[Sinistrainrete] Carlo Formenti: La requisitoria di Sahra Wagenknecht e i suoi limiti

Il titolo del libro di Sahra Wagenknecht – dirigente storica della Linke, partito di cui è stata vicepresidente dal 2010 al 2014 – rischia di suscitare aspettative eccessive: Contro la sinistra neoliberale (Fazi editore) evoca infatti una svolta radicale, una presa di congedo netta e senza tentennamenti da ciò che le sinistre – non solo la tedesca, bensì tutte le sinistre occidentali – oggi rappresentano. Ci si aspetterebbe, insomma, di leggere una condanna senza appello, del tenore di quella contenuta nella lettera aperta di Hans Modrow alla Linke che abbiamo rilanciato su questa pagina https://socialismodelsecoloxxi.blogspot.com/2022/02/lettera-di-hans-modrow-alla-linke-hans.html

Viceversa il punto di vista della Wagenknecht è più sfumato e contraddittorio. Non che manchino accenti durissimi nei confronti di quella che l’autrice definisce “sinistra alla moda”: come vedremo fra poco, la sua requisitoria è lunga, dettagliata e argomentata, così come è corretta la sua analisi delle radici di classe del fenomeno politico in oggetto. A lasciare perplessi è però il tentativo di tracciare un confine fra neoliberalismo “di sinistra” e liberalismo tour court; un approccio che legittima l’idea secondo cui il liberalismo di sinistra tradizionale, o liberal socialismo, non è il grembo che ha partorito l’attuale sinistra neoliberale, bensì qualcosa di completamente diverso, un patrimonio di idee e valori da cui si potrebbe trarre il materiale per rifondare una “vera” sinistra. Ma procediamo con ordine.

Il bersaglio della Wagenknecht sono coloro che non pongono più al centro della propria attenzione i problemi sociali e politico-economici bensì le tematiche relative allo stile di vita, alle abitudini di consumo e ai giudizi morali sui comportamenti.

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Fausto Sorini: Cina, Italia, BRICS, mondo multipolare

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Cina, Italia, BRICS, mondo multipolare

Pasquale Cicalese intervista Fausto Sorini

2000px BRICSHo già ospitato Fausto Sorini su questo blog con un suo intervento. Il più letto in assoluto. 4 settimane fa gli ho chiesto un’intervista, mi ha fatto attendere ma vi assicuro che ne è valsa la pena, come potete leggere. Fausto Sorini, dirigente Pci e Rifondazione poi, responsabile esteri del Pdci, decenni di relazioni con tanti paesi al mondo, in primis Urss e Cina, dice la sua sulla situazione attuale. Sono felice che me l’abbia concessa, voglio bene a Fausto, ogni tanto lo faccio penare, ma lui, uomo di mondo, si fa scivolare il tutto. E’ tramite lui, assieme a Vladimiro Giacchè, che ho avuto una lunga collaborazione con Marx 21. Molti di quei scritti fanno parte del libro Piano contro mercato. Fausto mi ha invitato come relatore diverse volte a convegni con accademici cinesi di cui sono tuttora molto orgoglioso. Non collaboro da un pò con Marx 21, ogni tanto mando materiali, ma il rapporto con Fausto non è mai venuto meno. Parla bene de Lantidiplomatico dove scrivo da anni, mi sostiene e mi aiuta. Un amico, insomma. Buona lettura.

* * * *

1-Nell’intervista che ho concesso all’Antidiplomatico mi contesti il quadro che dò della Cina nel periodo denghista, vedendolo come un approccio sindacalese e non politico. La tua opinione della Cina di quel periodo qual’è?

Non ho detto “sindacalese”, ma troppo economicistico.

Esistono almeno due fasi della direzione di Deng. La prima è quella che inizia con le riforme annunciate nel 1978, che traggono la loro origine da una considerazione critica sul modello sovietico di statalizzazione integrale dell’economia.

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Michael Roberts: Il futuro del lavoro

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Il futuro del lavoro

di Michael Roberts

Parte I. Il lavoro a distanza

marantidou 2 thumb large copiaPoche settimane fa, l’uomo più ricco del mondo Elon Musk, CEO di Tesla, ha detto ai suoi dipendenti che dovevano tornare in ufficio o lasciare l’azienda. Musk ha scritto in un’e-mail che tutti in Tesla devono trascorrere almeno 40 ore a settimana in ufficio. “Per essere super chiari: l’ufficio deve essere il luogo in cui si trovano i tuoi colleghi effettivi, non uno pseudo ufficio remoto. Se non ti presenti, daremo per scontato che ti sia dimesso”. Ha poi continuato a lodare i lavoratori nelle sue fabbriche cinesi per aver lavorato fino alle 3 del mattino, se necessario. Nel 2021, l’amministratore delegato di Goldman Sachs, David Solomon, ha affermato che “il lavoro a distanza non è l’ideale per noi e non è una nuova normalità” e ha previsto che sarebbe stata “un’aberrazione che correggeremo il più rapidamente possibile ” . Un anno dopo, tuttavia, meno della metà dei dipendenti della banca si recava regolarmente alla sede di New York, costringendo Solomon a supplicare nuovamente il personale di tornare. Anche l’anno scorso, Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan Chase, ha affermato che lavorare da casa “non funziona per la generazione spontanea di idee. Non funziona per la cultura”. Dimon alla fine cedette e disse che il 40% dei 270.000 dipendenti della banca poteva lavorare solo due giorni alla settimana dall’ufficio. Nella sua lettera annuale agli azionisti, ha affermato“è chiaro che il lavoro da casa diventerà più permanente negli affari americani”. Musk e questi altri boss sono come Re Canuto che cerca di invertire la tendenza. Dopo la pandemia, molti lavoratori si rifiutano di tornare a una settimana di cinque giorni a tempo pieno. Più di un terzo della forza lavoro in ufficio del Regno Unito lavora ancora da casa.

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Andrea Zhok: L’essenza del liberalismo reale

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L’essenza del liberalismo reale

di Andrea Zhok

La figura di Joe Biden è una figura tragica, che esprime perfettamente l’intima crudeltà e l’impietoso cinismo della politica liberale.

Le situazioni imbarazzanti e tragicomiche in cui nonno Biden è coinvolto con cadenza quotidiana, in mondovisione, travalicano il concetto di “gaffe”.

Si tratta di impudiche esibizioni di un anziano, gravemente senescente, con una manifesta condizione di avanzato deperimento mentale, qualcosa che meriterebbe solo la pietà dei suoi cari; nonno Biden meriterebbe di trascorrere i suoi ultimi anni in compagnia dei cani da compagnia o magari dei nipotini, che, se sufficientemente piccoli, potrebbero trovarsi perfettamente a loro agio.

Invece no, ce lo troviamo quotidianamente spiaggiato in un’atroce esibizione di sfaldamento, che ci rammenta mestamente l’inesorabile trascolorare del tempo e di ogni gloria mondana.

In un’epoca che mostra sempre più apertamente l’essenza del liberalismo reale, Biden è l’epitome del modo in cui il liberalismo considera la politica: una manipolazione di fantocci i cui fili sono tessuti e tenuti fuori scena dagli interessi del capitale.

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Dante Barontini: Alle comunali vince chi non vota

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Alle comunali vince chi non vota

di Dante Barontini

Inutile seguire i titoli dei giornali sui risultati dei ballottaggi. L’unico vero vincitore è stato l’astensionismo, visto che alle amministrative del 12 giugno ha votato il 54,73% del corpo elettorale, un italiano su due, mentre ieri si è recato alle urne il 42% degli aventi diritto.

Se i propagandisti della democrazia liberale fossero sinceri dovrebbe essere questa la loro prima preoccupazione. Ma se ne fregano ampiamente. Anche se votasse soltanto il 5% per loro sarebbe uguale. Anzi, meglio, perché il controllo sarebbe ancora più preciso.

Sul piano numerico si potrebbe dire che il centrodestra ha comunque ottenuto una mezza vittoria. Nei capoluoghi di regione ottiene infatti 3 sindaci, il centrosinistra soltanto 1.

Anche nei capoluoghi di provincia il centrodestra ottiene più sindaci – 13 -, mentre il centrosinistra 10, le liste civiche 3.

Ma rispetto alle precedenti elezioni l’arretramento è evidente: il centrodestra aveva ottenuto 17 sindaci, il centrosinistra 5, le liste civiche 4.

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Moreno Pasquinelli: Il tempo sta per scadere

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Il tempo sta per scadere

di Moreno Pasquinelli

La divisione non paga, questa è il dato eclatante che si dovrebbe trarre dall’analisi dei risultati delle elezioni amministrative. Da questo dato la conferma di quanto sostenuto da tempo da Liberiamo l’Italia, e sotto diversa forma ribadito dall’Appello dei 100: la necessità di un fronte unito tra i movimenti no green pass e le forze politiche organizzate del “sovranismo costituzionale”.

I segnali che giungono dagli ex- 5Stelle, Italexit con Paragone e Alternativa c’è, dal 3V, da Ancora Italia, da Riconquistare l’Italia e dal PC di Marco Rizzo, non sono per niente confortanti. Chi sperava che queste forze avrebbero aperto una discussione, che avrebbero dato segnali di riflessione autocritica sulle cause della sconfitta, è rimasto deluso. L’imbarazzo ad ammettere i propri errori è comprensibile, inaccettabile è raccontarsi storie, trovare alibi improbabili, giocare allo scarica barile, sperare in qualche miracolo che ci salvi dal rischio di un ancora più pesante insuccesso alla prossime politiche del 2023.

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Gabriele Giorgi: Il popolo italiano deve decidere se accetta o no l’entrata in guerra

cambiailmondo

Il popolo italiano deve decidere se accetta o no l’entrata in guerra

di Gabriele Giorgi

L’ora delle decisioni irrevocabili si sta rapidamente avvicinando. Anzi è già stata presa. Resta da stabilire la data della comunicazione ufficiale. Non a Piazza Venezia, ma a reti unificate, appoggiata da un’azione sui social già iniziata mesi fa, che si farà pressante verso la fine dell’estate. Dichiarazione al popolo e, solo in seconda istanza, al Parlamento, visto che da tempo, si governa per decreti e l’urgenza è diventata la prassi consueta, analogamente a quanto avviene per le condannabili autocrazie che ci apprestiamo a sconfiggere.

Per chi, tra le elìtes istituzionali, si oppone all’entrata in guerra, vi è una sola possibilità: lavorare alla caduta del Gran Consiglio del Draghismo, dichiarare la neutralità e la sospensione dell’adesione alla Nato, seguendo le indicazioni della maggioranza del popolo italiano che ha capito da tempo l’obiettivo del variegato movimento guerrafondaio: una nuova, lunga stagione di oppressione dei lavoratori e lavoratrici, dipendenti o autonomi, dei precari, dei giovani, degli studenti, dei pensionati, che deve durare decenni; per salvaguardare gli interessi, ma soprattutto il potere, dei rappresentanti della grande impresa, di grandi banche, del capitale finanziario e speculativo, di tutti coloro che per sopravvivere devono continuare ad avere la possibilità di salassare i produttori reali.

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Paolo Ferrero: Nel G7 vedo solo una riunione dell’élite occidentale, arrogante e fallimentare

fattoquotidiano

Nel G7 vedo solo una riunione dell’élite occidentale, arrogante e fallimentare

di Paolo Ferrero

Il vertice dei G7 viene magnificato dai cinegiornali nostrani per la sua rassicurante potenza: le democrazie occidentali, unite sono imbattibili e possono vincere ogni sfida globale contro i barbari. In realtà questo vertice è la testimonianza palmare del fallimento, dell’arroganza e della differenza di interessi che attraversa l’Occidente.

Vediamo meglio.

 

L’arroganza

Una buona parte del vertice è stato speso sull’allargamento delle sanzioni alla Russia, sui tetti al prezzo del petrolio russo e il contesto è quello dell’aumento delle spese militari e delle forniture militari a Zelensky. L’arroganza consiste nell’ipotizzare che attraverso le sanzioni economiche la Russia possa essere piegata. Come ogni arrogante tende a sopravvalutare la propria forza, così i paesi occidentali non hanno visto una cosa macroscopica e cioè che il mondo in questi decenni ha avuto uno sviluppo che ha ridotto le distanze tra i paesi occidentali e altri paesi “in via di sviluppo”.

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Giovanni Sgrò: Prefazione a Karl Marx: Scritti di critica dell’economia politica

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Prefazione a Karl Marx: Scritti di critica dell’economia politica

di Giovanni Sgrò

Karl Marx: Scritti di critica dell’economia politica, Pgreco/Filo Rosso, 2022

Visual Arts1. Presentazione dei testi

Il presente volume ripropone in veste invariata la raccolta di testi marxiani, allora veramente “inediti” in Italia, pregevolmente curata da Mario Tronti nel 1963. I testi sono i seguenti:

1) Il commento di Marx agli estratti, risalenti al 1844-1845, dalla traduzione francese del libro di James Mill, Elemens d’économie politique (Paris 1823).

2) La parte superstite (risalente al periodo settembre-ottobre 1858) del secondo e del terzo capitolo, dedicati rispettivamente al denaro e al capitale, del “testo primitivo” (Urtext) di Per la critica dell’economia politica (1859).

3) L’appendice sulla forma di valore per i lettori “non dialettici”, che Marx su consiglio di Friedrich Engels (1820-1895) e di Louis Kugelmann (1828-1902) preparò per la prima edizione del primo libro de Il capitale (1867). Nella seconda edizione (1872) Marx fuse poi insieme il primo capitolo della prima edizione e l’appendice per i lettori “non dialettici” nell’unica nuova versione del primo capitolo, che sarà alla base anche dell’edizione francese (1872-1875) e della terza (1883) e quarta (1890) edizione, pubblicate queste ultime due postume da Engels.

4) Le glosse, risalenti al 1881, alle parti della seconda edizione (1879) del Manuale di economia politica del “socialista della cattedra” Adolph Wagner (1835-1917), in cui erano contenuti riferimenti espliciti alla prima edizione del primo libro de Il capitale (1867).

5) L’inchiesta operaia preparata personalmente da Marx nel 1880 per il movimento rivoluzionario francese.

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Geraldina Colotti: Vertice Brics e vertice Nato, un nuovo mondo contro l’imperialismo

lantidiplomatico

Vertice Brics e vertice Nato, un nuovo mondo contro l’imperialismo

di Geraldina Colotti

720x410c50Oltre il 40% della popolazione mondiale e quasi un quarto del prodotto interno lordo globale. Questo rappresentano i cinque paesi appartenenti ai Brics, acronimo di un gruppo di mercati emergenti composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica –, che si sono riuniti a Pechino il 23 e il 24 giugno, per un vertice dal titolo “Dialogo di alto livello sullo sviluppo globale”. Quest’anno, il commercio tra la Cina e gli altri Paesi del gruppo, fondato nel 2009, ha registrato un aumento del 12,1% rispetto al 2021. Il volume degli scambi commerciali è in crescita, si è detto nella riunione d’apertura, e basato su una cooperazione complementare in materia di sanità, medicina tradizionale, ambiente, scienza e tecnologia, innovazione, agricoltura, istruzione e formazione tecnica e professionale, micro, piccole e medie imprese.

Un campo destinato ad ampliarsi ulteriormente perché la Cina, a cui spetta ora la presidenza di turno, sta lavorando a una piattaforma che coinvolga le economie emergenti, e i principali paesi in via di sviluppo, in alternativa al blocco occidentale a guida Usa, e in nome di una cooperazione su scambi commerciali ed economia. Alcuni di questi paesi, come Kazakhistan, Arabia Saudita, Argentina, Iran, Egitto, Indonesia, Nigeria, Senegal, Emirati Arabi Uniti, Algeria e Tailandia, sono stati invitati ai lavori del vertice come potenziali nuovi soci, e hanno partecipato alla riunione Brics+.

L’acquisizione più importante sarà quella dell’Argentina, che cerca una sponda forte per uscire dal ricatto del Fondo Monetario Internazionale e aggirare le limitazioni nell’accesso al credito internazionale.

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Ellen Brown: Un reset al servizio delle persone

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Un reset al servizio delle persone

di Ellen Brown

Invece di accettare il distopico “Great Reset” del World Economic Forum, possiamo costruire un sistema alternativo con il mandato di servire le persone

sisifos e1655456336344Questa è la seconda parte del articolo del 17 giugno 2022 intitolato ” Un ripristino monetario in cui i ricchi non possiedono tutto “, il cui succo era che i livelli di debito nazionale e globale sono insostenibili. Abbiamo bisogno di un “reset”, ma di che tipo? Il “Great Reset” del World Economic Forum (WEF) lascerebbe le persone come inquilini non proprietari in una tecnocrazia feudale. Il ripristino dell’Unione economica eurasiatica consentirebbe alle nazioni partecipanti di rinunciare del tutto al sistema capitalista occidentale, ma che dire dei paesi occidentali rimasti? Questa è la domanda qui affrontata.

* * * *

I nostri antenati avevano alcune soluzioni innovative

Fortunatamente per gli Stati Uniti, il nostro debito nazionale è in dollari USA. Come ha osservato una volta l’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan , “Gli Stati Uniti possono pagare qualsiasi debito che hanno perché possiamo sempre stampare denaro per farlo. Quindi non c’è nessuna probabilità di default”. Pagare il debito pubblico semplicemente stampando il denaro era la soluzione innovativa dei governi coloniali americani a corto di liquidità. Il problema era che tendeva ad essere inflazionistico. Il tagliando di carta che emettevano era considerato un anticipo contro le tasse future, ma era più facile emettere il denaro che tassarlo dopo e un’emissione eccessiva svalutava la moneta. La colonia della Pennsylvania ha risolto il problema formando una ” banca fondiaria ” di proprietà del governo . Il denaro è stato emesso come credito agricolo che è stato rimborsato. La nuova moneta è uscita dal governo locale e vi è tornata, stimolando l’economia e il commercio senza svalutare la moneta.

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Pierluigi Fagan: Esercizio di storia controfattuale

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Esercizio di storia controfattuale

di Pierluigi Fagan

La c.d. “storia controfattuale” è un esercizio del pensiero basato sulla domanda: “che cosa sarebbe successo se…”. Può avere diversi usi e fini, può servire ad esplorare in ipotesi percorsi alternativi, bivi in cui invece che A se B, anche per capire meglio cosa si è rischiato o cosa si è perduto seguendo un diverso percorso che è stato poi quello della storia fattuale.

Faremo l’esercizio domandandoci “che cosa sarebbe successo se… l’Europa avesse proposto all’Ucraina di rinunciare alla propria volontà di candidarsi per l’entrata nella NATO in cambio del riconoscimento dello status di candidato ad entrare nell’UE prima del 24 febbraio scorso?”. Aggiungendovi una subordinata ovvero l’imposizione come inizio del percorso auspicato, di un ritorno ad un tavolo di trattativa intitolato Minsk3, ovviamente previa verifica di pari volontà da parte della Russia.

Molti commentatori della guerra in Ucraina sembrano essersi svegliati ovvero aver preso in oggetto l’argomento, il 25 febbraio. È quello che intenzionalmente la centrale psico-cognitiva che indirizza il campo del discorso pubblico ha stressato in tutti i modi imponendo il frame “aggressore-aggredito”.

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Mouna Fares: Libano. Così lontano, così vicino

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Libano. Così lontano, così vicino

di Mouna Fares

Antefatti.

Si erano tutti ritirati dalla zona di conflitto in attesa che si arrivasse ad una soluzione. Nessuna società avrebbe rischiato un impianto così costoso!!

Ed ecco all’improvviso comparire una formidabile piattaforma in mezzo al mare! Chi è il kamikaze disposto a buttare miliardi sui confini marittimi? Israele negli ultimi due anni non ha dormito come il Libano. Forse il resto del mondo sapeva già della guerra del gas e si stava preparando a sostituire il gas russo? Ecco la storia della pugnalata israeliana: Tel Aviv aveva annunciato la sospensione dell’estrazione per un anno, in attesa di un accordo con il Libano. In realtà aspettava il completamento della costruzione della piattaforma a Singapore. Ottima organizzazione criminale! Oggi per di più è stata aggiunta una seconda piattaforma un poco più avanti sul blocco 8, quello di cui secondo Hokshtin, il Libano dovrebbe regalare la metà a Tel Aviv.

La società Energyan Power oil & Gas ha un ramo israeliano [Energyan Israele] proprietario della piattaforma che sta estraendo il gas a Karish, il cui personale è di origine greca.

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coniarerivolta: Confindustria va alla guerra

coniarerivolta

Confindustria va alla guerra

di coniarerivolta

Sono ormai quattro mesi che la guerra infuria alla soglia dell’Europa, con un portato drammatico di morte e devastazione che non accenna a diminuire. Di fronte a questo orrore, la reazione più comune è di sgomento e l’opinione pubblica del nostro Paese, in maniera maggioritaria, non si è fatta avviluppare dalle sirene belliciste che risuonano a reti unificate, su tutti i giornali e in Parlamento dalla mattina alla sera, mantenendo una ferma contrarietà a misure quali l’invio di ulteriori armi all’Ucraina, che non possono che generare altra guerra e devastazione.

Come abbiamo avuto modo di scrivere già nelle prime settimane del conflitto, le conseguenze economiche della guerra in questa parte di mondo non sono simmetriche e non colpiscono tutti allo stesso modo: a fronte di una stragrande maggioranza della popolazione che soffre per l’inflazione galoppante e maledice Putin e la Nato ogni volta che deve mettere benzina o fare la spesa, le imprese del settore energetico e quelle coinvolte nella produzione di armi macinano miliardi su miliardi di profitti di guerra.

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Damiano Mazzotti: Giacomo Gabellini: “Ucraina. Il mondo al bivio”

lantidiplomatico

Giacomo Gabellini: “Ucraina. Il mondo al bivio”

di Damiano Mazzotti

Il ricercatore Giacomo Gabellini ha scritto un saggio molto utile che prende in esame la grande storia dell’attualità (1991-2022): “Ucraina. Il mondo al bivio” (Arianna Editrice, 2022, 297 pagine)

Già George F. Kennan nel mese di febbraio del 1997 anticipò queste tremende parole sulla strana “spinta verso est” della Nato, che avrebbe “infiammate le tendenze nazionalistiche, anti-occidentali e militariste in seno all’opinione pubblica russa; prodotto un effetto negativo sullo sviluppo della democrazia russa; rigettato le relazioni tra est e ovest nel clima della Guerra Fredda e indirizzato la politica estera di Mosca verso direzioni a noi sfavorevoli” (p. 75).

Quindi in questo libro si racconta la lunga storia recente dell’Ucraina in piena libertà, e si discute anche della famigerata famiglia Tymosenko, e dell’accozzaglia di identità europee di una nazione molto complessa e strana, in cui la questione ebraica è centrale, a livello affaristico e governativo. Troppe persone hanno dimenticato che “Dal 2006 al 2014 la Russia, tra gas rubato, forniture non pagate e penali non saldate, ha subito ben 35 miliardi di dollari di danni dall’Ucraina” (p. 104).

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Lorenzo Palaia: Establishment, populismi o alternativa sistemica: quali prospettive per l’Italia?

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Establishment, populismi o alternativa sistemica: quali prospettive per l’Italia?

di Lorenzo Palaia

È stata fatta notare su questo sito la differenza tra il contesto politico italiano e quello francese, come cioè sia difficilmente replicabile da noi una coalizione tipo NUPES, insieme di sinistra e popolare (o populista?). Successivamente, sempre su questo sito, sono stati espressi dubbi sulla strategia di Mélenchon, proprio perché nell’ultima fase avrebbe privilegiato l’identità tradizionale di campo rispetto a quella populista. Tuttavia, anche in Italia, la sovrapposizione confusiva tra vecchie geografie parlamentari (destra-sinistra) e nuove identità populiste è cosa assodata: il Movimento 5 Stelle fa parte ormai – pur con qualche oscillazione – della compagine del centrosinistra, mentre la Lega – considerata populista in anni recenti – ha sempre fatto parte del centrodestra, dovendo addirittura la sua legittimità (come anche Fratelli d’Italia) alla nascita stessa della seconda repubblica.

Cosa sono allora questi populisti, se anche i partiti di più lunga appartenenza di campo e di più tradizionale ideologia vengono detti tali? Sembrerebbe aver avuto ragione Fukuyama, secondo cui populista è ciò che non piace alle classi dirigenti liberali al governo.

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Andrea Valdroni: Agenda delenda est

frontiere

Agenda delenda est

Breve riflessione sul recente incontro del WEF

di Andrea Valdroni

La riunione annuale del World Economic Forum si è svolta a maggio nella consueta località svizzera di Davos, in un clima di forte ostilità nei confronti della Russia, tra fosche previsioni di un’imminente recessione globale e un inatteso, quanto giustificato, invito a “deporre l’ascia” da parte di un veterano della politica internazionale come l’americano Kissinger, a dimostrazione che il fronte euroatlantico anti-Putin non è più così compatto come si vuole far credere.

Tra i numerosi dibattiti ospitati, alcuni interventi spiccano per l’enfasi posta su temi quali la censura e il controllo, In linea con la peggiore tradizione distopica del WEFORUM(1).

Julie Inman, la commissaria australiana per la censura online (pessimo biglietto da visita), ha suscitato per esempio un certo clamore, non tra i grandi media italiani, va da sé, per il suo appello ad una “una ricalibrazione di un’intera gamma di diritti umani che si stanno manifestando online, dalla libertà di parola all’essere liberi dalla violenza online”, “ricalibrazione” necessaria dal momento che “stiamo registrando una crescente polarizzazione a livello globale e tutto sembra essere binario pur non dovendo essere necessariamente così”.

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