Elezioni, cacciatori e armieri scrivono ai candidati per liberalizzare le doppiette

OIPA Italia Odv – 30/08/2022

L’intenzione di cacciatori e armieri è, come è evidente, quella di mercificare e privatizzare la fauna, trasformandola da patrimonio indisponibile dello Stato in un business 

Un cartello di associazioni venatorie – Federcaccia in testa insieme a produttori di armi – ha diffuso una lettera aperta ai candidati, chiedendo implicitamente alle nuove Camere lo smantellamento della legge n. 157/92 per la tutela della fauna selvatica e la regolamentazione della caccia.

«L’appello congiunto lanciato da diverse sigle del mondo venatorio, insieme a esponenti degli armieri rappresentati dal Comitato Nazionale Caccia e Natura, nasconde in realtà il tentativo di promuovere una deregulation dei fucili», spiegano le associazioni animaliste Enpa, Lav, Leidaa, Lndc Animal Protection e Oipa. «Per questo chiediamo ai candidati di non sottoscrivere quell’iniziativa e di non contribuire così alla demolizione di uno dei capisaldi della nostra legislazione in materia di tutela faunistica, diretto recepimento delle direttive europee. D’altro canto, il documento diffuso da armieri e cacciatori, oltre ad avere una chiara ed evidente matrice ideologica, si basa su presupposti errati che, a partire dalla presunta figura del “cacciatore ecologista” e “curatore della biodiversità”, sono stati ampiamente smentiti dallo stesso mondo scientifico».

«La presunta funzione di presidio ambientale propagandata dal mondo venatorio è solo un’operazione di maquillage comunicativo per giustificare l’anacronistica pratica dell’”uccidere per divertimento” e per lucro, grazie al mercato, anche illegale, delle carni», sottolineano le associazioni. «Il tutto, in una crisi della biodiversità senza precedenti. Lo ammettono esplicitamente le stesse associazioni venatorie quando nella loro lettera scrivono che la caccia “è una fonte di carne sana…”. Fauna il cui valore non è, quindi, legato agli equilibri ecologici e alla tutela della natura e delle specie, ma solo come “fauna da piatto”, come ricordano gli spiedi di piccoli uccelli protetti tanto cari alla Lega che, insieme con Fratelli d’Italia, ha varato in Lombardia una legge ad hoc».

Non è un mistero, del resto, che gli stessi promotori dell’appello da sempre sostengano ed abbiano sostenuto tutt’oggi iniziative legislative, persino attraverso veri e propri blitz, per la deregulation venatoria e che quelle stesse associazioni abbiano benedetto l’alleanza contro i selvatici stretta tra i vertici di Coldiretti e una parte dei produttori di armi e di cartucce, mentre  nulla hanno fatto per promuovere l’adozione di misure sanzionatorie più rigorose per contrastare il bracconaggio, vera piaga del nostro Paese.

L’intenzione di cacciatori e armieri è, come è evidente, quella di mercificare e privatizzare la fauna, trasformandola da patrimonio indisponibile dello Stato, come oggi prevede la legge n. 157/92, in un business assai lucroso, non più dunque bene prezioso da tutelare come è diritto e dovere dello Stato secondo l’articolo 9 della Costituzione, novellato di recente.

«Cari candidati», concludono le associazioni animaliste, «quasi l’80% dell’opinione pubblica italiana è contrario alla caccia e la crisi spaventosa che l’ambiente e la biodiversità vivono non può tollerare neppure una sola morte provocata da una pratica anacronistica, crudele e insensata come è l’uccidere per divertimento o per fare soldi sulla pelle della fauna selvatica, già tanto in difficoltà. Non firmate, non tradite la Costituzione. La tutela degli animali, dell’ambiente e della biodiversità è una scelta vincente, anche nelle urne».

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