[Sinistrainrete] Emiliano Brancaccio: Oltre l’Ucraina, le segrete cause materiali della guerra

Post di Emiliano Brancaccio, docente di politica economica presso l’Università del Sannio

La narrazione della guerra è ormai polarizzata su due opposte retoriche. Putin e i suoi giustificano l’aggressione all’Ucraina con l’urgenza di denazificare il paese e salvaguardare il diritto di autodeterminazione delle popolazioni filo-russe. Il governo USA e gli alleati NATO, invece, sostengono sia doveroso partecipare più o meno direttamente alle operazioni belliche per tutelare la sovranità di un paese libero e democratico aggredito. Queste due propagande, pur contrapposte, risultano dunque uguali nel richiamarsi continuamente ai diritti, alla lealtà, all’ideologia, all’integrità delle nazioni, alla protezione dei popoli. Come se nelle stanze del potere si discutesse solo di tali nobili argomenti. Mai d’affari.

Che in un tale bagno di idealismo affondino i rozzi propagandisti che vanno per la maggiore non suscita meraviglia. Più sorprendente è il fatto che nel medesimo stagno si siano calati anche studiosi interpellati dai media: filosofi, storici, esperti di geopolitica e di relazioni internazionali, economisti mainstream. La ragione di fondo, a ben guardare, è di ordine epistemologico. I più sembrano infatti accontentarsi di una metodologia di tipo aneddotico. Ossia, una serie di fatti giustapposti, una concezione della storia come fosse banalmente costituita dalle decisioni individuali dei suoi protagonisti, una sopravvalutazione delle spiegazioni ufficiali di quelle decisioni. E sopra ogni cosa, una espressa rinuncia: mai pretendere di ricercare “leggi di tendenza” alla base dei conflitti militari. Da Allison Graham a Etienne Balibar, nessuno osa oggi parlare delle “tendenze” su cui invece indagavano i loro grandi ispiratori, da Tucidide ad Althusser. [1]

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Enzo Traverso: Dialettica dell’irrazionalismo

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Dialettica dell’irrazionalismo

Lukács tra nazismo e stalinismo

di Enzo Traverso

Il saggio «Dialettica dell’irrazionalismo» di Enzo Traverso (ombre corte, 2022), appena arrivato in libreria, è uscito l’anno scorso in inglese come introduzione alla nuova edizione di «The Destruction of Reason» di György Lukács, per la Verso. La traduzione è stata curata da Gigi Roggero, rivista e aggiornata dall’autore. In occasione della sua pubblicazione per ombre corte pubblichiamo qui l’Introduzione. Ringraziamo l’autore e l’editore per la disponibilità.

Andy Warhol Hammer and Sickle 696x518Sono molte le ragioni che suggeriscono oggi, a settant’anni dalla sua prima pubblicazione, una rilettura di La distruzione della ragione di Lukács. Per i filologi e gli storici della filosofia sono ovvie: si tratta di riscoprire una delle opere più ambiziose di uno dei grandi pensatori del Novecento. Ce ne sono altre, altrettanto ovvie, che derivano dall’interesse intrinseco di questo libro, profondamente contestabile ma ricco di idee. Tutti riconoscono che dei legittimisti fanatici come Joseph de Maistre e Donoso Cortés, un filosofo fascista come Giovanni Gentile, dei pensatori conservatori compromessi col nazismo come Martin Heidegger e Carl Schmitt, meritano di essere letti e meditati. Perché non dovremmo riservare un analogo trattamento a Lukács?

Si possono ricavare delle lezioni utili dalle opere dei cattivi maestri, ma per questo bisogna saperli leggere, non per seguirne l’insegnamento, ma andando oltre la semplice condanna che nasce da un’interpretazione angusta e sterile. L’apologia dello stalinismo che permea La distruzione della ragione, pubblicata a Berlino per i tipi di Aufbau Verlag nel 1953, appare oggi indegna e colpevole, ma va spiegata e compresa nei suoi significati. Non per giustificarla o “perdonarla” – come faceva Hannah Arendt nel 1970, rievocando i trascorsi nazisti di Heidegger – ma perché non è aneddotica; essa getta luce su una tappa fondamentale del percorso del suo autore e anche, al di là di Lukács, del marxismo e della cultura di sinistra durante gli anni più bui della guerra fredda. Bisogna insomma, per usare la formula di Leo Strauss, imparare a “leggere tra le righe”, interpretando un’opera come La distruzione della ragione non soltanto come un manifesto ma anche come un sintomo. È questo l’esercizio che cercherò di compie- re nelle pagine che seguono.

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Giancarlo Scarpari: Credere, obbedire e …far combattere gli altri

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Credere, obbedire e …far combattere gli altri

di Giancarlo Scarpari

830285 thumb full 720 di feo 29042022defNella lunga intervista rilasciata a Federico Rampini (Kosovo, gli italiani e la guerra, Milano, Mondadori, 1999), Massimo D’Alema presentava l’intervento della Nato contro la Serbia – 79 giorni di bombardamenti, 23.614 bombe e missili sganciati (tra cui 355 bombe a frammentazione e altre all’uranio impoverito), più di 500 morti e 8.000 feriti tra i civili, con l’ambasciata cinese colpita e la sede della televisione di Belgrado semidistrutta, con 16 morti tra giornalisti e tecnici, ecc. – come un’azione di forza volta «a garantire i diritti umani e civili per decine di migliaia di profughi in fuga dalle città e dai villaggi del Kosovo e a riaprire, una volta conseguito questo obiettivo prioritario, il dialogo per giungere a una pace giusta che ponga fine a quel conflitto».

D’Alema, il 5 marzo, venti giorni prima che iniziasse la guerra, era andato (convocato?) negli Usa e, ricevuta l’assicurazione da Clinton che si sarebbe fatta «qualunque cosa per riparare» all’ingiusta assoluzione dei piloti responsabili della strage del Cermis, aveva poi parlato della guerra in preparazione e appreso che, se Milosevic non si arrendeva dopo i primi bombardamenti, la Nato li avrebbe proseguiti a oltranza: la promessa sarebbe rimasta senza seguito, la previsione si sarebbe invece concretizzata sul campo.

L’Italia partecipò alla guerra con la messa a disposizione delle basi e l’invio di 52 aerei.

Nell’intervista i due non sembrano interessati a valutare la compatibilità, o meno, di tale scelta con l’impegno stabilito dall’art.11 della Costituzione, visto che non ne parlano proprio.

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Pierluigi Fagan: Tutti i demoni (pan-demonio)

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Tutti i demoni (pan-demonio)

di Pierluigi Fagan

“Meglio regnare all’Inferno, che servire in paradiso” scriveva Milton nel 1667 cioè a metà strada tra la Guerra civile e la Gloriosa rivoluzione inglese, la transizione alla società politica moderna. Negli ultimi venti anni ci siamo trovati a metà strada tra la fine del periodo moderno e qualcosa che ancora non ha forma, quindi nome e concetto.

La fenomenologia della transizione storica inizia giusto all’inizio del millennio dove scoppia la bolla finanziaria delle dot-com. O almeno così diciamo per non farla troppo complicata qui su un post. Una enorme massa di liquidità fittizia aveva gonfiato una bolla speculativa nei listini tecnologici che avevano segnato, in pochi anni, un +400%. Veloce l’ascesa, rovinosa la caduta. Il tutto, riferito ad un fatto economico del tutto insignificante (la nascita delle nuove compagnie digitali) che però era stato scambiato, negli Stati Uniti, per evento cataclismatico e vivificatore di una economia se non spenta, troppo piatta.

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Andrea Zhok: Note sulla guerra russo-ucraina

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Note sulla guerra russo-ucraina

di Andrea Zhok

1) All’indomani dell’invasione, l’Europa aveva due opzioni.

Poteva accompagnare le necessarie sanzioni con una richiesta a Zelensky e Putin di avviare immediate trattative sulla base delle due istanze fondamentali del contenzioso: la neutralità dell’Ucraina e il rispetto degli accordi di Minsk. Se Zelensky non si fosse sentito coperto e garantito nella prosecuzione della guerra probabilmente la pace si poteva ottenere in una settimana.

Oppure, e questa è stata la scelta fatta, l’Europa poteva mettersi a dire che Putin era il nuovo Hitler, un pazzo, un animale, poteva mettersi a rifornire di soldi, istruttori e armamenti pesanti l’Ucraina, poteva scatenare un’ondata di russofobia imbarazzante e poteva perseverare in questa linea fino a dire (Borrell) che la guerra doveva risolversi sul campo (diplomatici che si improvvisano guerrieri con il culo degli altri).

2) Fornendo una caterva di armi all’Ucraina e senza alcuna garanzia di dove esse andassero a finire, l’Europa ha creato alle porte di casa un bacino bellico pazzesco, cui partecipa non solo l’esercito regolare, non solo milizie mercenarie, ma anche gruppi e gruppuscoli paramilitari, incontrollabili, che agiscono in modo autonomo, spesso con intenti più terroristici che militari (come il bombardamento di ieri su una scuola a Donetsk), e che non obbediranno mai ad un’eventuale pace firmata da Zelensky.

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Paul Rogers: Il nostro sistema economico globale è rotto. Siamo diretti a una rivolta di massa?

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Il nostro sistema economico globale è rotto. Siamo diretti a una rivolta di massa?

di Paul Rogers

Sebbene sia stato a lungo palesemente ovvio che il modello economico globale non funziona per tutti, il tasso di accumulazione della ricchezza da parte di una piccola minoranza è ora mozzafiato, se non del tutto osceno.

Con la situazione solo peggiorata dall’impatto economico della guerra in Ucraina – che si è aggiunta agli effetti della pandemia di COVID-19 – potremmo essere diretti verso rivolte di massa innescate da un disperato bisogno di cambiamento?

La guerra sta causando scarsità di cibo, con i più poveri del mondo i più colpiti. Anche se il pieno impatto deve ancora farsi sentire, il numero di persone gravemente insicure dal punto di vista alimentare è già “raddoppiato da 135 milioni a 276 milioni” in soli due anni, lasciando ” quasi 50 milioni sull’orlo della carestia “.

Sebbene il Sud del mondo sia il più colpito, anche le comunità più povere degli stati più ricchi sono colpite. Qui nel Regno Unito, dove milioni di persone vivono già vicino al limite, c’è stato un aumento della necessità di banche alimentari poiché molti sono stati spinti verso un bisogno critico.

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Fabio Marcelli: NATO, una storia da chiudere

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NATO, una storia da chiudere

di Fabio Marcelli

A volte si è tentati di banalizzare la vacuità e l’incoerenza dei propositi dell’alleanza occidentale riconducendoli esclusivamente a fattori di ordine personale, quali la tarda età e scarsa lucidità di Biden, o l’evidente subalternità dei leader europei, riconducibile a sua volta a scarsissimo spessore intellettuale e a servilismo politico nei confronti degli Stati Uniti.

Indubbiamente si tratta di fattori che hanno un loro peso, ma occorre spingere il nostro sguardo al di là di tali miserie umane, per cogliere quella che possiamo definire l’inadeguatezza strategica della NATO nell’attuale fase della politica internazionale.

Indizi di tale inadeguatezza possono essere colti nella scoordinata e spasmodica reazione all’attuale crisi ucraina. I farfugliamenti subito smentiti in merito a sanzioni e invii di armamenti, costantemente annunciati e subito smentiti, sottolineano lo stato di confusione mentale delle élites occidentali. Vorrebbero, ma non possono, fare a meno delle materie prime russe in settori chiave come quello energetico. Vorrebbero inviare armi sempre più pesanti ma poi ci ripensano.

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Michele Castaldo: Il punto sul momento

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Il punto sul momento

di Michele Castaldo

083207909 a1249a2c 5b45 4530 887e 0b744ba19f08A oltre tre mesi dal 24 febbraio, cioè dall’inizio dell’« Operazione militare speciale » della Russia in Ucraina proviamo a fare il punto su quello che finora è accaduto fra le parti, cioè fra la Russia e l’insieme dell’Occidente sul campo di battaglia e fuori e a quali possibili scenari si va incontro. Premettendo di fare lo sforzo di analizzare i fatti fra selve di bugie e chiacchiere strumentali, in modo particolare nel nostro Occidente, specialisti di vanagloria dei nostri valori e nello spendere fiumi di sprezzanti aggettivi nei confronti del nemico del momento, Putin e la Confederazione russa. Un elenco lunghissimo di editorialisti e commentatori si sono alternati sui maggiori quotidiani italiani e nei programmi televisivi, con conduttori e conduttrici rigorosamente schierati alla bisogna fino all’indecenza di mandare in onda, durante gli stacchi pubblicitari, l’immagine dell’”eroe” Zelensky e la colonna sonora dell’inno dedicato al Comandante Che Guevara, ovvero di mettere sullo stesso piano un eroe vero dell’antimperialismo antioccidentale e un servo dell’Occidente a dirigere il secondo tempo dello scontro tra gli Usa e la Federazione russa in terra d’Ucraina.

Di contro una Federazione russa che il 9 maggio manda in onda la parata per la ricorrenza della vittoria sul nazifascismo. Va detto che mentre Zelensky osannato e corteggiato da tutto l’Occidente appare sempre in splendida solitudine, in Russia c’è stata una manifestazione di 2 milioni di persone nella sola Mosca e 20 milioni per tutta la nazione. Dove compariva spesso il simbolo della ex Urss con falce e martello. Nella stessa Mariupol, in Ucraina, una enorme bandiera rossa con lo stesso simbolo veniva retta da alcune centinaia di manifestanti.

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Neil L. Harrison e Jeffrey D. Sachs: La biotecnologia statunitense ha contribuito a creare COVID-19?

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La biotecnologia statunitense ha contribuito a creare COVID-19?

di Neil L. Harrison e Jeffrey D. Sachs

Pur incolpando la Cina esclusivamente per l’apparente comparsa del COVID-19 a Wuhan, le autorità statunitensi hanno soppresso le indagini sul ruolo che gli istituti di ricerca scientifica statunitensi potrebbero aver svolto nel creare le condizioni per la pandemia. Eppure, se il coronavirus è davvero arrivato da un laboratorio, la colpevolezza degli Stati Uniti è quasi certa

laboratori p 3 thumb 720 480Quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha chiesto alla United States Intelligence Community di determinare l’origine del COVID-19, la sua conclusione è stata notevolmente sottovalutata ma comunque scioccante. In un riassunto di una pagina , l’IC ha chiarito che non poteva escludere la possibilità che SARS-CoV-2 (il virus che causa COVID-19) fosse emerso da un laboratorio.

Ma ancora più scioccante per gli americani e il mondo è un ulteriore punto su cui l’IC è rimasto muto: se il virus è davvero il risultato di ricerche e sperimentazioni di laboratorio, è stato quasi sicuramente creato con la biotecnologia e il know-how statunitensi che erano stati messi a disposizione di ricercatori in Cina.

Per conoscere la verità completa sulle origini del COVID-19, abbiamo bisogno di un’indagine piena e indipendente non solo sull’epidemia di Wuhan, in Cina, ma anche sulla ricerca scientifica statunitense, sulla divulgazione internazionale e sulle licenze tecnologiche in vista alla pandemia.

Recentemente abbiamo chiesto un’indagine del genere negli Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze . Alcuni potrebbero respingere le nostre ragioni per farlo come una “teoria del complotto”. Ma cerchiamo di essere chiarissimi: se il virus è emerso da un laboratorio, lo è quasi sicuramente accidentalmente nel normale corso della ricerca, probabilmente non è stato rilevato a causa di un’infezione asintomatica.

Ovviamente è anche ancora possibile che il virus abbia un’origine naturale. La linea di fondo è che nessuno lo sa. Ecco perché è così importante indagare su tutte le informazioni rilevanti contenute nei database disponibili negli Stati Uniti.

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Alessandro Valentini: Per un nuovo ordine mondiale multipolare

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Per un nuovo ordine mondiale multipolare

di Alessandro Valentini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la relazione al seminario di Roma del 18 maggio e del seminario di Oristano del 21 maggio

cina russia usa ueCon la guerra tra Russia e Ucraina siamo a un tornante della storia. Uno di quelli che si presentano una o due volte al massimo nel corso di un secolo. Un tornante destinato a segnare le sorti dell’umanità per i prossimi decenni. Allora è poco interessante discutere qui tra noi se Putin ha fatto bene o ha sbagliato a intraprendere questa operazione militare; se la radicalizzazione del conflitto, sfociato in scontro militare aperto, poteva essere evitato e come poteva essere evitato. Voi tutti sapete qual è la mia opinione ma non è questo il tema al centro del nostro seminario. Noi sappiamo che da almeno un decennio l’amministrazione americana, prima con Obama e poi con Biden, con la parentesi di Trump che si è scagliato prevalentemente contro la Cina, ha condotto una politica di allargamento aggressivo della Nato ad est, inglobando tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia e alcune repubbliche ex sovietiche. L’Ucraina è un altro fondamentale tassello di questa politica, e anche il tentativo di destabilizzare la Bielorussia, con la ennesima “rivoluzione colorata”, rientrava in questo disegno. Ma nel contempo oramai da anni si è consolidato un asse strategico russo-cinese, che si è manifestato in molte occasioni di crisi, nel corso di questi anni, nei rapporti con l’Occidente. Un asse strategico dunque che non nasce dalla reciproca convenienza del momento, ma ha basi strutturali molto solide. Le sanzioni dell’Occidente alla Russia, a dire la verità in questi anni sempre portate avanti con determinazione, ma che ora non hanno precedenti nella storia, hanno accelerato un processo che era in atto, evidenziando drammaticamente lo scontro tra Russia e Cina con l’Occidente, in particolare con gli Usa.

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Agata Iacono: Mascherine e scuola: come fate a non indignarvi?

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Mascherine e scuola: come fate a non indignarvi?

di Agata Iacono

Con le folle oceaniche nei concerti o nei festeggiamenti recenti di Milan e Roma, l’accanimento sull’uso delle mascherine nella scuola lascia chiaramente trapelare che ci sia un messaggio chiaro dei “migliori” verso le nuove generazioni. Un modo per punire ed educarle come dimostrerebbe la famosa foto di Draghi e Zaia, rigorosamente senza, attorniati da bambini delle elementari mascherati.

Si impone una riflessione se, come è quasi sicuro, i “migliori” non siano riusciti nemmeno a togliere l’assurdo obbligo per gli esami di maturità!

Nessuno studio accreditato a livello internazionale, fino ad oggi, è riuscito a stabilire una correlazione tra l’obbligo delle mascherine nelle scuole e l’efficacia delle stesse di proteggere dalle infezioni covid. Anche il più recente studio danese non ha saputo riscontrare differenze significative in merito alla percentuale di alunni contagiati tra distretti scolastici con obbligo di mascherine e distretti dove i bambini possono frequentare senza alcun presidio.

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Claudio Conti: Alzare l’embargo e darselo sui piedi

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Alzare l’embargo e darselo sui piedi

di Claudio Conti

Si fa presto a dire embargo… Gli sherpa dei Paesi membri della Ue non sono riusciti a trovare una quadra sullo schema di intesa preparato dalla Commissione, che prevedeva l’esenzione per il greggio proveniente dall’oleodotto dell’Amicizia, che collega la Russia a Ungheria, Germania e Polonia. E dunque la riunione odierna del Consiglio Europeo rischia di trasformarsi in un boomerang.

I problemi sono numerosi, tutti interconnessi e ognuno irrisolvibile da solo.

La “pensata” sull’esenzione per Ungheria, Cechi e Slovacchia – che dipendono pressoché totalmente dall’oleodotto Druzhba (”amicizia”, appunto) – sembrava una soluzione che poteva mettere d’accordo gli anti-russi più vicini agli Usa (Polonia, baltici, ecc) e i “tiepidi” che stanno misurando l’idiozia economica di misure che danneggiano soprattutto l’Europa senza peraltro toccare più di tanto la Russia.

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Fabrizio Marchi: Diritto di essere sfruttati. Chi si sottrae è un parassita

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Diritto di essere sfruttati. Chi si sottrae è un parassita

di Fabrizio Marchi

Mi è stata segnalata questa ignobile sceneggiata della esponente di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè, che si scaglia contro un uomo e padre di famiglia di 47 anni, percettore del reddito di cittadinanza, colpevole, secondo il suo misero setaccio, di non avere voglia di lavorare.

Questa insulsa e squallida donnetta incarna, forse meglio di qualsiasi altra/o esponente del suo partito, lo “spirito” di questa destra reazionaria, securitaria, liberista e atlantista.

Fratelli d’Italia – così come altre forze della destra europea – rappresenta la versione più sordidamente reazionaria e classista delle classi dirigenti di questo paese.  Se il PD è il volto più subdolo, “sofisticato” e quindi anche più pericoloso di queste ultime, FdI è quello più manifestamente reazionario.

Un uomo di 47 anni che ha perso il lavoro o che non riesce a trovarlo e che legittimamente fa richiesta del reddito di cittadinanza, per la Santanchè e per questa destra non solo è uno sfaticato, un buono a nulla, un perdigiorno e un parassita ma anche un cattivo padre, un pessimo esempio diseducativo per i suoi figli.

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Mirko Sossai: Sanzioni, ritorsioni e contromisure: presupposti di legittimità della ‘diplomazia coercitiva’

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Sanzioni, ritorsioni e contromisure: presupposti di legittimità della ‘diplomazia coercitiva’

di Mirko Sossai

L’imposizione di sanzioni è stata la principale risposta da parte degli Stati Uniti e dell’Unione europea, insieme ad alcuni altri Paesi, all’aggressione russa dell’Ucraina. Non si tratta di misure del tutto nuove: al contrario, i nuovi pacchetti adottati a partire dalla fine di febbraio si pongono nel solco della continuità con le misure già in vigore sin dall’annessione della Crimea nel marzo 2014. Ne emerge un quadro articolato che comprende sia sanzioni ‘mirate’ contro le élite di governo sia misure di carattere commerciale e finanziario che colpiscono la Russia e il principale alleato, la Bielorussia, nel loro complesso. Sono misure concertate tra i diversi attori coinvolti, ma in ogni caso imposte da questi ultimi in via individuale e unilaterale.

 

1. La domanda principale a cui gli analisti hanno cercato di rispondere è quale sia l’impatto delle sanzioni e se stiano funzionando. Altre questioni rimangono invece sullo sfondo: eppure si tratta di temi che continuano a segnare il dibattito non solo in sede diplomatica ma anche nella letteratura giuridica.

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