[Sinistrainrete] Matteo Bortolon: Che fine hanno fatto la UE e l’antieuropeismo?

29/08/2022

Matteo Bortolon: Che fine hanno fatto la UE e l’antieuropeismo?

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Che fine hanno fatto la UE e l’antieuropeismo?

di Matteo Bortolon

europacartaNell’arco dello scorso decennio un elemento importante del conflitto politico europeo è stato la posizione sulla Ue. La contrapposizione europeisti vs. antieuropeisti (semplificando) si è definita come trasversale rispetto a progressisti vs. conservatori o sinistra vs. destra, rispecchiando un po’ quella – a parere di chi scrive non particolarmente azzeccata – globalisti vs. antiglobalisti. Una contrapposizione capace di generare rotture, polemiche e contrasti, che ha visto il punto di massima intensità nei dibattiti sull’euro, ma nel biennio 2020-21 pare essersi offuscata, uscendo dal dibattito pubblico, perciò ci dobbiamo chiedere: che fine hanno fatto l’euro e la Ue come elementi divisivi e clivage politici? È una eclissi temporanea o permanente? Ma sopratutto: i soggetti che hanno assunto una posizione forte in merito per qualificarsi come sono messi?In un arco cronologico grosso modo decennale (2010-2019) l’Unione europea ha subito le più vivaci contestazioni dalla sua nascita (1993), con il fiorire di gruppi, movimenti e partiti che programmaticamente la inserivano nei loro obiettivi polemici o che ne caldeggiavano la distruzione o il severo ridimensionamento.Da una parte stavano coloro per cui l’unità europea era un valore forte tanto da glorificare la Ue o, in caso di posizioni più critiche dei modelli dominanti basati su mercato, concorrenza, e simili, da sostenerne una riforma significativa in direzione di riduzione delle diseguaglianze, lotta alla povertà, misure a favore dell’ambiente, ecc. Riformare l’Europa per un modello progressista (o addirittura socialista).

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Dennis Meadows: La crescita si fermerà, per un motivo o per l’altro

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La crescita si fermerà, per un motivo o per l’altro

Juan Bordera e Ferran Puig Vilar intervistano Dennis Meadows

Cinquant’anni dalla pubblicazione di The Limits of Growth (I limiti dello sviluppo): un’intervista di Juan Bordera e Ferran Puig Vilar a Dennis Meadows, coautore del Rapporto.6fab35e296156f1b1431bf958fe7547d XLQuesto è un anno speciale. Ricorre il 50° anniversario della pubblicazione di una delle opere più importanti del XX secolo: The Limits of Growth [I limiti dello sviluppo (nell’edizione italiana) N.d.R.]. Quell’opera che, già nel 1972, dava un chiaro avvertimento che il pianeta aveva dei limiti e poco tempo per affrontarli. Per questo motivo, uno dei principali autori, Dennis Meadows, ha rilasciato interviste ad alcuni dei più importanti media del mondo, come Le Monde o la Suddeutsche Zeitung.Inflazione galoppante. Guerra. Problemi energetici sempre più gravi. Ondate di calore precoci e più potenti. Arresti di scienziati. Mattanze alle frontiere. Battute d’arresto sui diritti delle donne che ci riportano indietro di 50 anni … Esattamente 50 anni. Tutto questo ha qualche collegamento?In realtà lo ha.* * * *Juan Bodera: Sono passati 50 anni dalla pubblicazione del vostro libro e il vostro scenario standard del modello World3 è molto simile alla realtà; avevate previsto che la crescita si sarebbe fermata intorno al 2020. È quello che stiamo iniziando a vedere ora?Dennis Meadows: Non avevamo fatto previsioni, avevamo detto che è impossibile “prevedere” con precisione qualsiasi cosa in cui il comportamento umano sia un fattore; quello che avevamo fatto è stato modellare 12 scenari coerenti con le regole fisiche e sociali: 12 possibili futuri. Uno di questi, lo “standard”, come sapete, mostrava che la crescita si sarebbe fermata intorno al 2020. Poi tutte le variabili (produzione industriale, produzione alimentare, ecc.) avrebbero raggiunto il picco e in circa 15 anni avrebbero iniziato a diminuire inesorabilmente.

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Claudio Conti: Torna la speculazione sul debito, ma non siamo più soli…

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Torna la speculazione sul debito, ma non siamo più soli…

di Claudio Conti

Gli scricchiolii del sistema crescono di numero e intensità, ma non per questo la speculazione rinuncia a fare il suo gioco. Il che, come vedremo, aumenta gli scricchiolii. Ma questa è la natura del capitale: sfruttare le occasioni dal punto di vista individuale, senza alcuna preoccupazione per la tenuta dell’insieme.Dal punto di vista bassamente “nazionale” aumentano le preoccupazioni per la possibile offensiva al ribasso sui titoli del debito pubblico italiano. L’occasione sarebbe data dall’imminente fine del governo Draghi, considerato dai “mercati” una garanzia.Tralasciamo qui le considerazioni già fatte più volte – il Pnrr, o Recovery Fund, blocca fino al 2026 ogni velleità programmatica che vada fuori da quel solco, pena disastri finanziari inenarrabili (stando alla propaganda di regime, ovvio…) – e cerchiamo di capire quanto sta accadendo.Diversi hedge fund (fondi altamente speculativi) avrebbero in questi giorni rastrellato circa 39 miliardi in titoli di stato italiano “in prestito”, il che preparerebbe una massiccia scommessa al ribasso sul valore di quei titoli.

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horusarcadia: Non è carosello

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Non è carosello

di horusarcadia

In principio si chiamava réclame e non ne furono estranei nemmeno veri poeti passati alla storia (il nome Rinascente fu opera di D’Annunzio e perfino Majakovskj creò lo slogan per divulgare un biberon) … poi con la moda dell’americanismo si trovò una stentata traduzione di advertising con il termine pubblicità. E fu l’epoca di “Carosello” che avvinse un’intera generazione la sera all’ora di cena (naturalmente davanti alla TV).Ma era una breve striscia di intrattenimento che poi cedette il passo a ben altre quote di esposizione.Rimanendo sul piano del linguaggio negli anni ‘80 vi fu qualcuno che creò e diffuse (se lo poteva permettere era Maurizio Costanzo) la perifrasi “consigli per gli acquisti”: più che una nuova traduzione si trattò di una dichiarazione di intenti e, per essere sinceri, una vera e propria confessione. E sì! Perché questo è la cosiddetta pubblicità: un invito al consumo, ripetuto, pressante, ineludibile. Divenne l’ingiunzione che programmò le nostre vite, plasmò il nostro stile, formulò -in nostra vece- i nostri bisogni.

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comidad: La sinistra post-ideologica è diventata lobbying

comidad

La sinistra post-ideologica è diventata lobbying

di comidad

Sul sito del Ministero degli Interni si trova uno studio da cui risulta che, tra microcredito e rimesse, i migranti rappresentano la punta di diamante della cosiddetta “inclusione finanziaria”, cioè della finanziarizzazione di massa, con movimenti internazionali di denaro dell’ordine di centinaia di miliardi di dollari all’anno. Prestare soldi a dei poveracci per farli emigrare, e poi prendersi la tangente quando spediscono soldi a casa, possono apparire dei business miserrimi, ma solo perché siamo suggestionati dalle gerarchie antropologiche e dal culto dei miliardari benefattori, perdendo di vista che alla base della ricchezza c’è lo sfruttamento del lavoro umano.La massa di straccioni che vaga per il pianeta si rivela così una gallina dalle uova d’oro per la finanza globale, il che implicitamente smentisce la retorica ufficiale e i suoi ipocriti lamenti sul crescere delle “disuguaglianze”. Ciò spiega anche il motivo per cui Salvini, da ministro degli Interni, ha messo su risse ludiche ad uso mediatico con le ONG che si occupano di migranti, ma non ne ha mai toccato le connessioni finanziarie.

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Salvatore Bravo: Vygostkij

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Vygostkij

di Salvatore Bravo

La scienza non è neutra, i suoi dati e le sue dinamiche sono condizionate dai contesti sociali, economici e dalla formazione dei suoi protagonisti, ciò malgrado è possibile estrarre l’eterno dalle contingenze con l’ausilio del logos.Le prospettive non sono realtà intrascendibili, esse sono all’interno di contingenze, ma il logos può elevarsi verso l’universale con il metodo dialettico della filosofia, esso ha allo scopo di precisare ciò che è approssimativo, pertanto è esperienza linguistica che pone al centro la comunità.Le verità filosofiche non sono calcoli, ma universali che si elevano dal tempo storico, sono immagini concettualizzate nella storia dell’eterno.Lev Semënovič Vygotskij1 è stato non solo uno psicologo, ma anche un pensatore con una forte impronta metafisica. I suoi studi di psicologia cognitiva sono prossimi alla filosofia, poiché ha nella centralità dell’essere umano quale soggetto che dà forma al mondo, in tal modo lo strappa dal caos percettivo, per dar forma ad un’identità storica perfettibile. Il linguaggio è l’elemento che consente l’umanizzazione.

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Luca Basso: Rivoluzione francese e temporalità del soggetto collettivo: tra Sieyès e Marx

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Rivoluzione francese e temporalità del soggetto collettivo: tra Sieyès e Marx

di Luca Basso

In L. BASSO , S. BRACALETTI , M. FARNESI CAMELLONE , F. FROSINI , A. ILLUMINATI , N. MARCUCCI , V. MORFINO, L. PINZOLO , P.D. THOMAS , M. TOMBA: Tempora multa. Il governo del tempo, Mimesis, 2013Magnus Enckell Ragazzi sulla spiaggia 1910. Courtesy Amos Rex1. Il problema della Rivoluzione franceseIl punto di partenza del discorso consiste nell’idea secondo cui la Rivoluzione francese, pur dovendo venir interpretata storicamente, in quanto elemento in sé concluso, attiva però una serie di aspetti che vanno al di là di un’epoca specifica, determinata. Ci si trova di fronte a un vero e proprio ‘campo di battaglia’ dell’analisi storica e politica: posizionarsi rispetto a tale avvenimento viene a rivestire una funzione cruciale anche per la comprensione della situazione presente. Inoltre, dal punto di vista storico in senso stretto, è necessario rilevare che la Rivoluzione francese costituisce un evento complesso, in cui si intrecciano varie rivoluzioni, quella del Terzo Stato, quella dei sanculotti nelle città e quella dei contadini nelle campagne. In tal senso, la vecchia interpretazione marxista della Rivoluzione francese come rivoluzione borghese1 coglie sicuramente un aspetto del problema, ma risulta non del tutto adeguata per farne emergere i segni distintivi. Tra l’altro, vari studi2 hanno rimarcato che, a rigore, a dare inizio alla rivoluzione furono gli officiers, e quindi la borghesia intellettuale e delle professioni, e non tanto la borghesia ‘capitalistica’. Occorre, quindi, problematizzare il plesso Rivoluzione francese-sviluppo capitalistico: non appare così del tutto evidente, indiscutibile la tesi, secondo cui la Rivoluzione francese portò a realizzazione gli interessi borghesi. Per quanto concerne gli studi sulla Rivoluzione, è necessario richiamare, dopo alcuni importanti testi ottocenteschi (si faccia riferimento, ad esempio, a Thiers, Michelet, Tocqueville), la Storia socialista della Rivoluzione francese di Jaurès, apparsa per la prima volta tra il 1901 e il 1904, che esercitò un grande influsso, in particolare nello scenario francese3.

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Leo Essen: La supplenza metafisica. Ágnes Heller legge Marx

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La supplenza metafisica. Ágnes Heller legge Marx

di Leo Essen

heller 1200x600I«La teoria dei bisogni di Marx», apparso in Italia nel 1974 con una lunga prefazione di Rovatti, raccoglie alcune sottili riflessioni che Ágnes Heller – allieva di Lukács – elabora a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta.Heller riprende e approfondisce l’umanismo anti-positivista tipico della svolta marxista degli anni 20. Il suo lavoro di distruzione si dirige verso quell’automatismo struttura-sovrastruttura che aveva lasciato all’azione umana (alla libertà) ben poco spazio.Sono le condizione economiche, le leggi di sviluppo del capitalismo, che determinano le svolte sociali e politiche, che decidono del destino degli uomini.È proprio contro queste leggi che Heller dirige la sua decostruzione. Una decostruzione storicista che piega il marxismo verso un umanismo vitalista. Il quadro è noto – non mi dilungo. L’uomo entra nella storia lavorando – lavorandosi – estraniandosi nel mezzo – nel medio, il quale gli si rivolta contro e lo domina.È la storia del lavoro vivo che si oggettivizza in lavoro morto, e in quanto lavoro morto – capitale – comanda il suo produttore, etc. Questo sdoppiamento, che nel capitalismo diviene appunto sdoppiamento tra lavoro vivo e lavoro morto, tra valore-uso e valore (valore-scambio) etc, si struttura in antinomie che nel capitalismo, dice Heller, sono antinomie della produzione sviluppata di merci.Il capitalismo si esprime in queste antinomie. Di più, il capitalismo è strutturato come un insieme di antinomie. La legge sta dal lato del lavoro estraniato. I rapporti sociali feticizzati in cosalità, dice Heller, stanno di fronte ai singoli uomini come leggi economiche, quasi-leggi di natura.

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Pierluigi Fagan: When Madmen lead the Blind

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When Madmen lead the Blind

di Pierluigi Fagan

Tis the Time’s Plague when Madmen lead the Blind, diceva Shakespeare nel Re Lear (Scena prima, atto IV), più o meno: È la piaga del tempo quando i pazzi guidano i ciechi. L’inglese dice due cose importanti, poco più di quattro secoli fa. La prima è il concetto di “spirito del tempo” che rivedremo poi nel XIX secolo e vede tale spirito come un male contagioso, una sorta di epidemia. La seconda è che l’inglese parla di una società nel suo complesso dove non si sa chi è peggio tra chi guida e chi è guidato. Ci sono tempi in cui le cose vanno male per colpa di società che non avendo saputo evitare questo male, men che meno lo sanno gestire quando è in atto. Chiamiamo questo “fallimento adattivo”.Usai questa famosa frase come esergo di un articolo scritto sul mio blog otto anni fa. Il tema era nel titolo: la decrescita non è un’alternativa. L’argomento “decrescita”, più o meno felice, era di moda al tempo. L’articolo però sosteneva che non era da ritenere una opzione che piaceva ad alcuni e ad altri decisamente no, era un destino.

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Pasquale Cicalese: La FED frustrata dalla politica monetaria cinese: divergenze e prospettive

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La FED frustrata dalla politica monetaria cinese: divergenze e prospettive

Da China Daily di oggi. Commento

di Pasquale Cicalese

Come dare un senso alla riduzione del tasso a sorpresa da parte della PBOC di Zhou Lanxu | Quotidiano cinese | Aggiornato: 22-08-2022 09:18 LSe dovessi scegliere l’argomento macroeconomico più interessante di quest’anno, la mia prima scelta sarebbe la divergenza tra le politiche monetarie delle due maggiori economie mondiali. La Federal Reserve statunitense ha alzato i tassi di interesse di ben 225 punti base da marzo per frenare l’inflazione galoppante che si aggira intorno ai massimi da 40 anni. Al contrario, la People’s Bank of China, la banca centrale del paese, ha mantenuto una posizione accomodante, con l’ampia offerta di moneta del paese, o M2, in aumento del 12% su base annua rispetto alla fine di luglio. La divergenza è diventata più netta la scorsa settimana quando la PBOC ha tagliato un tasso di riferimento chiave per sostenere la ripresa economica. La PBOC ha condotto 400 miliardi di yuan (58,89 miliardi di dollari) in operazioni di prestito a medio termine il 15 agosto a un tasso di interesse del 2,75 percento, in calo rispetto al 2,85 percento del mese prima. Secondo un rapporto di Sealand Securities, il taglio dei tassi non solo ha sorpreso la maggior parte dei partecipanti al mercato, ma ha segnato il primo taglio in assoluto dei tassi ufficiali della PBOC durante i cicli di rialzo dei tassi della Fed.

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Leo Essen: L’ultimo metrò

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L’ultimo metrò

di Leo Essen

Una recensione che, oltre ad altri meriti, ha quello di consentire di chiarire la differenza abissale tra il presunto “euroscetticismo” nazionalista (sbandierato per qualche tempo dalla destra fascioleghista) e la critica comunista dell’Unione Europea.I tratti apparentemente comuni riguardano ad esempio slogan famosi come “uscire dall’euro”, che con molta facilità possono essere smontati sia da studiosi di livello (come Riccardo Bellofiore e Francesco Garibaldo), sia da semplici scopiazzatori delle direttive di Bruxelles.E’ semplice in fondo constatare che viviamo in un “sistema di relazioni” e di trattati che hanno modificato radicalmente il modo di vivere e di produrre dentro l’Unione Europea, al punto che qualsiasi uscita unilaterale – o un vero tentativo di andare in questa direzione – si tradurrebbe automaticamente in un disastro annunciato per il Paese che osasse farlo.Chi pensa di poter recuperare nazionalisticamente una sovranità restando al tempo stesso dentro il quadro di relazioni sistemiche esistenti – sperando insomma che un atto del genere sia senza conseguenze – è semplicemente un cretino. O un truffatore in stile fascioleghista.

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Toni Casano: Teniamoci liber*, teniamoci pront* per la convergenza d’autunno

pressenza

Teniamoci liber*, teniamoci pront* per la convergenza d’autunno

di Toni Casano

Con la sottoscrizione della dichiarazione congiunta, frutto dell’intenso confronto consumatosi ad inizio dello scorso luglio, il Collettivo di fabbrica Gkn e le diverse strutture categoriali della Confederazione Cobas sollecitano un dibattito fra le organizzazioni del sindacalismo conflittuale e le realtà sociali del movimento antagonista, in merito alle possibili forme di lotta che si proporranno alla ripresa della piena attività a regime dopo la calura estiva: «qualsiasi discussione sul “prossimo” sciopero generale – dichiarano andando al cuore della questione – dovrebbe partire da una franca discussione sugli esiti di quelli “passati”».Preliminarmente, il punto da cui partire intanto è quello di interrogarsi, a seguito degli scioperi convocati più o meno “generali”, sull’effettivo spostamento in dei rapporti di forza registratisi nel conflitto sociale: Nessuno! Questa l’impietosa valutazione dell’analisi che emerge dal documento politico GNK\COBAS.

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