Festa indipendenza Ucraina, Draghi continua a soffiare sul fuoco della guerra con le sue dichiarazioni

“Caro Presidente Zelensky… il nostro Governo vi ha fornito e continuerà a fornirvi sostegno politico, finanziario, militare e umanitario.”

Queste le inviate con un videomessaggio da Mario Draghi in occasione della festa dell’indipendenza Ucraina.

Un Premier dimissionario, rimasto in carica solo ed esclusivamente per sbrigare gli affari correnti, si permette ancora di promettere per il futuro ciò che viene puntualmente rifiutato dalla maggioranza degli italiani. E lo fa soffiando sul fuoco di una guerra, sperando che sia ancora più duratura e sanguinosa. (Dichiarazioni sulla Crimea)
Inoltre, poco fa nel discorso fatto al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, si è dilettato in una miriade di lodi verso se stesso ed il suo governo, come se avesse risolto ogni problema in questi ultimi 18 mesi.

Può dire ciò che vuole, ma la realtà è totalmente diversa da quella che racconta lui e tutti i media al suo servizio. La realtà è che lascia un’Italia con le pezze al c**o, peggio di come l’aveva trovata e soprattutto in guerra.

I dati sulla povertà e sulla precarietà parlano chiaro, come parlano chiaro le riforme della giustizia e quella Irpef, il via libera a trivellazioni, rigassificatori e centrali a carbone; il peggioramento del RDC e i tagli alla sanità pubblica.

Il Messia è stato quello che ha permesso alle imprese di concordare i controlli con l’ispettorato del lavoro, la liberalizzazione dei subappalti facendo un favore alla criminalità organizzata, la privatizzazione dei servizi pubblici (acqua compresa), aver monopolizzato l’informazione, aver dato un’elemosina di 200€ o affrontato la questione salari con pochi euro al mese a fronte di un’inflazione al 9% e stipendi in regressione rispetto al 1990, per aver massacrato la scuola e per una riforma della giustizia che Gratteri ha commentato così: “risponde agli auspici del papello di Riina”.

Inoltre il caro Messia che si autopromuove sarà ricordato per le spese militari aumentate da 25 a 38 miliardi l’anno, per aver deciso di entrare in guerra e per l’invio di armi contro il volere della maggioranza degli italiani.

Lo ricorderemo per essersi mostrato servo leale di Washington e delle lobby finanziarie, facendo pagare con lacrime e sangue le sue scelte al popolo italiano e alle migliaia di aziende che stanno pian piano chiudendo a causa delle sanzioni suicide imposte alla Russia. Inoltre ci lascia un’Italia che sarà costretta a razionare i consumi poiché non ci sarà abbastanza energia.

Chi ha memoria e onestà intellettuale ricorderà senza alcun rimpianto la parentesi disastrosa di Draghi, il peggior Presidente del Consiglio mai avuto in Italia.

Per chi ne sente nostalgia: avete Letta, Calenda e Renzi che non vedono l’ora di riportarlo a Palazzo Chigi.

Giuseppe Salamone

24/08/2022

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