La Nato “in guerra” con Russia e Cina. In Italia missili e altre bombe nucleari

La Nato si prepara a combattere in un “mondo più imprevedibile e pericoloso” dove la Russia spicca come “la minaccia più significativa e diretta” alla sicurezza degli alleati e la Cina non è solo un “avversario” bensì una “seria sfida” che richiede un allargamento della cooperazione militare ai partner dell’Indo-Pacifico, invitati per la prima volta a un vertice del blocco euroatlantico.

E’ stato superato il veto della Turchia all’adesione di Svezia e Finlandia, in cambio dell’estradizione dei rifugiati politici curdi e la fine del blocco sulle forniture di armi. Il vertice della Nato di Madrid ha approvato un altro sostanzioso piano di aiuti militari all’Ucraina per la guerra in corso, ed ha varato la dichiarazione di Madrid e il nuovo Concetto Strategico, due documenti che fissano la prospettiva dell’Alleanza sull’attuale congiuntura globale e le politiche per i prossimi dieci anni.

La Russia ha già fatto sapere che risponderà in caso di schieramento di basi Nato in Svezia e Finlandia. Secondo l’agenzia Ria Novosti, il presidente russo Putin ha affermato che “Non abbiamo problemi con Svezia e Finlandia, come ne abbiamo con l’Ucraina. Ma in caso di posizionamento di infrastrutture militari Nato in Finlandia e Svezia, saremo costretti a rispondere in maniera speculare”.

Basi militari USA in Italia

Per quanto riguarda la già pesante e invasiva presenza di basi militari Usa/Nato in Italia, nel nostro paese arriverà una batteria di missili antimissili e altre bombe nucleari Usa sarebbero stoccate nell’aeroporto militare di Ghedi, 25 km a sud di Brescia.

In un lungo articolo dedicato al nuovo Strategic Compact sulla rivista della Nato – la Nato Review– così ne viene descritta la sintesi: “l’attuale guerra conferma l’idea che viviamo in un mondo sempre più competitivo e che le minacce interstatali sono tornate. D’altra parte, la natura palese e diretta dell’invasione russa mette in discussione alcune delle ipotesi prevalenti su come il conflitto futuro si sarebbe probabilmente svolto in modi indiretti e ibridi”. Dunque se il vecchio Strategic Concept era tarato sostanzialmente su una contrapposizione con Russia e Cina da giocarsi in modo meno contundente sul terreno delle “guerre ibride”, il nuovo concetto alla luce della guerra in Ucraina rimette in campo l’opzione della guerra a tutto campo anche con strumenti direttamente bellici.

Indubbiamente la “mossa” della Russia, con l’intervento militare in Ucraina, ha sconquassato non poco i precedenti orientamenti strategici della Nato. Non solo. Il fatto che la Cina non abbia seguito le potenze occidentali contro Mosca ha aggiunto ad esso un ulteriore fattore di agitazione e di rimessa a fuoco allargando il raggio della Nato all’area del Pacifico. “L’incertezza sul destino delle operazioni russe in Ucraina o su come queste possano influire sul potere e sulla posizione strategica della Russia lungo il confine orientale dell’Alleanza, significa che qualsiasi riflessione sulla strategia della NATO a est dovrà andare oltre il Concetto strategico” – scrive la Nato Review – “Più in generale, il Concetto strategico deve guardare oltre le sfide immediate in Europa e fare il punto sul più ampio spostamento del potere globale dall’area euro-atlantica a quella indo-pacifica”.

Emerge poi il rammarico per i bei tempi dell’unipolarismo Usa dopo la fine della Guerra Fredda: egemonia globale, facili guerre asimmetriche da vincere, nessuna potenza rivale. “Il surplus di potere di cui godevano gli Stati Uniti e i loro alleati dava all’Occidente mano libera (sia politicamente che militarmente) per impegnarsi in ambiziosi sforzi fuori area e per sfruttare le operazioni di gestione delle crisi e le iniziative di sicurezza collettiva per espandere il raggio d’azione del cosiddetto ordine internazionale aperto e basato sulle regole, non solo nel più ampio vicinato euro-atlantico, ma anche al di fuori” sottolinea la rivista della Nato.

Il succo del nuovo Strategic Compact della Nato è leggibile in questa analisi della nuova fase della situazione internazionale: “I concorrenti di pari livello stanno nuovamente sfidando la sicurezza e l’architettura geopolitica e di sicurezza nelle importanti regioni dell’Europa e dell’Asia orientale, ma anche il tessuto istituzionale e normativo che sostiene l’ordine internazionale aperto e basato sulle regole. Adattare l’Alleanza a questa nuova ondata di competizione tra grandi potenze è probabilmente la sfida principale del prossimo decennio”.

In pratica l’incubo peggiore che i neocons statunitensi avevano ravvisato fin dal 1992, cioè appena dopo la fine della Guerra Fredda, e poi e rinnovato nel 2000, si è praticamente materializzato.

La guerra e la competizione sul piano militare viene di nuovo indicata come lo scenario da rendere possibile e sul quale riorganizzare l’intero apparato bellico e strategico del blocco euroatlantico. Uno scenario da incubo, ma stavolta non solo per gli Usa ma per l’intera umanità.

Sergio Cararo

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