Spezzate le reni alla Grecia. L’UE ha finito di sorvegliarne i conti. Ora tocca all’Italia?

Finito con la Grecia, adesso l’Unione Europea praticherà la cura greca all’Italia? La sorveglianza economica della Commissione Europea sulla Grecia si è conclusa sabato 20. Era cominciata con la crisi 2010 del debito pubblico e si è tradotta nello spezzare le reni alla Grecia.

In cambio dei due cosiddetti salvataggi dei conti pubblici,  effettuati nel 2012 e nel 2015, la Grecia ha dovuto rispettare le regole UE di austerity. Come sintetizza l’Huffington Post, il risultato è stato il disastro economico, e dunque sociale.

Un Pil nominale indietro del 25% rispetto al periodo precedente la crisi, un tasso di disoccupazione oltre il 12% dopo aver sfiorato la soglia monstre del 30% negli anni più bui, quella giovanile ancora oltre livelli accettabili (30%), un deficit delle partite correnti del 14%, un tracollo degli investimenti esteri diretti ormai inarrestabile iniziato a cavallo del 2013 (-16%), e soprattutto un debito pubblico pari a circa il 200% del Prodotto interno lordo

Non la Grecia. L’UE ha salvato le banche e le istituzioni finanziarie che detenevano il debito pubblico greco: la Grecia non era in grado di ripagarlo, e ha dovuto praticare l’austerity per ottenere gli indispensabili prestiti.

Una ventata di vana speranza accompagnò la vittoria di Syriza nelle elezioni politiche greche del gennaio 2015. Si pensava che Syriza sarebbe riuscita ad opporsi all’austerity, cioè alla macelleria che Bruxelles pretendeva in cambio dei soldi.

Non finì così. Il leader di Syriza e primo ministro greco, Alexis Tsipras, capitolò nel luglio 2015 e diventò un collaborazionista rispetto ad austerity e richieste varie dell’Unione Europea. Merita riesumare attraverso il quotidiano britannico Guardian il modo in cui l’Unione Europea condusse le trattative con Tsipras a proposito del debito greco. Qui sotto lo screenshot, a seguire la traduzione.

fine sorveglianza ue conti grecia

Capito? Per indurre Tsipras ad accettare immediatamente le “riforme”, aka l’austerity e la rovina economica della Grecia, gli allora esponenti di punta dell’UE gli fecero un ampio waterboarding mentale. Il waterboarding è una tortura. Consiste nel ripetere più e più volte il quasi-annegamento del malcapitato. Gli si tiene la testa sott’acqua finché non gli scoppiano i polmoni, gli si consente di riprendere fiato per un momento, lo si mette con la testa sott’acqua di nuovo.

Il vocabolo “waterboarding” non fu una colorita scelta giornalistica. Fu invece il termine usato da un funzionario dell’Unione Europea per descrivere il metodo impiegato per indurre Tsipras a cedere. Gli Stati Uniti praticavano il waterboarding nella prigione di Guantanamo. La UE lo ha usato per piegare un capo di governo che criticava le sue politiche. I valori europei, eh! La solidarietà, la fratellanza…

Il waterboarding non alleggerisce certo le responsabilità politiche di Tsipras. Illustra però cosa devono aspettarsi gli elettori quando un politico italiano promette – capita con una certa frequenza in campagna elettorale – che andrà a battere i pugni sul tavolo a Bruxelles. Il caso della Grecia insegna che trattare non è possibile. Si possono solo seguire le orme della Gran Bretagna: uscire.

Ora l’Italia è la perfetta candidata per una cura greca, visto che il suo debito pubblico continua a crescere. Ha raggiunto un nuovo massimo storico e nel 2023, finita la tregua Covid, torneranno in vigore i parametri UE che impongono un rapporto deficit-PIL non superiore al 3%. Ora il rapporto deficit-PIL dell’Italia è  del 5,6% e si prevede ottimisticamente che nel 2023 sarà del 3,9%. Ottimisticamente, perché non si riesce (ancora) a calcolare l’impatto che crisi del gas e prevedibile recessione europea avranno sulla diminuzione del PIL.

Il Sole 24 Ore, quotidiano finanziario il cui principale azionista è Confindustria, invocava già due mesi fa il ricorso al MES da parte dell’Italia. Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, è quel fenomeno per cui l’UE ti presta dei soldi e ti salva dal default in cambio dell’austerity, proprio come è capitato alla Grecia. Non sei d’accordo con l’austerity? Lo diventerai dopo il waterboarding.

GIULIA BURGAZZI

22/08/2022

Spezzate le reni alla Grecia. L’UE ha finito di sorvegliarne i conti. Ora tocca all’Italia? – Visione TV

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