[Sinistrainrete] Piero Pagliani: Hic sunt leones

1. Un buon modo per smettere di sognare e cercare di vedere la realtà così com’è, è analizzare il ragionamento dell’avversario. Posto quindi che per decreto ministeriale è nostro avversario tutto ciò che non è “Occidente”, qualsiasi cosa ciò voglia dire, o non si assoggetta all’Occidente, riporto brevi estratti di due analisi, una dal campo russo e l’altra da quello cinese [1].

Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, al Forum Economico di San Pietroburgo, il 17 giungo u. s.:

Gli Stati Uniti, dopo aver dichiarato la vittoria nella Guerra Fredda, si sono anche dichiarati messaggeri di Dio sulla terra, privi di obblighi, ma solo portatori di interessi che hanno dichiarato sacri. Non sembrano aver notato che sul pianeta si sono formati nuovi potenti e sempre più assertivi centri. Ognuno di essi sviluppa il proprio sistema politico e le istituzioni pubbliche secondo il proprio modello di crescita economica e, naturalmente, ha il diritto di proteggerli e di assicurare la sovranità nazionale… . I cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo sono basilari, cruciali e inesorabili. Ed è un errore credere che in un momento di cambiamenti così turbolenti si possa semplicemente tener duro o aspettare che passi finché tutto si rimette in riga e ritorna come prima. Perché non sarà così!

E ora la “Strategia dei tre cerchi” nelle parole di Cheng Yawen, dell’Istituto per le Relazioni Internazionali e Affari Pubblici dell’Università di Studi Internazionali di Shanghai:

Cento anni fa, i vertici del Partito Comunista Cinese proponevano la via rivoluzionaria “accerchiare le città partendo dalle campagne”. In questo momento di “cambiamenti senza precedenti”, la Cina e i paesi in via di sviluppo hanno bisogno di interrompere l’ordine centro-periferia della contemporaneità e l’azione dei Paesi occidentali di prevenzione e repressione dei Paesi non occidentali, nonché di migliorare la solidarietà e la cooperazione nelle aree “rurali” globali.

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Fabio Ciabatti: La guerra e il lato oscuro dell’Occidente

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La guerra e il lato oscuro dell’Occidente

di Fabio Ciabatti

lato oscuroI. Il nemico esterno

E ci risiamo. Mondo libero contro autocrazia, bene contro male. L’orso sovietico si è estinto ma è stato sostituito da una specie di predatore se possibile ancora più pericoloso, la Russia di Putin. Ma stiamo davvero assistendo al remake della guerra fredda? In realtà la ripetizione porta con sé una significativa variazione. Il nemico attuale ha un carattere diverso da quello passato. Se l’Unione Sovietica rappresentava un’alterità reale rispetto al mondo occidentale, la Russia di Putin può essere caratterizzata come il versante osceno del nostro mondo. O, per dirla in altro modo, la cosiddetta democratura putiniana può essere considerata come il lato oscuro della postdemocrazia occidentale (quest’ultima intesa, sulla scia di Colin Crouch,1 come un sistema che è svuotato progressivamente da ogni reale possibilità di partecipazione collettiva alle decisioni politiche, lasciando in vita le sole procedure formali della democrazia). Per questo il rapporto con il nemico oggi dà luogo ad una dinamica differente per quanto riguarda la costituzione della soggettività occidentale. Se in passato il confronto con nemico venuto dall’Est aveva avuto degli esiti per certi versi positivi nei paesi a capitalismo avanzato, oggi assistiamo ad una dinamica sostanzialmente regressiva. Partendo da questo punto di vista, la riflessione che segue non ha come obiettivo quello di stabilire chi ha torto e chi ha ragione nell’attuale guerra o come andrà a finire il conflitto. Vuole essere soprattutto un ragionamento sugli effetti della guerra sull’immaginario occidentale.

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Linda Maggiori: Danni collaterali

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Danni collaterali

di Linda Maggiori

La guerra al virus ha moltiplicato le depressioni e i disturbi d’ansia, è stata fonte di enormi discriminazioni, ha ricordato che in emergenza e in guerra non si dibatte, si obbedisce. Con l’invasione russa all’Ucraina il clima di isteria e la caccia alla streghe si sono sovrapposti e trasferiti dalla pandemia alla guerra. Malgrado tutto c’è chi si ostina a cercare di rendere le crisi un terreno fertile di trasformazione sociale. L’introduzione al libro Semi di pace! La nonviolenza per curare un mondo minacciato da crisi ecologica, pandemia e guerra (Quaderni Satyagraha Centro Gandhi Edizioni)

267725961 10228567161187707 9189555137083477931 n 1320x840“Lo scopo della shockterapia è aprire una finestra.
per enormi profitti in brevissimo tempo”
(N. Klein, Shock economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri, Rizzoli)Da una crisi all’altra.

Dalla crisi ecologica e climatica, che continua a pendere come una spada di Damocle sulle nostre teste (e su quelle delle future generazioni), alla crisi sanitaria, sociale e democratica di questi anni pandemici, fino alla crisi bellica ed energetica scatenata dall’invasione russa in Ucraina, che rischia di innescare un devastante conflitto mondiale nucleare. Non fa in tempo a concludersi lo stato di emergenza per pandemia che già viene proclamato lo stato di emergenza per guerra. Un’emergenza permanente in quello che ormai è a tutti gli effetti il “capitalismo dei disastri” come lo definì Naomi Klein.

Un capitalismo dei disastri che avvantaggia i grandi gruppi industriali e finanziari, facendo al contempo aumentare la forbice del divario sociale: secondo un report di Oxfam, in questi due anni di pandemia in Italia (così come nel resto del mondo) è cresciuta la quota di ricchezza nelle mani di pochi super-ricchi mentre oltre un milione di individui e 400mila famiglie sono precipitati nella povertà.

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Dante Barontini: Il gas è un’arma, puntata contro un gruppo di idioti

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Il gas è un’arma, puntata contro un gruppo di idioti

di Dante Barontini

Una guerra vera ha molte facce, oltre a quella brutale dei bombardamenti e delle trincee. E ci siamo completamente dentro.

Prendiamo una notizia che gira sui media italici con lo stesso rilievo delle confessioni di Fedez o di qualche altro personaggio dello spettacolo: “Ieri la Russia ha tagliato per la seconda volta le forniture di gas all’Italia dopo averle ridotte del 15% il 15 giugno scorso.”

Lo stesso accade in tutta Europa. Gazprom ha ridotto del 35% la fornitura all’Italia, ma anche l’Austria ha segnalato un calo. E oltre ai tagli alla Germania (-40%), ieri si è aggiunta anche la Francia.

Un’accelerazione che anticipa il tentativo dei paesi UE di emanciparsi rapidamente dalle forniture di Mosca, cercando alternative in qualsiasi aree del mondo purché facilmente raggiungibile. Ultimi in ordine di tempo l’Egitto e Israele.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi, parlando ieri con la stampa italiana a Kiev, ha dichiarato:

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Giorgio Mascitelli: Jameson legge Benjamin

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Jameson legge Benjamin

di Giorgio Mascitelli

Non vorrei essere nei panni del recensore del Dossier Benjamin di Fredric Jameson ( trad.it di Flavia Gasperetti, a cura di Massimo Palma, Treccani, Roma, 2022, euro 26) perché sono tali e tanti gli stimoli che questo libro contiene che renderne conto, anche solo per sommi capi, nel breve spazio di una recensione è fatica improba. Eppure è possibile riassumere in maniera immediata il motivo per cui esso è di grande interesse anche per i non specialisti: infatti, sebbene non abbia senso indicare per un autore così poliedrico e improvviso quale Benjamin un erede spirituale, individuale o collettivo, ma tutt’al più una serie di snodi decisivi che sono stati sviluppati e talvolta pienamente compresi solo nelle epoche successive, bisogna indicare in Jameson colui che ha proseguito lo sviluppo di uno dei nodi più importanti. Alludo alla riflessione sugli stretti rapporti che intercorrono tra forme della cultura e dell’arte e quelle dell’esperienza sociale delle rispettive contemporaneità, la tarda modernità per il tedesco e la postmodernità per lo statunitense, colti in una prospettiva analitica e straniante, che potremmo definire al contempo materialista e inattuale.

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Simone Pieranni: I cinesi sono ora alla testa della locomotiva. E non hanno intenzione di perdere di nuovo

italiaeilmondo

I cinesi sono ora alla testa della locomotiva. E non hanno intenzione di perdere di nuovo

di Simone Pieranni

Cos’è WeChat?

Dopo anni in cui la Cina ha imitato tutto ciò che è prodotto in Occidente, ora è l’Occidente che guarda alla Cina per nuove idee.

Mentre faccio colazione a casa, controllo WeChat per le notizie del giorno. Quindi esco e, attraversato l’ hutong (nome dato ai vecchi vicoli della capitale sopravvissuti ai tanti cambiamenti in atto in città) prenoto un taxi con WeChat per andare a un incontro in un bar in cinese quartiere dello shopping di elettronica della capitale. All’interno del bar, utilizzando il WeChat ID, metto in carica il mio smartphone in apposite cabine all’ingresso del locale, e incontro la persona con cui ho appuntamento. Poi prendo il mio smartphone e pago i miei consumi con WeChat. Ho fame. Non appena esco dal bar, cerco nell’app un ristorante mongolo nelle vicinanze, uno dei miei piccoli piaceri a Pechino. WeChat me ne mostra uno a poche centinaia di metri dalla mia posizione, all’interno di un centro commerciale. Quando arrivo, mi infilo in coda.

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Ugo Mattei: Il cammino del nuovo CLN

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Il cammino del nuovo CLN

di Ugo Mattei

Il nuovo CLN viene presentato come necessità storica, volta a liberare l’ Italia dal giogo neoliberale ultra-atlantista, l’ 8 gennaio del 2022 in Piazza Castello a Torino. C’erano in piazza almeno 3000 persone, ma i media nazionali iniziarono subito a mentire indicando quella piazza gremita come un flop e dividendo per 10 la cifra reale.

Si scomodarono l’ ANPI e perfino una figlia del gappista Pesce, da me evocato in piazza, per delegittimare, con la solita strategia del NO VAX, un progetto politico serio e determinato, non voluto dal sottoscritto ma dalla storia. Perfino l’Università di Torino ritenne di “prendere le distanze” con un goffo comunicato stampa, come se un professore nella propria attività politica, parlasse a nome del proprio ateneo.

I paralleli storici fanno paura. La società dello spettacolo cerca di cancellare la storia, compresa quella a noi più vicina, dove la Grecia ci insegna il costo che si paga a non agire direttamente, ai primi sentori, fidandosi invece di promesse di qualche capo popolo di ottima eloquenza subito pronto a tradire.

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Sergio Cararo: L’incubazione della guerra/3. Il conflitto nel Donbass del 2014

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L’incubazione della guerra/3. Il conflitto nel Donbass del 2014

di Sergio Cararo

Donbass distruzioniIl violento colpo di stato armato, compiuto a Kiev alla fine di febbraio 2014 ha aperto il vaso di Pandora della guerra in Ucraina, sia nelle regioni russofone dell’Est (Donetsk e Lungansk), sia sul fronte interno contro le minoranze russofone, le organizzazioni comuniste e antifasciste.

Il pretesto della violenta rivolta conosciuta come la seconda “Euro Maidan” fu il rifiuto dell’allora presidente ucraino Janukovič di firmare l’Accordo di associazione all’Unione europea, su cui insisteva pesantemente la Ue.

A tale scopo fu organizzata una provocazione contro la polizia, la risposta di questa fu registrata su video e diffusa immediatamente dai media occidentali. Tutto ciò avveniva alle 4 del mattino, sulla piazza centrale della capitale ucraina (la Maidan che significa appunto piazza), dove, “in modo perfettamente casuale”, si trovavano già diverse troupe, che registravano tutto su video e lo trasmettevano.

Fu l’innesco che scatenò la seconda “Majdan” che, sotto la direzione dell’ambasciata USA e con le visite di incoraggiamento in piazza dei leader europei, si trasformò in colpo di stato armato.

Sono state sfacciate le interferenze negli affari interni dell’Ucraina con senatori e diplomatici USA (Biden, McCain, Nuland) e Presidenti ed ex presidenti polacchi (Gribauskajte, Kaczyński, Kwaśniewski, Wałęsa) che arrivavano di persona a Majdan appositamente per incoraggiare le persone nella loro rivolta contro governo. Il primo sangue a Kiev venne versato il 22 gennaio 2014, quando viene uccisa una persona ed accusata la polizia.

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Coordinamento Nazionale Comunista contro la guerra e contro l’imperialismo: Unità contro la guerra imperialista e contro la Nato

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Unità contro la guerra imperialista e contro la Nato

di Coordinamento Nazionale Comunista contro la guerra e contro l’imperialismo

In controtendenza alla continua divisione del movimento comunista italiano si è costituito, sulla base del Documento politico che presentiamo, il “Coordinamento Nazionale Comunista contro la guerra e contro l’imperialismo”

60895a3685600a64b42ba40e 1024x689La spinta imperialista alla guerra segna totalmente di sé questa fase storica. Da questa spinta assume verosimiglianza anche la tragica possibilità di una terza guerra mondiale, che addirittura potrebbe essere già iniziata, anche se non si combatte su tutti i fronti.

Tre fattori, tra gli altri, concorrono a determinare quel “combinato disposto” che si offre come base materiale all’estensione, sul piano planetario, del “sistema” di guerra imperialista:

– Primo, dopo l’89 e il crollo dell’Unione Sovietica e del blocco dei Paesi del socialismo reale la storia non è finita, come al contrario aveva teorizzato il politologo statunitense Francis Fukuyama. Si è rivelata totalmente illusoria e priva di basi storiche concrete l’idea secondo cui il processo di evoluzione sociale, economica e politica dell’umanità avrebbe raggiunto il suo apice alla fine del XX secolo, snodo epocale a partire dal quale si sarebbe aperta una fase finale di conclusione della storia in quanto tale.

Fin dagli inizi degli anni ’90 del XX secolo, i fatti si sono incaricati di smentire clamorosamente quella, idealistica, teoria.

In America Latina una potente pulsione assolutamente contraria, avversa alla prepotenza imperialista inizia a segnare di sé l’intero continente: non solo Cuba resiste e rilancia il proprio progetto socialista rivoluzionario, ma in molti Paesi prende forma, a partire dal Brasile di Lula e dall’avanzato progetto socialista della Bolivia, un progetto di liberazione dal dominio nordamericano che giunge sino alla proclamazione di un inizio di percorso volto al socialismo, come nel Venezuela di Hugo Chávez.

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Franco Piperno: Tecno-scienza e tardo-capitalismo: otto tesi per una discussione inattuale

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Tecno-scienza e tardo-capitalismo: otto tesi per una discussione inattuale

di Franco Piperno

0e99dc 01e838a07e494a0c8875169b558c104amv2Nella nostra epoca, quella del tardo-capitalismo, pressoché tutte le forme dei saperi propriamente scientifici sono stravolte: l’originaria «filosofia della natura» coltivata nelle università da piccoli gruppi di ricercatori, se non da singoli individui, si è via via dislocata all’interno del complesso militare-industriale, divenendo appunto Big Science: una vera e propria fabbrica di innovazioni tecnologiche caratterizzata dai costi immani e da decine e decine di migliaia di ricercatori che lavorano in un regime di fabbrica di tipo fordista. Si può affermare che il Progetto Manhattan, ovvero la costruzione della bomba atomica americana, costituisca il punto di non ritorno che separa la scienza moderna da quella tardo-moderna, la Big Science appunto. A dispetto di una opinione tanto fallace quanto diffusa, non esiste né può esistere un «capitalismo cognitivo»; semmai v’è, in formazione, un «capitalismo tecnologico», un modo di produzione che promuove una furiosa applicazione della scienza alla valorizzazione del capitale – applicazione che genera continue innovazioni di processo e di prodotto, ma queste non hanno alcun significativo rapporto con l’accumularsi delle conoscenze. Infatti, per loro natura, le scoperte scientifiche non possono essere né promosse né tanto meno programmate, perché esse sono in verità risposte a domande mai formulate – come accade nei viaggi o nei giochi. Le tesi che seguono presuppongono la constatazione nel senso comune del basso livello culturale e l’alto grado di specializzazione della forza-lavoro nelle società tecnologicamente più sviluppate, e.g. gli USA; e cercano di porre, su un piano non-metafisico, la questione di una «nuova scienza» che recuperi l’autonomia della conoscenza rispetto al complesso militare-industriale.

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I saperi antichi: teoria, tecnica, morale

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Geraldina Colotti: Svolta storica in Colombia, vince la sinistra di Petro

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Svolta storica in Colombia, vince la sinistra di Petro

di Geraldina Colotti

Gustavo Petro è il nuovo presidente della Colombia, per il periodo 2022-2026. Il candidato della coalizione Pacto Historico è stato votato da 11.281.013 di persone, totalizzando il 50,44% delle preferenze, contro i 10.580.412 dello sfidante, Rodolfo Hernandez, che ha corso per l’alleanza Liga de Gobernantes Anticorrupción, ottenendo il 47,31%. Entrambi i candidati hanno notevolmente aumentato il numero dei voti, considerando che, al primo turno, Petro aveva vinto con 8.526.352 di voti (più del 40%), mentre per Hernández avevano votato 5.952.748 (poco più del 28%). Molti dei 15 milioni di astenuti, che erano rimasti lontani dalle urne il 29 maggio, sono andati a votare, facendo registrare una partecipazione del 58,09%, l’astensione più bassa da vent’anni a questa parte per le prime elezioni realizzate dopo la pandemia.

Un risultato su cui le destre, al di là delle “congratulazioni” dell’ex presidente Ivan Duque e delle dichiarazioni di Hernández, che ha riconosciuto la sconfitta, si apprestano a speculare. Contano sulla loro capacità di incidere, attraverso i meccanismi giudiziari, sulla realtà politica, infangando, perseguendo e mettendo fuori gioco gli avversari.

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Prabhat Patnaik: “Austerità” per i poveri

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“Austerità” per i poveri

di Prabhat Patnaik

L’adozione di «due pesi e due misure» da parte del FMI mostra la disumanità intrinseca del capitalismo

Le vite umane in periferia valgono meno delle vite umane nelle metropoli.

Da oltre due anni, il mondo sta affrontando una pandemia che non si vedeva da un secolo e che ha già causato quindici milioni di vittime secondo l’OMS, senza essere lontanamente vicina alla fine. Questa è una crisi senza precedenti per l’umanità nel suo insieme, che richiede uno sforzo enorme da parte di ogni governo, in particolare i governi dei paesi del Terzo mondo, dove le persone sono particolarmente vulnerabili non solo alla malattia ma anche all’indigenza che essa porta con sé.

Essi devono espandere le strutture ospedaliere, tenere pronti un numero adeguato di letti per i ricoveri, creare strutture per i test, rendere disponibili i vaccini e allestire strutture per la vaccinazione e così via. Inoltre, i governi devono fornire soccorso alla popolazione attraverso trasferimenti e aiuto ai piccoli produttori che rischiano di fallire. Tutto ciò richiede un aumento della spesa da parte dei governi.

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Arianna Cavigioli: La sorveglianza nell’era digitale. Fin dove può spingersi il bisogno di sicurezza?

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La sorveglianza nell’era digitale. Fin dove può spingersi il bisogno di sicurezza?

di Arianna Cavigioli

Negli Scritti Corsari (1973-1975) Pasolini affrontava la questione spinosa dello sviluppo tecnico-scientifico, separandolo dalla nozione di progresso. Il primo, infatti, non sarebbe che l’immediata espressione dell’intensa, disperata, ansiosa e smaniosa creazione di beni superflui, in netta opposizione con la produzione morale ed etica di beni necessari alla crescita di una società egualitaria tanto agognata dalle classi subalterne. Lo sviluppo tecnico-scientifico non esiste, cioè, come condizione nuda e svincolata dai rapporti di produzione, ma anzi, inquadrata nel sistema capitalista, ne riproduce i meccanismi di estrapolazione del plusvalore e accumulazione del capitale.

Il lavoro intellettuale non ha come suo compito la conoscenza. Niente di tutto questo. Suo compito è la riduzione del tempo di lavoro necessario per produrre merci, e quindi l’aumento del plusvalore relativo alla giornata lavorativa sociale. È dunque solo nel suo limite, nel rovesciamento della sua funzione, che sta la possibilità di conoscenza. (Franco Berardi Bifo, Scrittura e movimento)

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Riccardo Paccosi: La lezione del 12 giugno

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La lezione del 12 giugno

di Riccardo Paccosi

Quell’opposizione frammentata che sa cosa va fatto, ma che non lo fa

Analizzare il contesto dell’opposizione costituzionalista al regime dello stato d’emergenza, induce alla stanchezza e alla depressione. Tantoèvero che io stesso sto sì scrivendo queste righe sull’argomento, ma senza realmente averne voglia.

I problemi oggettivi dell’opposizione sono enormi, ma non psicologicamente logoranti.

E’ conosciuto in partenza e quindi accettato, cioè, il fatto che si parta da una base minimale, che la maggioranza degli italiani non conosca i partiti di opposizione costituzionale, che quest’ultima sia diffusa a Nord e al Centro ma quasi assente al Sud, che manchino le risorse economiche per fare campagna elettorale, eccetera eccetera.

A logorare psicologicamente e a generare disaffezione generale, invece, sono i problemi soggettivi.

Ovvero i problemi legati a ciò che non funziona dentro la testa dei leader delle varie formazioni politiche e che, impedendo l’unitŕ, innesca una dinamica di vero e proprio auto-sabotaggio.

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Giuseppe Cantarelli: Per un nuovo CLN

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Per un nuovo CLN

di Giuseppe Cantarelli

Alla luce degli ultimi gravi avvenimenti che hanno scosso l’Italia e pensando alle elezioni che si “dovrebbero” tenere fra meno di un anno, si dovrebbe pensare seriamente a un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale. Ma vediamo innanzitutto da cosa occorrerebbe liberarci.

La situazione italiana, da tempo, non può essere definita normale. Sappiamo di essere una colonia USA. Quando ancora non l’avevamo capito e alcuni partiti si sono comportati come ci si comporta in una vera democrazia, gli amici americani ci hanno fatto capire a suon di bombe e stragi chi comandava e cosa dovevamo fare. Ora le bombe non servono più, in quanto i rappresentanti degli interessi americani siedono direttamente al governo del Paese: non vengono infatti scelti dai cittadini, ma imposti da giochi di potere e contro la volontà del popolo, con la complicità dei rappresentanti delle massime istituzioni. Questa situazione di deriva antidemocratica, in cui la democrazia è rimasta come involucro esterno, ma svuotata dall’interno e ridotta a rappresentazione teatrale, poggia su un sistema informativo completamente asservito agli stessi interessi estranei alla vita del Paese.

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Ascanio Bernardeschi: Inflazione più recessione

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Inflazione più recessione

di Ascanio Bernardeschi

La radice dell’inflazione e della nuova grave recessione che si annuncia sta nelle politiche imperialistiche. Occorre intrecciare le lotte contro l’imperialismo con il conflitto sociale. Per questo serve l’unità dei comunisti

fa24f9745ef1d31206ce1973dbde487b XLLa crisi perdurante e la pandemia avevano promosso il passaggio della BCE, e delle politiche economiche europee in genere, da rigide custodi della dinamica dei prezzi a elargitrici di moneta facile – naturalmente solo per alcuni – perché, balbettavano i think tank dell’UE, riluttanti ad ammettere che l’austerità aveva ridotto diversi Paesi europei sul lastrico, l’inflazione troppo al di sotto del famigerato e arbitrario 2% non è desiderabile.

Eravamo facili profeti quando sostenevamo che i colli di bottiglia nei comparti industriale e dei trasporti, dovuti al fermo caotico di una serie di attività a causa della pandemia e accentuati dal modello just-in time e scorte zero, impostosi dopo la chiusura della fase fordista, avrebbero determinato uno shock da offerta il quale, in presenza di questa nuova alluvione di liquidità, avrebbe innescato processi inflattivi.

Così come la pandemia è stato il capro espiatorio di una crisi che covava già prima e che il virus ha solo reso manifesta e accentuato, oggi ogni colpa dell’inflazione viene attribuita alla guerra che, non lo neghiamo, sta pur contribuendo al suo sviluppo.

Gli aumenti dei prezzi, soprattutto dei prodotti energetici e alimentari, i quali poi si riversano nei costi di produzione e quindi nei prezzi della generalità dei prodotti (per esempio il 60% del tasso di inflazione è dovuto ai prodotti energetici), si sta verificando in ogni parte del globo; ma in gran parte delle economie capitaliste, tra cui quella italiana, tale crescita non è affiancata da quella dei salari che quindi perdono in potere d’acquisto. In particolare energia e alimenti costituiscono una fetta rilevantissima della spesa delle famiglie a basso reddito le quali oltretutto, lo certifica anche milanofinanza, “possono contare solo su risparmi limitati e hanno un ridotto margine di azione sui consumi discrezionali”.

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Ellen Brown: Un reset monetario in cui i ricchi non possiedono tutto

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Un reset monetario in cui i ricchi non possiedono tutto

di Ellen Brown

Abbiamo un serio problema di debito, ma soluzioni come il “Great Reset” del World Economic Forum non sono il futuro che vogliamo. È tempo di pensare fuori dagli schemi per alcune nuove soluzioni

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e1655410806194Nell’antica Mesopotamia era chiamato Giubileo. Quando i debiti a interesse sono diventati troppo alti per essere rimborsati, la lista è stata cancellata. I debiti furono condonati, le prigioni dei debitori furono aperte e i servi tornarono a lavorare i loro appezzamenti di terra. Ciò poteva essere fatto perché il re era il rappresentante degli dei che si diceva possedessero la terra, e quindi era il creditore a cui erano dovuti i debiti. La stessa politica è stata sostenuta nel Libro del Levitico , anche se non è chiaro fino a che punto sia stato attuato questo Giubileo biblico.

Quel tipo di condono del debito su tutta la linea non può essere fatto oggi perché la maggior parte dei creditori sono istituti di credito privati. Banche, proprietari terrieri e investitori di fondi pensione andrebbero in bancarotta se i loro diritti contrattuali al rimborso venissero semplicemente cancellati. Ma abbiamo un serio problema di debito, ed è in gran parte strutturale. I governi hanno delegato il potere di creare moneta alle banche private, che creano la maggior parte dell’offerta di moneta circolante sotto forma di debito a interesse. Creano il capitale ma non gli interessi, quindi è necessario rimborsare più denaro di quello creato nel prestito originale. Il debito cresce quindi più velocemente dell’offerta di moneta, come si vede nel grafico di WorkableEconomics.com sotto. Il debito cresce fino a non poter essere rimborsato, quando il consiglio di amministrazione viene cancellato da una qualche forma di crollo del mercato come la crisi finanziaria del 2008, che in genere allarga il divario di ricchezza durante la discesa.

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Nicola Licciardello: Dugin contro la fine

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Dugin contro la fine

La Quarta Teoria Politica. I

di Nicola Licciardello

71PtnsSg8uLItalia oggi così ubriaca per il crollo d’affluenze ai referendum, e per il crollo di Lega e 5 stelle alle comunali, da quasi dimenticare la guerra della gloriosa Ukraina, la carestia mondiale dovuta al sanguinario Putin, come pure i balletti di Ursula e il Drago. Mentre il quasi premio Nobel per la Pace Zelensky piange per le armi promesse e non mantenute, o per non saperle usare, i russi sparano su chi non è ancora scappato fuori dai velenosi rifugi del Donbas, tanto che qualcuno di “Storia Segreta” (Sinistra in Rete 14 giugno) si spinge a decretare che La guerra è finita e che la Russia ha vinto. Situazione tuttora virtuale, ma certo probabile e conseguenziale.

E se “Storia Segreta” non esita a indicare in due esponenti della lucidità ebraica, Carlo De Benedetti ed Henry Kissinger, gli autori che per primi hanno definito la presente guerra dell’Occidente contro la Russia un “errore strategico” – in primis per l’ovvia conseguenza di favorire un’alleanza Russia-Cina, poi per l’incompetenza valutaria (il rublo, agganciato all’oro, premiato sul dollaro) infine per l’eccessivo squilibrio geopolitico di un’Europa occidentale succube della Nato – c’è chi aveva previsto alla lettera gli attuali eventi bellici, in effetti da Putin assai posticipati rispetto al 2014: si tratta di Aleksandr Dugin, “tradizionalista” moscovita e grande ammiratore della storia d’Italia, di cui parla anche la lingua.

Nella Prefazione all’edizione italiana (2020) de La Quarta Teoria Politica (forse il suo trattato più organico) Dugin infatti mostra una conoscenza anche della filosofia italiana contemporanea. Di Massimo Cacciari, ad esempio, riferisce su quel problematico ma suggestivo Geofilosofia dell’Europa (1994) che ribadiva il destino di un’Europa Arcipelago[1], mentre di Giorgio Agamben elabora una geniale lettura ‘sincretica’, in cui la “vera natura politica della Modernità è la nuda vita del lager”.

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Pierluigi Fagan: Aiutare il nuovo pensiero a nascere

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Aiutare il nuovo pensiero a nascere

Riflessione aperta

di Pierluigi Fagan

Ho iniziato l’ennesima fase di studio di ciò che attiene all’immagine di mondo, il nostro sistema di pensiero generale. Il sistema di pensiero è debitore di molte influenze. Si dovrà considerare la società e l’ambiente in cui il pensante è immerso, il suo organo parte di un corpo, la storia evolutiva (quantomeno a livello di classe, ordine, genere e specie) del macrosistema di appartenenza, più quella specifica (etnia, genere, classe sociale etc.). Leggevo quindi “Mente e cervello” dello storico della scienza M. Cobb (Einaudi) il quale ricostruisce lo studio umano dell’organo (cervello) e della funzione (mente), dai Greci ai giorni nostri.

Sebbene l’organo che si indaga appartenga di natura al regno della biologia, la stragrande maggioranza delle metafore ed analogie che guidano l’indagine sono di natura tecnologica. Con l’eccezione di qualche naturalista tedesco del XVIII secolo che andava per boschi, alberi e radici; il campionario delle metafore ha collezionato: mulini, sistemi idraulici, sistemi meccanici, orologi, macchine a vapore, centraline telefoniche, computer, Internet. Tutta roba morta per cercar di comprendere una cosa viva, essenza della vivezza potremmo dire.

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Andrea Zhok: L’illusione della “body positivity” e il neoliberismo

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L’illusione della “body positivity” e il neoliberismo

di Andrea Zhok

Su suggerimento di un amico mi sono imbattuto in un’analisi interessante, che credo meriti un commento dedicato (vedi link nei commenti sotto).

In quest’analisi si afferma come nell’ottica neoliberale della “body positivity” un problema come l’obesità, che presenta indubbi fattori di rischio per la salute, venga promosso non solo come ingiudicabile, ma persino come qualcosa da presentare sotto forma di orgoglio, come un’ostentazione normativa.

Nel pezzo troviamo scritto: «Invece di mettere in discussione uno stile di vita e consumo che produce milioni di persone sovrappeso e con problemi di salute (…) l’essere sovrappeso diviene la base di una battaglia culturale tra le più importanti della contemporaneità per affermare il principio che “tutti i corpi sono belli e non possono essere giudicati”.» A rendere più concreto l’argomento, l’analisi correda l’argomento con il riferimento ad un articolo dove si parla della “Nazionale italiana ‘curvy” di calcio”.

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Alessandro Testa: Che fare?

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Che fare?

di Alessandro Testa

 

La situazione generale

La situazione internazionale la conosciamo tutti: la guerra divampata in Ucraina in seguito alla proterva minaccia di espansione sempre più ad Est della NATO non accenna a placarsi, anzi produce sempre più morti, più confusione geopolitica, più odio, più armi, più disastri e sconquassi economico-sociali.

A nostro avviso, però, questo conflitto non è che il catalizzatore di una tendenza che parte dalla caduta dell’URSS e dall’autoproclamata “fine della storia” di Fukuiamiana memoria; senza più la forza dell’Unione Sovietica a tenera a bada la ferocia degli spiriti animali del capitalismo finanziario globale, la tabe mortifera dell’imperialismo militare statunitense dilaga, cercando di abbattere gli ultimi due bastioni che ancora si ergono tra essa e la soddisfazione totale dei suoi insaziabili appetiti: la Cina socialista e la Russia di Putin.

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Lisa Pelling: Le scuole svedesi: Il sogno proibito di Milton Friedman

eticaeconomia

Le scuole svedesi: Il sogno proibito di Milton Friedman*

di Lisa Pelling

Pensando alla caricatura di una coppia di capitalisti potreste immaginare la prima pagina del principale quotidiano svedese, Dagens Nyheter, all’inizio di quest’anno. Un uomo con un abito sartoriale e un portafoglio stile anni Ottanta. Accanto a lui, una donna con tacchi alti, gonna di seta e grande pelliccia argentata. Grandi sorrisi fiduciosi.

Purtroppo, il ritratto di Hans e Barbara Bergström non era una vignetta, ma un’illustrazione dell’attuale sistema scolastico svedese. La foto accompagnava un articolo su quella che un tempo era una preziosa istituzione sociale e una fonte di orgoglio nazionale, diventata un terreno redditizio per le grandi imprese e per la creazione di immense ricchezze private.

Barbara Bergström, fondatrice di una delle più grandi società scolastiche svedesi, con 48 scuole in tutta la Svezia, e suo marito, ex caporedattore del Dagens Nyheter e lobbista di lunga data per la privatizzazione delle scuole, sono due delle persone che hanno fatto fortuna gestendo scuole finanziate con fondi pubblici in Svezia.

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Ruth Castel-Branco e Hannah J. Dawson:

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La quarta rivoluzione industriale: un’idea seducente che richiede un impegno critico

di Ruth Castel-Branco e Hannah J. Dawson

Le cornici narrative sono fondamentali per unificare le ideologie. Inquadrano ciò che è possibile e impossibile, quali idee possono essere accettate e quali devono essere rifiutate. Nel suo libro, Democrazia digitale, politica analogica , la narratrice e analista politica Nanjala Nyabola esamina l’inquadratura della narrativa della Quarta Rivoluzione Industriale in questa luce.

Sostiene che viene utilizzato dalle élite globali per deviare dai fattori di disuguaglianza e consentire processi in corso di espropriazione, sfruttamento ed esclusione. Durante un recente dialogo politico sul futuro del/dei lavoro/i, ha commentato:

La vera seduzione di questa idea è che è apolitica. Possiamo parlare di sviluppo e progresso, senza dover fare i conti con il potere.

Il principale ideologo della Quarta Rivoluzione Industriale è Karl Schwab , presidente del World Economic Forum che ha pubblicato un libro influente con lo stesso nome. In esso sostiene che le innovazioni digitali stanno trasformando i modi in cui le persone vivono, lavorano e si relazionano tra loro. Questi includono l’intelligenza artificiale e la robotica, il cloud computing quantistico e la tecnologia della catena di blocchi.

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Valeria Casolaro: L’estradizione di Assange è una vergogna per le democrazie e una minaccia per tutti noi

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L’estradizione di Assange è una vergogna per le democrazie e una minaccia per tutti noi

di Valeria Casolaro

La libertà di informazione costituisce uno dei diritti fondamentali sui quali si basano i nostri valori occidentali. Ma chi ne definisce i termini? Quando qualcuno stabilisce di cosa si può parlare, di cosa si può essere informati e di cosa no, allora è ancora informazione? Esiste ancora libertà?

La vicenda di Assange non può non portare a interrogarsi su tutto questo. Anche perché la sua condanna costituisce un pericoloso precedente per tutti i professionisti del mestiere. Sancisce, una volta per tutte, che la verità può essere raccontata solamente se i poteri forti, i governi che decidono le sorti del mondo, ne ammettono la legittimità. Se no si rischia l’ergastolo, se non anche la pena di morte. La stessa Amnesty mette in guardia da questa possibilità, ovvero “la deriva intrapresa dagli USA di processare per spionaggio chi pubblica informazioni”, che passa per la pretesa che “gli Stati, come in questo caso il Regno Unito, estradino persone che hanno diffuso informazioni riservate di interesse pubblico”, fattore che rappresenta “un pericoloso precedente che deve essere respinto”.

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Leandro Cossu: Recensione di “Contro la sinistra neoliberale” di Sahra Wagenknecht

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Recensione di “Contro la sinistra neoliberale” di Sahra Wagenknecht

di Leandro Cossu

101541781 4ec03857 665e 4ec8 833a 2e4ade1b8f5a…Unsere Parolen sind in Unordnung. Einen Teil unserer Wörter
Hat der Feind verdreht bis zur Unkenntlichkeit…
Bertolt Brecht

Baizuo, radical chic, gauche caviar. Ogni lingua ha oramai un’espressione per descrivere l’ideologia dei vincitori della globalizzazione: un guazzabuglio melenso di multiculturalismo, ambientalismo e identity politics che, dietro la maschera di una tolleranza benevola, nasconde la propria natura classista ed essenzialmente neoliberale. Ora, la critica a questo tipo di posizioni rischia di sfociare in un moralismo spicciolo (e nei casi estremi nella reazione) se si accetta di decostruire queste posizioni rimanendo nel campo morale e post-ideologico dell’avversario. Le domande da porsi, in realtà, sono diverse. Qual è la relazione tra questa narrazione e il sostrato economico? Quali sono i suoi meccanismi di propagazione ideologica? C’è un rapporto con lo scivolamento a destra di un elettorato che tradizionalmente si riconosceva nell’altra parte del quadrante politico?

Sahra Wagenknecht, già leaderdel gruppo parlamentare del partito Die Linke di Germania, prova a dare una risposta a queste domande nel suo libro Contro la sinistra neoliberale, uscito nel 2021 in tedesco e tradotto quest’anno in italiano per Fazi Editore (20 €), con una preziosa introduzione di Vladimiro Giacché. Il titolo, oltre a non rendere giustizia all’originale tedesco (cioè Die Selbstgerechten, letteralmente “i pieni di sé”, “gli autocompiacenti”) è fuorviante. Il libro è diviso in due parti: più o meno, una prima pars destruens, il cui oggetto di discussione è la figura, appunto, del liberale di sinistra; e una pars costruens, in cui a partire da alcuni nuclei problematici, l’autrice abbozza un programma per un partito che volesse riportare la parola sinistra, almeno in Germania, al suo significato tradizionale ed economico.

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coniare rivolta: La BCE all’assalto dei salari

coniarerivolta

La BCE all’assalto dei salari

di coniare rivolta

lagarde Parte I

La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato, giovedì 9 giugno, una storica virata nella politica monetaria dell’area euro. Due sono i profili di questa manovra monetaria che invertono la rotta avviata con la crisi dei debiti pubblici degli anni Dieci: l’aumento dei tassi di interesse e la fine degli acquisti diretti di titoli pubblici da parte della banca centrale.

Dopo undici anni di ribassi continui, la BCE ha annunciato che a luglio tornerà ad aumentare i tassi di interesse. Tra i compiti fondamentali di una banca centrale c’è la definizione del cosiddetto costo del denaro, ossia il tasso di interesse che le banche commerciali pagano alle banche centrali per prendere a prestito il denaro di cui hanno bisogno per il loro regolare funzionamento. La BCE, fissando i tassi di interesse pagati dalle banche commerciali per le loro operazioni di rifinanziamento, riesce ad orientare i tassi di interesse che le banche commerciali faranno poi pagare allo Stato, ai cittadini e alle imprese per l’erogazione di prestiti. In prospettiva, la BCE ha anche annunciato che quello di luglio sarà il primo di una serie di aumenti dei tassi di interesse che, progressivamente, porterà il costo del denaro ben al di sopra degli attuali tassi negativi, e dunque fuori dalla zona di eccezione in cui si è mossa la politica monetaria emergenziale dalla crisi dei debiti pubblici alla pandemia.

Secondo l’ideologia della BCE, la politica monetaria ha il compito fondamentale di garantire la stabilità dei prezzi e mantenere l’inflazione attorno al 2%.

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Roberto Paura: Il reale non è razionale ma piuttosto paradossale

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Il reale non è razionale ma piuttosto paradossale

di Roberto Paura

Il diario filosofico di Francesco D’Isa investiga e propone nuove soluzioni al paradosso dell’esistenza

In rilievo letture assurda evidenza AUno dei più influenti passi del pensiero occidentale risale allo pseudo-Dionigi, un autore del V secolo che si spacciava per quel Dionigi l’Areopagita che Paolo di Tarso aveva convertito per primo ad Atene. Nella sua Teologia mistica, lo pseudo-Dionigi aprì la strada alla cosiddetta teologia negativa, secondo cui tutto ciò che possiamo dire della Causa di tutte le cose (cioè di Dio) è ciò che non è:

“[…] non è parola né pensiero, non si può esprimere né pensare; non è numero, né ordine, né grandezza né piccolezza né uguaglianza né disuguaglianza né similitudine né dissimilitudine; non sta fermo, né si muove né riposa; non ha potenza e non è potenza; non è luce, non vive, né è vita; non è sostanza, né eternità né tempo; non è oggetto di contatto intellettuale, non è scienza, non è verità né regalità né sapienza; non è né uno, né unita né divinità né bontà; non è spirito come lo possiamo intendere noi, né filiazione né paternità; non è nulla di ciò che noi o qualche altro degli esseri conosce, e non è nessuna delle cose che non sono e delle cose che sono […]”

(pseudo-Dionigi, 2020).

Circa tre secoli prima, qualcosa del genere fu proposto anche da uno dei principali filosofi buddhisti, Nāgārjuna (ca. 150-200 d.C.), fondatore della scuola dei Mādhyamika, sostenitori della “vacuità” del Tutto. Secondo la loro tesi, non esiste nulla a cui possa essere conferito il concetto di essere come proprietà di per sé, poiché l’esistere è possibile solo in relazione a qualcos’altro. Ne consegue che il pensiero umano deve allenarsi a comprendere la non-sostanzialità attraverso “tanto una determinazione positiva (della negazione) quanto una determinazione negativa (della natura propria), essendo caratteristica propria del pensiero appunto il definire escludendo” (Torella, 2020).

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comidad: L’oligarchia italica ha come modello i campieri

comidad

L’oligarchia italica ha come modello i campieri

di comidad

Negli Stati Uniti, date le distanze, il flusso di benzina è come la circolazione sanguigna della società. Il fatto che negli USA, che pure sono uno dei maggiori produttori di petrolio, il prezzo della benzina sia raddoppiato in meno di un anno, mette in crisi la tenuta sociale del Paese. I nostri servizi segreti dovrebbero tenere d’occhio anche l’insospettabile agenzia ANSA, che dà conto dei malumori del popolo americano, sottolineando che esso non crede a Biden quando questi cerca di scaricare la colpa degli aumenti su Putin.

La crisi energetica era conclamata già dallo scorso anno. Vi fu anche un Consiglio dei Ministri dell‘Energia europei che si risolse con un nulla di fatto, concludendo che gli approvvigionamenti e i contratti fossero affare dei singoli Paesi. Nello scorso mese di dicembre era chiaro a tutti che si sarebbe andati incontro ad un anno drammatico sul tema dell’energia. Nello stesso periodo in Italia fu convocato ben tre volte il Consiglio dei Ministri durante le festività natalizie, ma non per parlare di energia, bensì per prendere provvedimenti vessatori nei confronti dei non vaccinati. Per il governo Draghi la priorità era, ed ancora è, quella di irreggimentare e controllare la popolazione.

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Fernanda Mazzoli: Recita di fine anno

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Recita di fine anno

di Fernanda Mazzoli

Giù la maschera! Il volto è condizione primaria di riconoscimento dell’Altro e dunque di sé

Il potere ha calato la maschera e mostrato il suo volto, che sia il ghigno da pescecane del Primo Ministro, o il faccione curiale e mellifluo del titolare del MIUR. Fattezze che si combinano l’un l’altra alla perfezione e che campeggiano al centro delle fotografie che li ritraggono senza mascherina in mezzo a classi ed insegnanti naturalmente plaudenti, naturalmente imbavagliati.

Immagini che ci consegnano, con irrefutabile evidenza, lo stato delle cose, l’abissale differenza fra noi e loro, il nostro statuto di sudditi contenti di esserlo. Non solo: esse sottolineano, a conclusione di un anno scolastico contrassegnato da pesanti, incostituzionali ed inedite discriminazioni nei confronti di alunni e personale non vaccinato, che la scuola è il terreno di elezione per la fabbrica dell’obbedienza, il terminale di un’articolata catena di comando, l’humus più fertile per il condizionamento delle condotte, con buona pace per chi ha pensato, come chi scrive, che essa possa e debba trasformarsi in luogo di messa in discussione dell’esistente, in virtù della centralità che vi dovrebbero occupare le sovversive arti dell’argomentare razionalmente e del conoscere criticamente.

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Fulvio Parisi: Tornano alla carica con l’Autonomia Differenziata

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Tornano alla carica con l’Autonomia Differenziata

di Fulvio Parisi*

Non si era ancora spenta l’eco positiva delle proposte di legge costituzionale delle deputate di ManifestA alla Camera dei Deputati e del senatore De Falco al Senato i cui testi prevedevano la cancellazione del comma 3 dell’art 116 della Costituzione con cui , sostanzialmente, si bloccava il processo di attuazione della cd.“autonomia differenziata” che, puntualmente, il Governo, ai primi di Giugno, nella persona del Ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini, presentava la legge quadro di attuazione propria dell’autonomia differenziata.

Novità positive rispetto ad altri disegni di legge? Per nulla Rispetto del Parlamento e trasparenza per i cittadini? Niente affatto.

L’approccio è sempre lo stesso: la devoluzione delle 23 materie potenzialmente attribuibili alle Regioni a statuto ordinario che intendono avviare un processo di autonomia differenziata, è sempre lo stesso: una trattativa privata tra Governo e singola Regione così come si era comportato il moribondo Governo Gentiloni nel 2018 con le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

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Punirne 2 milioni per “educarne” 58?

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Punirne 2 milioni per “educarne” 58?

Nonostante i dispositivi di protezione, il distanziamento sociale, il grande numero di vaccinat* e di immunizzati che ha garantito anche nel periodo invernale una discreta reazione generale all’insinuoso e pericoloso Covid, il Governo ha deciso per la linea dura: multare tutti gli over 50 che non si sono vaccinati e anche chi ha fatto ‘solo’ (solo?) una o due dosi.

La macchina per il controllo e la punizione è attiva e ben oliata: Il Ministero della Salute si serve della Agenzia per le Entrate, in un circolo vizioso di schede e funzionari che certo servirà anche in futuro a bastonare chi sta fuori dalle regole, anche per motivi -validi- di salute e stili di vita (l’esenzione dalla vaccinazione prevedeva quasi zero motivazioni…praticamente solo il rischio di morte): dell’arrivo delle lettere raccomandate abbiamo già accennato QUI.

E la sanzione consiste in ben cento euro, non si sa commisurati a cosa (alla presunta fatiscenza immunitaria dovuta all’età? al divieto di ammalarsi? al rischio quindi di gravare sulla spesa pubblica col proprio ammalarsi? Mah!).

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