[Sinistrainrete] Giovanna Cracco: Capitalismo e ambientalismo. La transizione (non) ecologica

Dall’estrazione delle materie prime al riciclaggio finale, le omissioni nella narrazione green: distruzione ambientale, spreco d’acqua, inquinamento, sfruttamento, consumo energetico di Big Tech. L’ultima rivoluzione tecnologica capitalistica che nulla ha a che fare con l’ambientalismo

“Prendiamo il caso delle pale eoliche: la crescita di questo mercato esigerà, da qui al 2050, 3.200 milioni di tonnellate di acciaio, 310 milioni di tonnellate di alluminio e 40 milioni di tonnellate di rame, poiché le pale eoliche inghiottiranno più materie prime rispetto alle precedenti tecnologie. A pari capacita [di produzione elettrica], le infrastrutture eoliche avranno bisogno fino a quindici volte in più di cemento, novanta volte in più di alluminio e cinquanta volte in più di ferro, rame e vetro rispetto alle istallazioni che utilizzano combustibili tradizionali.”

O. Vidal, B. Goffe e N. Arndt, Metals for a Low-Carbon Society, Nature Geoscience, vol. 6, novembre 2013

“Il rapporto mostra chiaramente che le tecnologie che si presume popoleranno il cambiamento all’energia pulita – eolico, solare, idrogeno ed elettrico – richiedono significativamente più risorse materiali per la loro composizione rispetto agli attuali sistemi tradizionali di approvvigionamento energetico basati sui combustibili fossili.”

World Bank,

The Growing Role of Minerals and Metals for a Low Carbon Future, giugno 2017

“Vanno purificate 8,5 tonnellate di roccia per produrre un chilo di vanadio, 16 tonnellate per un chilo di cerio, 50 tonnellate per l’equivalente di gallio, e la cifra sbalorditiva di 200 tonnellate per un misero chilo di un metallo ancora più raro, il lutezio.” Guillaume Pitron,

La guerra dei metalli rari, Luiss Press, 2019

Transizione ecologica e digitale: una locuzione che è divenuta un imperativo, una parola d’ordine che nessuno più mette in discussione. Rare volte si è assistito a un cambio di paradigma con tale velocità: dall’essere argomento appannaggio di gruppi minoritari, pensiero carsico che riusciva ad affiorare solo legato a eventi contingenti per poi tornare a sotterrarsi, in pochi mesi l’ambientalismo si è trasformato in pensiero dominante.

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Stefano Zecchinelli: Operazione Z

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Operazione Z

di Stefano Zecchinelli*

Una manovra militare difensiva che segna la fine dell’unilateralismo Usa

zzzIl conflitto in Ucraina ha rilanciato la dottrina messa a punto, dopo l’11 settembre 2001 (11/9), dai neoconservatori statunitensi chiamata “guerra senza fine”. Il Pentagono, con cinismo e nella più totale indifferenza, ha pianificato la distruzione d’una porzione del pianeta: le grandi nazioni imperialiste (USA, Gran Bretagna, Germania, Canada e Israele) avrebbero pauperizzato il mondo non globalizzato, deprivato – nei disegni neocons – delle proprie infrastrutture statali. I cables declassificati dal gruppo editoriale Wikileaks hanno rivelato che le guerre nel nuovo millennio non vengono combattute per essere vinte, bensì per gettare nel caos intere aeree geografiche attraverso conflitti che, nella letteratura militare del Pentagono, prendono il nome di “guerra eterna”. Il conflitto fra socialismo e capitalismo è stato affiancato all’ostilità perpetua dell’imperialismo nord-americano verso il diritto di autodecisione dei popoli, diritto inalienabile che in circostanze estreme contempla anche la Resistenza armata: es. Donbass e Palestina. Col colpo di stato neonazista di Piazza Maidan (Kiev 2014), gli Stati Uniti hanno esteso l’applicazione di questa dottrina alla Federazione Russa, mettendo a repentaglio la stessa vita degli europei del centro e dell’ovest.

 

Alcune caratteristiche dell’imperialismo del ventunesimo secolo

Le guerre del ventunesimo secolo, o guerre multidimensionali e “di quarta generazione”, differiscono dalla guerra convenzionale del secolo scorso, perché oltre alla politica economica/militare s’estendono sul piano ideologico e della manipolazione massiva attraverso la privatizzazione dei mezzi di comunicazione. Vediamo – seppur in sintesi – quali sono gli elementi costitutivi dell’imperialismo del ventunesimo secolo:

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Matteo Bortolon: Germania: bye bye surplus commerciale

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Germania: bye bye surplus commerciale

di Matteo Bortolon

I dati relativi al mese di maggio scorso, diffusi dall’Agenzia federale tedesca di statistica (DESTATIS) il 4 luglio indicano che la Germania è in deficit commerciale per la prima volta dal 1991.

La notizia sta facendo scalpore perché l’immarcescibile surplus tedesco era considerato una costante delle dinamiche economiche europee, nonché uno dei fenomeni più discussi nel decennio scorso, come fonte di squilibri disfunzionali rispetto all’eurozona.

Ciò di cui si parla è la differenza numerica fra valore delle esportazioni ed importazioni: le prime portano ricchezza nel paese dall’estero, le seconde determinano un flusso in uscita.

Per avere un’idea solida di tale trend si deve considerare un lasso di tempo ampio, e le statistiche si incentrano normalmente sul termine di un anno. Le misurazioni mensili tendono a rifugiarsi nelle nicchie di esperti e specialisti, e difficilmente si fanno strada fino al grande pubblico, a meno che non siano eclatanti e catastrofiche. Ed il motivo è che una mensilità o anche un trimestre anomali possono essere riassorbiti in una dinamica di più lungo periodo.

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coniarerivolta: La truffa del cuneo fiscale

coniarerivolta

La truffa del cuneo fiscale

di coniarerivolta

Periodi duri come quello attuale richiedono misure straordinarie. Tra disoccupazione, inflazione galoppante e insicurezza economica crescente, servirebbero ricette innovative e di ampia portata a favore dei lavoratori. Di sicuro i partiti non stanno lavorando sull’innovatività, ma sembrerebbero almeno dedicarsi ad un intervento di dimensioni ragguardevoli. Stiamo parlando infatti della solita, immancabile, immarcescibile proposta di “patto tra governo e parti sociali per un taglio shock al cuneo fiscale, ovvero al costo del lavoro”. Secondo le attuali proposte, tale taglio dovrebbe far ottenere una mensilità in più a 15 milioni di lavoratori dipendenti con retribuzioni fino ai 35mila euro lordi. Cerchiamo di capire se questa proposta può essere soddisfacente, ma prima di tutto inseriamo un dato di realtà: non è affatto vero che – come si lamentano i nostri imprenditori – il costo del lavoro (dato da salari più oneri accessori, quali contributi previdenziali, etc.) in Italia è più alto che in altri paesi.

Tenendo questo in mente, un aumento di ciò che i lavoratori percepiscono effettivamente in busta paga dovrebbe essere, di per sé, un segnale positivo, soprattutto in periodi di forte erosione del potere d’acquisto.

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Federico Dezzani: Italia, Polonia, russi e anglosassoni

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Italia, Polonia, russi e anglosassoni

di Federico Dezzani

La pandemia prima ed il conflitto russo-ucraino poi, hanno rafforzato una dinamica già visibile nei primissimi anni 2000: alla crescente centralità economico-militare della Polonia nei piani occidentali fa da contraltare la sempre maggiore marginalità dell’Italia, progressivamente indotta sulla via del crack politico e finanziario. La volontà degli anglosassoni è infatti innalzare “l’isoterma del caos” sino alla sponda settentrionale del Mediterraneo, concentrandosi sull’Europa centrale in funzione anti-russa. Solo i russi, “tornati” nel Mediterraneo dopo la conquista del Mar Nero, hanno interesse alla sopravvivenza dell’Italia come fattore potenza.

 

L’assetto europeo della prossima guerra mondiale

Zero. Zero volte. Questo è il numero delle citazioni dedicate all’Italia dal geopolitico Zbigniew Brzezinski (ebreo polacco naturalizzato americano) nel suo “La grande Scacchiera” del 1997. Il testo è di estrema attualità, poiché descrive alcuni lineamenti geopolitici che solo oggi, a distanza di venticinque anni dalla sua pubblicazione, si stanno pienamente manifestando.

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Mauro Armanino: In Niger mendicanti si può diventare

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In Niger mendicanti si può diventare

di Mauro Armanino

Niamey, giugno 2022.

I genitori che, in cambio di un po’ di soldi, affittavano, o vendevano, i loro figli, normalmente per un periodo di tre anni, a dei personaggi, i cosiddetti ‘padroni’, che si industriavano per portarli nelle grandi città e maggiormente in Francia ed Inghilterra dove li obbligavano ai mestieri più umili e duri: lustrascarpe, venditori per le strade di statuette di gesso e di santini o di altre immagini o di fiammiferi, sguatteri, facchini, mendicanti, suonatori di organetto, spazzacamini, in certe fabbriche, senza cure, senza pulizia, alloggiati in tuguri infami, nella promiscuità e abiezione più ripugnanti

Si tratta di bambini italiani sui quali, qualche anno fa, l’insegnante Michele Santulli scrisse in un articolo pubblicato dal sito ‘altritaliani’. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire nella scontata saggezza di un tempo passato e sempre attuale. La mendicanza è costitutiva della nostra avventura umana perché, se ci pensiamo, vivere non è che passare da una stato di mendicità radicale, ad altri stadi più coscienti ma sempre ‘mendicativi’.

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Andrea Pannone: La ricchezza improduttiva, l'”economia di carta” e la teoria del valore

bollettinoculturale

La ricchezza improduttiva, l'”economia di carta” e la teoria del valore

di Andrea Pannone

images4erfvgbnjiPremessa

In un articolo su Bollettino Culturale del 2021 ho affrontato il problema della forma valore in Marx in modo esplicitamente non convenzionale rispetto a come il tema è stato affrontato nella letteratura economica marxista. La non convenzionalità, per essere chiari, è stata quella di raggiungere in modo formalmente rigoroso le stesse conclusioni raggiunte da Marx nel primo libro del Capitale – prima di tutto quella di ricondurre l’origine del profitto al pluslavoro, ossia a un rapporto di sfruttamento – facendo riferimento, però, a una rappresentazione dell’economia capitalistica piuttosto diversa da quella adottata dal filosofo di Treviri, almeno per ciò che attiene al modo di produrre e all’organizzazione dei mercati. Questi due aspetti, infatti, sono stati rappresentati nel nostro schema teorico in modo estremamente coerente ad un sistema economico moderno, anche ricorrendo, seppur solo parzialmente, ad alcune idee di autori molto distanti dal pensiero di Marx (in primo luogo Keynes).

In questo scritto integrerò le assunzioni portanti del suddetto schema teorico con il meccanismo di circolazione monetaria proposto da Marx nel terzo libro del Capitale (vedi Marx 1894), opportunamente modificato per essere maggiormente coerente con la realtà de sistemi economici e finanziari moderni. Lo scopo è quello di spiegare – in modo fortemente compatibile con l’approccio da me seguito nel mio primo articolo su Bollettino – il fenomeno dell’enorme espansione dei guadagni (earnings) derivanti dal possesso di asset non riproducibili (come ad esempio titoli, azioni, beni immobili ecc.), che sta caratterizzando le economie capitalistiche da almeno 25 anni.

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Fabio Ciabatti: La guerra e il lato oscuro dell’Occidente. 3: A caccia di mostri

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La guerra e il lato oscuro dell’Occidente. 3: A caccia di mostri

di Fabio Ciabatti

Qui e qui le puntate precedenti

perchek industrie raDgOau5K6c unsplashI periodi bellici non sembrano adatti al tentativo approfondire l’analisi. La propaganda non va tanto per il sottile. I nemici diventano mostri, il male assoluto. Parlando di nemico come lato oscuro si potrebbe dare l’impressione che stiamo menando il can per l’aia di fronte alla domanda pressante che viene rivolta a tutti noi: tu da che parte stai? Ma è proprio a questa domanda che bisogna sottrarsi. Perché, comunque si sviluppi nel breve periodo, il conflitto è destinato a far emergere i fondamenti mostruosi del nostro mondo. Un modo per provare a disertare il campo di battaglia è proprio quello di riconoscere che il nemico non rappresenta un’alterità incommensurabile rispetto alla nostra identità (stiamo parlando di una diserzione ideale ben consapevoli che quella reale cosa assai diversa). In questo modo possiamo mettere in questione la logica assoluta dell’“amico-nemico” che ci viene imposta e contrastare gli slanci bellicamente eroici che essa porta con sé. Si tratta certamente di un primo passo necessario perché ci consente di capire che, al di là delle manifeste differenze, esiste un sostrato comune tra i contendenti.1

Adesso, però, è venuto il momento di chiederci se questo passo sia anche sufficiente. La suggestione del lato oscuro l’abbiamo ripresa da uno dei manuali di sceneggiatura più diffusi di Hollywood, Il viaggio dell’eroe di Christopher Vogler. Qui l’antagonista è considerato come l’“insieme degli aspetti negativi dell’Eroe stesso”, come la “dimora dei mostri che reprimiamo dentro di noi”. Il nemico non è altro che l’eroe al rovescio, il suo lato oscuro, appunto. In questo contesto, la sconfitta dell’antagonista deve passare necessariamente per una trasformazione dell’eroe, perché la vittoria contro il male che è rappresentato esteriormente dal nemico significa anche la sconfitta del male che si cela in profondità nel protagonista stesso. La domanda da porsi a questo punto è la seguente: a partire da questa dinamica si può immaginare che la trasformazione dell’eroe possa produrre qualcosa di realmente nuovo?

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Vincenzo Morvillo: Esultanza arcobaleno e cretineria sinistrese

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Esultanza arcobaleno e cretineria sinistrese

di Vincenzo Morvillo

E ci risiamo…

Siamo oramai alla più completa cretineria sinistrese. Chiusa in una bolla egocentrata e tramata dall’aureferenzialità più spicciola.

La comunità Lgbtq+, l’Arci e tutto il variopinto mondo della “sinistra” – da quella arcobaleno a quella in salsa rosa, tipo crema di scampi – esultano da qualche giorno sui social e sui media di regime, per il matrimonio Turci-Pascale.

Ossia per un atto privato assolutamente legittimo ma che, proprio per la sua “normalità”, non dovrebbe sollevare più di una benevola curiosità.

Esultanza che è l’ennesima conferma, laddove ve ne fosse ancora bisogno, di uno smantellamento ideologico della sinistra stessa.

Prodotto della retorica dei diritti civili e della completa sussunzione nel paradigma capitalistico.

Forgiato dallo “spettacolo”, quale modello immaginario e simbolico imposto dal capitale al suo più alto grado di sviluppo.

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Nicola Licciardello: Dugin contro la fine. II

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Dugin contro la fine. II (conclusione)

di Nicola Licciardello

Qui la parte I

“Solo una crociata globale contro gli Usa, l’Occidente, la globalizzazione e la loro più completa espressione politico-ideologica, il liberalismo, potrà essere una risposta adeguata”[1] al nichilismo contemporaneo. Non escludo che una simile vittoria possa implicare la rimozione dalla faccia della terra di quell’aura spirituale e fisica da cui ha avuto origine l’eresia globale, quella che insiste sul fatto che ‘l’uomo è misura di tutte le cose’ (Protagora) aggiunge veemente Dugin. E’ singolare che l’origine del Liberalismo, cioè del Male assoluto, sia fatta risalire così indietro e imputata all’Uomo – del quale l’appena scomparso Peter Brook diceva: « L’essere umano è il solo esoterismo che merita d’esser decifrato ». Per Dugin l’esoterismo è il pensiero tradizionalista, quello degli Evola, dei Guenon, dei Burkhardt, ma non è direttamente coinvolto nella pratica della 4TP.

La parola “crociata” fa pensare a una guerra senza quartiere contro l’Occidente, ma si tratta essenzialmente di un processo storico, in qualche modo destinale, inevitabile. La 4TP non è un progetto ben confezionato da schierare contro il liberalismo, di quest’ultimo è in qualche modo l’ombra, la risultante del suo negativo, politicamente e antropologicamente.

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Enza Sirianni: Peggio di quanto si pensasse

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Peggio di quanto si pensasse

di Enza Sirianni

Quando Draghi fu chiamato da Mattarella a dirigere la barcarola Italia nei marosi dell’epidemia da Sars-Cov 2, in molti che conoscevano le gesta dell’uomo, si affrettarono a tracciarne il ritratto con previsioni funeste per il nostro paese, caduto dalla padella alla brace.

Basta scorrere un po’ dell’informazione non controllata dai gruppi di potere che dettano legge nella penisola, per constatarlo. Il banchiere non aveva un curriculum rassicurante per le aspettative dei lavoratori italiani né per le sorti dei pochi beni pubblici non azzannati ancora dai mastini della privatizzazione.

Leggende o meno, si ricordava che un ancora verde Draghi fosse stato sul famoso Britannia a giugno del ’92, con Ciampi e Andreatta. Si preparava l’avvento della moneta unica ed era necessario procedere con le privatizzazioni, dall’energia alle telecomunicazioni (il tesoro a cui attingere era veramente ampio e composito) per realizzare obiettivi quali la riduzione del debito pubblico italiano, per rendere più competitivi ed efficienti produzione e servizi, per aumentare l’occupazione. Il tempo è galantuomo e palesando verità, appaga le risposte di chi ha la ventura di vivere e la pazienza di attendere. I risultati sono ora sotto i nostri occhi.

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Recensione di “Una teoria dell’imperialismo. Il viaggio delle merci”

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Recensione di “Una teoria dell’imperialismo. Il viaggio delle merci”

La categoria “imperialismo” è stata sistematicamente emarginata a sinistra o affrontata con paraocchi ideologici e identitari sia a livello politico che teorico, come dimostra l’attuale guerra in Ucraina. Uno dei lavori più recenti sull’argomento è stato scritto dagli economisti indiani Utsa e Prabhat Patnaik. In Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Meltemi con il titolo: “Una teoria dell’imperialismo. Il viaggio delle merci”.

Ho avuto l’onore di intervistare qualche anno fa Prabhat Patnaik. Potete recuperare sul mio sito l’intervista.

Il lavoro dei Patnaik ha avuto una grande risonanza nei circoli marxisti e progressisti in Asia, Europa e Stati Uniti. Tuttavia, questi autori sono ancora poco conosciuti e diffusi in Italia. Oltre ad essere importanti intellettuali, i Patnaik hanno legami storici con il movimento comunista indiano. Prabhat è editorialista del quotidiano Peoples Democracy del Partito Comunista d’India (marxista). La coppia partecipa anche al Tricontinental Social Research Institute, un’organizzazione che mira a riunire i ricercatori antimperialisti del Terzo Mondo.

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