Una sinistra in cerca di voti condanna la aggressione russa. A chi giova?

Era inevitabile che con l’approssimarsi delle elezioni i soliti gruppi che tentano la scalata al parlamento provassero di nuovo a riorganizzare le fila. La questione non desta scandalo perchè ciascuno ha diritto di presentarsi come vuole al giudizio degli elettori anche se il livello delle astensioni, che tende a superare il 50%, dimostra che questi non sono poi così ingenui da abboccare all’amo di chi gli promette il paradiso.

La questione è diversa se parliamo di gruppi che si presentano con un programma che pone al centro la questione della pace. In questo caso i requisiti minimi che si richiedono a chi tenta l’avventura elettorale dovrebbero essere che si fossero effettivamente misurati con il problema per cui rivendicano la rappresentanza dei cittadini e soprattutto che dicessero la verità sulla guerra e le sue cause.

Negli ultimi giorni, per guadagnare consensi e arrivare alla meta agognata, cioè entrare in parlamento, sta circolando un appello elettoralistico che fa leva sulla questione emotiva della guerra. Scorrendo i nomi dei firmatari si vede bene che la stragrande maggioranza sono persone di ceto politico che, nonostante le sconfitte precedenti e la poca credibilità di cui godono in giro, rispetto alla questione drammatica della guerra in Ucraina si presentano in realtà con un bilancio assai magro, frutto di una sproporzione tra parole e fatti, avendo dimostrato in questi cinque mesi di guerra di aver fatto ben poco per incidere sulla situazione. Sono stati cinque mesi caratterizzati dal coinvolgimento dell’Italia in Ucraina con l’invio di armi e di intelligence, in violazione dell’art.11 della Costituzione, e dall’approvazione di sanzioni economiche che hanno scatenato inflazione e crisi economica e soprattutto hanno fatto, e ancora fanno correre al nostro paese il rischio di un coinvolgimento ancora più diretto nella guerra. A fronte di questa drammatica realtà abbiamo avuto iniziative che marcavano una distanza abissale tra ciò che era necessario fare e quello che effettivamente è stato fatto per incidere sugli avvenimenti. Su questo giudicheranno comunque gli elettori.

La novità grave di questa vicenda è pero un’altra. Il testo dell’appello a unire le forze per affrontare la prova elettorale si apre con la condanna della Russia per l’aggressione all’Ucraina. Allora qui non si tratta più di credibilità politica, ma di una cosa ben più grave che riguarda una certa sinistra che per decenni, di fronte alle guerre imperialiste a guida NATO e USA ha sempre mantenuto posizioni ambigue.

La storia dei né … né è nota. Quando gli USA e la NATO hanno scatenato le ‘guerre infinite’ in Iraq, Afghanistan, Jugoslavia, Libia e altrove si è arrivati ad accreditare l’idea che comunque le guerre erano contro i ‘dittatori’ e i ‘satrapi orientali’. Contro la guerra dunque, ma anche contro il dispotismo e per i ‘diritti umani’. Anche se poi non era facile spiegare tutto questo accanimento americano e occidentale: non è che in fondo c’entrava un po’ anche l’imperialismo?

Peraltro alcuni di coloro che hanno firmato il manifesto elettorale di cui stiamo parlando si sono distinti in varie situazioni non proprio antimperialiste. Come chi, facendo parte di ONG attive nella ‘zona verde’ di Baghdad controllata dagli americani vi svolgeva la sua attività protetto dalla bandiera a stelle e strisce o chi aveva manifestato, a suo tempo, davanti all’ambasciata libica a Roma a favore di quelli che avrebbero poi trucidato Gheddafi. L’elenco sarebbe lungo e comprende anche le sanzioni alla Siria e le vicende curde. I fautori italiani della pace che chiedono voti dimenticano che organizzazioni armate curde occupano assieme alle truppe USA una parte della Siria, a presidio delle risorse petrolifere (mentre i cattivi russi hanno permesso ad Assad di resistere e di capovolgere i rapporti di forza in Medio Oriente) e insistono nel convogliare la solidarietà verso milizie armate dagli americani

Ora, però, tornando alla guerra in Ucraina che viene considerata un’aggressione russa, la posizione dei pacifisti in cerca di voti diventa insostenibile. Definire l’operazione militare speciale russa un’aggressione è pura menzogna e fa parte del vocabolario imperialista occidentale. Ai pacifisti in cerca di voti dovrebbe essere arcinoto che prima di arrivare a muovere i carri armati c’è stato un intervento occidentale in Ucraina fatto di destabilizzazioni politiche, di riorganizzazione militare in funzione antirussa, di repressione gestita in tandem dalle autorità statali e dalle organizzazioni naziste, di aggressione contro le popolazioni russofone nel Donbass. Si poteva evitare, in queste condizioni, l’intervento militare di fronte al rifiuto occidentale di rispettare gli accordi di Minsk e di arrivare a un trattato di sicurezza europeo dopo l’incessante allargamento ad est della NATO?

Le anime belle della sinistra occidentale, che antepongono il moralismo all’analisi concreta delle situazioni storiche, dovrebbero pure ricordare due avvenimenti relativi alla seconda guerra mondiale: la guerra sovietico-finlandese del 1938 e l’accordo Molotov-Ribbentrop del 1939 che allontanò di due anni la guerra contro l’URSS. In ambedue i casi si trattò di iniziative che impedirono alla Germania nazista e agli angloamericani di creare condizioni di attacco all’URSS nei modi e nelle forme che i suoi nemici si stavano preparando a mettere in atto.

Adesso la Russia, contrariamente a ciò che avevano fatto Eltsin e Gorbaciov, sta mettendo in chiaro che l’occidente imperialista non può pensare di portare avanti un progetto di destabilizzazione del paese e di accerchiamento militare senza pagarne le conseguenze.

Noi che sappiamo tutte queste cose e che denunciamo gli USA e la NATO per ciò che stanno facendo in tutte le parti del mondo, se vogliamo veramente lottare contro la guerra, dobbiamo riconoscere qual è il nemico e come combatterlo. Chi imbroglia su questo indebolisce la lotta per la pace e si adegua alla propaganda dell’imperialismo.

Aginform
10 luglio 2022

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