[nuovoPci] Per chi suona la campana?

Avviso ai naviganti 124 – 12 settembre 2022

 

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Per chi suona la campana?

Elezioni del 25 settembre e comunisti malcontenti, pentiti dell’elettoralismo e rassegnati prosecutori

Con i Comunicati CC 19, CC 20 e CC 21 abbiamo chiaramente enunciato il piano d’azione tramite cui le liste anti-Larghe Intese possono valorizzare contro la banda Mattarella-Draghi e i suoi padrini le elezioni politiche del 25 settembre che la banda ha indetto per far eleggere un Parlamento più asservito ai vertici della Repubblica Pontificia di quanto lo fosse diventato quello eletto il 4 marzo 2018.

Mandare all’aria l’operazione Mattarella-Draghi ed eleggere un Parlamento ingestibile dai vertici della Repubblica Pontificia è possibile,

– con la convergenza dei voti degli elettori di tutte le liste anti Larghe Intese sulla lista che ha maggiori possibilità di eleggere propri candidati (UNIONE POPOLARE con de Magistris, per cui abbiamo già espresso la nostra indicazione di voto), previo accordo politico di cui devono farsi promotori i capi politici di UNIONE POPOLARE: di esso abbiamo già trattato nella nostra Lettera Aperta a Luigi de Magistris del 6 settembre 2022,

– con la mobilitazione degli astenuti vecchi e nuovi (di cui abbiamo trattato nel comunicato CC del 19 agosto 2022) in tutto più di 30 sui 51 milioni di elettori, per andare a votare UNIONE POPOLARE,

– con la promozione di una campagna elettorale di azioni radicali contro il carovita, lo smantellamento delle aziende, la partecipazione alla guerra USA-NATO, la devastazione dell’ambiente e il riscaldamento climatico, lo sfascio e la privatizzazione della sanità e della scuola, le grandi opere inutili e dannose, gli sfratti, il maltrattamento degli immigrati, la repressione.

A queste condizioni è possibile eleggere un Parlamento di esponenti ostili all’Agenda Draghi, rivoltare contro la banda Mattarella-Draghi la sua manovra e creare un Parlamento ingestibile dai vertici della Repubblica Pontificia.

Destinatari diretti principali del nostro appello sono i comunisti, cioè i militanti e i sostenitori delle numerose formazioni comuniste del nostro paese. Sono tutti quelli che, in numero crescente benché ancora a un livello insufficiente di coscienza e di organizzazione, scelgono consapevolmente di non attestarsi al ruolo di oppositori e denunciatori del disastroso corso delle cose, ma dedicano le proprie energie ai fattori decisivi per porvi fine: la rinascita del movimento comunista e la lotta per l’instaurazione del socialismo. Sono le molte decine di migliaia di compagni e di compagne che variamente si mobilitano e in molti casi sono anche i principali promotori delle iniziative del movimento che va sviluppandosi contro il carovita e la guerra, contro il disastro ambientale e i mille effetti della gestione criminale della pandemia. Essi costituiscono il movimento comunista cosciente e organizzato (MCCO) del nostro paese. Ad essi tutti ci rivolgiamo ben consapevoli sia dell’importante ruolo che sono in grado di svolgere ai fini dell’elezione di un Parlamento ingestibile dai vertici della Repubblica Pontificia, sia degli ostacoli che si frappongono tra il nostro appello e la sua accettazione e attuazione da parte dei compagni a cui ci rivolgiamo.

Le difficoltà implicite nel processo di rinascita del movimento comunista e la sua ancora relativa debolezza nonostante il corso disastroso delle cose che la prosecuzione del dominio della borghesia imperialista impone nel nostro paese e in tutto il mondo, sono fattori che creano un terreno favorevole allo sviluppo del disfattismo e dell’attendismo, anche tra chi sinceramente e con devozione si dichiara comunista e fautore del socialismo.

Oggi nel MCCO italiano alle prese con le elezioni politiche del 25 settembre, il vento disfattista e attendista si esprime in due storiche deviazioni del movimento comunista dei paesi imperialisti.

Da un lato la tendenza dell’astensionismo di principio. Essa in Italia affonda le sue radici nelle fase anarchica e pre-leninista di sviluppo del movimento comunista: ha avuto come portabandiera anche il fondatore del primo PCdI, Amadeo Bordiga.

Dall’altro lato la tendenza dell’elettoralismo (o del cretinismo parlamentare, come la definì Lenin in L’estremismo malattia infantile del comunismo), che in Italia ha consolidate radici nella tradizione del vecchio PCI revisionista di Togliatti e delle formazioni della sinistra borghese sorte nel corso del suo scioglimento con Berlinguer e Occhetto.

Sono oggi refrattari al nostro appello alla mobilitazione per eleggere un Parlamento ostile all’Agenda Draghi molti tra i compagni fuoriusciti in fasi diverse dal PC di Marco Rizzo e oggi confluiti su posizioni astensioniste di principio. Indichiamo come esempio i compagni dell’area politica costituita dal Fronte Comunista (FC) e dal Fronte della Gioventù Comunista (FGC). Essi nella risoluzione del Comitato Centrale del FGC del 7 settembre si astengono dall’esprimere indicazioni di voto per il 25 settembre adducendo l’assenza di una forza elettorale comunista di peso sufficiente e chiamano alla mobilitazione per lo sviluppo di un più forte movimento di lotte economiche, la cui politicizzazione costituirebbe la premessa per tornare ad occuparsi anche del terreno elettorale. Convergono su una simile lunghezza d’onda anche compagni fuoriusciti più di recente dal PC di Rizzo, a seguito della confluenza di Rizzo nella coalizione Italia Sovrana e Popolare cui Rizzo ha dato vita dopo il fallimento dei tentativi di fare ingresso nelle assemblee elettive con liste di soli comunisti. Esemplare di un simile atteggiamento è anche lo scritto Suffragiopatia pubblicato dall’associazione Interstampa lo scorso 30 agosto, che tra il serio e il faceto invita a disertare il voto del 25 settembre per organizzare passeggiate sui sentieri partigiani.

In entrambi i casi citati si tratta di aree politiche pentite e malcontente del loro elettoralismo passato: dopo essere stati per anni al carro di Marco Rizzo, passano oggi a negare anche il proprio ruolo di orientamento e direzione delle masse sul terreno elettorale e a disertare così un aspetto della lotta di classe. Il loro sconfinare nell’astensionismo è principalmente espressione del loro elettoralismo deluso.

Ma sono refrattari al nostro appello alla mobilitazione per eleggere un Parlamento ostile all’Agenda Draghi anche molti compagni affetti da sindrome opposta: quelli che vedono nell’elezione di un proprio drappello di parlamentari la via della salvezza per il nostro paese, cioè gli elettoralisti ostinati. Esponente esemplare è Marco Rizzo con il suo dichiarato proposito di istituire, una volta che verrà eletto, una commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione dell’emergenza Covid-19 da parte dei governi Conte II e Draghi. La brama di tornare in Parlamento offusca Marco Rizzo e gli fa ignorare l’abc della storia del Parlamento italiano degli ultimi 40 anni, di cui le commissioni d’inchiesta parlamentare costituiscono rodati meccanismi atti a insabbiare i crimini della classe dominante su cui indagavano e a ostacolare lo sviluppo della lotta di classe. Esponenti esemplari ne sono anche quei candidati di UNIONE POPOLARE con de Magistris che come Marta Collot limitano i propri obiettivi politici al solo sviluppo di un’opposizione all’Agenda Draghi, come se il pilota automatico imposto dai vertici della Repubblica Pontificia alla direzione del paese potesse incepparsi grazie all’azione di parlamentari di buone intenzioni, capaci nei mezzi e radicali nel fare opposizione.

In entrambi i casi, come espressione dei quali abbiamo indicato Rizzo e Collot, nonostante le differenze ci troviamo di fronte ad esponenti del MCCO che, come il M5S degli esordi, confidano nell’ingresso in Parlamento di onesti servitori delle lotte operaie e popolari per cambiare il paese, per farlo funzionare a favore delle masse popolari. Il malcontento è la regola tra i compagni che seguono questa linea che oramai più di un decennio fa, con la disastrosa esperienza del PRC nel governo Prodi II, ha dimostrato la sua inconsistenza. La sua replica produce risultati fallimentari uno dopo l’altro.

Un conto è acuire la crisi del regime politico della borghesia, di cui il Parlamento è una componente, un altro è mobilitare e organizzare le masse popolari a porre fine al corso delle cose che la borghesia impone!

Cosa hanno in comune a proposito dell’appuntamento elettorale del 25 settembre astensionisti (elettoralisti pentiti) ed elettoralisti ostinati? L’accodarsi al senso comune della parte avanzata delle masse popolari:

– i primi al seguito della grande massa che ieri per protesta ha votato in blocco M5S e oggi sempre per protesta ritiene che astenersi e lasciare campo libero all’operazione Mattarella-Draghi è il meglio che si può fare;

– i secondi al seguito della massa che persiste e auspica un ritorno dei comunisti e della sinistra in Parlamento.

Nell’uno e nell’altro caso è inconcepibile o addirittura ritenuto roba da “pazzi e poliziotti” (come ha sostenuto Marco Rizzo) ambire ad attuare una strategia e una tattica che utilizza anche il terreno elettorale per costruire la rivoluzione socialista. Nell’uno e nell’altro caso attestarsi a promuovere lotte economiche o a eleggere una rappresentanza nelle assemblee elettive, finisce con il costituire la loro strategia e anche la loro tattica. Ignorano l’importanza delle contraddizioni in seno alla classe dominate (uno dei due fattori della crisi rivoluzionaria), l’importanza di acuirle. Salvo poi adirarsi con le masse popolari che non votano come dovrebbero o non lottano abbastanza come essi vorrebbero.

In realtà non sono le masse a essere arretrate rispetto agli auspici e agli obiettivi dei comunisti. Gli elettoralisti, pentiti e ostinati, non comprendono che da quando il riformismo è diventato senza riforme, con l’inizio negli anni ’70 della nuova crisi generale del capitalismo e poi il suo aggravamento nel 2008, è pregiudicata la possibilità per i comunisti di svolgere il ruolo esercitato nel periodo 1945-1975 (i “trenta gloriosi”) dal vecchio PCI e che il primo PRC ha inutilmente provato a far sopravvivere, di portavoce e sponda delle istanze operaie e popolari nelle assemblee elettive della borghesia.

Negli anni ’70 sono giunti ad esaurimento la prima ondata mondiale delle rivoluzioni proletarie e con essa i primi partiti comunisti dei paesi imperialisti e il contesto in cui operavano. Con la dissoluzione dell’URSS ha avuto inizio un’epoca di nera e sfrenata reazione che oggi però giunge alla fine di fronte alla crescita della resistenza che le masse popolari oppongono al procedere della crisi.

Nel nostro paese questa resistenza ha sempre più influito negli ultimi dieci anni sul regime politico borghese, sconvolto e messo a soqquadro fino all’apertura della breccia determinata dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018. In ultima istanza, solo la debolezza del movimento comunista ha permesso ai vertici della Repubblica Pontificia di riuscire in una certa misura a tenere a bada il M5S fino a portarlo ad avallare l’Agenda Draghi. Ma le cause oggettive, di fondo, della resistenza delle masse popolari, la borghesia e il clero non sono in grado di rimuoverle. Anzi le hanno ulteriormente alimentate dal 2020 con la gestione criminale dell’emergenza Covid-19 e oggi con il coinvolgimento nella guerra USA-NATO e UE contro la Federazione Russa e le sue catastrofiche conseguenze.

Compito del Partito Comunista è unirsi strettamente e senza riserve alla resistenza che le masse popolari oppongono e opporranno al procedere della seconda crisi generale del capitalismo, comprendere e applicare le leggi secondo cui questa resistenza si sviluppa, appoggiarla, promuoverla, organizzarla e far prevalere in essa la direzione della classe operaia fino a trasformarla in lotta per il socialismo, adottando come metodo principale di lavoro e di direzione la linea di massa. Questo è il compito costitutivo dei comunisti oggi, su ogni terreno della lotta di classe, ivi compreso quello elettorale. Chi non lo accetta è destinato a rotolare all’indietro e costretto allo spontaneismo, di cui è espressione tanto l’elettoralismo (compreso quello specifico dei pentiti) che l’economicismo (dedicarsi unicamente alle rivendicazioni).

Oggi, a fronte alle elezioni del 25 settembre è in ballo il tentativo della banda Mattarella-Draghi di creare un Parlamento composto solo da partiti delle Larghe Intese. Compito dei comunisti è indirizzare la variegata protesta delle masse popolari contro il sistema delle Larghe Intese ed impedire alla banda Mattarella-Draghi di raggiungere il suo obiettivo, acuire con questo la crisi del regime politico di cui la banda è espressione. Per questo chiamiamo a votare la lista che tra le varie ostili alle Larghe Intese ha le maggiori probabilità di riuscita. Non per “fare un’opposizione radicale” o “commissioni parlamentari d’inchiesta”, ma per contribuire a rendere ingovernabile il paese e nello specifico il Parlamento, ridotto oramai a camera di ratifica delle decisioni che borghesia e clero prendono altrove.

Per chi suona la campana dunque?

Suona per i comunisti e chiama non alla diserzione bensì alla lotta per rendere ingovernabile il paese ai vertici della Repubblica Pontificia e per imporre l’alternativa di governo che emana dal movimento delle organizzazioni operaie e popolari, la frazione più avanzata del movimento di resistenza al procedere della crisi che monta nel paese. Alle attuali condizioni di forza del movimento comunista (che rinasce dovendo tuttavia affrontare le difficoltà specifiche che tale processo comporta) l’instaurazione di un governo emanazione del movimento delle organizzazioni operaie e popolari, che chiamiamo Governo di Blocco Popolare, è oramai un obiettivo di vita o di morte. Non dobbiamo consentire ai vertici della Repubblica Pontificia (la combinazione di imperialisti USA e UE, Vaticano, Organizzazioni Criminali e Associazioni Padronali al potere nel nostro paese) di fare ulteriori danni. Con questo, nonostante la relativa debolezza del movimento comunista, sarà possibile porre fine al coinvolgimento dell’Italia nella guerra degli imperialisti USA-NATO e UE contro la Federazione Russa, neutralizzare la speculazione finanziaria sulle materie prime e i suoi devastanti effetti come il carovita che si sta abbattendo sulla popolazione, avviare realmente una transizione ecologica, ecc. Come abbiamo più volte messo in chiaro, con la sua azione il Governo di Blocco Popolare susciterà una resistenza accanita da parte della borghesia imperialista e del suo clero. Ponendosi alla testa della difesa del GBP dai tentativi di mobilitazione reazionaria delle masse contro di esso e il suo operato e dalle aggressioni provenienti dall’estero, la rinascita del movimento comunista compirà un salto di qualità e con essa il consolidamento e il rafforzamento del Partito Comunista come Stato Maggiore effettivo della guerra popolare rivoluzionaria che instaurerà il socialismo.

L’epoca imperialista del capitalismo è anzitutto l’epoca della rivoluzione socialista. La storia mondiale ce lo ha confermato con la prima ondata di rivoluzioni proletarie (1917-1976) che ha scritto la storia dell’umanità nel secolo scorso. È solo temporanea la sconfitta cui il movimento comunista internazionale è andato incontro a causa del prevalere del revisionismo moderno in URSS dopo la vittoria sul nazifascismo e del venir meno della Repubblica Popolare Cinese nel ruolo di base rossa mondiale della rivoluzione proletaria con la morte di Mao nel 1976. La decadenza dell’URSS fino alla dissoluzione nel 1991 e il declino dei primi partiti comunisti dei paesi imperialisti hanno completato il quadro negli anni ‘90, segnando l’ingresso del mondo intero in un’epoca di nera reazione.

Ma il corso disastroso delle cose iniziato con l’avvio della seconda crisi generale del capitalismo nel 1975 e il suo aggravamento a partire dal 2008 suscitano in tutto il mondo un potente movimento di resistenza. È la fine dell’epoca di nera reazione o la fine della storia come ebbero a dire gli esegeti della borghesia imperialista come Fukuyama. Sono maturi i tempi per i comunisti per promuovere e porsi alla testa della nuova ondata di rivoluzioni proletarie. Il maggiore contributo che noi comunisti italiani possiamo dare. Essa è anche il futuro possibile del nostro paese. La sua costruzione dipende da noi comunisti.

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