[Rete Ambientalista] Piattaforma rivendicativa al governo su guerra e pace.

Rete Ambientalista – 24/10/2022

 

Oltre a discutere per un nuovo soggetto politico, i Movimenti ambientalisti e pacifisti stanno preparando la piattaforma di confronto con il nuovo esecutivo italiano, prevedibilmente di scontro perché così era già con i governi precedenti, a maggior ragione perché si appesantiranno i groppi della vera transizione ecologica e delle disuguaglianze sociali. Il nodo scorsoio che al momento serra l’economia è la guerra in Europa (le altre guerre  sembrano lontane). Si aggrovigliano le esortazioni alla pace, alcune sono addirittura esaltazioni di guerra camuffate. Quelle nobili, pur accese in magnifiche manifestazioni, se non si consolidano in precise rivendicazioni da porre alle forze politiche, al parlamento e al governo, rischiano l’ennesima sconfitta del pacifismo, la peggiore.

Concretamente cosa significano le parole d’ordine “Immediato cessate il fuoco” e “Avvio di negoziati verso una Conferenza internazionale di pace”? Quale deve essere, secondo i Movimenti, la posizione internazionale dell’Italia? Dato per scontato che non è quella che la Russia si dichiari sconfitta e, senza ricorrere alle armi atomiche, si ritiri nei confini antecedenti il 2022. Né quella che l’Ucraina si arrenda allo statu quo nunc dell’occupazione e rinunci a velleitarie riconquiste territoriali (Crimea compresa). Neppure quella che gli Usa sostengano Zelensky in una infinita guerra di logoramento della Russia, a spese economiche e sociali soprattutto delle popolazioni europee.

Dunque, allo stato drammatico dei fatti, per dare innanzitutto concretezza nelle manifestazioni all’appello del cessate il fuoco e della conferenza di pace, per fissare soprattutto uno spartiacque tra le forze politiche, è necessario investire direttamente il governo con precise rivendicazioni. Non possono essere solo la fine delle (auto)sanzioni e dell’invio di armi. Si deve rivendicare al governo una iniziativa in campo europeo atta a favorire un percorso di compromesso negoziabile in ambito Onu. Su quali linee di utopia concreta.

1) L’autodeterminazione. Dunque, effettuare nuovamente i referendum nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia sotto la supervisione dell’Onu, così da fugare ogni dubbio avanzato dall’occidente circa la loro validità. Eventualmente la Russia dovrà andarsene se questa è la volontà del popolo.

2) Il riconoscimento.  Riconoscere formalmente la validità del referendum del 2014 dunque la Crimea come parte della Russia, come lo è stata dal 1783 (fino all’errore di Krusciov del 1954).

3)  La neutralità. L’Ucraina continui a stare fuori dalla Nato, neutrale.

Guerra in Ucraina: massime le responsabilità di USA e Europa.

Nel giudizio della storia conta anche la genesi geopolitica del conflitto. E in questo ambito, vale la pena di ripercorrere alcune tappe con l’aiuto di una fonte non sospettabile di simpatie per il Cremlino: la prestigiosa rivista Foreign Affairs. Si tratta di un’analisi che contribuisce a far comprendere che, come in ogni guerra, c’è un presente (in cui la gerarchia delle colpe è del tutto evidente) e c’è un passato (in cui anche la gerarchia delle responsabilità deve essere considerata). Ebbene, Stati Uniti e alleati europei condividono la maggior parte della responsabilità della crisi: l’allargamento della Nato, il rovesciamento illegale del presidente ucraino democraticamente eletto e filo-russo… Una soluzione alla crisi ucraina esisteva, secondo Foreign Affairs. Esiste: «Gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero abbandonare il loro piano di occidentalizzazione dell’Ucraina e puntare invece a farne un cuscinetto neutrale tra la Nato e la Russia, simile alla posizione dell’Austria durante la Guerra Fredda.>> Clicca qui Il Corriere della Sera.

Fermate le guerre, tutte.

Clicca qui Papa Francesco. “La guerra in Ucraina ha messo le coscienze di milioni di persone dell’Occidente davanti alla cruda realtà di una tragedia umanitaria che già esisteva da tempo e simultaneamente in vari paesi, Yemen, Libia o la Siria, per citare alcuni esempi contemporanei. Oggi assistiamo a una terza guerra mondiale a pezzi, che tuttavia minacciano di diventare sempre più grandi, fino ad assumere la forma di un conflitto globale. Vedo quanti rivendicano le loro radici cristiane ma poi fomentano conflitti bellici come modi per risolvere gli interessi di parte, tramite cosiddette “guerre preventive o “guerre manipolate”, nelle quali per giustificare attacchi ad altri paesi sono creati falsi pretesti e contraffatte le prove. E’ tanto più immorale che paesi tra i cosiddetti sviluppati sbarrino le porte alle persone che fuggono dalle guerre da loro stessi promosse con la vendita di armamenti (per ogni 100 dollari spesi nel mondo, 2,2 siano stati destinati alle armi). Dobbiamo trovare vie che non ci lascino appesi a una imminente catastrofe nucleare causata da pochi. La prima organizzazione a cui pensiamo è quella delle Nazioni Unite (l’Onu) e, in particolare, il suo Consiglio di sicurezza.”

“La guerra che verrà”: messaggio collettivo sui rischi catastrofici dell’escalation militare.

Clicca quiNon è un messaggio di un coordinamento di associazioni ma è un’analisi documentata realizzata da un gruppo importante di intellettuali e attivisti accomunati dalla percezione del rischio che l’umanità sta correndo a causa dell’estrema gravità della crisi. E’ un messaggio basato su una documentazione precisa e dettagliata, su elementi fattuali. E’ un messaggio scomodo ma sincero che rintraccia e documenta, con una corposa mole di informazioni a supporto, le vere finalità della guerra e le responsabilità dell’escalation militare che può e deve essere fermata con un’azione diplomatica e un raffreddamento delle tensioni. Lo scivolamento verso scenari sempre più pericolosi è solo all’inizio. Ci aspettano mesi drammatici e inquietanti. E chi crede che la soluzione della guerra in Ucraina sia l’inasprimento e l’amplificazione della guerra stessa, in realtà non fa parte della soluzione ma fa parte del problema.

4 novembre: non festa ma lutto.

La data del 4 novembre viene celebrata con continuità dal fascismo fino ad oggi, per richiamare l’unità dell’Italia sotto il segno della guerra e dell’esercito. “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate” nell’anniversario della fine di un tragico conflitto mondiale (16milioni di morti) che costò al nostro paese un milione e duecentomila morti (600.000 civili e 600.000 militari): per la prima volta nella storia a morire a causa della guerra non furono solo i militari al fronte, ma in pari numero i civili vittime di bombardamenti o di stenti, malattie, epidemie causate dalla guerra stessa. Vogliamo ricordare e onorare quei morti rinnovando l’impegno contro ogni guerra e la sua preparazione, dunque contro le guerre di oggi, contro le armi costruite per le guerre di domani. Solo opponendosi a tutte le guerre si onora la memoria delle persone che dalle guerre sono state uccise. Meno armi più difesa della vita, ridurre drasticamente le spese militari e devolvere i fondi per abolire la fame, la povertà, l’inquinamento del pianeta. Drastica riduzione delle spese militari che gravano sul bilancio delle spese sociali. L’Italia sottoscriva e ratifichi il Trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari. Uscita dell’Italia dalla Nato, uscita della Nato dall’Italia. No invio armi ai paesi belligeranti.

“Monitoraggio rafforzato” per lo scaricabarile Solvay-Sindaco.

Il colpevole del disastro ecosanitario della Fraschetta sappiamo tutti chi è, ne vediamo l’ombra con la pistola fumante ma non possiamo farne il nome.

Questa in sintesi è la visione espressa dalla responsabile Arpa dell’Epidemiologia Ambientale, Cristiana Ivaldi, alla Commissione Sicurezza e Ambiente del Comune di Alessandria presieduta da Adriano Di Saverio nella veste di chi aiuta il sindaco Giorgio Abonante a prendere tempo piuttosto che adottare una ordinanza di chiusura delle produzioni tossicocancerogene della Solvay di Spinetta Marengo, come invece gli viene chiesto dagli ambientalisti. I metodi per rinviare le responsabilità ad altri tempi e altri decisori, sono sempre gli stessi: la corsa agli ostacoli e lo scaricabarile. PRIMA di arrestare il colpevole, dice la dottoressa, PRIMA di affermare un nesso causale, PRIMA di dichiarare una correlazione tra sostanze contaminanti e malattie, PRIMA ci vorrebbe un biomonitoraggio rafforzato, PRIMA si applicano altri modelli di studioPRIMA si fanno campioni biologici con una anamnesi dettagliata, PRIMA si studiano le abitudini di vita. Perché PRIMA, dottoressa? Non sono sufficienti, per dare il nome a chi impugna la pistola fumante, i ripetuti monitoraggi Arpa aria acqua suolo delle emissioni di sostanze scientificamente dimostrate come tossicocancerogene? e in parallelo (clicca qui) ben 8 ultra decennali indagini epidemiologiche? di cui una della stessa Ivaldi (tumori epatici e delle vie biliari 30% in più nel raggio di 3 chilometri dal polo chimico, il doppio tra i residenti di Spinetta eccetera)? Sono più che sufficienti, sono “robusti”.

Il nesso causale tra Solvay e malattie/morti, dunque, non è composto di congetture, di sospetti, di indizi vari, bensì, purtroppo, di dati di fatto collegati fra loro, di prove sedimentate nel tempo. Dunque, il sindaco, la massima autorità sanitaria locale, se non altro per l’elementare principio di precauzione, dovrebbe emettere una ordinanza di fermata degli impianti inquinanti, una ordinanza temporanea PRIMA di realizzare quello che Ivaldi definisce “Un biomonitoraggio che conferirebbe una rappresentazione più robusta”. Perché PRIMA? Perché, come spiega la dottoressa, Questo studio complesso dovrebbe coinvolgere altri enti: Università, Asl, Regione.  Serve l’intervento di vari enti, con ruoli e compiti ben definiti. Si tratta di studi costosi, che richiedono molte persone da ingaggiare per avere consistenze statistiche. Servono molte risorse e una disponibilità importante di finanziamenti. Più soggetti vengono coinvolti, più robusta è la coorte che si analizza più i risultati saranno confidenti e ineccepibili. I costi? Non voglio fare ipotesi ma per studi simili si parla di qualche centinaio di euro a soggetto che fa parte della coorte”. Moltiplicati per decine di migliaia di soggetti, fate i conti voi. Moltiplicate anche il numero di anni. Non sembra anche a lei, dottoressa Cristiana Ivaldi, che la suddetta corsa ad ostacoli servirebbe, anche a questo sindaco, per scaricare il barile dell’ordinanza alle calende greche? Nel frattempo si muore?

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Perché chiediamo la fermata immediata delle produzioni Solvay.

In Europa con la Convenzione di Stoccolma il PFOA era stato messo al bando già dal 2019, eppure la Solvay a Spinetta Marengo ha continuato a inquinare fino a sostituirlo con altrettanti Pfas: C6O4 e ADV. Cinque Stati membri europei, tra cui la Germania, stanno attualmente lavorando a una proposta di restrizione a livello dell’UE di tutti i PFAS per l’entrata in vigore nel 2025. Noi chiediamo la fermata immediata della produzione e dell’uso dei Pfas a Spinetta, considerata l’emergenza ecosanitaria emersa ad Alessandria. Ogni minuto di ritardo provoca danni enormi alla salute. I risultati, pubblicati sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health, infatti mostrano che c’è ancora una notevole esposizione delle giovani generazioni perfino ai PFOS e PFOA che pur erano stati eliminati. Lo conferma l’indagine ufficiale tedesca di biomonitoraggio umano su bambini e adolescenti dai 3 ai 17 anni: un quinto dei partecipanti aveva livelli di PFOA chimico PFAS nel sangue che superavano il valore HBM-I, limite di allarme per i gravi problemi di salute, compresi gli impatti sulla riproduzione e lo sviluppo di alcuni tipi di cancro, la riduzione del peso alla nascita e gli effetti tossici sullo sviluppo, la ridotta fertilità, la ridotta formazione di anticorpi dopo la vaccinazione, l’aumento delle concentrazioni di colesterolo e il diabete di tipo II.

Le produzioni di Pfas chiuse in Francia.

Arkema, che a Spinetta Marengo è compresa nel polo chimico con la Solvay, è stata costretta a smettere i Pfas nel suo stabilimento di Pierre-Bénite di Lione dal 2016. Benchè Il sito di Arkema, classificato come soglia superiore di Seveso, sia stato ispezionato 11 volte nel 2020 e 12 volte nel 2021, ancora oggi ha fatto suonare l’allarme dell’Università di Amsterdam per la forte presenza degli indistruttibili composti perfluorurati nell’aria, nell’acqua e nel suolo nella città di Pierre-Bénite e nei suoi dintorni.

Non c’è bonifica Pfas in Veneto.

Anche in Veneto si tende a confondere, come già in Alessandria, la messa in sicurezza con la bonifica. Dunque, a quasi dieci anni dalla deflagrazione dello scandalo Pfas che ha colpito Veronese Vicentino e Padovano, scarsi sono i progressi rispetto alla bonifica del sito dell’ex Miteni. Dopo l’incontro pubblico delle Mamme No Pfas con le istituzioni a Lonigo, è risultato chiaro che siamo ancora nella fase della messa in sicurezza e non della bonifica, perciò Alberto Peruffo di Pfas.land è stato chiaro: “La bonifica, se mai sarà eseguita a regola d’arte, appare collocata in futuro difficile da determinare”. Tre sono infatti gli aspetti da tenere in considerazione. Uno, la procedura per la messa in sicurezza, vista la unicità del disastro ambientale attribuito alla Miteni oggi finita a processo, è una procedura eminentemente «sperimentale». Due, la bonifica è una cosa diversa dalla messa in sicurezza: ma è solo a quest’ultima che attualmente si sta già lavorando. Tre, la bonifica effettiva, ovvero la rimozione definitiva delle cause alla base dell’inquinamento dei suoli e della falda è ben al di là da venire: non solo per ragioni di ordine tecnico. Secondo le giustificazioni dei relatori del procedimento tecnico-amministrativo, il quadro normativo, che rende più o meno incisivo l’insieme degli interventi in capo al privato che si è accollato tale onere, è variegato. La legge, quando una bonifica per così dire totale è impossibile o inopinatamente onerosa, permette o permetterebbe il semplice contenimento perpetuo dell’inquinamento entro limiti previsti dalle leggi. Questa lettura non è stata condivisa dagli ambientalisti: quando si parla di messe in sicurezza e di bonifiche il quadro degli obblighi di legge è invece molto restrittivo. Insomma, chi inquina deve pagare, e la magistratura e i soggetti istituzionali o amministrativi sono chiamati ognuno a far rispettare le leggi.

Pfas e cancro ai testicoli.

Le sostanze classificate perfluoroalchiliche (PFAS) possono causare una serie di gravi problemi di salute, incluso il cancro ai testicoli. Nella causa intentata presso la Corte Superiore nella contea di Middlesex, clicca qui, l’acqua del rubinetto contaminata è stata la causa del cancro in un uomo di 25 anni, Daniel Sullivan, costretto a farsi  rimuovere il testicolo sinistro e a subire mesi di chemioterapia. L’acqua nella contea di Middlesex era collegata a un impianto di produzione chimica DuPont a Parlin; il PFOA nell’acqua fornita a casa sua, espresso in parti per trilione, era quasi il doppio della soglia accettata dal Dipartimento per la protezione ambientale del New Jersey.

I Pfas dai cosmetici nel sangue.

Grazie alle loro proprietà idrorepellenti, antigrasso e antisporco, i Pfas sono incorporati in numerosi prodotti di consumo tra cui i cosmetici. L’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (Bfr) ha rilanciato l’allarme sulla presenza di Pfas in alcuni prodotti, in grado di accumularsi per assorbimento nell’organismo umano e permanere nel sangue per anni. La ricerca ha testato il PFOA. Ma come ci è finito il Pfoa in quei cosmetici? Il Pfoa non può essere utilizzato nei prodotti cosmetici, in quanto collegato al cancro, malattie della tiroide, colite ulcerosa e colesterolo alto. La produzione, l’uso, la commercializzazione e l’importazione di Pfoa sono vietati nell’Ue con poche eccezioni. In quanto contaminante non intenzionale e inevitabile, il Pfoa può essere contenuto nei prodotti solo fino a un massimo di 0,025 microgrammi per grammo a seguito della normativa in vigore a livello europeo da luglio 2020. Per altri importanti composti perfluorurati con lunga durata (PFAS), le normative corrispondenti entreranno in vigore a febbraio 2023.

La balla scientifica della Solvay.

Solvay chiama “microgrammi” quelli che sono “milligrammi”!!!

Io andare dallo psicologo? Non sono mica matto!

Si chiama così il primo evento, organizzato online dalla nuova Associazione Le lenti del pregiudizio, che ha raccolto l’eredità dell’omonimo blog. «Un incontro – viene spiegato – voluto perché, pur essendo vero che l’emergenza socio-sanitaria ha contribuito ad aumentare l’accesso alle prestazioni degli psicologi e degli psicoterapeuti, è anche vero che c’è ancora tanta strada da fare, sia per strutturare una rete di servizi efficiente, sia per superare gli ancora numerosi pregiudizi verso la figura professionale dello psicologo e di chi vi si rivolge» (continua…)

Il coinvolgimento diretto delle donne con disabilità che fa la differenza.

La Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio ha pubblicato una Relazione sull’attuazione delle “Linee Guida sanitarie per il soccorso alle donne vittime di violenza” e questa volta l’avere coinvolto le coordinatrici del Tavolo sulle Donne con Disabilità dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità e alcune esponenti dell’associazionismo di settore, ha fatto la differenza nel descrivere in modo appropriato le attuali conoscenze sul fenomeno della violenza contro le donne con disabilità, e nel proporre misure di contrasto alle discriminazioni multiple (continua…)

Sito: www.rete-ambientalista.it

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