Fulvio Grimaldi: “America Latina, il subcontinente se ne va”

Il tonfo s’è verificato a Los Angeles. Al vertice delle Americhe convocato dal presidente Biden dal 6 al 10 giugno c’era solo da constatare il flop. Visti i risultati di una serie di elezioni, in paesi già obbedienti che non sono andate come CIA, Pentagono, media di servizio e Dipartimento di Stato avrebbero voluto, c’era da aspettarselo. 

Così, dopo Afghanistan, Medio Oriente, Ucraina, larghe parti dell’Africa e dell’Asia in procedura di allontanamento, gli USA della polarizzazione “democrazie contro autocrazie”, devono accettare un ulteriore ripiegamento geopolitico. Il vertice che, nel segno di una dottrina Monroe defunta dai tempi di Chavez, Biden aveva intitolato alla “riconquista dell’egemonia”, è stato disertato da alcuni tra i più rilevanti capi di Stato e di governo del centro e sud America.

Era la risposta alla pretesa di Washington di escludere dal vertice Cuba, Nicaragua e Venezuela. In questa puntata analizziamo il nuovo vento che spira in America Latina, a partire dal rilevantissimo Messico di Lopez Obrador.

L’ondata “pink”, rosa, come la chiamano in Nord America, passa poi per i neo eletti presidenti di centrosinistra in Cile, Perù e perfino in Colombia, già roccaforte degli USA con ben 7 basi militari e un narcotraffico ben controllato, e culmina con i golpe di Obama e di Biden sconfitti rispettivamente in Venezuela, Honduras  e Bolivia.

Byoblu

29/06/2022

 

Fulvio Grimaldi su Byoblu

MAMMA, HO PERSO L’AMERICA LATINA | Fulvio Grimaldi in MONDOCANE, Storie dal pianeta (byoblu.com)

Al link, puntata di MONDOCANE su Byoblu dedicata alle grandi novità espresse da popoli e governi latinoamericani, a partire dal Vertice delle Americhe convocato da Biden a Los Angeles e risultato un flop per la diserzione di alcuni tra i più rilevanti capi di Stato e di governo del subcontinente e del Centroamerica.

Dopo “l’Onda Rossa”, segnata dalla rivoluzione bolivariana di Hugo Chavez in Venezuela, dopo tentativi falliti o riusciti di una restaurazione yankee del controllo sul proprio “cortile di casa” all’insegna della dottrina Monroe, oggi saremmo all’“Onda Pink”, come qualcuno la chiama negli Stati Uniti. Pink, rosa, senza però nessuna connotazione femminista. Rosa in quanto un rosso molto attenuato. “Rosado” in castigliano.

Che però viene espresso da masse tumultuanti. Le quali ultimamente sono state chiamate alle urne in tre paesi strategicamente rilevanti e di tradizionale allineamento e sottomissione al vicino yankee: Cile, Perù, Colombia. Quest’ultima assolutamente centrale, con sette basi USA e un narcotraffico indispensabile al mercato statunitense (il più grande del mondo per la cocaina) e ai giganteschi profitti delle banche di quel paese (e dei loro paradisi fiscali).

I personaggi usciti da questo voto indicano una volontà generale di radicali cambiamenti rispetto alle politiche ultraliberiste e subalterne agli interessi yankee. Bisognerà vedere se sono all’altezza delle aspettative e dei rispettivi impegni declamati in campagna elettorale. Boric in Cile, dovrebbe porre fine all’estenuante prosecuzione del pinochettismo con la Bachelet e Pinera. Castillo in Perù deve affrontare la pesante eredità dei gangster amerikani Fujimori, padre e figlia e il colombiano ex-guerrigliero ed ex-sindaco di Bogotà, Petro, dovrebbe trasformare l’Israele dell’America Latina in una specie di Venezuela bis.

C’è anche il ripetente Lula, altra ipotesi “pink”

I primi pronunciamenti di questi tre neoeletti non giustificano grandi attese. Nessuno di loro ha aderito all’appello di altri otto capi di Stato e di governo latinoamericani, con Obrador del Messico in testa, di non partecipare a un Vertice delle Americhe dalle quali Joe Biden si era permesso di escludere Cuba, Venezuela e Nicaragua. Tutti e tre hanno cercato una certa legittimazione dall’occhiuto referente del Nord esordendo con critiche al Venezuela di Maduro e con la rivendicazione di far prevalere, invece, una “sinistra democratica e rispettosa dei diritti umani”. Cosa che, secondo l’oligarchia colonialista e guerrafondaia di Washington, il Venezuela non avrebbe.

Detto questo di una certa penombra che pare investire la luce delle aspettative di questi paesi, resta il bagliore della presidenza, nello Stato più rilevante e più vicino agli USA (per sua sfiga), di Andres Manuel Lopez Obrador, uomo di genuino e intransigente sovranismo, equità sociale e antimperialismo. Obrador, prima di trionfare nel 2019, era stato defraudato dalla vittoria in ben due elezioni presidenziali attraverso colossali e documentati brogli elettorali in favore dei candidati graditi agli USA e ai cartelli del narcotraffico, foraggiati di armi da oltreconfine.

Sconfitta in entrambe le occasioni auspicata e favorita anche dal famigerato “subcomandante” Marcos, ora dileguatosi, ma che per vent’anni, dal Chiapas, ha sabotato l’autentica sinistra messicana e dileggiato le esperienze rivoluzionarie di paesi come il Venezuela, la Bolivia, l’Ecuador, il Nicaragua e la Cuba d’antan.

Per aver sforato nella registrazione della trasmissione di cui al link, ho perso l’occasione di evidenziare alcune delle iniziative sociali, politiche e geopolitiche di Obrador, detto Amlo. Provo ad elencarne qui qualcuna.

 

IL NUOVO MESSICO DI AMLO

Lopez Obrador

“Non siamo qui per lo scontro, siamo qui per la fratellanza, per unirci, e anche se abbiamo delle differenze possiamo risolverle, almeno ascoltandoci a vicenda, con il dialogo, ma non escludendo nessuno. Inoltre, nessuno ha il diritto di escludere, nessuno dovrebbe escludere nessuno“. Credo nella necessità di cambiare la politica che ci è stata imposta per secoli, quella dell’esclusione, del desidrio di dominare, la mancanza di rispetto per la sovranità delle nazioni e l’indipendenza di ogni paese. Non ci può essere un Vertice delle Americhe se non partecipano tutti i paesi del continente americano.” (6 giugno 2022, Lopez Obrador all’Avana).

POLITICA ESTERA amicizia con Cuba, Venezuela, Nicaragua, Bolivia

RIFIUTA LE SANZIONI ALLA RUSSIA, collaborazione con le imprese russe Lukoil e Aeroflot

CONDANNA della CENSURA ai MEDIA RUSSI

CHIEDE LA DISSOLUZIONE dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), strumento colonialista USA

DENUNCIA alla vicepresidente USA Kamala Harris, l’ONG statunitense USAID per finanziamenti ad associazioni di eversori infiltrati dalla CIA. Ha definito le attività di USAID “Una specie di golpe”

CONDANNA USA per i 40 miliardi, quasi tutti di armamenti, all’UCRAINA, mentre zero aiuti vanno al disastrato e impoverito Centroamerica

RIFIUTA GESTIONE statunitense della PANDEMIA USA, “lockdown = forma di dittatura”. Si pronuncia contro la scuola da remoto. Il suo Ministro della Salute si dichiara contro i vaccini ai bambini decisi dalla FDA statunitense: “Bloccano lo sviluppo del sistema immunitario”.

SCIOGLIE L’UNITA’ DI INTELLIGENCE USA-MESSICO, messa in piedi con il proposito presunto di combattere i Narcos.

RIFORMA COSTITUZIONALE DIRITTI INDIGENI E AFROMESSICANI discussa e approvata in 31 assemblee regionali

RIFORMA LA LEGGE DELLE MINIERE e nazionalizza i giacimenti e la produzione e commercializzazione del Litio

AVVIA UN’INCHIESTA SUI SUOI PREDECESSORI FILO-YANKEE, per delitti socioeconomici, rapporti con i cartelli, cessione del controllo a banche straniere, politiche di austerità, fuga di capitali, guerra ad anziani e fragili, femminicidi, privatizzazione delle risorse nazionali. Si tratta di Salinas de Gortari, Ernesto Zedillo, Vicente Fox, Felipe Calderon, Pena Nieto

Il 21 giugno annuncia che solleciterà a Biden, nell’incontro di luglio, la LIBERAZIONE DI JULIAN ASSANGE. Offre l’asilo al fondatore di Wikileaks, come l’aveva offerto a Evo Morales in fuga dai golpisti in Bolivia.

Chavez e Obrador

Non stupisce che il Messico sia diventato la patria di elezione degli esiliati, auto-esiliati e perseguitati del mondo capitalista, autocratico, oligarchico e guerrafondaio (migliaia di scampati da Centroamerica, Colombia, USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Europa…). Ricorda la Francia del Fronte Popolare e dei fuorusciti del fascismo di Spagna e Italia.

Fulvio Grimaldi

01/07/2022

MONDOCANE: AMERICA LATINA, IL SUBCONTINENTE SE NE VA… (fulviogrimaldi.blogspot.com)

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