Fulvio Grimaldi: “Missili sulla Polonia. Qualcuno è pronto a tutto… ma non sono i russi”

Fulvio Grimaldi – 17/11/2022

MONDOCANE (fulviogrimaldi.blogspot.com)

 

Visione TV, Forum condotto da Francesco Toscano con Andrea Zhok, Enzo Pennetta, Antonio De Martini e Fulvio Grimaldi

 

Lo spunto è il presunto bombardamento di un villaggio in Polonia, chi dice trattarsi di missili russi e invoca l’intervento della NATO contro la Russia in base al suo articolo 5; chi riduce l’ammasso di rottami visto nei filmati ai resti di un missile antimissile della difesa antiaerea ucraina e riduce l’evento a un incidente senza conseguenze.

Si scontrano qui, con sempre maggiore evidenza, sullo sfondo del monocorde e unanimistico schiamazzo russofobo e bellicista dei media e dell’intero mondo politico italiano, due fronti.

Uno che deve tenere conto della pressione della propria opinione pubblica come di quella mondiale di fronte alla prospettiva di un’escalation nucleare e della continuità di guerra e sanzioni dall’alto costo non solo per i suoi protagonisti diretti. Questa fazione sembra da qualche tempo puntare a una de-escalation e, quanto meno, a una tregua.

L’altra, composta dallo stesso Zelensky, con alle calcagna le belve naziste dei suoi apparati militari e istituzionali, dai regimi estremisti russofobi dell’Europa Orientale, dagli irriducibili Neocon tuttora influentissimi in entrambi i partiti USA e nei gruppi dirigenti britannici.

Nei giorni passati abbiamo visti manifestarsi con maggiore evidenza entrambe queste posizioni. Vanno viste in contrapposizione due serie di eventi. Quella dell’incontro tra capi dell’intelligence USA e russa ad Ankara, la dichiarazione distensiva del Capo di Stato Maggiore USA, generale Milley, l’apparentemente cordiale incontro tra Xi Jinping e Biden al G20, i nervosismi dell’establishment statunitense rispetto alle continue ed esose richieste ucraine di armi, lo stesso ordinato ritiro volontario dei russi da Kherson.

Speculari e contrari sono stati l’intervento, dai soliti toni belluini, di Zelensky al G20, l’insistenza sulla paternità russa di un attacco missilistico alla Polonia  e, soprattutto, l’incontro a Dallas, in parte in video e in parte in presenza, dell’ex-presidente Bush Jr con lo stesso Zelensky, sotto il patrocinio e con la partecipazione di due tra i più bellicosi strumenti neocon, Freedom House e NED (National Endowment for Democracy), enti addetti ai colpi di Stato e alle destabilizzazioni di Stati sgraditi.

Per Zelensky e il suo entourage identificato da rune, svastiche e simboli SS, con sulle spalle il carico terrificante di quasi un decennio di atrocità inenarrabili, di crimini di guerra e contro l’umanità (nello specifico, contro il proprio popolo), nel caso di una tregua, o di una qualsivoglia sistemazione diversa dalla cacciata dei russi oltre i loro confini originari, non ci sarebbe futuro. Probabilmente neppure vita. Comprensibile che, di fronte al primo venticello di distensione, vedano aprirsi davanti a sé un contrappasso terribile, probabilmente riservatogli dai propri cittadini e siano, dunque, disposti a qualsiasi nefandezza, in termini di provocazione e false flag, pur di sfuggire a tale destino.

L’incontro con l’uomo delle Torri Gemelle e la farsa missilistica in Polonia si spiegano così. E anche l’eventuale armageddon nucleare.

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