziato a essere creata come giustificazione per tale desiderio”.

Con una precisione sorprendente, quasi chirurgica, Ulyanov individua la caratteristica principale del separatismo ucraino: “Nel titolo di quest’opera non è un caso che la parola “separatismo” sia usata al posto di “nazionalismo”.  Infatti secondo lo storico, era la base nazionale che mancava in ogni aspetto per una indipendenza ucraina. “…È sempre sembrato un movimento non popolare, non nazionale, a causa del quale soffriva di un complesso di inferiorità e tuttora non riesce a uscire dalla fase dell’autoaffermazione. Se per georgiani, armeni e uzbeki questo problema non esiste, a causa della loro spiccata immagine nazionale, per gli indipendentisti ucraini la loro preoccupazione principale sembra solo quella di provare la differenza tra un ucraino e un russo”. La stessa separazione artificiale della lingua ucraina dal russo, rivendicata come atto di purismo, è nella sostanza non è altro che residui delle varie ondate di “polonizzazioni” e quindi un appiattimento contro qualsiasi straniero che non afferri la differenza tra russo e ucraino.

È sorprendente come Ulyanov 56 anni fa descrisse tutto ciò di cui oggi ascoltiamo: “Una delle loro tesi/ipotesi, vede negli ucraini il residuo della popolazione dell’Atlantide annegata, gli “ucri”. Su queste basi, il pensiero separatista lavora tenacemente per la creazione di teorie antropologiche, etnografiche e linguistiche che dovrebbero privare russi e ucraini di qualsiasi grado di parentela tra di loro“.

Un’altra di queste teorie empiriche è anche quella che, scrive Ulyanov: “…produssero poi teorie successive, secondo cui l’origine slava sarebbe stata destinata solo agli ucraini, mentre i russi sarebbero stati  destinati alle origini dei mongoli, dei turchi e agli asiatici…”.

È interessante notare che oggi nel 21° secolo, tutto questo potrebbe far ridere, ma nella realtà odierna dell’Ucraina è causa di ferocia, brutalità ed efferatezze senza limiti,  ma coloro che hanno intrapreso l’esaltazione del progetto anti-russo e russofobo in modo criminale, non solo non hanno abbandonato questa ridicola sciocchezza antiscientifica, ma hanno anche creato istituzioni e ministeri per stabilire una pseudo – base scientifica, subordinata a queste “invenzioni” storiche di mezzo secolo.

In tutto questo radicalismo etnico antropologico, sembra assurdo, stante la contrapposizione abissale e storica tra polacchi e ucraini, ma, secondo Ulyanov, proprio la Polonia ha avuto un ruolo implicito nella formazione del cosiddetto movimento nazionale ucraino, dimostrabile in questo senso: “I polacchi, possono essere oggettivamente considerati i padri della dottrina ucraina. L’uso stesso delle parole “Ucraina”e”ucraini” per la prima volta in letteratura fu fondato da loro. Si trova infatti la prima volta vergato, negli scritti del conte Jan Potocki”.

Ulyanov spiegò anche brillantemente l’interesse dei polacchi per questo situazione già cinquantasei anni fa: “L’interesse polacco per il separatismo ucraino è meglio descritto dallo storico Valerian Kalinka, che comprese l’inutilità di sognare il ritorno della Russia meridionale al dominio polacco: “Questa regione è persa per la Polonia, ma dobbiamo assicurarci che sia persa anche per la Russia”, scrisse”.

Nel fascicolo della Canadian Commission on War Criminals, in una dichiarazione del giudice Jules Dechesnay, del 30 dicembre 1986, come argomento per l’ingresso di un numero significativo di volontari galiziani nei ranghi delle SS, si notava: “Si offrivano volontari per unirsi alla divisione non perché amassero i tedeschi, ma perché odiavano i russi e la tirannia comunista”.

 La bandiera blu e gialla fu utilizzata nel periodo 1941-1942 dai governi locali e dalle unità di polizia, sebbene questo simbolismo non avesse uno status ufficiale.

La bandiera blu e gialla fu utilizzata nel periodo 1941-1942 dai governi locali e dalle unità di polizia, sebbene questo simbolismo non avesse uno status ufficiale.
Questa era invece la bandiera dell’OUN (Bandera) e dell’UPA
Questa è l’altra bandiera dell’OUN (Melnikovites), considerata dagli storici uno dei simboli del collaborazionismo ucraino con i nazisti

La regione principale delle attività dell’OUN e il loro radicamento maggiore, era principalmente nella Galizia orientale, qui la sua struttura politico militare era denominata “Esecutivo regionale dell’OUN nelle terre dell’Ucraina occidentale“.

 Nel 1933 Stepan Bandera divenne capo dell’esecutivo regionale e sotto la sua guida, l’OUN intensificò gli atti terroristici, spesso eclatanti, contro le autorità polacche.

Stepan Bandera
Organizzazione dei Nazionalisti ucraini (Bandera il movimento del nazionalismo ucraino)

Nel 1933 fu anche ucciso il console sovietico Andre Mailov. Bandera fu condannato dalle autorità polacche all’ergastolo, per omicidi e terrorismo, e non è mai stato riabilitato.

Il culmine dell’attività terroristica dell’OUN in quegli anni, fu l’assassinio nel ’34 del ministro dell’Interno polacco B. Peracki. Questo omicidio fu un atto di vendetta per la “pacificazione” nella Galizia orientale nel 1930 e le campagne di “polonizzazione” nella regione. Poi toccò al direttore del ginnasio accademico ucraino Ivan Babiy, organizzò poi l’attentato alla redazione del quotidiano Pratsya. Nell’estate del 1934 Bandera fu arrestato dalle autorità polacche.

Il 13 gennaio 1936 Bandera, insieme ai suoi complici, fu condannato a morte per l’omicidio di Peratsky, ma la sentenza fu poi commutata in ergastolo.

Nel 1936-1939 scontò la pena nelle carceri polacche e, dopo che i nazisti occuparono la Polonia nel 1939, Bandera fu rilasciato.

Subito dopo l’occupazione di Leopoli, Bandera, insieme alle truppe naziste, organizzò pogrom di massa in città, furono particolarmente colpiti ebrei, polacchi e comunisti, che erano i principali nemici dei nazionalisti. Durante l’occupazione tedesca, Bandera e i suoi sostenitori lanciarono campagne dispiegate per lo sterminio dei loro nemici, anche senza accuse precise o altre motivazioni. Durante la guerra furono commessi continui massacri e feroci crimini di guerra, come il “massacro di Volyn“, durante il quale i banderisti spazzarono via centinaia di villaggi polacchi, uccidendo migliaia di civili. La “pulizia” dei villaggi avveniva secondo il metodo delle SS: gli abitanti venivano bruciati insieme alle case.

Fin dall’inizio, l’OUN era nell’orbita dei servizi segreti tedeschi e anche prima che Hitler salisse al potere, aveva stabilito stretti legami con l’Abwehr  ( i Servizi segreti nazisti) e riceveva cospicui finanziamenti da esso. Diverse centinaia di militanti dell’OUN furono addestrati dall’intelligence tedesca e alcuni storici stimarono l’importo dell’assistenza finanziaria in 5 milioni di marchi. La cooperazione dei servizi segreti tedeschi con l’OUN continuò fino alla fine seconda guerra mondiale.

Una delle caratteristiche più importanti del fascismo ucraino era l’esaltazione delle componenti etniche, religiose, storiche e folcloristiche locali. Ucraini ultranazionalisti ed eversivi come Bandera sognavano negli anni ’30 di diventare leader di stati fascisti come l’Italia con Benito Mussolini e la Germania con Adolf HitlerDuce e Führer era localmente il vozhd’ o providnyk, fu inventato il saluto fascista ucraino “Gloria all’Ucraina!” a cui si rispondeva con “Gloria agli Eroi!”; intendevano elevare la “razza ucraina” e asserivano che l’Ucraina aveva bisogno di uno stato fascista senza minoranze nazionali, in particolare senza ebrei, polacchi e russi. Volevano far parte della nuova Europa fascista come la Croazia di Ante Paveli? o la Slovacchia di Josef Tiso. Bandera avrebbe dovuto diventare il leader di uno stato fascista ucraino.

Il governo sovietico seguiva con attenzione la crescente attività dell’OUN e molti studiosi ritengono che l’eliminazione del leader dell’organizzazione Yevgeny Konovalets a Rotterdam nel 1938, fu opera dei servizi segreti sovietici. La morte di Konovalets portò a una crisi nell’OUN ed emersero divisioni cruciali tra i membri più radicali nell’Ucraina occidentale, e membri più moderati che vivevano all’estero.

Nel marzo 1939, in Transcarpazia, fu proclamata l’Ucraina indipendente dei Carpazi, il suo apparato militare era il Carpathian Sich, che era sotto il controllo dell’OUN. Il 14 marzo l’Ungheria, con l’appoggio della Polonia, lanciò un intervento militare in Transcarpazia, dopo diversi giorni di combattimenti, la Transcarpazia fu occupata. Nella metà di aprile 1939, Berlino riconfermò la politica del Reich nei confronti degli ucraini e il sostegno al loro desiderio di indipendenza. Su richiesta dei diplomatici tedeschi, gli ungheresi liberarono dalle prigioni diverse centinaia di nazionalisti ucraini, i quali, insieme a coloro che vivevano in Europa, formarono la Legione ucraina sotto la guida del colonnello R.Sushko. All’inizio di luglio 1939 presero parte alla campagna di Polonia, la Legione aveva lo scopo di innescare una rivolta anti-polacca nell’Ucraina occidentale, che era parte della Seconda Repubblica polacca, prima dell’invasione tedesca della Polonia, progetto che poi si bloccò.

Nei soli anni tra il 1939 e il 1941, secondo i dati dei servizi di sicurezza sovietici, furono arrestati, catturati o uccisi nell’Ucraina occidentale, oltre 16.500 membri di organizzazioni nazionaliste fasciste. L’OUN, riuscì comunque a mantenere forze sufficienti per attuare su larga scala il suo piano per una rivolta antisovietica dopo l’invasione tedesca dell’URSS del 22 giugno 1941. Infatti seguendo il fronte, che si muoveva rapidamente verso est, furono inviati i cosiddetti “gruppi in marcia formati dai banderisti, il cui percorso fu concordato preventivamente con l’Abwehr. Questi gruppi anticipavano o affiancavano l’arrivo delle forze armate naziste, svolgevano le funzioni di un apparato ausiliario di occupazione, si impadronivano di villaggi e città e formavano al loro interno governi locali ucraini. Battaglioni di punitori e sabotatori addestrati dal Reich percorsero come un’ondata di sangue l’Ucraina, partecipando operosamente alle esecuzioni di ebrei, russi e comunisti, custodirono i campi di concentramento nazisti. Un dato è certo: con l’arrivo delle truppe tedesche, la popolazione locale aiutò attivamente a combattere l’Armata Rossa.

Il 30 giugno 1941, a Leopoli fu proclamato il Potere Collettivo Indipendente Ucraino (USSD), che “collaborerà strettamente con la Grande Germania nazionalsocialista, la quale, sotto la guida del suo leader Adolf Hitler, crea un nuovo ordine in Europa e nel mondo in modo tale da aiutare il ??popolo ucraino a liberarsi “dall’occupazione di Mosca”, come dichiarò Y. Stetsko, uno dei capi dell’OUN e di questo “potere”.

L’ideologia di questa Ucraina “indipendente”, costruita sulle baionette degli occupanti tedeschi fu definita nel modo più chiaro dal leader dell’OUN S. Bandera: “È troppo tardi per parlare delle masse ucraine. Li abbiamo abituati male, li abbiamo uccisi o impiccati poco». Queste affermazioni furono spiegate in modo più dettagliato dal comandante dell’UPA R. Shukhevych:

“…L’OUN deve agire in modo tale che tutti coloro che hanno riconosciuto il potere sovietico siano distrutti. Non intimidire, ma distruggere fisicamente! Non dovremmo aver paura che le persone ci malediranno per la crudeltà. Basta che rimanga la metà dei 40 milioni di ucraini, non c’è niente di sbagliato in questo“. E questo sarebbe il loro senso di amore per la madrepatria e per il popolo ucraino. O ucraino puro, o deserto”.

Il 30 giugno 1941 a Lviv/Leopoli occupata, in una manifestazione di molte migliaia di persone, alla presenza di diversi generali tedeschi, l’OUN (b) proclamò l‘Atto di rinascita della statualità ucraina: “…L’esercito rivoluzionario nazionale ucraino creato sul suolo ucraino, continuerà a combattere insieme all’esercito alleato tedesco contro l’occupazione di Mosca per la Comunità Sovrana Ucraina e un nuovo ordine in tutto il mondo”.

“Gloria a Hitler! Gloria a Bandera!…”l’insegna sulle porte del castello di Zhovkva. Estate 1941

 Nell’articolo “L’organizzazione dei nazionalisti ucraini e i suoi compiti immediati”, scritto dall’OUN, si affermava: “Nel nostro lavoro, ricordiamo sempre l’aiuto dell’esercito tedesco e del suo capo, Adolf Hitler, nella liberazione del popolo ucraino”.

Il nucleo di questo esercito era stato creato il 25 febbraio 1941 con il riconoscimento del capo dell’Abwehr, l’ammiraglio Wilhelm Canaris, con il nome di Legione ucraina”. Furono addestrati 800 capisquadra, che nei programmi dell’OUN, sarebbero diventati il nucleo dell’esercito ucraino alleato con la Wehrmacht. Ma con i successivi sviluppi degli eventi, essi diventarono unità di sabotaggio come parte dell’Abwehr. Nei documenti dell’OUN, questa formazione compare sotto il nome di DUN ( Squads of Ukraine Nationalists), che consisteva nel gruppo Sever (battaglione “Nachtigall” sotto la guida di Roman Shukhevych) e il gruppo “South” (battaglione “Roland” sotto la guida di Richard Yarogo). Tuttavia, l’atto di proclamazione dello Stato ucraino causò una reazione negativa da parte in alcuni apparati della Germania nazista, Bandera per la sua intransigenza nazionalista fanatica e anche alla guerra intestina, che la fazione banderista dell’OUN attuò contro l’altro leader, più fidato dei tedeschi, Andrei Melnik. Bandera venne poi arrestato dai tedeschi alla fine del 42, anche con l’accusa di avere cercato di sottrarre una grossa somma di denaro affidatogli dall’intelligence tedesca, per l’organizzazione di attività sovversive. Comunque i tedeschi fornirono a Bandera  in carcere, condizioni speciali e buone comodità, secondo testimonianze di ex guardie tedesche; Bandera, in carcere, viveva in una situazione relativamente confortevole, le condizioni di vita nella sua sezione erano migliori rispetto a quelle del resto della prigione, nella sezione “Zellenbau” non solo erano ben nutriti, ma erano anche esentati dagli appelli, potevano ricevere pacchi e leggere i giornali. Bandera poteva incontrare sua moglie, non indossava l’uniforme carceraria e non lavorava, mangiava nella mensa delle SS, era detenuto in un bilocale arredato con soggiorno e camera da letto, con dipinti alle pareti e la moquette sul pavimento. Fu poi liberato nel 1944.

L’OUN fondava il suo programma come uno strumento di lotta “contro la Mosca bolscevica” e per “il ripristino e la difesa di uno Stato ucraino indipendente”, questo poteva attuarsi solo come risultato della cooperazione tra i nazionalisti ucraini e il nazismo. Successivamente, Bandera aveva giustificato questa circostanza con la necessità di “assicurare la libertà e la posizione dell’Ucraina” e scrisse che “l’Ucraina è pronta (…) a inviare il suo esercito al fronte contro Mosca in alleanza con la Germania, se quest’ultima confermerà l’indipendenza statale dell’Ucraina e la considererà ufficialmente un alleato”consideriamo le potenze che stanno combattendo contro Mosca e non sono ostili all’Ucraina, come alleate naturali. Una piattaforma per relazioni alleate a lungo termine, potrebbe essere la lotta congiunta contro la Mosca bolscevica”.

Nei documenti programmatici si esponevano presupposti chiaramente antisemiti, dove si indicavano gli ebrei come “ un appoggio del regime moscovita-bolscevico“: “ Gli ebrei in URSS sono il sostegno più devoto al regime bolscevico al potere e l’avanguardia di Mosca in Ucraina… L’organizzazione dei nazionalisti ucraini combatte contro gli ebrei come pilastro del regime moscovita-bolscevico… occorre distruggere con una lotta durissima, in particolare coloro che difenderanno il regime: reinsediarsi nelle loro terre, distruggere, principalmente, l’intellighenzia, che non dovrà essere ammessa a nessun governo, rendere impossibile la “produzione” a tutti gli intellettuali, l’accesso alle scuole, ecc. Distruggere i dirigenti… L’assimilazione degli ebrei è esclusa”. La polizia ausiliaria dell’OUN nelle città dell’Ucraina occidentale, garantivano l’esecuzione degli ordini tedeschi nei confronti degli ebrei.

Il vice capo del dipartimento II dell’Abwehr, tenente colonnello E. Stolze, nella sua testimonianza al Tribunale di Norimberga, ha affermato di aver personalmente incaricato Melnik e Bandera ” di organizzare azioni provocatorie in Ucraina, subito dopo l’attacco tedesco all’Unione Sovietica, con l’obiettivo di indebolire le retrovie più vicine delle truppe sovietiche. Solo nel distretto della “Galizia” circa 20mila volontari prestavano servizio nella “polizia ucraina” OUN

 

 

SECONDA PARTE (FINO AL 1945)

 

Molti storici Indicano che il pogrom contro la popolazione ebraica iniziò dopo l’ingresso delle truppe di occupazione tedesche a Leopoli, i rastrellamenti iniziarono la mattina del 30 giugno 1941, da parte delle forze della milizia OUN, che avevano i bracciali giallo e blu sul braccio sinistro, contemporaneamente all’ingresso della Wehrmacht a Leopoli. La propaganda antisemita tra la popolazione locale dell’Ucraina occidentale era stata condotta instancabilmente dall’OUN, la cui posizione nazista e xenofoba era propagandata apertamente dalla sua leadership e dai suoi membri. All’inizio di luglio del 1941, l’OUN emise un proclama con le parole: “Gente! Ascoltate! Mosca, la Polonia, i magiari, gli ebrei, i comunisti, i “Lyakhs” ( polacchi) sono i vostri nemici. Distruggeteli! Distruggeteli senza pietà”.

 Le trasmissioni radiofoniche dell’OUN invitavano la popolazione a uccidere gli ebrei. Il programma di “soluzione finale” in stile tedesco della ” questione ebraica” era popolare nell’Ucraina occidentale quanto lo era l’OUN. Il pogromdiretto dai banderisti….fu fermato il 2 luglio1941 dalle forze della Wehrmacht!!

Uno dei comandanti dell’OUN era il futuro comandante in capo dell’UPA, Roman Shukhevych

 

Al processo di Norimberga vi furono una serie di testimonianze dei comandanti delle unità della Wehrmacht che entrarono a Leopoli, dove furono trovati nelle prigioni molti cadaveri torturati e mutilati. Il 2 luglio 1941, il 49° Corpo da montagna tedesco prese provvedimenti contro il maltrattamento degli ebrei e dei vari prigionieri da parte dei nazionalisti ucraini locali. Il pogrom provocò la morte di circa 4.000 ebrei entro il 3 luglio, di cui mille furono uccisi durante l’assalto alla prigione di Brigidki e in altre prigioni di Leopoli, oltre a 3000 ucraini sovietici..

Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini. Dipartimento principale di propaganda

28 luglio 1941 Protoc.N. 82/p. Leopoli 28 luglio 1941. Servizio di sicurezza OUN a Leopoli

Ci viene comunicato dall’arcivescovo padre Tabinsky: la nostra milizia sta ora conducendo numerosi arresti di ebrei con le autorità tedesche. Prima della liquidazione, gli ebrei cercano salvezza con tutti i mezzi, principalmente con il denaro. Secondo padre Tabinsky, tra i nostri poliziotti ci sono quelli che, per oro o denaro, rilasciano ebrei che dovrebbero essere arrestati. Non abbiamo dati specifici, ma vi trasmettiamo per informazioni e ulteriore utilizzo. Gloria all’Ucraina! “

Negli anni successivi fino all’arrivo dell’Armata Rossa nel ’44, i banderisti continuarono a partecipare agli stermini della popolazione ebraica e sovietica nelle regioni occidentali e orientali dell’Ucraina. Molti loro membri erano anche impiegati come guardie dei campi di concentramento per prigionieri di guerra e dei ghetti ebrei.

Come ha dichiarato l’ex deputato ucraino e direttore del Comitato ebraico ucraino, Eduard Dolinsky: “Bandera, l’OUN e l’UPA hanno partecipato attivamente all’Olocausto. È stata una partecipazione consapevole derivante dalla loro ideologia e dalle loro opinioni politiche”. Questa è una citazione da un’intervista allo storico tedesco-polacco Grzegorz Rossolinsky-Libe,che vive a  Berlino, dove insegna al Friedrich Meinecke Institute della Libera Università di Berlino. È specializzato in storia dell’Olocausto e dell’Europa centro-orientale, fascismo, nazionalismo, storia dell’antisemitismostoria dell’Unione Sovietica e politica della memoria. Egli è autore dell’unica biografia scientifica di Stepan Bandera. Il libro è stato pubblicato in inglese, tedesco e polacco. In Ucraina, non solo non è mai stato tradotto, ma è stato sottoposto a censura e minacce all’autore, accusandolo di essere al sevizio di Mosca. Stepan Bandera: La vita e l’aldilà di un nazionalista ucraino. Fascismo, genocidio e culto

In una intervista fatta da Dolinsky allo storico, così espone alcune parti contenute del libro:

“  – In Ucraina sei un nemico.

– Ho semplicemente documentato la figura di Stepan Bandera e tutti gli eventi in cui è stato coinvolto direttamente o indirettamente: nazionalismo, fascismo, Olocausto, genocidio…Nel massacro di Volyn. Ungenocidio. A livello scientifico, è stata sicuramente una forma di genocidio…L’OUN prevedeva di rimuovere le minoranze etniche dall’Ucraina anche prima della guerra. Nella seconda metà degli anni ’30 furono scritti testi e fatti piani per effettuare la pulizia etnica o come ripulire l’Ucraina durante una rivolta. Durante la guerra fu deciso di sterminare i polacchi a Volyn nel 1943 e nella Galizia orientale nel 1944, poiché in questi territori non c’era praticamente alcun fronte militare, l’amministrazione era debole. Gli ucraini sapevano che se avessero iniziato a uccidere i polacchi, nessuno li avrebbe fermati… Nella primavera del 1943, circa 5.000 poliziotti ausiliari galiziani abbandonarono il servizio e si unirono all’UPA. Queste erano individui che avevano avuto esperienze pratiche di esecuzioni, perché avevano precedentemente partecipato allo sterminio degli ebrei. Sapevano come uccidere migliaia di persone in poco tempo e come mobilitare i contadini locali in aiuto.È interessante che ora gli ucraini lo stiano cancellando, credendo che ciò non sia accaduto. Tuttavia, molti documenti sono sopravvissuti e ci sono storici che studiano e scrivono di questi eventi. In un certo senso, stanno combattendo la memoria politica come strumento.

– Chi era Bandera?

— Nazionalista ucraino e fascista. Questi due concetti non si escludevano a vicenda. I membri dell’OUN volevano appartenere a un insieme di movimenti fascisti europei. Si definivano nazionalisti ucraini, ma si identificavano con movimenti come gli Ustascia croata, la Guardia di ferro rumena, i fascisti italiani, che li ispirarono profondamente, e i nazisti tedeschi, che li ammiravano principalmente per il loro antisemitismo sincero e razzista. Negli anni ’50, i documenti relativi all’OUN e all’UPA furono ripuliti dai contenuti fascisti come il saluto. 

– Chi l’ha rimossi?

– Rappresentanti della diaspora ucraina che prestarono servizio nell’OUN e lo praticarono da soli, e nel 1944 fuggirono con i tedeschi. Fino alla fine degli anni ’40 vissero nei campi per sfollati nella Germania Ovest, per poi recarsi in Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre altri rimasero in Germania. Hanno riscritto la loro storia e riprodotto i documenti, ritagliando, tra l’altro, il saluto fascista. In ogni caso, la falsificazione della storia iniziò già nel 1943, quando in Volinia l’OUN uccise i polacchi e gli ebrei fuggiti dal ghetto. Già in quel momento iniziarono a raccogliere e distruggere documenti che dimostravano che stavano aiutando i tedeschi. Bandera e altri membri dell’organizzazione già negli anni ’30 avevano affermato che il programma politico dell’OUN era la pulizia dell’Ucraina da polacchi, ebrei, comunisti e quegli ucraini che avevano posizioni diverse dai nazionalisti. Nel 1940 e nel 1941 Bandera preparò una rivoluzione nazionale, parte della quale si rivelò come una pulizia fisica di questo territorio. E anche la pulizia del territorio nell’estate del 1941 si concretizzò in pogrom efferati. Politicamente, tutta questa rimozione è proprio oggi molto importante per Kiev, all’interno della sua guerra contro la Russia.

– Su che scala avvenne lo sterminio degli ebrei in Ucraina da parte dell’OUN,

In Ucraina, gli stessi tedeschi non potevano distruggere tutti gli ebrei. Avevano bisogno di collaboratori locali, persone che sapessero in che tipo di case vivono gli ebrei in una determinata zona, dove possono nascondersi, come trovarli. Solo nell’Ucraina occidentale furono uccisi circa 800.000 ebrei.

Il 29 settembre 1941, iniziò il massacro di Baby Yar a Kiev, dove tra i 100.000 e 150.000 civili furono sterminati nella omonima fossa. Una tragedia che durò 104 settimane: dal 29 settembre fino alla liberazione della capitale dell’Ucraina dell’Armata Rossa nel novembre 1943. Furono massacrati ebrei, comunisti, zingari, prigionieri di guerra sovietici di diverse nazionalità e religioni.

   

Klara Vinokur Semyonovna una sopravvissuta miracolosamente scampata al massacro ha dichiarato: “…è importante non solo perpetuare la memoria di coloro che sono morti a Babi Yar, ma anche evidenziare le radici di quella tragedia. La cosa principale è impedire l’ipocrisia e la frode storica. I nazionalisti ucraini furono i più zelanti in quelle esecuzioni insieme ai nazisti: tra i 1.500 punitori a Babi Yar, 1.200 provenivano dall’OUN. Oggi in Ucraina i loro eredi ideologici glorificano Bandera e tutti gli altri nazionalisti e oltraggiano i Veterani della Grande Guerra Patriottica…”.

 

In Bielorussia nel marzo 1943 ci fu il massacro di Khatyn, dove il 118° battaglione punitivo, formato dai nazionalisti ucraini bruciò 149 civili in un fienile, metà dei quali erano bambini. Dalle testimonianze al processo del’ex poliziotto Vasily Meleshko la verità è emersa brutalmente: gli stessi punitori del 118° battaglione, diventati famosi per il massacro a Babi Yar, dove furono particolarmente atroci, dopo il sanguinoso lavoro di “alta qualità” a Kiev, divennero una garanzia di tetra scrupolosità per l’invio del 118esimo battaglione punitivo della polizia nazionalista ucraina a Kathin.

     

I battaglioni ucraini parteciparono al controllo di 50 ghetti ebraici e 150 grandi lager creati dai nazisti in Ucraina, si occuparono anche della deportazione degli ebrei dal ghetto di Varsavia nel luglio 1942. La polizia dell’OUN ha partecipato anche alle stragi della popolazione a Chudnov (500 persone, 16 ottobre 1941), a Radomyshl e Belaya Tserkov. A Dubno , il 5 ottobre 1942, la polizia ausiliaria ucraina sparò a 5.000 ebrei e sovietici.

Per avere un’idea del radicamento storico nella popolazione della Galizia dei nazionalisti fascisti, un dato è significativo: quando il fronte sovietico-tedesco si avvicinò alla regione occidentale, in documenti ritrovati, la commissione interna dell’OUN, prevedeva di mobilitare un numero enorme di ucraini per combattere per la creazione dello stato ucraino: 300mila dall’Ucraina sovietica e 500mila dalla Galizia, cioè quasi 1 milione di persone.

Massacro di polacchi compiuto dall’OUN (b) il 26 marzo 1943 nel villaggio di Lipniki, (Volyn), poi distrutto

Dopo l’occupazione tedesca i militanti dell’OUN attaccavano le unità in ritirata dell’Armata Rossa, minacciavano la popolazione per non far aiutare l’Armata Rossa, attaccavano le carceri con prigionieri nazionalisti. L’OUN riuscì anche a sollevare una rivolta sul territorio di 26 distretti delle attuali regioni di Leopoli, Ivano-Frankivsk, Ternopil, Volyn e Rivne, stabilendo il proprio controllo su 11 centri regionali. In totale, durante la rivolta, l’Armata Rossa e le milizie sovietiche persero circa 2.100 uccisi e 900 feriti negli scontri di quelle giornate.

Nei giorni successivi all’entrata nazista in Ucraina, i rappresentanti dell’OUN-B formarono un organo esecutivo, il Consiglio di Stato ucraino (UGP), ottenendo anche il sostegno del clero greco-cattolico, compreso il metropolita Andrey della Galizia. Il 3 luglio Yaroslav Stetsko, numero due dell’OUN-B inviò lettere di saluto ai leader dei paesi dell’Asse: Adolf Hitler, Benito Mussolini, Miklos HorthyIon AntonescuCarl Gustav Mannerheim,Francisco Franco, Ante Pavelic e Josef Tiso, sottolineando che il nuovo Stato era membro della “Nuova Europa“, di cui ora cercava il sostegno. In una lettera a Paveli?, affermava che “ ucraini e croati, popoli rivoluzionari, induriti nella battaglia, garantiranno la creazione di una situazione sana in Europa e di un nuovo ordine”. Nei giorni seguenti si svolgerà a Leopoli un pogrom le cui vittime saranno diverse migliaia di ebrei e sovietici.

Come riferito nell’estate del 1941 dal direttore regionale dell’OUN nelle terre ucraine nord-occidentali Ivan Klimov (“Leggenda”), solo in sette regioni occidentali della RSS ucraina, secondo dati incompleti, c’erano 3.300 cellule OUN con un numero totale di fino a 20mila membri.

“Alzati per combattere il bolscevismo nei ranghi della divisione galiziana”. Un poster che invitava ad entrare nella divisione SS “Galizia

Nella Divisione Volontari delle SS “Galizia” (che fu una delle più efferate e feroci divisioni naziste), in un mese e mezzo nel 1943 si iscrissero oltre 80mila volontari ucraini galiziani (circa 63mila del distretto di Leopoli/Lvov e circa 19mila del distretto di Cracovia).

All’inizio di marzo 1943, i giornali del distretto galiziano pubblicarono il “Manifesto alla gioventù pronta al combattimento della Galizia” del governatore tedesco del distretto galiziano, Otto Wechter, che sottolineotò il devoto servizio “a beneficio del Reich” degli ucraini galiziani e le loro ripetute richieste al Führer di partecipare alla lotta armata, il Führer, tenendo conto di tutti i meriti degli ucraini galiziani, permise la formazione della divisione fucilieri SS “Galizia”.

Rapporto dell’Ufficio stampa tedesco sulla formazione della Divisione SS “Galizia” (18.07.1943). Materiale primario segreto dell’Ufficio stampa tedesco (MFN) –

N° 199 Servizio proprio 18 luglio 1943 Lettera – 54 –

Leopoli. 18 luglio (rappresentante MFN). – Circa 25 mila ucraini provenienti da Leopoli, dai suoi dintorni vicini e lontani erano presenti oggi alla partenza per il campo di addestramento di 200 ufficiali e 1700 membri del personale che costituivano la prima unità militare dei volontari della divisione fucilieri “Galizia”. In meno di tre mesi, almeno 84.000 ucraini hanno risposto volontariamente alla richiesta di creare una divisione fucilieri della Galizia, di cui 54.000 sono stati accettati, e 25.000 sono ora riconosciuti come capaci di servizio militare e saranno gradualmente inviati per l’addestramento.”

La formazione della Divisione avvenne con il sostegno attivo della Chiesa greco-cattolica ucraina , che inviò cappellani tra le sue fila.

La portata del collaborazionismo ucraino, secondo i dati del comando tedesco e le stime degli storici russi, si può desumere dal numero di legionari ucraini che facevano parte delle formazioni armate alleate alla Germania nazista, nelle truppe delle SS polizia, era di 250 mila.

Altre migliaia di volontari ucraini erano nelle unità della Wehrmacht. Più di 700 collaborazionisti prestarono servizio come soldati nella 5a divisione SS Panzer “Viking“, 1000 erano nella divisione SS Panzer Frundberg“, altri erano soldati della 22a divisione di Keitel, della brigata Norae in altri reparti.

Il 19 aprile 1945, la divisione fu formalmente ritirata dalle Waffen-SS e rinominata  Divisione Ucraina, come parte dell’Esercito nazionale ucraino formalmente esistente, subordinato al Comitato nazionale ucraino, un organo politico creato con il sostegno delle autorità naziste.

Il 17-23 febbraio 1943 nella regione di Leopoli/Lviv, fu decisa la costituzione dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), per intensificare le attività e avviare la lotta armata dispiegata. Circa 6mila membri della polizia ausiliaria “ucraina” si unirono ai ranghi dell’UPA, i cui membri nel 1941-1942 furono attivamente coinvolti nello sterminio di ebrei e prigionieri di guerra sovietici. Gli ex poliziotti ausiliari che si unirono all’UPA per ordine della fazione banderista dell’OUN, rappresentavano circa metà dell’intera composizione dell’UPA. I nazionalisti di Bandera non davano battaglie frontali ma agivano principalmente con atti terroristici e imboscate, i partigiani sovietici che venivano catturati erano sottoposti a crudeli torture dall’OUN e poi uccisi; molti massacri furono commessi con particolare crudeltà, decapitazioni pubbliche, impiccagioni, rappresaglie feroci, ecc..

Le direttive dello Stato maggiore sovietico dal 1943, ai partigiani sovietici nelle regioni occidentali ucraine di Volyn e Rivne, secondo un dispaccio di Nikita Khrushchev dell’aprile 1943, indicavano che il compito prioritario dei partigiani era di combattere i tedeschi. Quando i nazionalisti ucraini attaccavano le unità partigiane sovietiche, allora i partigiani rispondevano. “Non lasciarsi coinvolgere nella battaglia con i nazionalisti, ma quando interferiranno con il vostro compito, dovranno essere presi a calci sui denti. Coloro che vengono catturati con le armi, se civili, vengano disarmati e rimandati a casa, mentre i comandanti siano fucilati“.

Un altro principale oppositore dell’UPA fu la “Armata Nazionale” (AK), un’organizzazione clandestina polacca che si poneva l’obiettivo di riportare la Polonia ai suoi confini prebellici, considerando l’Ucraina occidentale loro territorio. Unità dell’AK si scontrarono ripetutamente con l’UPA, spesso conducendo azioni militari contro i nazionalisti insieme a partigiani sovietici. Dalla primavera del 1943, l’UPA condusse una campagna in Volinja per lo sterminio di massa della popolazione polacca, uccidendo almeno 30-40mila polacchi, ma le perdite totali, secondo stime storiche, morti, feriti, deportati in Germania per lavoro e ricercati, raggiunse le 150.000 vittime nella sola regione.

In contrasto e concorrenza con l’UPA, vi erano altre due formazioni armate: la fazione dissidente dell’OUN-M, legata a Andrey Melnyk e l’altra i nazionalisti di Taras Borovets, che aveva il soprannome di Taras Bulba e bulbashi erano chiamati i suoi membri. Uno per uno, i distaccamenti di Melnik e Borovets furono attaccati e distrutti in gran parte dai distaccamenti dell’UPA, oltre che dai partigiani sovietici ucraini. Dal febbraio 1944, i reparti dell’UPA, insieme alle unità della 14a Divisione Granatieri delle Truppe SS “Galizia“, combatterono contro i partigiani sovietici e polacchi nel territorio del distretto della Galizia del Governo Generale.

Alla fine di settembre 1944, i reggimenti pronti al combattimento della Divisione furono inviati a sopprimere la rivolta slovacca, e a metà ottobre 1944, la divisione fu in Slovacchia in piena forza. All’inizio del 1945, la divisione fu trasferita nei Balcani, dove partecipò alle operazioni contro partigiani jugoslavi.

Secondo la testimonianza di Vasily Dyachuk, un seguace di Bandera, il leader dell’OUN fuggì dal quartier generale della Gestapo a Berlino nel febbraio 1945 e si trasferì nella Germania meridionale utilizzando documenti falsi. Lì riuscì a nascondersi fino alla fine della guerra nella zona del Tirolo austriaco, successivamente si trasferì a Vienna, e poco prima della capitolazione della Germania nazista, si spostò nella Baviera occupata dagli americani.

Dopo la sconfitta del nazismo i soldati ucraini della Divisione furono separati da quelli tedeschi e degli altri paesi, collocati in un campo nelle vicinanze di Rimini (Italia). Grazie all’intervento del Vaticano , che considerava i soldati della Divisione come “buoni cattolici e devoti anticomunisti“, il loro status fu cambiato dagli inglesi da “prigionieri di guerra” a “personale nemico arreso” e non furono estradati in Unione Sovietica, a differenza della maggior parte dei collaborazionisti di altre nazionalità.

Invece la Polonia, dopo aver adottato una risoluzione parlamentare, ha ritenuto colpevoli di genocidio di polacchi, Stepan Bandera e Roman Shukhevych.

Da qui comincia la seconda parte della ricostruzione storica del fascismo ucraino e della rinascita del neonazismo ai tempi nostri.

Fonti:

DefendingHistory

Archivi storici Repubblica Polonia

Archivi Tribunale Norimberga

Istituto Storico Grande Guerra Patriottica Russia

Archivi storici Federazione Russa

Comitato Ebraico ucraino

Archivi VUCHK-GPU-NKVD-KGB Mosca

Ukrainian Historical Journal”, Kiev: Istituto di storia dell’Accademia delle scienze dell’Ucraina

BBC Russian Service

Jewishen

LiveJournal

Nikolai Ivanovich Ulyanov, Yale-USA University

Enciclopedia Treccani

Enciclopedia Britannica

Libera Università Berlino

Friedrich Meinecke Institute

Rusvesna

 

Enrico Vigna

per L’AntiDiplomatico

06/06/2022

Radici del nazifascismo in Ucraina. Una genesi che viene da lontano (II PARTE: fino al 1945) – Popoli e dintorni – L’Antidiplomatico (lantidiplomatico.it)

Radici del nazifascismo in Ucraina. Una genesi che viene da lontano (Prima Parte: dalle origini al 1941) – Popoli e dintorni – L’Antidiplomatico (lantidiplomatico.it)

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