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Rassegna del 17/09/2022

Salvatore Bravo: La Filosofia imperfetta di Costanzo Preve

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La Filosofia imperfetta di Costanzo Preve

di Salvatore Bravo

Costanzo PreveLa Filosofia imperfetta è un’opera di Costanzo Preve del 1984, è un testo introvabile nelle librerie e online, la qualità è una categoria che il tempo del totalitarismo della merce non conosce.

È il libro della svolta, in cui Costanzo Preve liquida il materialismo dialettico per fondare la metafisica umanistica. La stesura della Filosofia imperfetta nel prologo di Una nuova storia alternativa della filosofia è definita dal filosofo “liberatoria1”, benché a correzione del titolo dell’opera del 1984 Costanzo Preve affermi e chiarisca che le filosofie sono imperfette, in quanto non esiste e, mai vi potrà essere, la fine della storia della filosofia per perfezione raggiunta.

La filosofia marxiana non ha fondazione filosofica forte, per cui il materialismo storico e la prospettiva comunista sono state irrigidite dalla camicia di forza, l’immagine è di Costanzo Preve, delle leggi scientifiche della storia del marxismo che ha, così, risolto le “contraddizioni filosofiche” presenti nella filosofia marxiana.

Karl Marx è filosofo del possibile, all’interno della sua opera vi sono fessure ed ipotesi che lasciano intravedere percorsi differenti per giungere al comunismo, sono presenti categorie interpretative che oscillano tra la necessità e la possibilità. Costanzo Preve osa deviare il percorso dalle certezze granitiche del marxismo ufficiale e per rifondarlo è opportuno ripercorrere il cammino dei marxisti eretici: Karl Kautsky, Ernst Bloch e Gyorgy Lukàcs. Nel saggio l’obiettivo è liberare il pensiero marxiano dalla trappola dell’economicismo e della dialettica unidirezionale.

Costanzo Preve riattiva le potenzialità non pensate di taluni plessi in Marx. Il testo La filosofia imperfetta con il suo sottotitolo Una proposta di ricostruzione del marxismo contemporaneo ripercorre gli eretici del marxismo per dimostrare e condividere le possibilità celate ed ostracizzate dal marxismo ufficiale.

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Guido Cappelli: Il grande ircocervo e la mutazione genetica dello Stato

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Il grande ircocervo e la mutazione genetica dello Stato

di Guido Cappelli

photo 2022 09 10 11 57 21 2In principio è stata l’emergenza. Emergenza percettiva, interiore e interiorizzata, emergenza come Weltanschauung, come profezia che si autoavvera saldando il percepito col reale.

L’emergenza è legata all’Eccezione, e l’attesa della catastrofe offre il campo – logico e psicologico, cioè politico – ai salvatori, ai messia, agli illuminati da qualche ragione superiore e qualche tecnica salvifica. Ne sono apparsi a bizzeffe, in questo tempo bisognoso di promesse: i più risibili sono quelli dell’astensione rivoluzionaria, ma questa è un’altra storia su cui prima o poi dovremo tornare.

Intanto, gli ingredienti della distopia sono belli e serviti. Bastava un nulla, l’annuncio di un pericolo, qualche immagine convenientemente manipolata, un po’ di ammuina mediatica, la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’ossessione securitaria che ha invaso la nostra opulenza ormai da mezzo secolo – proprio in concomitanza, guarda caso, con l’esplosione del consumismo compulsivo di massa, con l’illusione di un benessere per default, di una felicità in servizio permanente effettivo.

E così, eccezione dopo eccezione, uno shock dopo l’altro, il cittadino medio sembra aver dimenticato i fondamenti elementari della convivenza democratica, per lasciarsi condurre a precipizio dai nuovi conducatores, siano il truce super Mario, l’esaltata britannica, il transumanista francese o qualche altro umanoide formato alla scuola di zio Klaus (Schwab).

Non sappiamo che cosa ci sia esattamente in fondo al precipizio, ma nella discesa abbiamo già incontrato alcuni “amici” di cui difficilmente ci libereremo nei prossimi secoli, a meno di uno scatto deciso e collettivo che non si sa se sia all’orizzonte.

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Robert Kurz: Noi siamo tutto. La miseria del (post-)operaismo

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Noi siamo tutto. La miseria del (post-)operaismo

di Robert Kurz

marxisti«Il fatto che io sia paranoico, non vuol dire che io non sia perseguitato.» ( Woody Allen )

La svolta del marxismo occidentale verso la teoria dell’azione – una svolta che nella prassi ideologica postmoderna rimane separata dalla teoria di Marx in generale – invece di continuare a svilupparsi, lascia uno scheletro nell’armadio, vale a dire, la critica dell’economia politica: la critica che affronta le complicate “legalità” della macchina sociale capitalista sulla base della costituzione feticista, l’analisi continuata del processo capitalista “trasformatore della società“, nella sua unità di oggettivazione e trattamento (soggettivo) della contraddizione, tra cui le ideologie assassine. La soluzione apparente di questa problematica non liquidata, ha prodotto la corrente forse più importante della nuova sinistra, sorta in Italia, parallelamente al marxismo strutturalista di conio althusseriano e all’atomizzazione foucaltiana della critica: il cosiddetto operaismo. Il punto di partenza fu la situazione specifica della giovane popolazione proveniente dal Mezzogiorno, che affollava le industrie fordiste del nord dell’Italia negli anni ’60 e non aveva ancora interiorizzato la disciplina di fabbrica del “lavoro astratto“. Mentre i regimi della “modernizzazione ritardata” del capitalismo di Stato, nella periferia del mercato mondiale, avevano imposto la frusta dell’azione disciplinatrice, fatta in nome dell’ideologia di legittimazione “marxista“; in Italia, a partire da una situazione simile, si sviluppa una determinata “militanza operaia” contro il regime produttivo fordista occidentale; una resistenza legittima, nella prospettiva adottata, ma immediatamente anche una forma specifica del trattamento limitato della contraddizione, la quale, nella sua immediatezza, poté diventare un campo di riferimento teorico per gli intellettuali di sinistra.

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Pierluigi Fagan: Geopolitics for dummies

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Geopolitics for dummies

di Pierluigi Fagan

Visto che la fortunata collana dalla copertina gialla “…for dummies” (…per inesperti) non ha ancora pubblicato un volume sulla geopolitica, data l’attualità dell’argomento, faccio volentieri supplenza.

L’immagine allegata visualizza un passo che poi metto nei link che è tratto da un documento 2019 della RAND Corporation (USA), il cui intento è così premesso dal Rapporto stesso: “Questo rapporto esamina una serie di possibili mezzi per estendere la Russia. Come la Strategia di Difesa Nazionale del 2018 ha riconosciuto, gli Stati Uniti sono attualmente bloccati in una competizione di grandi potenze con la Russia. Questo rapporto cerca di definire le aree in cui gli Stati Uniti possono competere a proprio vantaggio. Basandosi su dati quantitativi e qualitativi provenienti da fonti occidentali e russe, questo rapporto esamina le vulnerabilità e le ansie economiche, politiche e militari della Russia. Quindi analizza le potenziali opzioni politiche per sfruttarle – ideologicamente, economicamente, geopoliticamente e militarmente (comprese le opzioni aeree e spaziali, marittime, terrestri e multidominio)”.

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Piccole Note: Ucraina: la controffensiva e il ridispiegamento russo

piccolenote

Ucraina: la controffensiva e il ridispiegamento russo

di Piccole Note

Con il passar dei giorni le cose si fanno più chiare riguardo alla sorprendente offensiva ucraina nella regione di Kharkov. Riportando il senso di un articolo del New York Times – che esplicitava quanto si sussurrava nel privato in questi giorni -, Melkulangara Bhadrakumar, analista che scrive per Indian Punchline, spiega che tutto è iniziato con il ridispiegamento dell’esercito russo, il quale si è ritirato dall’area, troppo esposta ai diuturni attacchi e a possibili offensive massive, per attestarsi sul fiume Oskol.

 

Contenimento delle perdite e memorie della II guerra mondiale

Un ritiro graduale, segreto, per evitare, appunto, di attirare l’attenzione dell’esercito ucraino. Così Bhadrakumar: “L’intelligence americana ha avuto notizia dell’assottigliamento della prima linea russa a Kharkov, avvenuto nelle ultime settimane come parte di un più ampio ridispiegamento dell’esercito, e ha condiviso l’intelligence con Kiev, che ovviamente ha agito di conseguenza”.

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Fabio Mini: Offensiva ucraina significativa per la propaganda, ma non sul terreno

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Offensiva ucraina significativa per la propaganda, ma non sul terreno

Alessandro Bianchi intervista Fabio Mini

La controffensiva ucraina ha aperto nuovi scenari nel conflitto in corso, con il Cremlino oggi di fronte ad un bivio dai connotati preoccupanti per chi vive nel nostro continente: accettare un pesante ridimensionamento delle aspettative iniziali (con gravi ripercussioni interne), o passare dalla “operazione speciale” – in supporto delle popolazioni russofone massacrate dal 2014 dal regime di estrema destra insediatosi a Kiev dopo il golpe – alla guerra e mobilitazione totale. “Per la Russia il passaggio è sostanziale e Putin lo sa bene, per questo resiste alle insistenze dei suoi falchi. Il solo parlare di guerra per ogni Stato serio è una cosa grave”, dichiara a l’AntiDiplomatico il generale Fabio Mini. L’invio delle armi deciso dal governo Draghi e ratificato con una delega in bianco dal Parlamento italiano fino al 31 dicembre 2022 ha reso di fatto il nostro paese “cobelligerante” in un conflitto che nessuno con un minimo di onestà intellettuale può negare sia ormai tra Nato e Russia. “Sono state adottate misure di guerra aperta e diretta contro la Russia; siamo apertamente cobelligeranti con l’Ucraina ma non è stata adottata nessuna misura giuridica, economica e politica per riconoscere tale status”, prosegue Mini.

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Davide Rossi: Afghanistan, primi passi concreti sulla strada della ricostruzione?

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Afghanistan, primi passi concreti sulla strada della ricostruzione?

di Davide Rossi

È passato un anno dalla fine dell’occupazione imperialista della NATO in Afghanistan. In occasione di questo anniversario, si è svolta a fine luglio a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, una conferenza mondiale sulla sicurezza e lo sviluppo economico e per la ricostruzione dell’Afghanistan, con la partecipazione di oltre cento delegati da trenta nazioni e organismi internazionali, fra cui pure alcuni distratti rappresentanti occidentali dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

Il governo afgano ha confermato la volontà di contrastare, come fatto in questi dodici mesi, ogni gruppo terroristico, anzi ha chiesto informazioni su chi cerchi di destabilizzare l’Afghanistan finanziando l’ISIS locale, lamentando che vi siano tre miliardi di dollari di riserve della Banca Centrale di Kabul depositati ancora nelle banche statunitensi e che potrebbero essere immediatamente investiti ad esempio nell’istruzione pubblica. I rappresentanti di Washington come nelle peggiori commedie hollywoodiane hanno confermato che sì, in effetti, li hanno “sottratti” loro i miliardi, ma a breve, non si sa quando, li restituiranno, ovviamente poi fingendo di non conoscere i gruppi terroristici che ancora insanguinano il paese, tra cui il più aggressivo è appunto il gruppo locale dello Stato islamico, IS – Khorasan, che procede con attacchi contro il governo afgano e i civili, mettendo bombe e seminando morti.

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Greg Godels: L’imperialismo riveduto

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L’imperialismo riveduto

di Greg Godels

La guerra in Ucraina ha fatto emergere molte delle debolezze ideologiche della sinistra, compresa quella marxista e filo-socialista. Con il declino di molti partiti comunisti e il fascino del cosiddetto “marxismo occidentale” e dei pochi studiosi di Marx rimasti a ripensare, reimmaginare o reinventare in altro modo il marxismo, non c’è da stupirsi se l’odierna “teoria” marxista sembra spesso mancare di un ormeggio, sia nella teoria precedente che nella prassi effettiva. Questa debolezza è evidente negli scritti e nel pensiero sull’imperialismo di molti amici e compagni, anche nelle loro opinioni sul conflitto ucraino.

A marzo ho sostenuto che i dibattiti sul fatto che la Russia – belligerante nella guerra in Ucraina – sia un Paese imperialista, non producono conclusioni utili né sono convalidati dalla comprensione del concetto di imperialismo di V.I. Lenin, espresso nel suo influente pamphlet Imperialismo: fase suprema del capitalismo.

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Norbert Trenkle e Ernst Lohoff: Questa società è troppo ricca per il capitalismo!

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Questa società è troppo ricca per il capitalismo!

di Norbert Trenkle e Ernst Lohoff

IMG 20220728 132804 scaled 2048x1536Presentiamo qui l’epilogo del libro Die große Entwertung di Norbert Trenkle e Ernst Lohoff, autori del Gruppo Krisis ed esponenti di punta della cosiddetta Wertkritik (Critica del Valore), libro uscito in Germania nel 2012 e, come la maggior parte dei testi provenienti da questa ricca corrente di pensiero, purtroppo ancora inedito in Italia. Abbiamo deciso di presentarne la parte finale perché questo breve testo ci sembra racchiuda, con una formula decisamente azzeccata, una parola d’ordine che potrebbe diventare centrale per le rivolte del prossimo futuro. Il titolo, infatti, recita Questa società è troppo ricca per il capitalismo.

Il messaggio che qui risuona (ma non solo in questa occasione) appare particolarmente indicato, crediamo, per rappresentare una svolta nel desolante panorama degli “slogan” politici di movimento, poiché trasgredisce alla regola dell’auto-sofferenza a cui ci hanno abituati, almeno da fine anni ‘70 in poi, i movimenti che dovrebbero e vorrebbero sovvertire il sistema. L’ultimo di questi “slogan”, quello per il quale avremmo oltrepassato i limiti e adesso dovremmo fare tutti dei sacrifici per far tornare il mondo, e noi stessi, in uno “stato di salute”, è particolarmente insidioso nella misura in cui va incontro proprio ai più intimi desideri del sistema del capitale nella sua fase finale, quella cioè determinata dalla iper-produttività a traino microelettronico, che ne erode le fondamenta e impedisce una sufficiente redditività agli ingenti capitali in circolo – i quali, non a caso, si rifugiano nella finanza per soddisfare la propria inestinguibile fame di denaro.

Il capitale in crisi è capace solo, oramai, di fecondare poche sacche di territorio qua e là, vere e proprie “riserve” dove il meccanismo riesce in qualche modo a funzionare – ovviamente sempre più a spese del resto del mondo – mentre altre, molto estese, sono lasciate andare alla deriva e utilizzate al più come scorta di preziose materie prime da depredare e forza lavoro schiavizzata da sfruttare.

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Vincenzo Comito: Note sul gas di Putin

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Note sul gas di Putin

di Vincenzo Comito

Sostituire il gas russo non sarà per niente facile. E non vi è motivo di pensare che trovarne altro, di altra provenienza, sarà più facile – più rapido e meno costoso – che sostituirlo con altre fonti di energia

blowtorch gde474a7ca 1920 1024x684Introduzione

Capita di frequente che dei personaggi che hanno lasciato una importante traccia nella storia contemporanea abbiano trascurato di far crescere dei successori abbastanza degni e capaci di raccogliere in qualche modo la loro eredità; si pensi così al deplorevole stato in cui Angela Merkel ha lasciato il suo partito e più in generale la politica tedesca, mentre ci ha regalato il trasferimento dai tranquilli sonni berlinesi a Bruxelles di una così inadeguata figura nella persona di Ursula von der Leyen.

Tra le sue frasi celebri bisogna ricordare quella secondo la quale sarebbe stato facile liberarsi del gas e del petrolio russo. La realtà, almeno per quanto riguarda il gas, appare piuttosto diversa, come cerchiamo di mostrare nel testo, esplorando, parzialmente almeno, la situazione dei principali paesi fornitori di gas all’Europa, a cominciare dalla stessa Russia, nonché le prospettive del nostro continente per questo inverno.

Comunque intanto una risposta indiretta alla von der Leyen viene da Ben van Beurden, il capo della Shell, la più importante società energetica europea, che ha di recente dichiarato che affermare che staccarsi dal gas russo sarà in qualche modo facile appare una fantasia che bisogna mettere da parte.

Diamo intanto il quadro sintetico della situazione attuale; secondo i dati disponibili (fonte: Eurostat), nel primo semestre del 2021 l’UE ha importato il 46,8% del suo fabbisogno di gas dalla Russia, il 20,5% dalla Norvegia, l’11,6% dall’Algeria, il 6,3% dagli Stati Uniti, il 4,3% dal Qatar e il 10,5% da altre fonti.

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Alessandra Ciattini: Marxismo e movimenti sociali

la citta futura

Marxismo e movimenti sociali

di Alessandra Ciattini

In questa fase di grave confusione ideologica e politica è forse il caso di tornare a chiederci chi è nelle condizioni sociali di agire come agente trasformatore

a5bf66a85eb1934333613ec7ea857fcc XLIn un libro pubblicato in Italia nel 1973 (Neocapitalismo e crisi del dollaro), in cui sono raccolti vari articoli scritti in precedenza che sono ammirevoli per la profondità di analisi e la lucidità dell’autore, Ernest Mandel riflette sulla “negazione della funzione centrale del proletariato dei paesi metropolitani nella lotta su scala mondiale contro l’imperialismo e il capitalismo” (p. 118). Come è noto, Mandel era un autorevole economista trotskista, che certo non può esser trascurato per questa ragione in una fase in cui siamo invitati a riflettere a fondo su tutta la nostra complicata e dolorosa tradizione.

Esamina con cura questa tesi perché polemizza con chi sostiene che la stabilità del sistema capitalista non può esser alterata se non sollecitata dalle rivoluzioni avvenute nei paesi ex coloniali (Lin Piao) e con chi invece ritiene che i seppellitori di esso saranno i “gruppi ai margini della società: le minoranza nazionali e razziali, i settori supersfruttati della popolazione, le nuove avanguardie giovanili”.

Queste tesi poggiano su una generalizzazione sbrigativa di fatti inconfutabili: “il proletariato occidentale è passato in secondo piano nella lotta rivoluzionaria mondiale durante gli ultimi 20 anni tra il 1948 e il 1968”, anche per le manipolazioni ideologiche cui è sottoposto. Le tesi su indicate si fondano su argomentazioni tutt’oggi valide che prendono le mosse dalle profonde trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche che hanno investito il neocapitalismo o tardo capitalismo (p. 118).

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Andrea Zhok: Considerazioni sulla “strategia astensionista”

andreazhok

Considerazioni sulla “strategia astensionista”

di Andrea Zhok

Ho appena visto un video, tecnicamente curato, che raccoglie con cura ed esaustività tutte le voci più autorevoli a favore dell’astensionismo e tutti gli argomenti in questa direzione.

Ringrazio gli autori di questo lavoro perché permettono così di fornire una risposta sintetica, e spero definitiva, sul tema.

Ho raccolto tutti gli argomenti che vengono portati dalle varie voci pro-astensione; essi sono i seguenti:

1) le elezioni sono un gioco del sistema, se sei antisistema non devi prestarti a ciò;

2) le forze antisistema si schianteranno e non supereranno la soglia del 3%;

3) non dobbiamo essere complici del sistema, votando si legittima il sistema;

4) non bisogna votare perché il parlamento non conta nulla, i poteri forti stanno altrove;

5) bisogna organizzare un movimento di resistenza al di fuori delle elezioni;

6) noi ci dobbiamo dedicare ad altro, dove siamo liberi, sfuggendo al potere, dedichiamoci a diventare più maturi;

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Eleonora Piergallini: Don’t look up: non un film, ma tragica realtà

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Don’t look up: non un film, ma tragica realtà

di Eleonora Piergallini

Articolo più che istruttivo quello di Douglas Rushkoff su The Guardian, dal momento che apre una finestra sul potere vero, quello che governa il mondo, e sulla percezione che essi hanno della realtà che essi stessi stanno forgiando. Uno scenario da incubo per le masse, ma anche per loro che pure lo stanno fabbricando.

Non una analisi, quella di Rushkoff, ma un racconto di quanto davvero accaduto quando fu invitato a un convegno con alcuni dei super-ricchi del mondo Tech. Esperto di tecnologia e professore di media studies alla NYU, di impostazione marxista, Ruskoff era rimasto incuriosito dall’invito e pensava che le sue qualifiche fossero richieste per ottenere delucidazioni sulle storture della Tecno-finanza.

Ma giungendo in una villa nascosta nel deserto e sedendo al tavolo dei convenuti, scopre presto la tragicomica realtà. “Hanno iniziato in modo abbastanza prevedibile – rendiconta Ruskoff – con domande come Bitcoin o Ethereum? Realtà virtuale o realtà aumentata? Chi riuscirà ad adoperare per primo l’informatica quantistica, la Cina o Google? Alla fine, però, hanno iniziato ad arrivare al punto che li interessava davvero: Nuova Zelanda o Alaska? Quale regione sarebbe stata meno colpita dall’imminente crisi climatica?”.

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Gilberto Trombetta: Duemila miliardi di motivi per recuperare la nostra sovranità

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Duemila miliardi di motivi per recuperare la nostra sovranità

di Gilberto Trombetta

“Spezzeremo le reni alla Russia”. “Pochi giorni e la Russia fallirà”. “La Russia è isolata”. Come sempre non solo la realtà dei fatti è diversa da quella che raccontano, ma è addirittura antitetica. Le cose vanno quasi sempre al contrario di come le raccontano. D’altronde, sono gli stessi che per decenni ci hanno raccontato le magnifiche sorti e progressive di Unione Europea ed euro e che negli ultimi due anni ci hanno intrattenuti con la surreale narrazione del Covid.

Secondo un report di Goldman Sachs, non proprio un organo di propaganda russa, all’inizio del prossimo anno, cioè in pieno inverno, la bolletta di una tipica famiglia europea toccherà in media i 500 euro al mese. Si tratta di un aumento di circa il 200% rispetto al 2021. Vale a dire che le bollette energetiche costeranno il triplo.

A livello europeo, si tratta di un aumento di circa 2.000 miliardi di euro solo per le bollette. Il 15% del PIL. Tradotto in parole semplici, vuol dire la chiusura di migliaia di aziende e l’impossibilità per milioni di famiglie di fare fronte all’aumento dei costi. Un vero e proprio tsunami economico e sociale che farà rimpiangere anche le due grandi crisi petrolifere degli anni 70 (per chi se le ricorda).

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Alessandro Avvisato: Letta inciampa ancora sul “cuneo fiscale”

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Letta inciampa ancora sul “cuneo fiscale”

di Alessandro Avvisato

Il livello infimo e l’abitudine alla falsificazione sono due tratti caratteristici dell’attuale classe politica “di governo”. Senza alcuna distinzione possibile tra rutti salviniani, strepiti meloniani e “occhi di micetto” lettiani.

Sono fatti per essere servi di qualcuno e devono guadagnarsi la pagnotta arrampicadosi sugli specchi.

Prendiamo il tweet con cui l’insipido Enrico Letta prova a rispondere a Jean-Luc Mélenchon che, arrivato a Roma per sostenere l’Unione Popolare – quella formazione che le società di sondaggio sembrano decise a non rilevare nemmeno (per esser sicuri del risultato finale) – ha scritto infine nel suo “diario di viaggio”.

“Stavamo seguendo un autobus in una zona operaia. Un autobus con pubblicità politica, visto che ora è consentita a Roma. Un busto grande e grosso del leader dei “democratici” italiani. E solo con uno slogan: “Meno tasse“.

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Mauro Armanino: Cronache italiche di settembre: voce del verbo tradire

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Cronache italiche di settembre: voce del verbo tradire

di Mauro Armanino

Padova, settembre 2022. Vivere è tradire e tradirsi. Consegnare e tradire camminano assieme e non da oggi. Se tradire, dall’etimologia latina, significa ‘consegnare al nemico’, allora il tradimento è costitutivo della nostra vita. La tradizione, mentre consegna ‘tradisce’ ciò che è tenuta a trasmettere alle generazioni prossime e lontane. Sulla facciata, in restaurazione, del duomo di San Lorenzo di Genova, ad esempio, accanto alla zona autentica della cattedrale c’è una larga parte coperta da un telo che ne raffigura la parte in riparazione. Un’area non piccola della facciata stampata sul telone, porta una grande foto sulla quale, accanto ad un cuoco e due signore, compare la scritta ‘ Ti insegniamo a dimagrire mangiando, abbonati su: prevenzionea tavola. it’! Nulla da eccepire sul messaggio e il suo contenuto mentre non altro verbo si dovrebbe usare per commentare il luogo sul quale la pubblicità è apparsa: tradire. Certo chi ha contribuito a finanziare l’opera non l’ha fatto gratuitamente e in fondo il fine giustifica i mezzi. Almeno così appare a prima vista per chi legge il messaggio affisso sulla facciata della cattedrale genovese. La tradizione è un tradimento.

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