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Rassegna del 30/09/2022

 

 

Massimiliano Tomba: Tempi storici della lunga accumulazione capitalistica

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Tempi storici della lunga accumulazione capitalistica

di Massimiliano Tomba

Da L. BASSO , S. BRACALETTI , M. FARNESI CAMELLONE , F. FROSINI , A. ILLUMINATI , N. MARCUCCI , V. MORFINO, L. PINZOLO , P.D. THOMAS , M. TOMBA: Tempora multa. Il governo del tempo, Mimesis, 2013

Jacques Louis DavidIl lavoro che il capitale cerca di appropriarsi direttamente e indirettamente può presentarsi nelle forme più diverse: dal lavoro di cura svolto in famiglia, necessario per riprodurre la forza-lavoro, alla scienza, che, nel Capitale, è presentata come un caso di lavoro altrui appropriato senza pagarlo: «la scienza non costa in genere ‘niente’ al capitalista, il che non gli impedisce affatto di sfruttarla. La scienza ‘altrui’ viene incorporata al capitale, come lavoro altrui»1. Nel modo di produzione capitalistico «tutti i modi per incrementare la forza produttiva sociale del lavoro si attuano a spese del lavoratore individuale; tutti i mezzi per lo sviluppo si capovolgono in mezzi di dominio e di sfruttamento del produttore»2. L’enfasi prometeica sullo sviluppo macchinico, ancora presente nei Grundrisse3, non ha più come esito il passaggio immediato al comunismo. L’«individuo sociale», per quanto suggestivo laboratorio di ricerca su un mutamento antropologico, lascia il posto allo storpiamento del singolo operaio, mettendo così in evidenza l’esito capitalistico di quel possibile mutamento. I mezzi per lo sviluppo della produzione, scrive Marx, «mutilano il lavoratore facendone un uomo parziale, lo avviliscono a insignificante appendice della macchina, distruggono con il tormento del suo lavoro il contenuto del lavoro stesso», e non solo, ma

gli estraniano le potenze intellettuali del processo lavorativo nella stessa misura in cui a quest’ultimo la scienza viene incorporata come potenza au- tonoma; deformano le condizioni nelle quali egli lavora, durante il processo lavorativo lo assoggettano a un dispotismo odioso nella maniera più meschina, trasformano il periodo della sua vita in tempo di lavoro, gli gettano moglie e figli sotto la ruota di Juggernaut del capitale4.

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Enrico Tomaselli: Sul 24 febbraio

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Sul 24 febbraio

di Enrico Tomaselli

C’è da tempo una narrativa filoucraina e una narrativa filorussa sui fatti che precedono e seguono l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio e di quale fosse la reale strategia russa. Enrico Tomaselli mette in luce i limiti propagandistici di entrambe le versioni e propone una lettura diversa

soldati russia disertori ucrainaTre linee d’attacco

Può sembrare poco rilevante esaminare oggi il senso degli avvenimenti della prima fase dell’operazione speciale, eppure una interpretazione di quegli eventi può essere utile non solo per comprendere meglio le fasi successive, ma anche per mettere tutto in prospettiva e, quindi, provare a comprendere quali potrebbero essere gli sviluppi a breve-medio termine.

È interessante notare, al riguardo, come esistano sostanzialmente due chiavi di lettura di quella fase iniziale, ovviamente opposte e quasi speculari, che potremmo ricondurre a due diverse letture di parte degli avvenimenti.

Esiste una chiave di lettura, diciamo così, filo-ucraina, secondo la quale le operazioni militari russe iniziate il 24 febbraio miravano all’invasione del paese, con l’intento di rovesciarne il governo ed occuparne l’intero territorio. Come si ricorderà, in effetti, le direttrici di attacco russe furono tre, di cui soltanto una riguardava la parte sud-orientale dell’Ucraina: le aree del Donbass ancora sotto il controllo di Kiev e le altre due – da est, verso Kharkiv ed oltre, e da nord verso Kyev – territori rispetto ai quali non vi erano rivendicazioni indipendentiste. In base a questa interpretazione, sarebbe stata la formidabile resistenza delle forze armate ucraine, nonché la determinazione del governo, a fermare prima e a respingere poi le forze russe penetrate da nord e da est, costringendo quindi Mosca a ripiegare entro i propri confini, per poi ridislocare le truppe più a sud e concentrare gli sforzi sui due oblast di Lugansk e Donetsk.

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Alessandro Volponi: Frammenti di un discorso su Marx e le teorie novecentesche della dinamica economica

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Frammenti di un discorso su Marx e le teorie novecentesche della dinamica economica

di Alessandro Volponi*

Presentiamo l’intervento svolto dal professor Volponi alla Festa Nazionale di “Cumpanis” tenutasi a Castelferretti (Ancona) dal 2 al 4 settembre scorso

IMMAGINE PRIMO ARTICOLO SEZIONE SCUOLA QUADRI articolo di di VolponiCom’è noto, toccò ad Engels il duro compito di mettere ordine nel vasto lascito di Marx dando veste organica alla massa di appunti che costituirono, tra l’altro, il secondo e il terzo libro del Capitale e proprio nel secondo libro del suo capolavoro Marx espone un’idea che si rivelerà assai feconda: dividere l’apparato produttivo in due grandi settori e descrivere le relazioni che necessariamente intercorrono fra di essi in due situazioni diverse che sono quella di un’economia stagnante e quella di un sistema in crescita (riproduzione semplice e riproduzione allargata).

Proprio questa seconda rappresentazione fornisce la base di una teoria della dinamica che nel ‘900 darà i suoi frutti più maturi, in particolare dopo il terribile ‘29. Si ricordi che nel secolo di Marx il pensiero economico dominante nega la possibilità delle crisi che sarebbero, dunque, sempre prodotte da cause extraeconomiche (cause esogene). Per Marx, le crisi sono non solo possibili ma necessarie, esse producono periodicamente un temporaneo aggiustamento dei rapporti tra le grandezze fondamentali del sistema; da esse, per tutta la durata della giovinezza del capitale, si fuoriesce con rinnovato slancio verso più gloriosi destini del sistema. Egli, però, nei suoi schemi della riproduzione, non descrive la crisi ma, con esempi aritmetici, presenta un percorso ideale in cui tutto il plusvalore è consumato o investito dai capitalisti, tutto il salario è consumato dai lavoratori, i beni di consumo prodotti da un settore equivalgono esattamente alla domanda complessiva e allo stesso modo i beni di investimento prodotti corrispondono esattamente alle necessità di entrambi i settori. Nello schema della riproduzione allargata una quota di questi beni, soprattutto di investimento, è in eccesso e costituisce una base più larga della produzione nel periodo successivo.

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Claudio Conti: Gran Bretagna nei guai per eccesso di liberismo ottuso

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Gran Bretagna nei guai per eccesso di liberismo ottuso

di Claudio Conti

Diceva il saggio: “i reazionari sollevano una pietra per lasciarsela cascare sui piedi”.

La premier conservatrice britannica, Liz Truss, sogna di se stessa come la nuova Margaret Thatcher e quindi come primo atto del suo nuovo governo ha tagliato drasticamente le tasse per i super-ricchi.

L’intento, come dicono sempre gli ultra-liberisti che non pensano, è quello di “rilanciare la crescita economica” annientata da due anni di Covid, dalla partecipazione alla guerra e da un’inflazione oltre il 10% e in ulteriore crescita.

La teoria di riferimento, una vera ideologia senza riscontri nella realtà, assicura che con quei soldi in più nelle tasche i super-ricchi faranno un sacco di investimenti e quindi l’economia in generale ne risentirà favorevolmente.

I primi a non crederci, però, sono proprio i mercati finanziari, che pure dovrebbero essere i maggiori beneficiari di questa liquidità in più, pronta a riversarsi nelle Borse e in altri strumenti.

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Michele Paris: Ucraina, referendum e resa dei conti

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Ucraina, referendum e resa dei conti

di Michele Paris

Le operazioni di voto nelle quattro regioni ucraine sotto il controllo totale o parziale della Russia stanno giungendo a termine con i risultati parziali che indicano il prevedibile netto successo del ricongiungimento con la Federazione Russa. A differenza di quanto sostiene la propaganda occidentale, la soluzione del referendum è l’esito inevitabile di una gestione della crisi ucraina, da parte di Kiev, Washington e Bruxelles, che va fatta risalire al golpe neonazista del 2014 e che ha avuto come obiettivo non la risoluzione pacifica del conflitto, ma l’accerchiamento della Russia e l’intensificazione delle pressioni sul Cremlino.

La settimana appena iniziata promette cambiamenti dalle implicazioni geo-strategiche eccezionali che costringeranno i governi occidentali e, soprattutto, europei a scelte cruciali per i futuri equilibri transatlantici ed euro-asiatici. I seggi negli “oblast” di Donestk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia chiuderanno martedì 27 e subito dopo i due rami del parlamento russo ratificheranno la richiesta di annessione alla Federazione. Secondo fonti parlamentari russe, citate dall’agenzia Tass, già nella giornata di venerdì il presidente Putin potrebbe mettere la sua firma su un provvedimento che aggiungerà alla Russia oltre 100 mila chilometri quadrati di territorio e più di cinque milioni di abitanti.

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Il Pungolo Rosso: Putin versus NATO: verità e menzogne

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Putin versus NATO: verità e menzogne

di Il Pungolo Rosso

Il discorso di Putin di ieri mattina getta nuova luce sugli eventi? No, niente che già non si sapesse. Segna, questo sì, con il varo della “mobilitazione parziale” di 300.000 riservisti, un ulteriore incrudimento della guerra tra NATO e Russia in Ucraina (già scontato da tempo per la decisione degli Usa e delle potenze occidentali di dare un sostegno illimitato in armi e addestramento a Kiev), e rappresenta il tentativo di reagire ad alcuni rovesci militari. Ma si muove comunque lungo un tracciato politico e propagandistico noto.

Anzitutto i suoi richiami alla patria e agli eventi dell’89 mostrano senza dubbi che i suoi riferimenti non sono la Rivoluzione di Ottobre ma il capitalismo, variamente definito, dell’Urss postleninista.

L’attacco dell’Occidente è spiegato a partire dal paese di Stalin, di Chruscev, di Breznev; è quella la Russia che Putin vuole restaurare e, semmai, quella precedente alla Rivoluzione di Ottobre. Le critiche a Lenin e alla sua politica non sono mancate e non appartengono certo al passato, ma si rinnovano regolarmente nei fatti.

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Francesco Sylos Labini: La meritocrazia e il governo dei migliori

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La meritocrazia e il governo dei migliori

di Francesco Sylos Labini

Si sente spesso dire che i migliori governanti sono i tecnici più preparati, magari con un Ph.D in una delle “migliori università americane”; anzi per essere sicuri che i migliori emergano dalle urne c’è anche chi propone sia necessario un esame per ottenere la “patente” per votare: sono le naturali richieste di chi aspira ad una società meritocratica. Se si fosse letto e compreso il libro del sociologo inglese Michael Young, “L’avvento della Meritocrazia”, si sarebbe molto più cauti. La meritocrazia di Young è descritta come una società spaventosa in cui la ricchezza e il potere sono distribuiti in base al rendimento scolastico o ai quozienti di intelligenza o a qualche misura di “superiorità” intellettiva. Young argomenta che la casta che viene così selezionata sarebbe ancora più chiusa e impermeabile delle vecchie caste che sostituisce. In questa società, i valori del mercato e della competizione entrano in ogni aspetto della vita sociale, a partire dall’istruzione elementare e la meritocrazia ha un duplice obiettivo: da un lato rappresentare il criterio di base per selezionare i tecnici più efficienti necessari alla società e alla sua economia, dall’altro fornire la giustificazione morale per le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza che necessariamente si creano.

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Mauro Armanino: Cronache da fine settembre: partire per tornare

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Cronache da fine settembre: partire per tornare

di Mauro Armanino

Casarza Ligure, 25 settembre, 022. Come ricorda il saggio c’è un tempo per ogni cosa. Un tempo per tornare e un tempo per ripartire. Sarà pur vero che, in fondo, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Si trova forse, tra gli umani, qualcuno che possa dire ecco questa è una novità? C’è invece uno spettro che si aggira per Europa e non è quello preconizzato da Karl Marx e Friedrich Engels nel loro manifesto del 1848. Non è quello del comunismo, semmai quello del ‘già visto’, come l’afferma senza sconti l’ ignoto Qoelet nel libro omonimo. Un’aria di solito che spira sui manifesti elettorali e l’interpretazione della politica nazionale e internazionale. Sull’uso e l’abuso dei migranti nel Mediterraneo nel consueto corteo funebre degli naufraghi abbandonati. Nella rassegnazione per la guerra prossima ventura che si avvicina con l’eutanasia dell’Occidente. Con la programmata liquidazione economica e sociale delle famiglie e delle piccole imprese del continente europeo.

Continua, con effimera pausa commerciale, l’igienizzazione della società con le sue diuturne paure e menzogne. Le campane elettricamente programmate senza più i campanari che perdevano l’udito col tempo, dopo aver ritmato matrimoni, funerali e feste comandate.

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Stefano G. Azzarà: Dov’è il fascismo oggi?

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Dov’è il fascismo oggi?

di Stefano G. Azzarà (Università di Urbino)*

Processi di concentrazione neoliberale del potere, stato d’eccezione e ricolonizzazione del mondo

185845118 65fc92f9 0877 4709 b15c e47fd682610b1. Antifascismo degradato a propaganda

Non c’è dubbio che in Fratelli d’Italia – il partito di Giorgia Meloni che tutti i sondaggi indicano come vincitore delle prossime elezioni con il 24% circa dei consensi – ci siano forti nostalgie fasciste o fascisteggianti. Diversi suoi esponenti nazionali e locali rappresentano già per la loro biografia la continuità con il MSI, la formazione che dopo la nascita della Repubblica italiana aveva raccolto gli eredi del fascismo sconfitto e che è stato a lungo guidato da Giorgio Almirante (un funzionario della Repubblica di Salò che nel contesto della Guerra Fredda seppe subito riposizionarsi in chiave filoamericana e anti-PCI).

E la stessa Meloni è stata dirigente del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI incline a un impegno “sociale” e “movimentista” e attiva nelle scuole e nelle Università; un’organizzazione il cui nome venne cambiato in Azione Giovani dopo che quel partito era stato a sua volta ridenominato come Alleanza Nazionale da Gianfranco Fini, allo scopo di essere ammesso al governo, e della quale la Meloni divenne a quel punto leader. Tra l’altro, se Alleanza Nazionale si presentava nel 1994 come un’operazione di fuoriuscita della destra italiana dall’orizzonte della nostalgia e di apertura a un’impostazione dichiaratamente liberalconservatrice, Fratelli d’Italia – che nasce nel 2012 proprio dal fallimento di quell’operazione – ha certamente rappresentato ai suoi esordi un ritorno verso un orizzonte più chiuso. Dobbiamo poi notare un’inquietante ricorrenza storica: il partito che sin dal simbolo si richiama all’eredità del fascismo (la fiamma tricolore che si innalza dalla bara stilizzata del Duce) potrebbe andare al potere esattamente 100 anni dopo la Marcia su Roma di Mussolini.

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Costantino Ragusa: Il Metaverso come il migliore dei mondi possibili

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Il Metaverso come il migliore dei mondi possibili

di Costantino Ragusa

metaverso 2Là fuori le Big Tech stanno correndo, anzi, al momento ancora la dentro nel chiuso dei loro laboratori, ma non ancora per molto. Si apprestano a fornire soluzioni, ma soprattutto prospettive al dopo emergenza sanitaria. Non tanto come la fine di una fase e la creazione di un’altra, piuttosto è la continuazione della precedente: proprio la dichiarata emergenza sanitaria rinominata pandemia ha permesso quell’accelerazione che sta permettendo inediti tempi e velocità, ma soprattutto possibilità uniche nella possibilità di trasformare il mondo.

I lunghi mesi di chiusure con i vari confinamenti che si sono susseguiti nel tempo sono stati un ottimo campo sperimentale per capire come ideare una completa immersione nel mondo digitale, per capire quali resistenze vi sarebbero state e dove sarebbe subentrata l’abitudine e, soprattutto, negli ambienti di lavoro per comprendere gli effetti del nuovo addestramento che si andava applicando.

Il proseguo dello stato di emergenza dato dalla guerra con il suo continuo rischio atomico paventato continuamente aggiunge nuove paure e inquietudini, aumenta il malessere e la confusione, abitua a costruire e indirizzare odio e rancore dietro indicazione. Come già vi era abitudine a odiare i non inoculati o chi semplicemente metteva dubbi sulla narrazione ufficiale legata alla dichiarata pandemia. Ma, nel mentre, vi è distrazione tra i più e i tecnocrati spingono veloci per nuovi processi digitali, progettano e organizzano il mondo che abbiamo intorno, senza risparmiarsi nessuna possibilità e sfera di intervento, che sia lo spazio o il nostro genoma.

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Fabrizio Russo: Il declino economico degli Stati Uniti e l’instabilità globale

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Il declino economico degli Stati Uniti e l’instabilità globale

di Fabrizio Russo

Stati UnitiLe minacce ai pilastri su cui si reggono gli USA

Gli Stati Uniti sono emersi dalla Seconda Guerra Mondiale come la principale potenza economica e militare del mondo. Settanta anni dopo, circa, il potere americano è in declino, una diretta conseguenza di decenni di politiche economiche neoliberiste, che spendono ingenti somme di denaro pubblico per l’esercito e il raggiungimento della “parità” economico/militare con Russia e Cina. Queste politiche hanno eroso la forza economica degli USA e stanno minando il ruolo del dollaro in veste di valuta di riserva mondiale, pilastri chiave del loro potere globale. In realtà, tutti i pilastri che sostengono il potere degli Stati Uniti sono ora minacciati dai decenni di politiche economiche neoliberiste sconsiderate. Il punto nodale è il collegamento tra il continuo declino economico e sociale negli Stati Uniti/UE (collettivamente indicati come “l’Occidente”) ed una politica estera statunitense sempre più sconsiderata, oltre al ruolo svolto dalle Media Corporation nel promuovere queste politiche presso il pubblico americano/UE di fronte all’ascesa di Russia, Cina assieme ad altri paesi del sud del mondo.

 

Ruolo delle Media Corporation

Primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti: «Il Congresso non promulgherà alcuna legge sul rispetto di un’istituzione religiosa, o vietandone il libero esercizio; o abbreviare la libertà di parola o di stampa; o il diritto del popolo di riunirsi pacificamente e di presentare una petizione al governo per una riparazione delle lamentele.’

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Alessandro Guerriero: Lo scostamento di bilancio è necessario

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Lo scostamento di bilancio è necessario

Il vero macigno non è il debito pubblico, ma la crisi sociale

di Alessandro Guerriero

Chi promette la riduzione del debito tramite politiche restrittive non sta cercando di migliorare il futuro dei giovani. Anzi, lascerà un’Italia peggiore di quella di oggi.

L’inflazione è ai massimi storici dall’introduzione dell’euro. Il caro bollette inizia a pesare sulle famiglie e sulle imprese. In questo momento di instabilità, vari partiti stanno chiedendo con forza un nuovo scostamento di bilancio per supportare l’economia.

Fare uno scostamento di bilancio significa aumentare la spesa pubblica (corrente) in deficit, il che provocherebbe un aumento del debito pubblico. E proprio questo (l’aumento del debito pubblico) è l’argomento che molti usano per attaccare la proposta di uno scostamento di bilancio.

Nel racconto della politica, e spesso anche all’interno dell’accademia, c’è un luogo comune: il debito pubblico di oggi dovrà essere ripagato dalle generazioni future, e quindi ogni politica economica fatta in deficit è contraria agli interessi dei giovani. È interessante notare come questa concezione sia spesso presente anche a sinistra.

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Michele Paris: Ucraina, la svolta di Putin

altrenotizie

Ucraina, la svolta di Putin

di Michele Paris

Il discorso di Putin di mercoledì mattina alla Russia ha segnato molto probabilmente quel punto di svolta nella crisi ucraina che si attendeva dopo il drammatico aumento degli aiuti militari occidentali al regime di Kiev, con conseguente impennata delle vittime civili nel Donbass, e la “controffensiva” delle forze ucraine nella regione di Kharkov. La serie di iniziative annunciate dal Cremlino possono essere lette e spiegate in vari modi, ma prospettano quasi certamente una pericolosa escalation della “guerra per procura” già in atto con i paesi della NATO.

Un primo aspetto da considerare sono le possibili tensioni nella leadership politica e militare russa dopo le polemiche e le recriminazioni seguite alla ritirata forzata di un paio di settimane fa. Le voci a Mosca e nel resto della federazione che chiedevano una più massiccia mobilitazione militare e la trasformazione della cosiddetta “operazione speciale” in una guerra a tutti gli effetti si erano fatte sentire anche negli ambienti più vicini a Putin, come dimostra ad esempio l’appello pubblico del leader ceceno Ramzan Kadyrov dopo i fatti di Kharkov.

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Paolo Bartolini: Popolare l’Unione

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Popolare l’Unione

di Paolo Bartolini

Di rifondare la sinistra si parla da decenni. Ma questo interessa poco l’elettorato e gli italiani. I problemi sono ben altri, concretissimi, per i quali – paradosso nel paradosso – dobbiamo ringraziare anche e soprattutto chi si è appropriato del nome “sinistra” per poi mandare al macero ogni suo valore storico, ogni fiducia e prospettiva di cambiamento.

Non mi sono affatto pentito di aver votato Unione Popolare. Credo, tuttavia, che servano passi decisi verso una rigenerazione dell’intera area che definirei critica verso il tecno-capitalismo ed ecosocialista.

Con gratitudine per i partiti che si sono spesi, soprattutto nella raccolta firme improvvisata in piena estate, mi sembra sia giunto il momento di avere coraggio, pena il deperire e fossilizzarsi, mentre il mondo va (ed è già andato) da tutt’altra parte.

Questi i punti centrali da affrontare:

1) scioglimento dei partiti di sx esterni al PD in Unione Popolare (parlo ovviamente di quelli che hanno aderito alla sigla elettorale e di quelli che hanno simpatizzato in vista del voto).

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Andrea Zhok: Tirando le somme

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Tirando le somme

di Andrea Zhok

1) La prossima legislatura sarà priva di opposizione. Avremo solo l’usuale gioco delle parti tra CDX e CSX. Sembra che il CDX abbia la maggioranza assoluta e quindi la prospettiva di un governissimo non sarà immediata, ma alla prima “emergenza”, nel nome del bene del paese, saranno di nuovo a spartirsi le brioches alla buvette di Montecitorio. Scopriremo dolorosamente – di nuovo – cosa vuol dire non avere voce.

2) Le “forze antisistema” unite sarebbero state presenti in parlamento, separate sono tutte fuori. E’ un peccato, ma anche qui è bene non farsi illusioni: l’impossibilità di unirsi era dovuta innanzitutto ad un’oggettiva mancanza di organizzazione strutturata pregressa e di omogeneizzazione progettuale, cose che non si inventano da un giorno all’altro. Se non ci fosse di mezzo il dettaglio che siamo nel mezzo della più grande crisi dal 1945 senza alcuna voce parlamentare, sarebbe semplicemente giusto e opportuno ammettere che un progetto politico radicale deve strutturarsi e radicarsi nel medio periodo.

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Tomasz Konicz: Basta con le eccedenze commerciali

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Basta con le eccedenze commerciali

di Tomasz Konicz

Per la prima volta in oltre 30 anni, la Germania ha registrato una bilancia commerciale negativa. Il modello economico tedesco, fissato sulle esportazioni, sta entrando in crisi.

Il “campione mondiale delle esportazioni” ormai è una storia del passato: a maggio, per la prima volta dal 1991, la bilancia commerciale tedesca ha registrato un deficit, sebbene ancora di poco inferiore a un miliardo di euro. L’industria tedesca, che era stata viziata dal successo, e che dagli anni ’90 era stata responsabile di avanzi commerciali (quasi sempre consistenti), ora a quanto pare si trova di fronte a dei grossi problemi. I fattori decisivi sono due: il rapido aumento dei prezzi delle fonti energetiche e delle materie prime, e la continua perturbazione delle catene di approvvigionamento globali, a causa della quale le aziende tedesche mancano di componenti per la produzione, e i prezzi delle importazioni aumentano. Di conseguenza, rispetto all’anno precedente, il costo delle importazioni è salito del 27,8%, raggiungendo i 126,7 miliardi di euro, mentre le esportazioni sono aumentate solo dell’11,7%, raggiungendo i 125,8 miliardi di euro. Rispetto al mese di aprile, la nuova tendenza appare ancora più chiaramente: il valore delle esportazioni tedesche è aumentato solo dello 0,5%, mentre le importazioni sono aumentate del 2,7%.

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Pierluigi Fagan: Due è facile, tre è complessità

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Due è facile, tre è complessità

[All’inizio non sembra, ma è un post di geopolitica]

di Pierluigi Fagan

Questo il titolo di un libro scritto ormai qualche anno fa da un fisico inglese. Il concetto proviene da un problema matematico-astrofisico, detto “problema dei tre corpi” analizzato dal grande matematico francese Henry Poincaré. Analizzando il corpo delle equazioni, si arriva alla Teoria del caos ed altri sviluppi la cui gran parte entra nella cultura della complessità.

Da un po’ di tempo seguo delle lezioni on line di fisica sul problema della gravità quantistica. Naturalmente non capisco granché di quello che dicono. Vi domanderete: allora perché butti via così il tuo tempo? Perché seguo abbastanza per capire come ragionano, che forma ha il ragionamento. Il ragionamento è il funzionamento di quella che qui chiamiamo immagine di mondo. L’immagine di mondo è una proprietà sistemica della mente umana. Naturalmente essa ha varietà in base al sesso, l’età, l’etnia, il cumulo di esperienze, la formazione e il campo specifico in cui opera il portatore. Tuttavia, è sempre possibile individuare dei gradi di generalità. Ad esempio, seguire i modi di ragionare in questo campo della fisica, trovandone corrispondenza in generale nel pensiero scientifico, ma anche nel pensiero non scientifico. Al livello più generale, sono sempre, tutte, “menti umane”.

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