[Sinistrainrete] Carlo Rovelli: “Ipocrisia”

Poche volte mi sono sentito come in questo periodo, così lontano da tutto quanto leggo sui giornali e vedo alla televisione riguardo alla guerra ora in corso in Europa orientale.

Poche volte mi sono sentito così in dissidio con i discorsi dominanti. Forse era dai tempi della mia adolescenza inquieta che non mi sentivo così ferito e offeso dal discorso pubblico intorno a me.

Mi sono chiesto perché. In fondo, sono spesso in disaccordo con le scelte politiche e ideologiche dei paesi in cui vivo, ma questo è normale — siamo in tanti e abbiamo opinioni diverse, letture del mondo diverse. Anche del mio pacifismo, poi, sono poi così sicuro? Ho dubbi, come tutti.

Allora perché mi sento così turbato, ferito, spaventato, da quanto leggo su tutti i giornali, e sento ripetere all’infinito alla televisione, nei continui discorsi sulla guerra?

Oggi l’ho capito. L’ho capito proprio ritornando col pensiero al periodo della mia prima adolescenza, quando tanti anni fa la gioventù di tanti paesi del mondo cominciava a ribellarsi a uno stato di cose che le sembrava sbagliato. Cos’era stata quella prima spinta al cambiamento? Non era l’ingiustizia sociale, non erano i popoli massacrati dal Napalm come i Vietnamiti, non era il perbenismo, la bigotteria, l’autoritarismo sciocco delle università e delle scuole, c’era qualcosa di più semplice, immediato, viscerale che ha ferito l’adolescenza di mezzo secolo fa e ha innescato le rivolte di tanti ragazzi di allora: l’ipocrisia del mondo adulto.

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Fabio Mini: Quanto durerà la guerra in Ucraina?

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Quanto durerà la guerra in Ucraina?

l’AntiDiplomatico intervista il Generale Fabio Mini

720x410c50jyghNella prima intervista del marzo scorso, con un successo di letture e critica straordinario, il generale Mini aveva offerto al pubblico de l’AntiDiplomatico uno spaccato completo di quello che sarebbe accaduto per la miopia dell’approccio Ue e Nato nel conflitto ucraino. La lettura è altamente consigliata anche oggi.

A quattro mesi di distanza torniamo a sollecitare le riflessioni del Generale Mini, in una fase che appare drammaticamente decisiva per il futuro degli interessi strategici nazionali e più in generale per la tenuta delle relazioni internazionali.

* * * *

Generale nella precedente intervista a l’AntiDiplomatico del 10 marzo lei dichiarava che per uscire dall’impasse l’Italia, cito testualmente, avrebbe dovuto: “Negoziare, finirla con il pensiero unico e la propaganda, aiutare l’Ucraina a ritrovare la ragione e la Russia ad uscire dal tunnel della sindrome da accerchiamento non con le chiacchiere ma con atti concreti. E quando la crisi sarà superata, sperando di essere ancora vivi, Italia ed Europa dovranno impegnarsi seriamente a conquistare quella autonomia, dignità e indipendenza strategica che garantisca la sicurezza europea a prescindere dagli interessi altrui.” 4 mesi dopo che cosa si sente di aggiungere a questa affermazione?

Soltanto una constatazione: il superamento della crisi si allontana ogni giorno di più. Le iniziative di pace sono sempre di meno e mentre la via per il disastro sta diventando un’autostrada, quella per la fine del conflitto non solo è un sentiero di montagna, ma è anche bloccato da un masso enorme fatto d’interessi contrastanti e cinismo.

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coniarerivolta: Il tempo è denaro: i numeri di quota 100 e l’ennesimo attacco alle pensioni

coniarerivolta

Il tempo è denaro: i numeri di quota 100 e l’ennesimo attacco alle pensioni

di coniarerivolta

Un recentissimo studio dell’INPS e dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha fornito cifre interessanti e probabilmente semi-definitive nella loro proiezione sul numero di beneficiari e sull’entità della spesa necessaria a finanziare la misura sperimentale di quota 100. Una misura che ha permesso per il triennio 2019-2021 di andare in pensione anticipatamente a coloro che avessero raggiunto il doppio requisito di 62 anni di età e almeno 38 di contributi versati all’ente previdenziale. Al momento sono pervenute all’INPS 380.000 domande di pensionamento.

Come noto, quota 100 è scaduta lo scorso 31 dicembre e, quindi, per chi non ha raggiunto i requisiti di accesso entro la fine del 2021 non sarà più possibile farne uso. Tuttavia, per chi aveva i requisiti entro la fine dello scorso anno sarà ancora possibile presentare domanda di pensione nei prossimi anni finché, entro la fine del 2025, non si esaurirà fisiologicamente questa ipotesi per il raggiungimento dell’età di pensionamento per vecchiaia da parte degli ultimi potenziali beneficiari.

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Andrea Zhok: “Non siamo sotto l’ombrello della Nato. Siamo noi l’ombrello della Nato”

lantidiplomatico

“Non siamo sotto l’ombrello della Nato. Siamo noi l’ombrello della Nato”

di Andrea Zhok

Chiedo venia per portare notizie funeste, ma a tutti quelli che continuano a dire di “Sentirsi Protetti Sotto l’Ombrello Della Nato” temo sia necessario rivelare un’amara verità.

Cari amici, non abbiatevene a male, però non avete capito bene.

Noi non siamo “sotto l’ombrello della Nato”.

Noi SIAMO l’ombrello della Nato.

E casomai non foste adusi all’utilizzo dei parapioggia, mi corre l’obbligo ricordarvi che l’ombrello è proprio la parte che si prende tutta la pioggia.

Dunque, cari amici, davvero vi “sentite sicuri” grazie al fatto che in Italia abbiamo 60 basi militari americane con 70 testate nucleari, sufficienti a cancellare l’Europa dalla faccia della terra?

Ecco, prendete una cartina geografica. Come potete notare, l’Italia è la portaerei Nato in Europa, che si protende ad Est verso la Russia e a Sud verso il Nord-Africa e il Medio-Oriente. Siamo dunque la prima linea del fronte rispetto a qualunque conflitto in cui davvero la Nato sia chiamata ad agire.

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Salvatore Bianco: Governo Draghi, noi costruiti per fare

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Governo Draghi, noi costruiti per fare

di Salvatore Bianco

«Questo governo è costruito per fare» è l’ultimo in ordine di tempo laconico messaggio nella bottiglia affidato dal governo alle onde mediatiche. Fare che cosa non è dato sapere, d’altronde il governo del fare era lo slogan che ha accompagnato la lunga sciagurata stagione berlusconiana. Il fare è dunque paradigmatico di un’epoca che non ne vuol sapere di tramontare, anzi che nell’ attualità continua ad imperversare. Nello specifico è il sintomo di una inversione, oramai introiettato come senso comune ed abitudine, tra politica ed economia.

Il fare è sempre procedurale, ha a che fare coi mezzi, mentre solo la prassi, l’agire propriamente politico, è finalistica. La prassi, spiegava Aristotele, punta a modificare le condotte rendendole meno asociali, non più rispondenti alle necessità della crematistica, della ricchezza fine a se stessa. E qui ci viene in soccorso il maestro di Aristotele, Platone che nel suo dialogo di commiato il Politico definisce la politica «tecnica regia» (basiliké téchne). E questo perché mentre i saperi banausici si limitano al come si fanno le cose, per l’appunto il fare, la politica si domanda se quelle cose devono essere fatte e soprattutto perché.

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Guido Salerno Aletta: Sintomi americani

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Sintomi americani

di Guido Salerno Aletta

Non una nuova crisi finanziaria, ma sociale

A guardarsi indietro, per capire come stanno andando le cose negli Stati Uniti, occorre fare riferimento agli ultimi due anni, visto che tutta l’economia è stata investita pesantemente dall’epidemia più grave da un secolo a questa parte. Ma serve anche considerare gli anni che precedettero la Grande Crisi Finanziaria del 2008.

E’ l’inflazione altissima da un anno a questa parte, un fenomeno sconosciuto dai primi anni Ottanta, che sta cambiando radicalmente il quadro prospettico: per le famiglie bisogna considerare il reddito reale disponibile, il risparmio in percentuale rispetto al reddito, l’andamento dei tassi di interesse e quello dei prezzi delle case.

Cominciamo col fare riferimento al 2020 per quanto riguarda il risparmio: con tutta l’economia ferma ed i sussidi pubblici, si era gonfiato a dismisura, arrivando alla astronomica percentuale del 26,1% del reddito. Da allora, da quando l’economia ha ripreso a girare, è sceso in picchiata, ma ormai è al di sotto del livello pre-crisi, al 5,6%, quando arrivava al 7,4% alla vigilia della crisi pandemica.

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Raffaele Gorpia: Attacco alla democrazia e neocretinismo parlamentare

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Attacco alla democrazia e neocretinismo parlamentare

di Raffaele Gorpia*

IMG 20220624 163747«Questi disgraziati poveri di spirito per tutto il corso delle loro esistenze generalmente molto oscure […] dal principio della loro carriera legislativa erano stati più di qualsiasi altra frazione dell’Assemblea contaminati dalla incurabile malattia del cretinismo parlamentare, infermità che riempie gli sfortunati che ne sono vittime della convinzione solenne che tutto il mondo, la sua storia e il suo avvenire, sono retti e determinati dalla maggioranza dei voti di quel particolare consesso rappresentativo che ha l’onore di annoverarli tra i suoi membri e che qualsiasi cosa accada fuori delle pareti di questo edificio […] non conta nulla in confronto con gli eventi incommensurabili legati all’importante questione, qualunque essa sia, che in quel momento occupa l’attenzione dell’onorevole loro assemblea».

Nel luglio del 1852, Friedrich Engels scriveva a proposito dei deputati della sinistra nell’Assemblea legislativa.

In tempi di riduzione del numero dei parlamentari è ampiamente prevedibile l’accanimento alla corsa al seggio parlamentare da parte di vecchi e nuovi parlamentari, vecchi e nuovi politicanti dediti alla coltivazione delle proprie clientele per poter conservare la propria peculiare e sottile forma di parassitismo sociale.

L’ottuso populismo grillino, oggi in declino, ha sancito la fine del residuo di democrazia esistente nel nostro Paese con l’affermazione del sì al recente referendum costituzionale confermativo della riforma che riduce il numero di parlamentari e senatori a partire dalla prossima legislatura. In soldoni, le piccole formazioni politiche, ammesso che riuscissero a superare le soglie di sbarramento previste per entrare in Parlamento, saranno diffusamente assenti sul territorio nazionale in quanto a rappresentanza parlamentare in tutte le regioni di piccole e medie dimensioni, al contrario verrà favorito e consolidato praticamente senza concorrenza tutto il notabilato locale che già controlla sul territorio, con le buone e con le cattive, consistenti pacchetti di voti.

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Il Pedante: L’ignoranza è speranza

ilpedante

L’ignoranza è speranza

di Il Pedante

Caravaggio San GerolamoNel cosmo immaginario de Il Signore degli anelli, il capolavoro narrativo di John R. R. Tolkien pubblicato tra il 1954 e il 1955, i palantíri sono sfere di cristallo fabbricate dagli Elfi di Valinor «in giorni così lontani che il tempo non può misurarsi in anni» per osservare e comunicare a distanza. Le sfere potevano collegarsi tra di loro (esisteva anche un «server» centrale che le controllava tutte, il palantír custodito nella Cupola di Stelle, a Osgiliath) e persino mostrare eventi lontani nello spazio e nel tempo, da cui il loro appellativo di «Pietre Veggenti». Dei molti esemplari realizzati e poi perduti o distrutti nel corso dei secoli, all’epoca in cui si svolgono i fatti narrati ne risultavano attivi soltanto tre, rispettivamente al servizio di Sauron, lo spirito malvagio che minaccia i popoli liberi della Terra di Mezzo, lo stregone Saruman e l’umano Denethor, sovrintendente del regno di Gondor. Tra gli oggetti magici che appaiono nel racconto, i palantíri occupano un ruolo preminente nello sviluppo narrativo. È proprio dopo avere scrutato in una di queste pietre che il saggio Saruman si allea con l’Oscuro Signore e il valente Denethor rinuncia a combattere contro le truppe del male, finendo suicida.

Il palantír è anche letteralmente una televisione. In Quenya, la lingua elfica immaginaria di cui Tolkien ha composto una grammatica e un vocabolario, palan significa «lontano» (come il greco τῆλε) e tír «guardare» (come il latino vīsĭo). Per la sua versatilità può anche apparentarsi con le più moderne webcam, i videotelefoni e le altre applicazioni della rete internet che permettono appunto di «vedere lontano e trasmettersi i pensieri» da distanze inaccessibili ai sensi. Le sue stesse presunte proprietà divinatorie anticipano l’ambizione di prevedere gli eventi raccogliendo e analizzando in tempi rapidi enormi quantità di dati messi a disposizione dalle reti informatiche.

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Fabrizio Marchi: La credibilità (perduta) dello stato

linterferenza

La credibilità (perduta) dello stato

di Fabrizio Marchi

Ho appena finito di vedere un documentario su Sky sul sequestro Dozier, il generale americano e della NATO sequestrato dalle BR nel 1982 e soprattutto sulle torture a cui i brigatisti catturati, anche prima della liberazione del generale, furono sottoposti dagli agenti speciali dei Nocs per ottenere informazioni utili.

E’ ormai da tempo appurato – come lodevolmente mostra il documentario – che l’ordine di torturare i brigatisti venne dai vertici del governo e non fu una iniziativa individuale degli agenti di polizia. I quali peraltro, e dal loro punto di vista giustamente, si sentirono traditi dallo stato stesso quando successivamente alle denunce dei torturati furono accusati e condannati (sia pure con pene molto blande).

La questione che voglio porre è però di ordine politico.

Quando vuole, se vuole, lo stato non si pone limiti e va fino in fondo. In quel caso c’era di mezzo un alto ufficiale statunitense e della NATO. Non si poteva fallire. E allora il ricorso sistematico alla tortura – come ormai emerso – fu autorizzato e ampiamente praticato.

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lorenzo merlo: Ausa – Autarchici Stati Uniti d’America

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Ausa – Autarchici Stati Uniti d’America

di lorenzo merlo

In merito alla guerra Nato-Russia, c’è un progetto in corso non ancora rivelato, che avanza sottotraccia. Non riguarda la salvezza della Russia, ma quella degli Usa e di altri brandelli d’Occidente

 

Non ditelo

No. Non è stupido. E neppure cinico. La sua posizione “La nostra appartenenza alla sicurezza atlantica è scontata […] ora c’è un decreto interministeriale che prevede l’invio di altre armi […]. Nessuno di noi vuole la guerra, un’escalation, questo è quello che dirò al presidente Biden, ma nessuno di noi vuole abbandonare l’Ucraina. Se l’Ucraina non riesce a difendersi avremo non una pace ma una sottomissione, la schiavitù di un Paese democratico, di un Paese sovrano” (1), nella traduzione della sua amica Victoria (2) sarebbe stata la seguente: Chi se ne fotte degli ucraini. Più puntualmente: Chi se ne fotte dei crescenti morti ucraini e di quelli che possibili anni di guerra provocheranno; chi se ne fotte della devastazione economica e fisica del paese democratico.

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Mariano Bizzarri: Nature, vaccini sotto i 5 anni: “Non c’è nulla nei dati di Pfizer e Moderna per giustificare una tale scelta”

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Nature, vaccini sotto i 5 anni: “Non c’è nulla nei dati di Pfizer e Moderna per giustificare una tale scelta”

Scienza davanti ad un bivio

di Mariano Bizzarri (Università La Sapienza)

Questa volta la preoccupazione viene sollevata direttamente da Nature. In un articolo di pochi giorni fa relativo alla autorizzazione dei vaccini per i bambini al di sotto dei 5 anni. La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha concesso “l’autorizzazione di emergenza” ai vaccini COVID-19 per i bambini di età inferiore ai cinque anni. Supponendo che anche i Centers for Disease Control and Prevention firmino la decisione, altri 18 milioni di persone, di età compresa tra 6 mesi e 4 anni, negli Stati Uniti saranno idonee per l’inoculazione. Per cominciare non si capisce di quale “emergenza” si tratti, ora che l’andamento del Covid-19 è andato assumendo un carattere endemico, caratterizzato da un basso tasso di letalità e di occupazione delle terapie intensive. Ciò è specialmente vero per le fasce d’età al di sotto dei 60 anni per le quali la mortalità è di circa 1 caso ogni 1000 persone colpite dalla malattia, ed è quindi del tutto sovrapponibile a quella dell’influenza (vedi tabella).

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