Gaeta (LT) 2 Luglio, manifestazione “Gaeta Italia Terra di Pace – Via le basi Nato”

Sabato 2 Luglio alle ore 17 in Piazza Roma a Gaeta si terrà la manifestazione nazionale unitaria contro le basi NATO nel territorio italiano.

Hanno aderito tutte le forze sia a livello nazionale che locale che compongono un’alleanza per la difesa della Costituzione, per l’Italia del lavoro, indipendente, fuori dalla UE e dalla NATO.

Per un’Italia che torni ad essere sovrana e dare titolarità al popolo, occorre oggi come non mai chiedere l’uscita dalla NATO che è diventata strumento di offesa e non di Pace nel mondo.

Saranno presenti:
Igor Camilli – Comitato “NO DRAGHI”
Stefano D’Andrea – Presidente di Riconquistare l’Italia
Antonio Ingroia – Presidente di Azione Civile
Marco Rizzo – Segretario Generale del Partito Comunista
Francesco Toscano – Presidente di Ancora Italia
Fulvio Grimaldi – Giornalista e scrittore
Benedetto Crocco – Segretario locale del Partito Comunista

 

Gaueta Italia Terra di Pace – Via le basi Nato

Gaeta Italia: Terra di pace VIA LE BASI NATO!

La guerra in Ucraina, oltre alle gravi conseguenze umanitarie, ha generato profonde incertezze nello scenario economico globale, già ampiamente compromesso dalla pandemia, che peraltro nel nostro Paese ha visto una particolare politica tesa al controllo sociale;

i motivi che hanno scatenato il conflitto in corso tendono ad essere rappresentati dai media del nostro Paese con semplificazione propagandistica occultandone gli antefatti bellici iniziati a partire dal 2014 nonché le ragioni profonde che trovano le proprie radici in uno scontro geopolitico scaturito dagli equilibri precari conseguenti alla fine della guerra fredda;

la ripresa post-Covid si è completamente bloccata con l’insorgere della guerra, visto l’aumento dei prezzi delle materie prime e delle difficoltà di distribuzione delle stesse;

gli effetti della crisi economica, pur estesa a livello mondiale, sono fortemente diseguali e si fanno maggiormente sentire in Europa, a causa della vicinanza con i paesi coinvolti nel conflitto ma anche per la dipendenza energetica dei Paesi dell’UE dalla Russia;

in Italia, ove appunto l’economia è fortemente condizionata dal punto di vista energetico, si registra un evidente rallentamento della crescita rispetto alle previsioni. Il conseguente ed inevitabile aumento dei prezzi energetici dovuto alla difficoltà di approvvigionamento, insieme all’aumento indiscriminato dei costi al consumo, sta creando una contrazione del mercato dell’importazione ed esportazione, con danni a cascata su tutte le fasce sociali e le categorie imprenditoriali;

l’inasprimento delle tensioni nei mercati delle risorse energetiche e delle materie prime (grano, mais, metalli) è dovuto principalmente al fatto che Russia ed Ucraina sono i principali fornitori di tali risorse, la cui mancanza produce gli effetti collaterali appena descritti;

in questo scenario, gli effetti economici “stagflattivi” sono destinati inevitabilmente ad aumentare: le strozzature dell’offerta innalzano l’inflazione e contraggono la produzione, con conseguenze devastanti, in prospettiva sui livelli occupazionali;

l’inflazione, erodendo il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, costringe le famiglie a consumare meno e le imprese a ritardare gli investimenti, alimentando un clima di incertezza e tensioni, oltre che un progressivo impoverimento della stragrande maggioranza della popolazione;

è evidente che alimentare con l’invio delle armi il conflitto in Ucraina concorre a mettere a rischio la pace internazionale ed a rendere il mondo meno sicuro. Occorre, pertanto, addivenire ad una risoluzione del conflitto attraverso ogni strumento diplomatico a disposizione, finalizzato a favorire il dialogo tra le parti. Occorre, altresì, sospendere ogni sanzione finanziaria che, storicamente, non ha mai risolto alcun conflitto e che, attualmente, non fa altro che produrre gravi ricadute sul nostro sistema economico;

Come già chiesto in Senato lo scorso 21 Giugno in occasione dell’ennesima votazione per l’invio di armi in Ucraina, scenderemo in piazza affinché il governo si impegni a:

– ad attivarsi per mettere immediatamente in campo ogni azione diplomatica volta alla risoluzione del conflitto in atto, promuovendo il confronto e il dialogo tra le parti coinvolte;

– a promuovere la neutralità dell’Ucraina in sede internazionale quale via pacifica di risoluzione del conflitto;

– a non partecipare ad alcun intervento militare, a non inviare ulteriori armamenti, a ritirare

ogni assetto militare dispiegato e a farsi promotore dei valori di pace e dialogo, in seno all’Unione europea;

– ad affrontare immediatamente l’emergenza democratica in cui ci ritroviamo dopo il dossieraggio messo in atto dall’articolo del Corriere della Sera e suggellato dai documenti dei servizi segreti che drammaticamente mettono in discussione la critica al governo ed il diritto all’opposizione politica;

– ad adottare politiche pubbliche volte a ridurre gli effetti economici della guerra su imprese e famiglie, quali l’aumento dei salari, la riduzione del cuneo fiscale, l’aumento delle politiche di sostegno alle famiglie disagiate, la riduzione in maniera drastica e definitiva del costo dei carburanti per autotrazione con eliminazione delle accise, la riduzione sistematica dei costi di rete per le utenze energetiche sia private che commerciali, l’eliminazione del fenomeno degli extraprofitti delle aziende di Stato da rimettere a disposizione della collettività, l’immediato blocco, in questa fase di crisi, dei licenziamenti come disposto nella precedente crisi pandemica;

– a mettere in atto una politica energetica con interventi mirati a rendere l’Italia indipendente dalle importazioni di fonti energetiche e, nel contempo, renderla libera dalle fonti fossili e dall’energia nucleare in favore delle fonti energetiche rinnovabili;

– a promuovere, nell’ambito delle sedi europee, l’istituzione di un fondo comune tra paesi membri al fine di sostenere e rendere perseguibili le raccomandazioni per il semestre;

– ad accelerare la decisione sul tetto al prezzo del gas al fine di attenuare le gravissime difficoltà dei paesi più esposti alla crisi dovuta al conflitto;

– a procedere con determinazione contro le speculazioni sul prezzo del gas e del petrolio come annunciato dal Ministro Giovannini in una sua intervista rilasciata ad un quotidiano.

Per un’Italia che torni ad essere sovrana e dare titolarità al popolo, oggi occorre come non mai chiedere l’uscita dalla NATO che è diventata strumento di offesa e non di Pace nel mondo.

Partito Comunista Sezione “Mariano Mandolesi” Gaeta

28/06/2022

https://comunistigaeta.blogspot.com/2022/06/gaeta-italia-terra-di-pace-via-le-basi.html

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