Acqua: i dissalatori sono inquinanti e costosissimi, ecco perché piacciono tanto nei piani alti

Il coro che vorrebbe bere il mare e invoca i dissalatori come soluzione della siccità e della mancanza d’acqua farebbe bene a darsi una calmata. I dissalatori, detti anche impianti di desalinizzazione, costano e inquinano: sì, inquinano molto. Consumano molta energia – proprio ora che è cara e scarsa – e dunque producono acqua carissima. Pensare di usarli non solo per la potabile nelle case ma anche per sopperire al fabbisogno dell’agricoltura e dell’irrigazione, poi, è una cosa assolutamente folle.

Ma magari i dissalatori sono uno di quei sogni bagnati che si fanno ai piani alti e altissimi, dove è in preparazione la nomina di un commissario con poteri speciali per potenziare e adeguare le reti idriche. Grandi appalti e grandi opere a beneficio dei grandi (im)prenditori: e poi ai cittadini toccano i costi attraverso le bollette, perché dell’acqua non si può fare a meno.

Prima di fare i conti in tasca ai dissalatori, una cosa va detta. Proprio perché dell’acqua non si può fare a meno, i dissalatori vanno bene come soluzione temporanea di emergenza. Ne è un esempio quello entrato in funzione a Taglio di Po, nel Polesine. Il lembo più orientale della Pianura Padana è una delle zone, per fortuna poche, dove la potabile viene da fiumi ormai agonizzanti.

La generalità della potabile deriva invece da sorgenti e pozzi profondi. Non risentono direttamente della siccità, che pure è gravissima al Nord e soprattutto al Nord Ovest. Non è un buon motivo per sprecare acqua: è invece l’ennesimo ottimo motivo per rattoppare gli acquedotti colabrodo.

I dissalatori inquinano. Per ogni metro cubo di acqua potabilizzata, lasciano dietro di sé quasi 1,5 metri cubi di liquido ultra salato che, buttato in mare, danneggia le creature viventi. E i dissalatori sono cari. Per avere un’idea, costa 97 milioni di dollari (ormai quasi la stessa cifra in euro) quello che si vuole costruire nel Sinai, per far fronte alle esigenze di un governatorato che conta 480.000 abitanti circa.

Ovviamente, i dissalatori per funzionare consumano energia. In Spagna, circa 2,5-3 Kwh per ogni metro cubo di acqua potabile prodotta. A Singapore, 3,5 Kwh per metro cubo. Calcolando che una famiglia media consuma 200 metri cubi di acqua all’anno, sono circa 500-700 Kwh. Praticamente, usare acqua dissalata significa aumentare del 20-25%% il fabbisogno di energia elettrica di una famiglia media, ora pari a 2.700 Kwh all’anno.

Ora l’energia elettrica è scarsa e cara. Sarebbe assolutamente irresponsabile far crescere il fabbisogno proprio adesso, attraverso l’introduzione dei dissalatori per scelta politica governativa.

Come per l’energia, anche le stime sul costo di un metro cubo d’acqua ricavato da un dissalatore variano. Secondo  un rapporto della società di consulenza Althesys, il record mondiale del basso prezzo è stato raggiunto nel 2020, quando l’energia costava così poco: 1,5 dollari al metro cubo; ora il costo medio si aggira sui 2-3 euro al metro cubo.

Ovviamente questi costi verrebbero scaricati sulla bolletta. Per 200 metri cubi all’anno (il consumo familiare medio), sarebbero 400-600 euro aggiuntivi: più i profitti, che i servizi ora va di moda privatizzarli, acqua compresa. La bolletta dell’acqua già costa in media 450 euro all’anno, senza bisogno del dissalatore.

Con questi prezzi, non sta né in Cielo né in terra l’ipotesi che i dissalatori possano sopperire al fabbisogno dell’agricoltura. Ad esempio, l’irrigazione del pomodoro a goccia richiede 4.840 metri cubi per ettaro all’anno. E si tratta di irrigazione a goccia, la più parsimoniosa: non quella che si effettua con con le pompe a getto e nemmeno facendo scorrere l’acqua nei solchi. Il mais, poi, beve più di una spugna.

La generalità dell’acqua per irrigare deriva dai fiumi: gli stessi che ora sono in sofferenza fino al punto che, dove se ne estrae anche la potabile, si fa ricorso al dissalatore d’emergenza. Ecco, magari coltivare qualcosa di diverso dal mais sarebbe un’idea molto migliore dei dissalatori.

GIULIA BURGAZZI

04/07/2022

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