Zelensky ci fa e ci è?

Claudio Patrizi (ambienteweb.org) – 16/11/2022

 

Pochi istanti dopo l’impatto in territorio polacco di un missile che ha provocato la morte di due persone, arriva con la sua tradizionale veemenza il presidente ucraino Zelensky che accusa senza mezzi termini la Russia come responsabile dell’attacco in un Tweet dal testo infuocato.

RF [Federazione Russa] uccide ovunque, dove può arrivare. Oggi ha raggiunto 🇵🇱. [Polonia] Questo attacco alla sicurezza collettiva nella regione euro-atlantica è un’escalation. Zginęli ludzie. Le mie condoglianze a fratelli e sorelle 🇵🇱! 🇺🇦 zawsze z wami. Fermare il terrore RF. Solidarność a nasza siła!

Costui, sovvenzionato e fino ad oggi sostenuto militarmente e strategicamente dall’Occidente a guida statunitense e dal suo braccio armato NATO, cerca qualsiasi pretesto per portare in Europa un conflitto mondiale contro la Russia il cui esito sarebbe senz’altro molto doloroso (se non addirittura esiziale) per centinaia milioni di cittadini.

Stavolta il poco vigile mentalmente presidente Biden ha ascoltato i suoi consiglieri militari i quali hanno verificato che in realtà la Russia non c’entra nulla con l’attacco contro il territorio polacco in quanto il missile, di cui si è tanto parlato da 12 ore a questa parte, è in dotazione all’esercito ucraino. Probabilmente era stato lanciato per neutralizzare un attacco russo sul territorio ucraino e i cui resti hanno oltrepassato il confine con la Polonia.

Anche un bambino di due anni capirebbe come stanno veramente le cose e delle ragioni per cui da nove mesi ormai l’Ucraina è diventata un campo di battaglia fatto di distruzione e morte, ma sembra che il vero obiettivo dell’Occidente sia quello di distruggere la Russia, chiaramente armando Kiev e mandando al fronte carne da cannone.

I leader europei in particolare non si rendono conto del gravissimo prezzo in vite umane che cittadini e militari stanno pagando e di uno scenario apocalittico all’orizzonte in caso di escalation del conflitto. O forse sì? Ma in questo caso sarebbero (sono) solo dei servi sciocchi della bandiera a stelle a strisce sul cui territorio difficilmente si combatterebbe.

Abbiamo rinunciato all’economico gas russo a favore del GNL statunitense che ci costa almeno 5 volte di più; gli stipendi non bastano più per acquistare beni di prima necessità perchè rincarati; aziende che intrattengono scambi commerciali con la Russia sono in estrema difficoltà e rischiano la chiusura (molte di esse hanno gettato la spugna e messo sul lastrico migliaia di dipendenti) a causa delle illogiche sanzioni decise dall’Unione Europea su “suggerimento” degli Stati Uniti; la decisione degli ultimi governi, “benedetti” dagli USA, di inviare armi e intelligence alla volta di Kiev ci ha messi nelle condizioni di essere parte cobelligerante e quindi un eventuale obiettivo militare della Russia. E gli Stati Uniti (non) ringraziano…

Accordi di Minsk del 2015

Gli accordi di Minsk firmati dal presidente bielorusso Lukashenko, dal presidente Putin, dalla cancelliera tedesca Merkel, dal presidente francese Hollande, dal presidente ucraino Poroshenko, non sono stati rispettati per la volontà del regime golpista di stampo nazista di Kiev di riprendersi con la forza le Repubbliche autoproclamate di Lugansk e Donesk. Quest’ultime decisero di staccarsi dal territorio ucraino a causa del colpo di stato del 2014 in seguito al quale era fu rimosso il legittimo presidente Viktor Yanukovych. Da quel momento i cittadini di origine e lingua russa si ritrovarono in una posizione di discriminazione rispetto al resto della popolazione ucraina e subirono violenti bombardamenti che causarono 15mila vittime dal 2014 ad oggi.

Zelensky, una marionetta in mano all’Occidente (ma chissà che prima o poi non lo liquidino), dall’avvio della operazione militare speciale russa getta continuamente benzina sul fuoco. Vorrà l’intervento della Nato per radere al suolo la Russia? Non pensa ai miliardi di dollari di danni subìti, alle migliaia di civili e militari morti in questi mesi di conflitto, alla possibilità che il suo paese venga ulteriormente distrutto, prima che si decida di sedersi al tavolo dei negoziati per porre fine alle ostilità? Non gli basta tutto il sangue versato da vittime innocenti, spesso usate come scudi umani?

E dire che nulla di ciò sarebbe avvenuto se Kiev avesse dato seguito agli Accordi di Minsk sottoscritti nel 2014 e 2015. Se avesse ascoltato le rimostranze russe per tale inadempienza, riportate prima qualche settimana prima del 24 febbraio 2022 al presidente Biden, il quale fece orecchie da mercante.

Di qui l’inevitabile reazione russa attraverso l’operazione militare speciale allo scopo di tutelare Donesk e Lugansk e soprattutto per difendere la sua stessa esistenza minacciata dall’avanzare della Nato verso est.

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