[Sinistrainrete] Covid. I vaccinati si ammalano più degli altri: cosa cambia con la “scoperta” dell’ISS

Variante Omicron 5, reiterazione dei vaccini, efficacia di quelli a mRna, eventi avversi: gli ultimi studi sul Covid stanno smontando molte tesi ideologiche

È quantomeno curioso che nessuno in Italia – né enti istituzionali, né l’Accademia e tantomeno i politici – avvertano l’esigenza di promuovere un momento di riflessione pubblica su quanto è successo in Italia con la comparsa del Covid dai primi del 2020 in poi.

Eppure, tanti sono gli interrogativi sospesi – da come è iniziata l’epidemia alla tempestività e appropriatezza delle misure predisposte – e che oggi tornano ad incombere a fronte dell’incertezza delle prospettive che si profilano al nostro orizzonte. Ci sarà una recrudescenza della pandemia? Quali vaccini dovremo utilizzare? Non dovremmo sviluppare una strategia diversificata? È pronto il nostro sistema sanitario a farvi fronte?

Non sono questioni di scarsa irrilevanza ed è scandaloso che l’informazione debba limitarsi a riportare le esternazioni – spesso strampalate, quando non addirittura ispirate ad una visione catastrofista priva di qualunque fondamento – di un manipolo di esperti, invero conosciuti ormai più per le loro intemerate televisive che per le ricerche che realmente conducono in laboratorio o nei reparti.

Proviamo noi a formulare – quantomeno – le domande fondamentali.

Punto primo: è cambiato non solo il profilo epidemiologico ma anche il quadro clinico, dato che l’attore prevalente è ormai Omicron, parente alla lontana del Sars-CoV-2 che– con le sue varianti principali Alpha e Delta – ha alimentato i primi due anni di epidemia. Omicron – a prescindere dall’efficacia dei vaccini – ha considerevolmente ridotto l’impatto sul sistema sanitario perché, anche se più contagioso, si accompagna ad un ridotto tasso di occupazione dei reparti di medicina e di terapia intensiva.

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Igor Pelgreffi: La società automatica secondo Bernard Stiegler: lo stato della mutazione

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La società automatica secondo Bernard Stiegler: lo stato della mutazione

di Igor Pelgreffi

Schermata del 2022 08 15 16 14 16Il nostro corpo sta mutando, anche qui, ora, mentre scriviamo o leggiamo, per effetto degli automatismi, per esempio del nostro essere ora esposti a uno schermo, o all’esserlo stati così a lungo negli ultimi mesi, o anni… Che sia una sorta di mutazione antropologica – legata al digitale, ai processi generali di automatizzazione della società e ai dispositivi connessi a tali processi – dal sapore neo-pasoliniano? Forse. Vero è che anche Stiegler, come Pasolini, fa una critica alla società dei consumi dove, però, il consumo è oggi digitale, reticolato, quindi meno evidente, ma non per questo immateriale: il punto fermo è che il consumo algoritmico investe la psiche umana, dunque i corpi. I quali, appunto, si consumano in rete. Non si tratta più di un soggetto che consuma un oggetto (la merce). E non si tratta neppure di un soggetto egli stesso merce di consumo. Nella società automatica, quel che si attua è il processo definitivo e storico di auto-consumazione dei corpi, processo che paradossalmente, in definitiva, consuma la materia vivente su cui esso si sostiene.

Sarà allora la psicosomaticità diffusa, di cui ampiamente argomenta Stiegler, quella zona intermediale, cioè di inter-mediazione tra i differenti livelli del problema, la leva teorica maggiore in una riflessione sul pharmakon. Perché, indubbiamente, quel che occorre oggi è una nuova, inedita, forma di mediazione, che possa configurarsi, almeno, come rimedio minimo. Questo significa però anche che, per Stiegler, l’innesco possibile di una critica alla società automatica non potrà che transitare dal piano psico-corporeo, unica sede in cui possa aver luogo la triangolazione tra a) il tema ecologico e il “problema della natura”, b) il tema dell’automatizzazione post-industriale e c) il tema antropologico.

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Andrea Zhok: La sindrome di Stoccolma verso la genia neoliberale

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La sindrome di Stoccolma verso la genia neoliberale

di Andrea Zhok

“Vota il lavoro, scegli il PD!”

“Vota la scienza, scegli il PD!”

“Vota i diritti, scegli il PD!”

“Contro i finti stage, scegli il PD!”

“Un mese di stipendio in più, scegli il PD!”

Ecco, capita che tutte le persone normodotate e non affette da amnesie degenerative di mia conoscenza di fronte a questo exploit di marketing elettorale manifestino una significativa sintomatologia intestinale.

E tuttavia, con tutta evidenza, sondaggi alla mano, c’è una fetta del paese che legge o ascolta quelle frasi, digerisce benissimo e riesce persino a crederci.

C’è di che restare annichiliti.

Il punto, lo voglio dire subito, non è il PD.

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Carlo Magnani: La Prima Repubblica come categoria dello spirito politico

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La Prima Repubblica come categoria dello spirito politico

di Carlo Magnani

La Prima Repubblica è stata una fase precisa della nostra storia nazionale, e la sua repentina e inattesa dissoluzione è forse la causa che ne ha dettato la conversione in una vera e propria categoria dello spirito. Infatti, il periodo che va dal 18 aprile 1948 sino allo scioglimento delle Camere elette nel 1992, costituisce un grumo psico-politico diffuso e tuttora attivo nell’immaginario di chi ha almeno una quarantina d’anni d’età anagrafica sul groppone. Più che materiale per il freddo lavoro degli storici, tale serbatoio emotivo si presterebbe all’interpretazione che ne possono dare i narratori di storie, cioè i costruttori dei miti che danno corpo al romanzo collettivo della nazione. Tale periodo – che comprende quei decenni che la storiografia europea definisce i Trenta Gloriosi – è stato da noi vissuto con una intensità speciale, enfatizzando l’eredità del sistema dei partiti di massa che ha costituito la vera “costituzione materiale” del Paese. La fine di quel mondo, che pareva eterno, ha costretto tutti a confrontarsi con l’idea di “nuovo”, concetto che era confinato esclusivamente all’uso dei pubblicitari e pressoché bandito in politica, ove veniva al massimo tollerato sotto le mentite spoglie di una promessa di un generico rinnovamento nella continuità.

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Fabrizio Casari: UE-Russia, i sanzionatori sanzionati

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UE-Russia, i sanzionatori sanzionati

di Fabrizio Casari

L’Agenzia Internazionale per l’Energia, struttura facente capo all’OCSE, nel suo report mensile sul mercato petrolifero, informa che l’impatto delle sanzioni occidentali sull’export energetico russo è stato, fino ad ora, sostanzialmente nullo. L’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, non ha sede a Mosca. E’ una organizzazione che ha sede a Parigi e della quale fanno parte 36 paesi, tra i quali gli Stati Uniti, quasi l’intera Unione Europea, il Giappone, l’Australia e il Canada, il Messico e il Cile, la Svizzera e la Turchia. Dal 1 giugno 2021, il Segretario generale dell’Ocse è l’australiano Mathias Cormann.

L’organizzazione – un centro studi di politiche economiche globali – ritiene quindi che la prevista catastrofe economica per la Russia, vaticinata dal trio Biden -Johnson -Van der Layen – si sia rivelata una stupida illusione. Nonostante il temporaneo ridimensionamento dei volumi di vendita, grazie ad un aumento del 15% del valore, la Russia si è assicurata ingenti introiti. Ogni giorno Mosca incassa circa un miliardo di euro dalla vendita di idrocarburi.

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Pierluigi Fagan: Un libro di mondologia scritto da un finanziario americano

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Un libro di mondologia scritto da un finanziario americano*

di Pierluigi Fagan

Ray Dalio è figlio di un clarinettista jazz italiano trasferitosi a New York. La sua biografia vanta precoci investimenti all’età di 12 anni, un già ricco portafoglio al liceo e conseguente carriera con alti a bassi (i bassi sono una garanzia nel biografismo americano, denotano capacità di rischiare, perdere, rialzarsi ed infine vincere) fino a fondare, nel 1975, la Bridgewater che è oggi il principale hedge fund del mondo nonché variamente consulente di varie istituzioni.

Ma Dalio non si accontenta di esser un miliardario, si capisce dal libro che ha anche ambizioni intellettuali, nello specifico capire “come funziona il mondo”. Autore di vari libri, molti bestseller (tipicamente americani), questo l’ha pubblicato l’anno scorso ma è uscito lo scorso aprile in Italia. Unendo utile e dilettevole, facendo soldi sugli andamenti delle varie economie mondiali, Dalio ha potenziato un reparto ricerche della sua azienda che scandaglia il mondo analizzando dati ed indici sociali, politici, geopolitici, tecnologici, culturali oltreché economici e finanziari.

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Michele Castaldo: Tra antirazzismo di maniera e razzismo di fatto

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Tra antirazzismo di maniera e razzismo di fatto

di Michele Castaldo

Schermata 07 2459039 alle 15.32.33 342x250Massimo Giannini, il precoce giornalista partito giovanissimo da Repubblica e approdato a dirigere La Stampa del padrone per eccellenza, la famiglia Agnelli, in un accorato editoriale rivolge un appello a tutti i partiti ad andare al funerale, svoltisi sabato 6 agosto, del povero Alika ucciso dal bianco italiano Ferlazzo, un dissociato. Epperò la cosa suona un poco sospetta per una ragione molto semplice, perché il Giannini paragona l’uccisione del povero Alika di fine luglio 2022 a Civitanova Marche a quella di G. Floid negli Usa il 25 maggio del 2020 ad opera di un poliziotto bianco che premette per alcuni minuti il ginocchio sul collo soffocandolo nonostante che gli urlasse che non riusciva a respirare.

L’uso strumentale che ne voleva fare Massimo Giannini e tutta la stampa democratica italiana giunge piuttosto sospetta. C’è un allarme che va spiegato.

I giornali e tutti i mezzi di informazione sanno perfettamente che gli immigrati di colore vengono trattati peggio delle bestie nei lavori più umili nel nostro paese. Nei confronti delle persone di colore viene fatta un’unica distinzione che riguarda i fuoriclasse dello sport e dello spettacolo, strumenti di arricchimento di holding finanziarie e personaggi collegati a società che sfruttano la fame circense del popolo per scaricare le proprie frustrazioni.

Giochiamo allora a carte scoperte: ma a chi si vorrebbe dar da bere la frottola che gli immigrati arrivano come disperati sulle nostre coste e verrebbero salvati dalla buona volontà di volontari capitati per caso in mezzo al mare? Va bene la propaganda, ma c’è un limite a tutto.

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Lauso Zagato: Chi salvò il liberalismo da se stesso

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Chi salvò il liberalismo da se stesso

Una lettura di Ordoliberalismo di Adelino Zanini

di Lauso Zagato

0e99dc 21226e8745c34a629889c74c0cf341f7mv2Ordoliberalismo ed economia sociale di mercato sono concetti politici ed economici che tendono a essere sovrapposti, oppure relegati a una fase specifica del Novecento. In realtà, come ci spiega Adelino Zanini nel suo Ordoliberalismo. Costituzione e critica dei concetti (1933-1973) (Il Mulino, 2022), si tratta di sviluppi teorici e pratici distinti che arrivano fino alla crisi degli anni Settanta e continuano a essere importanti per comprendere e dunque poter analizzare criticamente – anche ponendo nella giusta luce taluni passaggi politico/giuridici rilevanti – quel processo di costruzione europea, avviluppato oggi in una crisi profonda. In questa attenta e approfondita lettura del volume, Lauso Zagato ci consente di analizzare genealogia e attualità di questi concetti, prima di Foucault e oltre Foucault. 

* * * *

La nuova avventura scientifica di Adelino Zanini, cui l’Autore lavorava da tempo, pone prima facie problemi di non facile soluzione al lettore, quand’anche di formazione operaista, che non risulti sufficientemente qualificato sotto il profilo disciplinare di riferimento (la teoria economica). Forse, cresciuto nel solco dell’incontro/scontro con Keynes, egli avrà ignorato l’esistenza di un neoliberismo diverso da quello classico; ciò, almeno, fino al drammatico impatto con l’anarco-liberismo americano trionfante degli ultimi decenni. Esempio tra i tanti, chi scrive è tra costoro, e confessa di aver letto la parola ordoliberalismo per la prima volta in relazione alla formazione teorica (seconda formazione, provenendo l’interessata dalla ex Germania dell’Est e quindi essendosi inizialmente formata nel delirio del diamat) della allora cancelliera Merkel. Il riferimento costituiva una apparente giustificazione della riluttanza di costei nell’assumersi i compiti «interventisti» in materia economica che la crisi del 2008 richiedeva alla Ue e in primis al suo Stato-guida.

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comidad: Le vittime sacrificali del superiore interesse

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Le vittime sacrificali del superiore interesse

di comidad

C’è un passaggio interessante nelle motivazioni – depositate pochi giorni fa – della sentenza di appello che il 23 settembre scorso aveva mandato assolti gli ufficiali dei carabinieri condannati in primo grado di giudizio per la famosa “trattativa Stato-mafia”. Secondo i giudici: “V’erano dunque indicibili ragioni di ‘interesse nazionale’ a non sconvolgere gli equilibri di potere interni a Cosa Nostra … Un superiore interesse spingeva ad essere alleati del proprio nemico per contrastare un nemico ancora più pericoloso”. Questa lezioncina di geopolitica avrebbe un senso se si ritenesse che lo Stato non rivendica il suo carattere di unico potere legittimo, ma si considera una banda che si disputa il territorio con altre bande in un alternarsi di conflitti ed alleanze tattiche. Si potrebbe anche scendere dalle vette della geopolitica e procedere ancor più rasoterra: non esiste lo Stato, non esiste Cosa Nostra, ma esiste semplicemente il potere, con le sue trasversalità tra le fittizie categorie giuridiche di pubblico e privato, di legale e di illegale. Certe contiguità tra forze dell’ordine e criminali sono quindi fenomeni fisiologici della gestione materiale del potere, che ovviamente è sempre ispirata al “superiore interesse”. E chi siamo noi per affermare il contrario?

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Piccole Note: Hiroshima e Nagasaki: il Giappone si era arreso ben prima delle atomiche…

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Hiroshima e Nagasaki: il Giappone si era arreso ben prima delle atomiche…

di Piccole Note

I giapponesi avevano chiesto la resa alcuni mesi prima del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. A rivelare, anzi ricordare, questa pagina tremenda della Seconda guerra mondiale è David Payne sul National Interest, che ripesca dagli archivi una parte di storia dimenticata quanto orribile.

“Uno dei più grandi miti popolari della seconda guerra mondiale – scrive Payne – è che Truman non avesse altra scelta che sganciare le bombe atomiche sul Giappone perché i giapponesi erano disposti a combattere fino all’ultimo uomo e che sganciare le atomiche ha salvato la vita a un milione di soldati statunitensi che sarebbero morti in un’invasione delle isole giapponesi”.

“In realtà, l’esercito degli Stati Uniti all’epoca stimò che l’invasione su vasta scala del Giappone avrebbe comportato la morte di 44.000 i soldati. Ma la cruda verità è che i bombardamenti atomici statunitensi sul Giappone non hanno salvato la vita a nessun militare statunitense perché il Giappone aveva tentato di arrendersi già diversi mesi prima dei bombardamenti atomici, dopo la conquista da parte degli Stati Uniti dell’isola delle Marianne e l’inizio della campagna di bombardamenti dei B-29 sulle più grandi città del Giappone del luglio del ’44”.

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Antonio Mazzeo: Contro i No MUOS a Niscemi, prima gli idranti e poi le armi chimiche al CS

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Contro i No MUOS a Niscemi, prima gli idranti e poi le armi chimiche al CS

di Antonio Mazzeo

Se l’uso dei gas CS fosse ordinato da un ufficiale nella sanguinosa guerra in Ucraina, ci troveremmo di fronte a un crimine gravissimo contro l’umanità; violando la Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche firmata a Parigi nel 1993 ed entrata in vigore nel 1997, quel militare sarebbe chiamato a rispondere dei suoi atti di fronte al Tribunale penale internazionale all’Aja.

L’Italia ha ratificato la Convenzione che bandisce la produzione e l’uso di armi chimiche in ogni scenario bellico con la legge n. 496 del 18 novembre 1995. I gas CS vengono però utilizzati dalle forze dell’ordine per reprimere le manifestazioni di protesta: dalla Val di Susa alla Sicilia, passando dai tragici fatti del G8 di vent’anni fa a Genova, il lancio di lacrimogeni con il velenoso composto chimico è divenuto una costante “tossica” della malagestione dell’ordine pubblico da parte delle forze di polizia, in un clima di impunità nonostante le palesi violazioni di diritti fondamentali e inalienabili.

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Mauro Armanino: Cronache, in agosto, dall’Occidente

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Cronache, in agosto, dall’Occidente

di Mauro Armanino

Casarza Ligure, Agosto 2022. Una settimana a casa dopo tre anni è niente o poco più. Oppure, come sembra, se il tutto è nel frammento, questo tempo potrebbe bastare per abbozzare cammini, orientamenti e mappe mentali del percorso come il futuro potrebbe interpretarlo. Vicinanza e lontananza giocano a rimpiattino negli occhi e nelle parole dette e ascoltate quando a parlare è il silenzio di ciò che si è lasciato altrove. Si percepisce, fin da subito, come una ferita che stenta a rimarginarsi perchè le condizioni che l’hanno generata sono immutate. Essa sembra attraversare, come un sottile filo amaro, gli occhi, le relazioni, i volti, le distanze tra le persone, l’immaginario simbolico che stenta a riprendersi come si fosse vissuta una grottesca offesa sociale. Una ferita che si traduce in un sentimento che potremmo nominare tristezza. Le ‘passioni tristi’ citate da un libro di anni fa di Miguel Benasayag e Ghérard Schmit,che riprendono a modo loro un’intuizione del filosofo Baruch Spinoza.

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