[Sinistrainrete] Marx XXI: La requisitoria di Sahra Wagenknecht e i suoi limiti

Rassegna del 15/09/2022 di Sinistra in Rete

Marx XXI: La requisitoria di Sahra Wagenknecht e i suoi limiti

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La requisitoria di Sahra Wagenknecht e i suoi limiti

di Marx XXI

Sahra1Il titolo del libro di Sahra Wagenknecht – dirigente storica della Linke, partito di cui è stata vicepresidente dal 2010 al 2014 – rischia di suscitare aspettative eccessive: Contro la sinistra neoliberale (Fazi editore) evoca infatti una svolta radicale, una presa di congedo netta e senza tentennamenti da ciò che le sinistre – non solo la tedesca, bensì tutte le sinistre occidentali – oggi rappresentano. Ci si aspetterebbe, insomma, di leggere una condanna senza appello, del tenore di quella contenuta nella lettera aperta di Hans Modrow alla Linke che abbiamo rilanciato su questa pagina https://socialismodelsecoloxxi.blogspot.com/2022/02/lettera-di-hans-modrow-alla-linke-hans.html

Viceversa il punto di vista della Wagenknecht è più sfumato e contraddittorio. Non che manchino accenti durissimi nei confronti di quella che l’autrice definisce “sinistra alla moda”: come vedremo fra poco, la sua requisitoria è lunga, dettagliata e argomentata, così come è corretta la sua analisi delle radici di classe del fenomeno politico in oggetto. A lasciare perplessi è però il tentativo di tracciare un confine fra neoliberalismo “di sinistra” e liberalismo tour court; un approccio che legittima l’idea secondo cui il liberalismo di sinistra tradizionale, o liberal socialismo, non è il grembo che ha partorito l’attuale sinistra neoliberale, bensì qualcosa di completamente diverso, un patrimonio di idee e valori da cui si potrebbe trarre il materiale per rifondare una “vera” sinistra. Ma procediamo con ordine.

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Sara Reginella: “Nell’inferno dei quartieri di Donetsk”

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“Nell’inferno dei quartieri di Donetsk”

di Sara Reginella

720x41mpigAl ritorno da un’esperienza di tre settimane nel Donbass, credo sia doveroso ritrarre lo scenario articolato con cui mi sono interfacciata.

Il primo aspetto sui cui vorrei porre l’attenzione riguarda la complessità. Non è possibile fare generalizzazioni su un quadro variegato come quello del conflitto ucraino, comprensibile solo nella misura in cui si evitano facili generalizzazioni.

Nel Donbass è in atto un conflitto dal 2014, i cui primi anni sono stati quasi totalmente censurati dai mass media occidentali. Non entrerò in merito alle cause che hanno portato al conflitto, a partire dal golpe di Kiev, durante l’Euromaidan, già oggetto di miei precedenti lavori e reportage, né disputerò sulle questioni geopolitiche legate al pericoloso espansionismo della NATO ai confini della Russia. Mi limiterò a riferire sulla situazione osservata nell’estate 2022 nei territori del Donbass, che ho personalmente visitato.

A Lugansk, capitale della LNR (Luganskaya Narodnaya Respublika – Repubblica Popolare di Lugansk), la popolazione vive in una condizione di pace relativa. Sono in molti a combattere al fronte, ma l’ultimo bombardamento risale a circa un mese e mezzo fa. Con l’arrivo dell’esercito russo, da febbraio 2022, il fronte si è spostato di oltre settanta chilometri in avanti, rispetto alla capitale. Nel territorio di Lugansk, ho potuto appurare come la popolazione sia grata all’esercito russo, in quanto le persone riferiscono come dal suo arrivo, nei territori dell’omonima Repubblica, dopo otto anni, l’esercito ucraino non può più colpire.

A Donetsk invece, capitale della DNR (Donetskaya Narodnaya Respublika – Repubblica Popolare di Donetsk), il fronte si sviluppa a partire dalle aree periferiche della città.

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Fabrizio Russo: Il futuro dell’energia

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Il futuro dell’energia

di Fabrizio Russo

energia elettrica e elettricita sono la stessa cosaNessun politico vuole raccontarci la vera storia: la disponibilità di combustibili fossili si sta esaurendo. Siamo infatti già a corto di petrolio, carbone e gas naturale perché i costi diretti e indiretti di estrazione stanno raggiungendo un punto in cui il prezzo di vendita del cibo e di altri beni di prima necessità deve essere fissato ad un livello talmente alto, ed inaccettabile, da compromettere l’operabilità del sistema economico globale, nel suo assetto attuale. Allo stesso tempo, l’energia eolica, solare e altre fonti di “energia pulita” non sono ancora in grado, neppure in misura parziale ma tale da consentire un funzionamento “sui minimi” del sistema, di sostituire la quantità di combustibili fossili perduta.

Il problema economico, che ha per protagonista l’energia, è essenzialmente un problema di fisica. L’energia pro capite e, di fatto, le risorse pro capite (qualsiasi produzione richiede infatti energia), devono rimanere sufficientemente elevate in presenza di una crescita della popolazione a cui fa capo una determinata realtà economica. Quando ciò non accade, come la storia ci dimostra, le civiltà tendono a – o perlomeno rischiano di – crollare.

I politici non possono però ammettere apertamente che l’economia mondiale possa oggi essere diretta verso il collasso, come peraltro già accaduto a molte/tutte le civiltà precedenti. Devono dare invece l’illusione di essere al comando, di avere la situazione sotto controllo. Ciò spinge i politici a dare al pubblico, in qualche modo, motivazioni per cui i cambiamenti futuri potrebbero essere o desiderabili, (ad es. per evitare il cambiamento climatico) o, perlomeno, che le difficoltà sollevate siano temporanee/condizionate (ad es. a causa delle sanzioni contro la Russia).

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Massimo Zucchetti: La demente inglese /2

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La demente inglese /2

di Massimo Zucchetti

Nella prima puntata abbiamo visto la demente inglese soddisfare la sua invidia del pene, vuole dimostrare di avercelo più lungo di Putin.

Da un sottomarino partono i missili su Mosca. Tempo un quarto d’ora, eccoli che arrivano.

Finalmente Putin la paga!

Beh, lui no, starà nel suo bunker. In compenso circa tre milioni di moscoviti vanno all’altro mondo, un milioncino subito (i più fortunati), altri due milioni nel giro di giorni, settimane, mesi. Il fall-out il primo giorno tocca anche la Bielorussia, se il vento spira nella direzione giusta: così imparano pure loro.

Chiede Ursula Priscilla von der Leyer Rottermeier: dobbiamo preoccuparci del fall-out sull’Europa? Saranno contaminate le riserve auree della BCE? Ma no, ma no, avrai altro di che preoccuparti, Ursula.

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La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos mondiale in arrivo. Che fare?

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La guerra in Ucraina, la crisi economica e il grande caos mondiale in arrivo. Che fare?

Appello per una conferenza politica di classe a Roma il 16 ottobre

Dall’inizio del secolo è in corso una sequenza inarrestabile di guerre, recessioni produttive, tracolli finanziari, catastrofi climatiche, emergenze sanitarie, che configura una crisi senza precedenti del modo di produzione capitalistico, in caotico avvitamento su sé stesso.

Nell’ambito di questo processo lo scoppio della guerra in Ucraina tra la Russia e la NATO segna un punto di non ritorno. Infatti l’invasione russa dell’Ucraina ha inasprito anche sul terreno militare un conflitto inter-capitalistico globale tra il blocco occidentale e il blocco in formazione intorno all’asse Cina-Russia che era già teso prima del 24 febbraio, e ha per oggetto il controllo dei mercati, delle materie prime, delle reti di trasporto internazionali e – un aspetto nuovo in via di definizione – la ristrutturazione del sistema monetario internazionale, la supremazia nei mercati finanziari.

L’espansionismo della Nato nell’Est europeo ha contribuito in misura determinante all’escalation militare in atto sul territorio ucraino, che sta a sua volta risvegliando altri focolai sopiti nelle guerre che si sono succedute nell’ultimo quarantennio, con nuove tensioni tra Kosovo e Serbia, Armenia e Azerbaijan, Cina e Taiwan (sempre per conto Usa!).

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Il Rovescio: Gli «affari correnti» della tecnocrazia

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 Gli «affari correnti» della tecnocrazia

di Il Rovescio

Quando, nel febbraio del 2021, si è insediato il governo Draghi, scrivemmo subito (https://ilrovescio.info/2021/02/17/la-grande-transizione-sul-governo-draghi/) che la novità più pericolosa era costituita dai due Ministeri alla Transizione («ecologica» e digitale), in quanto organi propulsori dell’Emergenza nonché raccoglitori di buona parte dei fondi del Recovery Plan (poi PNRR); e che il nesso digitalizzazione-militarismo – ben rappresentato dal duo Colao-Cingolani (cioè Vodafone-Istituto Italiano di Tecnologia-Leonardo-Finmeccanica) avrebbe trovato nel cosiddetto Green New Deal il proprio perno. Così come l’Emergenza Covid-19, con i suoi Comitati Tecnico-Scientifici, le sue task force e il suoi Commissari NATO, ha fatto della «guerra al virus» una formidabile occasione di ristrutturazione e di ingegneria sociale, l’Emergenza bellica e ora energetica permette di proseguire l’opera a redina bandita. Come noto, la sola minaccia delle sanzioni sul gas russo (il cui flusso si manteneva costante) ha aperto mesi fa il mercato europeo al GNL statunitense, il cui prezzo è presto aumentato di ben quindici volte nella Borsa di Amsterdam.

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Ben Burgis: Abolire la monarchia

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Abolire la monarchia

di Ben Burgis

Dicono che ormai esercitano un potere soltanto cerimoniale o simbolico, ma non è così: re e regine sono statue da abbattere perché rappresentano il comando dei pochi e la sudditanza dei molti

Chiunque ne abbia memoria potrebbe ancora essere confuso dallo spettacolo dei conservatori statunitensi che professano il loro amore per la monarchia britannica. Due giorni prima che Donald Trump lasciasse l’incarico, la sua «Commissione del 1776» ha elogiato la Dichiarazione di Indipendenza come un documento storicamente importante che ha reso l’America una nazione «unica». Durante l’amministrazione Obama, l’iconografia della lotta rivoluzionaria americana contro la corona britannica era così pervasiva che l’ala destra del Gop si chiamava addirittura «Tea Party».

Eppure, quando Meghan Markle e il principe Harry in un’intervista con Oprah Winfrey hanno criticato la famiglia reale, la risposta di alcune figure di importanti istituzioni conservatrici è stata quella di preservare proprio l’istituzione contro cui i fondatori dell’America si stavano ribellando nel 1776. Sono apparse molteplici difese della monarchia in pubblicazioni come Federalist e National Review.

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Geraldina Colotti: I giovani nel modello capitalista

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I giovani nel modello capitalista

di Geraldina Colotti

Qualche breve considerazione a proposito dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), riferito all’occupazione lavorativa dei giovani tra i 15 e i 24 anni

Qualche breve considerazione a proposito dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), riferito all’occupazione lavorativa dei giovani tra i 15 e i 24 anni. Per loro, la perdita del posto di lavoro è stata di molto superiore a quella degli adulti, tanto che il numero dei giovani disoccupati a livello globale, alla fine del 2022 arriverà a essere di 73 milioni. Leggermente inferiore ai 75 milioni registrati nel 2021, ma comunque superiore di 6 milioni al 2019, periodo precedente la pandemia, che ha pesantemente inciso sui dati. Nel 2020, si è anche raggiunto il maggior picco di giovani non solo privi di lavoro, ma anche di istruzione e formazione, registrato da oltre 15 anni (23,3%, un incremento di 1,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente).

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Jacques Baud: Operazione Z

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Operazione Z

The Postil Magazine intervista Jacques Baud

Siamo lieti di presentarvi questa nuova intervista a Jacques Baud, in cui copriamo ciò che sta accadendo ora nella lotta geopolitica che è la guerra Ucraina-Russia. Come sempre, il signor Baud porta una visione profonda e un’analisi chiara alla conversazione

Operation Z CoverThe Postil (TP): Hai appena pubblicato il tuo ultimo libro sulla guerra in Ucraina — Operazione Z , edito da Max Milo. Per favore, raccontaci qualcosa: cosa ti ha portato a scrivere questo libro e cosa desideri trasmettere ai lettori?

Jacques Baud (JB): Lo scopo di questo libro è mostrare come la disinformazione propagata dai nostri media abbia contribuito a spingere l’Ucraina nella direzione sbagliata. L’ho scritto sotto il motto “dal modo in cui comprendiamo le crisi deriva il modo in cui le risolviamo”.

Nascondendo molti aspetti di questo conflitto, i media occidentali ci hanno presentato un’immagine caricaturale e artificiale della situazione, che ha portato alla polarizzazione delle menti. Ciò ha portato a una mentalità diffusa che rende praticamente impossibile qualsiasi tentativo di negoziare.

La rappresentazione unilaterale e parziale fornita dai media mainstream non ha lo scopo di aiutarci a risolvere il problema, ma di promuovere l’odio nei confronti della Russia. Così, l’esclusione dalle competizioni di atleti disabili, gatti , persino alberi russi , il licenziamento dei direttori d’orchestra, il de-platforming di artisti russi, come Dostoevskij , o anche la ridenominazione dei dipinti mira ad escludere la popolazione russa dalla società! In Francia, i conti bancari di persone con nomi che suonavano in russo sono stati persino bloccati. I social network Facebook e Twitter hanno sistematicamente bloccato la divulgazione dei crimini ucraini con il pretesto di “incitamento all’odio”, ma consentono l’appello alla violenza contro i russi.

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Maria Grazia Meriggi: L’invenzione della classe operaia

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L’invenzione della classe operaia

di Maria Grazia Meriggi

0e99dc 36c58a8441194754ac97ee80d1c2a361mv2Vent’anni fa veniva pubblicato il volume L’invenzione della classe operaia di Maria Grazia Meriggi, frutto di una straordinaria ricerca su sopravvivenza e rottura delle dimensioni comunitarie in Francia, su costruzione di forme di partito e sovrapposizione fra rivendicazioni economiche e avventure insurrezionali, tra tramonto del popolo degli artigiani e alba del movimento operaio, fra la svolta della Rivoluzione francese e il 1848. In questo articolo l’autrice ripercorre un viaggio affascinante in mondi del lavoro complessi, composti in molti casi da operai ancora padroni dell’autorevolezza del mestiere ma che gli avversari vedono invece immersi nelle classi pericolose in cui la disoccupazione può farli precipitare.

* * * *

Ancora una volta mi preparo a scrivere per «Machina», una rivista affascinante anche quando a volte non se ne condividono tutti i contenuti e sono stata sollecitata a riflettere sui temi di (e a partire da) una mia ricerca che è poi quella che mi è probabilmente più cara anche se studi, saggi e monografie su periodi più recenti hanno suscitato più attenzione e dibattito. Si tratta di L’invenzione della classe operaia. Conflitti di lavoro, organizzazione del lavoro e della società in Francia intorno al 1848 [1]. Tuttavia in un percorso che dura ormai da più di quarant’anni le domande che ponevo come centrali di quel volume nei Ringraziamenti [2], che riguardavano e riguardano tuttora «i contributi delle trasformazioni economiche e delle culture diffuse nel produrre i soggetti sociali» lo sono ancora nelle mie ricerche. In queste righe sono riassunte le ragioni per cui vale la pena di tornare ai contenuti e ai metodi di quella ricerca, al di là della tentazione della ego-histoire.

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Amy Goodman e Juan Gonzàlez: La politica statunitense “pericolosa” e la “falsa narrativa dell’Occidente” alimentano le tensioni con Russia e Cina

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La politica statunitense “pericolosa” e la “falsa narrativa dell’Occidente” alimentano le tensioni con Russia e Cina

Amy Goodman e Juan Gonzàlez intervistano Jeffrey Sachs

chinaxi e1662652870366Discutiamo dell’egemonia occidentale e della politica statunitense in Russia, Ucraina e Cina con l’economista della Columbia University Jeffrey Sachs, il cui nuovo articolo è intitolato “La falsa narrativa dell’Occidente su Russia e Cina”. Sachs afferma che l’approccio bipartisan degli Stati Uniti alla politica estera è “inspiegabilmente pericoloso e storto” e avverte che gli Stati Uniti stanno creando “una ricetta per l’ennesima guerra” nell’Asia orientale.

Politico riporta che l’amministrazione Biden si prepara a chiedere al Congresso di approvare una nuova vendita di armi da 1,1 miliardi di dollari a Taiwan. Secondo quanto riferito, il pacchetto include 60 missili antinave e 100 missili aria-aria. Ciò avviene dopo che due navi da guerra statunitensi hanno navigato domenica attraverso lo Stretto di Taiwan per la prima volta da quando il presidente della Camera Nancy Pelosi ha visitato Taiwan all’inizio di questo mese. La Cina ha condannato la visita e ha lanciato importanti esercitazioni militari vicino a Taiwan.

Nel frattempo, la scorsa settimana il presidente Biden ha annunciato 3 miliardi di dollari in più di aiuti militari per l’Ucraina, compresi i soldi per missili, colpi di artiglieria e droni per aiutare le forze ucraine a combattere la Russia.

Iniziamo la puntata di oggi guardando la politica degli Stati Uniti su Russia e Cina. Siamo raggiunti dall’economista Jeffrey Sachs, direttore del Center for Sustainable Development della Columbia University. È presidente della Rete di soluzioni per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre segretari generali delle Nazioni Unite. Il suo ultimo articolo è intitolato “La falsa narrativa dell’Occidente su Russia e Cina”.

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Carla Troilo: “Amami e mangiami”. Bones and all – da Venezia per caso

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“Amami e mangiami”. Bones and all – da Venezia per caso

di Carla Troilo

Sono circa cinque giorni che tento di scrivere una recensione sull’ultimo film di Guadagnino e continuo a cancellarla perché cado nel manierismo.

Indubbiamente Bones and all è un film di maniera, è fatto a regola d’arte, un perfetto prodotto americano, forse una delle cose migliori che il cinema americano ci ha regalato negli ultimi anni. Tuttavia Bones and all è molto di più di un film ben confezionato, è molto di più dei corpi splendidi e della meravigliosa e impeccabile recitazione di Timothée Chalamet e Taylor Russel, è più di un road movie così come è più di uno splatter.

Bones and all ci mette a confronto con due cose: con la nostra fottuta nostalgia degli ultimi anni Ottanta e con ciò che chiamiamo desiderio. Si sono spese molte parole sul fatto che sia una tenera storia d’amore, seppure cannibale. Si sono già spese molte parole sul fatto che Guadagnino ci racconta l’America del secondo mandato di Regan e ci mostra spazi desolati, case dismesse e tanta marginalità. E in effetti questa è una storia ai margini, i due protagonisti vivono sulla soglia, una soglia che li separa dalla normalità perché sono terribili e pericolosi e non possono stare nel mondo, ma cercano disperatamente di poterlo abitare, o almeno di costruire un mondo per loro.

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Massimo Zucchetti: Consigli al ministro Cingolo e al governo per risparmiare

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Consigli al ministro Cingolo e al governo per risparmiare

di Massimo Zucchetti

Il ministro Cingolani (Cingolo, per noi che lo conosciamo da prima per i suoi trascorsi da armaiolo) ha fatto emanare una serie di raccomandazioni agli italiani per risparmiare sul gas quest’inverno. Fate le docce fredde e brevi, abbassate riscaldamento, eccetera. Poi ci sono quelli che vogliono cuocere la pasta riscaldandola col bue e l’asinello.

Ridurre gli sprechi di energia è sempre sacrosanto. Chiunque tranne un piddino capisce che però, fatti adesso, questi provvedimenti – più che al risparmio energetico – puntano a risparmiare gas che improvvisamente, non si sa per quale motivo (ironia: ON), non arriverà più in Italia a buon mercato dalla Russia, ma a carissimo prezzo da alcuni borsaneristi internazionali, in primis gli amici americani o quelli della borsanera di Amsterdam. Sono quindi dei provvedimenti da economia di guerra, in modo da consentire all’Italia di continuare la guerra in Ucraina.

Questo è un fatto, al di là di come la pensiamo su questa guerra: non facciamo gli ipocriti, già erano insopportabili i pacifisti con l’elmetto favorevoli a mandare armi, ora però gli ecologisti con l’elmetto, no, non ce la beviamo. O no? (mi guardo attorno speranzoso, ma timoroso anche).

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Paul Craig Roberts: Un madornale errore strategico: l’”operazione militare limitata” del Cremlino in Ucraina

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Un madornale errore strategico: l’”operazione militare limitata” del Cremlino in Ucraina

La terza guerra mondiale è la conseguenza più probabile

di Paul Craig Roberts – Institute for Political Economy

Odio sentirmi dire “te l’avevo detto” ed eccomi qui a usare queste parole.

Come i lettori sanno, da molti anni temo che la tolleranza da parte della Russia di insulti e provocazioni senza fine avrebbe continuato ad incoraggiare provocazioni sempre più gravi, fino al superamento di linee rosse che porteranno ad un conflitto diretto tra le due principali potenze nucleari. Per tutti questi anni il Cremlino, incapace di capire o di accettare che il suo ruolo di nemico n. 1 di Washington era ormai segnato, si è affidato ad una strategia di risposte nulle o minime per sminuire l’immagine di una Russia pericolosa e aggressiva, intenzionata a restaurare l’Impero Sovietico.

Questa strategia diplomatica, come quella russa per l’Ucraina, è completamente fallita.

La disastrosa strategia ucraina del Cremlino è iniziata quando a Mosca hanno prestato più attenzione alle Olimpiadi di Sochi che al rovesciamento del governo ucraino da parte di Washington. Gli errori del Cremlino hanno subito un’accelerazione quando il Cremlino ha rifiutato la richiesta del Donbass di essere riunito alla Russia come l’ex provincia russa della Crimea.

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Emiliano Laurenzi: Un voto vuoto

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Un voto vuoto

di Emiliano Laurenzi

Il 25 settembre una nuova tornata elettorale sta per essere inflitta al corpo sociale del paese, al suono di promesse che con lo scorrere dei decenni ed ora più che mai suonano e sono sempre più vuote, sconnesse dalla realtà, diffondendo non solo un’eco di disillusione, ma in modo del tutto lecito e politicamente sensato – per quel che in queste elezioni rimane di politico, ma soprattutto di sensato – una disaffezione ed un disinteresse radicali. La retorica tesa però a stigmatizzare il disimpegno e l’astensionismo, a questo punto, va smascherata fino in fondo. E va smascherata non in nome di strampalati ideali rivoluzionari fuori tempo massimo, o di una idea logora e strumentale di cartello e coalizione contro quello o per quell’altro, ma per così dire effettuando un esame bioptico dell’evoluzione del sistema elettorale sempre più teso a raggruppare il consenso e a livellarlo, del senso pragmatico e storico dell’ipertrofia assunta dal valore della forma democrazia. In ultima istanza ci si deve domandare perché, all’interno delle regole elettorali della nostra democrazia, sembrerebbe essersi innescata una deriva che nei fatti favorisce processi decisionali extra istituzionali, avulsi dalla sovranità popolare pur sancita dalla Costituzione, e allo stesso tempo non fa che agevolare di volta in volta la creazione di compagini di governo sempre più informi e supine a questo meccanismo, capaci solo di assecondarlo per trarne benefici di vario tipo al livello di schieramento, di clan, o personali.

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Fabrizio Marchi: I Chicago boys “de noantri”

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I Chicago boys “de noantri”

di Fabrizio Marchi

Esilarante.

Questa mattina su “Agorà” Paola Tommasi, giornalista di area trumpista e meloniana, collaboratrice di Libero e ora de Il Tempo, a suo tempo membro dello staff di Trump, vicinissima a Fratelli d’Italia, spiega perché i ricchi devono essere alleggeriti dal peso, iniquo, delle tasse.

“Se togliamo ai ricchi” – questo in buona sostanza l’assunto – togliamo anche ai poveri, perché sono i ricchi che producono, che mandano avanti il paese e che (nonostante ciò) pagano più tasse (dei poveri). La cosa meriterebbe un articolo su “Lercio”…

Fantastico. A parte l’imbecillità o la cattiva fede dell’affermazione in base alla quale sarebbero i ricchi a produrre e a mandare avanti la società (e a subire la maggiore tassazione!!!) appare grottesco il rovesciamento delle parti per cui sembra addirittura che siano i poveri a togliere ai ricchi.

E allora meglio sgombrare il campo dalle ipocrisie e dire le cose come le si vedono (cioè come le vedono loro…): le tasse (ai ricchi) sono un’ingiustizia per tutti, perché se si tassano i ricchi si impedisce loro di arricchirsi e quindi di produrre quella ricchezza che poi verrà (sempre secondo loro…) ridistribuita sotto forma di attività produttive e possibilità di occupazione per i poveri e per i lavoratori.

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