[Sinistrainrete] Nico Maccentelli: Programmi

Rassegna del 27/08/2022

 

Nico Maccentelli: Programmi

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Programmi

di Nico Maccentelli

We Can Do ItHo preso le sintesi(1) dei programmi di due liste che intendono porsi in opposizione e alternativa politico-sociale ai governi fin qui avuti nel nostro paese e qui mi fermo, capirete poi il perché. I programmi sono di Unione Popolare per De Magistris e Italia Sovrana e Popolare. Li riporto qui sotto:

Partiamo da quello di Unione Popolare. Ebbi a suo tempo a criticare i testi del Brancaccio, di Tomaso Montanari e Anna Falcone, che intendevano ricostruire una sinistra alternativa al sistema vigente, ma senza mai nominare gli attori di questo sistema, mai un avversario, mai un nemico. Il risultato era una pappa melensa di buone intenzioni intrisa di giustizia sociale, ambiente pulito, parità di genere, diritti civili. Tuttavia persino quei testi, così come i programmi di Coalizione Civica e di altre listarelle della sinistra “radicale” in quota al PD per alleanze, erano meno vaghe, generiche, prive di sostanza del programma di UP.

Prendiamo alcune parole d’ordine: “Ricompensare e rispettare il lavoro”: che cosa vuol dire? Tutto e niente. Anche il padrone che usa i caporali per i campi di pomodori ricompensa il lavoro: a due euro l’ora… e allora? Mah, si poteva dire salario minimo a 10 euro, che viene detto ma nelle vertenze (e la questione della comunicazione immediata è una delle tare degli autoreferenziali…), abolire leggi come il jobs act, ripristinare l’art 18 e ampliare i diritti e le tutele sul lavoro, un governo che non guarda i profitti ma la piena occupazione, il reddito, il salario… macchè, due righe per non dire nulla sul lavoro.

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Michele Franco: La guerra vista senza paraocchi

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La guerra vista senza paraocchi

di Michele Franco

Intervista a Francesco Dall’Aglio, Ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria)

guerra senza paraocchi 720x300Sul tuo profilo Facebook stai conducendo una disamina seria e documentata delle notizie che provengono dagli eventi che, quotidianamente, si consumano nel corso della guerra in Ucraina. Leggendo i tuoi post e i commenti che esprimi si ricava l’impressione di osservare un altra realtà rispetto a quella che ci viene propinata dai dispositivi della comunicazione deviante che appestano la “pubblica opinione”. Puoi illustrarci le motivazioni e le ragioni per cui ti stai cimentando in questa attività?

Le motivazioni non hanno nulla a che fare con l’apprezzamento per la ‟operazione speciale”, come ogni tanto qualcuno mi rinfaccia. Il motivo è molto semplice: io mi occupo di storia e presto molta attenzione all’interpretazione delle fonti.

Per motivi professionali, inoltre, conoscendo sia il russo che l’ucraino (molto meno bene purtroppo) avevo la possibilità di seguire i media locali, da ben prima che scoppiasse la guerra.

Fin dall’inizio del conflitto ho notato uno scollamento pressoché assoluto tra le informazioni che al pubblico italiano, e occidentale in generale, era consentito ricevere dai mass media, e ciò che si vedeva sul campo. Tutto ciò che contrastava con i punti fermi del discorso che, per brevità e in maniera un po’ superficiale definirò ‛atlantista’, veniva omesso; le voci dissidenti etichettate come prezzolate dal Cremlino, e i media russi censurati per evitare che ‛infettassero’ l’opinione pubblica.

Ho anche notato da subito una distanza abissale tra la doppia narrazione che ci veniva fornita: una Ucraina valorosa e che bisogna dotare di armi ed equipaggiamenti perché in tempi più o meno brevi la sua resistenza consentirà di infliggere perdite talmente tanto alte alla Russia da obbligarla a ritirarsi e a chiedere la pace.

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Piccole Note: Ucraina: l’assassinio di Darya Dugina e il rischio nucleare

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Ucraina: l’assassinio di Darya Dugina e il rischio nucleare

di Piccole Note

L’assassinio a sangue freddo della figlia di Aleksandr Dugin, Darya, fatta esplodere sulla sua auto, segnala un salto di qualità della guerra ucraina, dal momento che è la prima volta che viene imboccata la via del Terrore sul territorio russo, finora limitata alle sole aree del Donbas con alcuni attentati contro le autorità locali stabilite nelle aree controllate dai russi.

Dal momento che è davvero difficile credere che a compiere l’attentato contro la figlia del consigliere dello Zar sia stata l’intelligence ucraina – troppo sofisticata l’azione – l’ipotesi più probabile è che si tratti di una feroce declinazione di quell’idea di guerra personalizzata e ibrida in cui si è impelagato l’Occidente, avviata con le sanzioni emanate contro amici e conoscenti di Putin, tra cui addirittura la sua presunta amante (sciocco corollario dell’altrettanta stupida idea di “punire” lui, come se le guerre fossero assimilabili a un duello western).

L’autobomba in cui è morta la ragazza segnala, dunque, una brutta svolta del conflitto: qualcosa che ha più a che fare con l’Isis che con una battaglia di resistenza. Viene così sdoganato il terrorismo, che è altra cosa da una guerra partigiana che può anche prendere di mira figure isolate, ma non prendere di mira deliberatamente e in maniera mirata degli innocenti.

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F.R.: Stati Uniti. Fbi sotto il tiro dei neoconservatori, rischio di guerra civile

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Stati Uniti. Fbi sotto il tiro dei neoconservatori, rischio di guerra civile

di F.R.

Il quotidiano ultraconservatore statunitense “Washington Times”, molto vicino a settori dei servizi di intelligence Usa, ha cominciato a sparare a palle incatenate contro l’FBI, “colpevole” di una imbarazzante indagine su Trump e i documenti che sarebbero usciti della Casa Bianca.

Il Washington Times ha pubblicato una serie di denunce che gli sarebbero pervenute da agenti anonimi del Federal Bureau of Investigation (Fbi), i quali denunciano una “cultura di corruzione” radicata all’interno dell’agenzia di investigazione federale, descrivendone i vertici come “completamente fuori controllo”.

In un servizio agenzia Nova rileva come queste denunce e l’articolo del WT arrivano mentre l’Fbi è al centro di feroci polemiche politiche, a seguito del raid effettuato questo mese nella residenza privata dell’ex presidente Usa Donald Trump in Florida.

Secondo il “Washington Times”, il quadro che emerge dalle denunce degli informatori anonimi è di una corruzione estesa non solo ai vertici centrali dell’agenzia, ma anche tra gli ufficiali delle divisioni locali in città come Miami, Salt Lake City, Buffalo, New York e Newark.

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Marinella Mondaini: I nemici della Russia, sconfitti sul campo, passano ufficialmente al terrorismo

lantidiplomatico

I nemici della Russia, sconfitti sul campo, passano ufficialmente al terrorismo

di Marinella Mondaini

Una terribile tragedia e una perdita incolmabile. E’ morta in un atto terroristico a Mosca la figlia del filosofo russo Aleksandr Dughin.

Daria stava ritornando dal Festival “Tradizioni”, appena fuori Mosca, dove aveva partecipato col padre, guidava l’autovettura che era intestata a Dughin, una jeep. All’ultimo momento il padre aveva deciso di salire su un’altra macchina e seguiva la figlia.

Tutto è successo davanti ai suoi occhi, ha visto saltare in aria l’auto e l’atroce fine di Darja.

Dughin adesso è ricoverato in un ospedale di Mosca. L’ordigno è stato messo sotto il sedile, un nitro-composto, tritolo, di 400 g. senza guscio, fortemente esplosivo, non è ancora stato stabilito se era ad orologeria, oppure qualcuno ha schiacciato un pulsante. L’auto è stata così dilaniata che non riuscivano nemmeno a trovare la targa, il corpo irriconoscibile.

Il nemico sta perdendo sul campo di battaglia ed è passato al terrore, agli atti terroristici in Russia.

La Russia già conosce bene il terrorismo, l’ha combattuto e sa benissimo chi c’è dietro i terroristi ucraini e i loro scopi. La Russia ha davanti un nemico vile, cinico e senza pietà – l’Occidente, oramai “collettivo” (dove purtroppo c’è dentro anche l’Italia).

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Anastassia Makarieva: Foreste: Raffreddano la Terra o la Riscaldano?

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Foreste: Raffreddano la Terra o la Riscaldano?

Un commento di Anastassia Makarieva

Anastasia Makarieva, insieme a Viktor Gorshkov, ha sviluppato alcuni concetti fondamentali sul funzionamento dell’ecosfera: la ” regolazione biotica dell’ambiente ” e la ” pompa biotica “. Qui, con il suo permesso, riporto un messaggio che ha inviato a un forum di discussione su queste cose. Makarieva qui propone un’idea piuttosto controversa, ovvero quella che non è possibile provare che il riscaldamento globale osservato fino ad oggi è dovuto soltanto all’incremento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera. La deforestazione potrebbe giocare un ruolo altrettanto importante, e forse anche più importante. Se siete interessati ad entrare nel forum, scrivetemi a “ugo.bardi(cosinastrana)unifi.it”

Cari colleghi,

grazie mille per queste discussioni affascinanti. Sto imparando così tanto da questo gruppo, solo per citare un paio di cose più recenti, grazie Svet per averci ricordato quegli importanti studi sui topi, grazie Mihail per la nota sull’agroecologia in Corea del Nord e grazie, Christine, per aver condiviso le tue esperienze come contadina.

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Luigi Alfieri: Comunismo e/o marxismo? Note in margine a La questione comunista. Storia e futuro di un’idea, di Domenico Losurdo

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Comunismo e/o marxismo? Note in margine a La questione comunista. Storia e futuro di un’idea, di Domenico Losurdo

di Luigi Alfieri (Università di Urbino)

SALVO HERO1.

È come filosofo politico che intervengo qui: toccherò quindi quello che in un’ottica filosofico-politica mi sembra il tema fondamentale proposto nel libro postumo di Losurdo.

Da un punto di vista filosofico-politico, direi che il punto centrale, sia per la sua obiettiva importanza intrinseca, sia per tutta una serie di conseguenze anche implicite ma comunque molto rilevanti che ha, è la polemica di Losurdo contro la teoria dell’estinzione dello Stato e in particolare contro le versioni anarcoidi e utopistiche recenti di questa teoria, il cui atteggiamento Losurdo, con un’espressione che mi piacerebbe rubargli, caratterizza come “gesto civettuolo” che maschera una posizione rinunciataria da slancio utopico1. E si riferisce a Badiou, a Negri, ad Asor Rosa, a Žižek, a coloro insomma che continuano a vedere nel marxismo essenzialmente una dottrina del superamento dello Stato, e quindi della politica, e quindi di ogni forma di potere2. Senza considerare abbastanza che il potere statale non è necessariamente soltanto strumento di oppressione, ma può anche essere strumento di garanzia, di protezione, di riconoscimento.

Mi sembra che a questo proposito Mimmo ragioni in un’ottica che è evidentemente, direi clamorosamente, hegeliana. Ci sono dei brani, dei capitoli interi di questo libro che potrebbero essere intitolati Hegel con- tro Marx3. Non c’è dubbio che la visione che Losurdo esprime dello Stato, in questo testo, è molto più hegeliana che non marxista. Anche se in verità Losurdo presenta la propria presa di distanza dalla teoria dell’estinzione dello Stato come conseguenza di un “processo di apprendimento” interno alla storia del marxismo, quindi come un almeno potenziale o incompleto autosuperamento del marxismo stesso:

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Giordano Sivini: Le basi per una discussione sull’esperienza cinese

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Le basi per una discussione sull’esperienza cinese

di Giordano Sivini

Cinapoi6tg8oSi esprime con chiarezza Alberto Bradanini in Cina. L’irresistibile ascesa (Sandro Teti, 2022): “L’ascesa prodigiosa della Cina costituisce a suo modo la plastica evidenza che esistono altre strade per uscire dal sottosviluppo rispetto agli inganni prospettati dall’Occidente, anche se con i limiti menzionati in tema di libertà e partecipazione. La metodica deformazione di tali scenari nasconde la cattiva coscienza di un impero – la cui nozione è inconciliabile con quella di democrazia – che aggredisce i paesi che non si piegano e che oggi non riesce a garantire sufficiente benessere, lavoro e coperture sociali nemmeno a casa propria, mentre la Cina (ancora oggi ben più povera in termini di reddito pro-capite) è in grado di assicurare alla sua sterminata popolazione prosperità e servizi pubblici superiori a molti paesi capitalisti (si pensi alla disoccupazione quasi inesistente)” (p. 128).

Ma, anche in tema di libertà e partecipazione, i limiti ai quali Bradanini si riferisce vanno letti comparativamente, ed è lo stesso Bradanini che fa la comparazione. In Cina il termine democrazia descrive la libertà d’espressione all’interno dei confini ideologici definiti dal Partito e la partecipazione dei cittadini alla vita del Paese sempre attraverso il Partito. In Occidente un sistema formale consente al popolo di scegliere i propri governanti all’interno di una cornice che impedisce la messa in discussione della gerarchia del potere e dei termini della distribuzione della ricchezza, e quando i governi sono inadempienti, incompetenti o corrotti, restano legittimi perché scelti dal popolo attraverso libere elezioni. In Cina i diritti economici, vale a dire l’aspirazione del popolo a fruire di condizioni di vita dignitose, hanno la prevalenza. In molti paesi dell’Occidente che sono formalmente democratici perché il governo è espressione di un voto popolare, la fame e la miseria endemiche sono considerate un dettaglio marginale che non suscita scandalo.

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Geraldina Colotti: L’Alto Mare come lo spazio: il nuovo selvaggio West

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L’Alto Mare come lo spazio: il nuovo selvaggio West

di Geraldina Colotti

L’intreccio deflagrante fra crisi, guerre, e catastrofi ambientali mostra le irrisolvibili contraddizioni della società moderna e l’ipocrisia che maschera l’inevitabile anarchia del capitalismo. Si può leggere anche così il nulla di fatto con cui si concludono vertici e convegni sull’ambiente, organizzati dalle Nazioni unite.

L’Onu è, d’altronde, un’istituzione elefantiaca da oltre 3 miliardi di dollari, quasi 1 miliardo e 144.000 milioni di dollari per spese d’ufficio e di rappresentanza e per gli altissimi stipendi degli oltre 37.000 dipendenti sparsi per il mondo, che guadagnano in media 9.000-10.000 euro al mese, e i cui spostamenti aerei non contribuiscono certo alla riduzione delle emissioni. Per non parlare delle consulenze, eccetera eccetera.

Un’istituzione in crisi conclamata, il cui ruolo nei conflitti è inoltre sempre più esautorato, o ignorato, come nell’imposizione di misure coercitive unilaterali illegali ai Paesi che non si inginocchiano ai voleri degli Stati Uniti, il più grande contributore Onu, responsabile del 22% del suo bilancio operativo.

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Mario Coglitore: Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria

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Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria

di Mario Coglitore

Recensione a Silvia Federici, Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria, Mimesis, 2020, pp. 343, euro 28

Non è una novità che la storiografia contemporanea, tranne alcune lodevoli eccezioni, attribuibili esclusivamente a storiche dalla penna sferzante e dal particolare acume culturale che proviene da competenze di assoluto rilievo, abbia trascurato le vicende occorse nel corso dei secoli dell’era cristiana alle donne e al genere femminile nel suo complesso. In maniera piuttosto colpevole, anzi, ricostruzioni pur apprezzabili hanno declinato gli eventi del mondo antico, moderno e contemporaneo leggendone gli interstizi, le pieghe, le contraddizioni e le linee temporali più o meno lunghe attraverso le spoglie di un implicito carattere maschile.

Una rimozione indotta da un criterio, diffuso e ritenuto ovvio, di interpretazione dei fatti storici ha contribuito a riproporre senza sosta un “ordine del mondo” descritto unilateralmente, attribuendo dunque agli uomini un ruolo di sostanziale presenza e predominanza che prescinde in toto dal coinvolgimento delle donne, tutt’al più pallidi cospetti in un corso della storia dove non c’è spazio per loro, e quando esso esiste è quello della subordinazione.

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Sergio Cararo: Chi interferisce concretamente sulle elezioni italiane? Guai a criticare Israele

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Chi interferisce concretamente sulle elezioni italiane? Guai a criticare Israele

di Sergio Cararo

Una vicenda decisamente allucinante conferma però l’aria putrida e la subalternità della politica ufficiale, anche in queste elezioni. Mentre il Copasir corre ad invocare ed acchiappare fantasmi russi, l’unico Stato che a questo punto sembra interferire apertamente sui candidati da eleggere e sugli orientamenti dei partiti appare più Israele che la Russia, e lo fa attraverso un personale politico e giornalistico fortemente compromesso con gli interessi israeliani e il progetto ideologico sionista.

Un giovane candidato del Pd in Basilicata, Raffaele La Regina è stato costretto a rinunciare alla sua candidatura come capolista a causa delle strumentali polemiche scaturite da un post su Facebook di due anni fa, in cui si metteva in discussione la politica israeliana, soprattutto sulla questione di Gerusalemme capitale. La Regina si era dovuto scusare per il post che, a suo avviso, era stato una leggerezza, affermando di non aver mai messo in discussione il diritto dello Stato di Israele a esistere. E il segretario Letta, dopo le scuse, aveva dichiarato “chiusa” la vicenda, ma non è bastato. E’ stato sufficiente che gli apparati ideologici filoisraeliani continuassero ad abbaiare e il giovane candidato del Pd è stato costretto a farsi da parte.

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Michelangelo Severgnini: Libia, le insopportabili fake news atlantiste di Alessandro Orsini

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Libia, le insopportabili fake news atlantiste di Alessandro Orsini

di Michelangelo Severgnini

Questa settimana è uscito un pezzo sul Fatto Quotidiano scritto da Alessandro Orsini nella sua rubrica “Nuovoatlante”, dedicato alla Libia.

Interessante che Orsini ci segnali che l’Italia sia sul punto di perdere la Libia e la Russia di averne il controllo.

In questa rubrica lo scenario è stato minuziosamente raccontato in questi ultimi mesi.

Nell’articolo ci sono però numerosi strafalcioni e soprattutto una visione atlantista della storia insopportabile.

Ad esempio, il popolo libico non è mai presente nel ragionamento.

È una carcassa fatta a brandelli e tirata da un lato e dall’altro dalle superpotenze.

Non è così.

In Libia, perlomeno dal 2014, c’è una volontà chiara popolare ma noi investiamo milioni di euro nella guerra libica per contrastare la volontà del popolo libico, in cambio del petrolio saccheggiato.

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