[Sinistrainrete] Andrea Vento: “Crisi ucraina: un primo bilancio delle sanzioni contro la Russia”

Sinistra In Rete – Rassegna del 26/11/2022

 

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Crisi ucraina: un primo bilancio delle sanzioni contro la Russia

di Andrea Vento*

Il 6 ottobre scorso l’Unione Europea ha varato l’ottavo pacchetto di misure sanzionatorie contro Mosca[1] con il dichiarato fine di fiaccare l’economia russa e indurre Putin ad un accordo di pace da posizioni di debolezza o, addirittura, costringere le truppe impegnate in Ucraina alla sconfitta militare, grazie anche alle ingenti forniture militari di Usa e Ue ormai giunte ad oggi a 100 miliardi di dollari.

Massiccio sostegno che, sommato al supporto di intelligence degli Usa e del Regno Unito, stanno mettendo in difficoltà sul campo le forze militari russe.

Rispetto alle previsioni dei governi occidentali che hanno accompagnato il varo del primo pacchetto di sanzioni introdotte dalla Ue e dagli Usa il 23 febbraio scorso, a seguito del riconoscimento delle Repubbliche Popolari del Donbass che ha preceduto di un giorno l’Operazione Militare Speciale, quale risulta l’effettiva entità dell’impatto delle sanzioni sull’economia russa e sulle sue relazioni internazionali?

La recessione che avrebbero causato alla Russia dalla previsione del Fmi ad aprile di un pesante -8,5% per il 2022, si è più che dimezzata a -3,5% nel World Economic Outlook di ottobre della stessa istituzione, passando per il -6,0 di luglio, a testimonianza della capacità di tenuta e di resilienza dell’economia russa (tab. 1).

Mentre a livello internazionale, seppur oggetto di condanna da parte di una Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu del 3 marzo per l’invasione dell’Ucraina votata da 141 Paesi su 193, la Russia, appare tutt’altro che emarginata appurato che solo 37 Paesi dei 193 (pari al 19% del totale) dopo 7 settimane dal 24 febbraio[2], avevano aderito alle sanzioni promosse dagli Stati Uniti e imposte da questi ultimi anche all’Ue (carta 1).

Anzi, la Russia, isolata verso occidente, ha ridisegnato la propria carta geopolitica approfondendo le relazioni economiche, commerciali e politiche non solo con le potenze emergenti (Cina e India) e regionali asiatiche (Pakistan e Turchia), ma anche con i Paesi africani e latinoamericani, contrari all’adozione delle sanzioni (carta 2).

Tabella 1: Previsioni economiche del Fmi per il 2022 degli World Economic Outllook di ottobre 2021 e gennaio, aprile, luglio, ottobre 2022

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Come in occasione delle sanzioni introdotte nel 2014 contro la Russia a seguito dell’annessione della Crimea[3], anche nel caso di quelle comminate durante l’anno in corso come Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati ci siamo interrogati su quali fossero gli effetti sulle economie dei Paesi dell’Unione Europea, “costretta” a seguire l’alleato statunitense sulla stessa strada in virtù della cieca fedeltà atlantista.

L’entità dei flussi commerciali Ue – Russia e Usa – Russia

L’interscambio commerciale annuo fra l’Ue e la Russia dai 439 miliardi di $ del 2012, pur riducendosi, in conseguenza della prima ondata di sanzioni del 2014, ad una media annua di 240 miliardi di $ nel periodo 2015-2019, resta tuttavia, nello stesso quinquennio, oltre 9 volte più elevato (25 miliardi di $) di quello fra Stati Uniti e Russia (tab. 2).

Le economie dell’Ue e della Russia, pertanto, risultavano fino a febbraio 2022 ancora saldamente integrate, principalmente, in virtù degli investimenti delle imprese comunitarie in Russia e del considerevole interscambio commerciale e finanziario fra le parti.

Alla luce di questi dati, risulta evidente come le ricadute sull’economia del soggetto proponente, gli Usa, non potevano non avere rilevanza nettamente inferiore rispetto a quelle sull’Unione Europea, soprattutto per quanto riguarda le forniture energetiche russe a costi contenuti dei quali ha beneficiato fino a pochi mesi fa.

Tabella 2: valore medio annuo dell’interscambio commerciale Ue-Russia, Usa-Russia, Ue-Cina, Usa-Cina del quinquennio 2015-19 in miliardi di $. Fonte: database Onu Comtrade

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Le relazioni commerciali ed economiche fra Italia e Russia

Per quanto riguarda le relazioni commerciali fra l’Italia e la Russia, nel 2019, ultimo anno prima della crisi pandemica, registravano un valore di 22,2 miliardi di euro di interscambio di merci che, al cambio medio dell’anno in questione di 1,12 dollari per euro, corrisponde a 24,87 miliardi di $, praticamente la stessa entità di quello fra Washington e Mosca, ma con una incidenza sul totale nettamente diversa.

Infatti, nel 2019, l’interscambio commerciale totale di beni degli Usa ammontava a ben 4.172,1 mld di dollari[4], pari a 3.671 mld di euro[5], mentre il nostro a 904 miliardi euro[6], con un rapporto di 4 : 1 a favore dei primi.

L’interscambio fra Italia e Russia, oltre ad avere una rilevanza percentuale nettamente superiore rispetto a quelle fra Washington e Mosca, evidenzia una composizione merceologica tipica delle aree ad elevata integrazione geoeconomica: da un lato, infatti, si esportano materie prime energetiche e minerarie e semilavorati dell’industria pesante, mentre, dall’altro tecnologia e prodotti industriali di livello medio-alto.

Le principali voci dell’import italiano nel primo semestre 2022 risultano, infatti, il gas naturale, il petrolio greggio, i prodotti della siderurgia e della raffinazione del petrolio e minerali ferrosi e non che coprono ben il 96,7% del totale delle merci provenienti da Mosca.

Il nostro Paese esporta, invece, in Russia un paniere ben più ampio di merci, dai macchinari industriali ai prodotti manufatturieri all’ampia gamma del cosiddetto made in Italy[7], tant’è che le principali sei voci coprono il solo 42,8% dell’export verso Mosca.

Anche gli investimenti diretti, vale a dire e scopo produttivo, totali (detti stock) fra i due Paesi risultavano, a fine 2021 di buon livello e nettamente a favore dell’Italia con 11,3 miliardi di euro, contro 0,85 miliardi di Mosca, secondo l’annuario Istat e l’Agenzia Ice[8], e nel dettaglio riguardavano in base ai dati più aggiornati, quelli al 31 dicembre 2017, 660 imprese operanti principalmente nei settori energetico, automobilistico, agroalimentare e telecomunicazioni impiegando 39.233 addetti con un fatturato complessivo di 8,8 miliardi di euro, secondo i dati della Banca Dati Reprint[9].

Gli effetti delle sanzioni sul mercato dell’energia dei Paesi Ue

Le sanzioni hanno dunque inferto colpi letali all’interconnessione fra l’economia russa e quella comunitaria che si era sviluppata negli ultimi 3 decenni dopo la caduta dell’Urss. In particolare, le forniture di gas via conduttura con contratti pluriennali a prezzi contenuti hanno consentito alle principali 2 manifatture europee, Germania e Italia, di mantenere un elevato grado di competitività sui mercati internazionali anche di fronte all’emergere di nuovi agguerriti concorrenti.

In considerazione di ciò, la decisione degli Stati europei di rinunciare al carbone, al petrolio, a seguito delle sanzioni e, soprattutto, al gas russo tramite il piano comunitario REPowerEu[10] varato, dalla Commissione il 18 maggio scorso, con l’obiettivo di “ridurre rapidamente la nostra dipendenza dai combustibili fossili russi” sembra non aver tenuto conto di alcuni fondamentali elementi per il proprio approvvigionamento energetico.

Il primo, già patrimonio dell’opinione pubblica nazionale, risulta l’impennata del costo delle materie prime, soprattutto quelle energetiche, in corso ormai da circa un anno dal momento dell’approvazione, quindi ben prima di febbraio 2022.

In particolare, sul mercato del gas olandese Ttf (Title Transfer Facility) dove la quotazione media mensile delle negoziazioni da 20,50 euro a megawattora di aprile 2021, era salito a 87,47 euro ad ottobre, per arrivare a 125,42 euro a marzo 2022 all’indomani delle prime tranche di sanzioni, causata soprattutto dagli effetti dell’attività speculativa tramite la finanza derivata, e del fatto che le stesse sanzioni, innescando una carenza di offerta sui mercati dei Paesi Ue, non potevano che alimentare ulteriormente la compravendita di contratti a termine (detti future) a fini speculativi.

Altro fondamentale elemento che non poteva sfuggire ai politici nazionali e comunitari riguarda la diversificazione degli approvvigionamenti, opera assai complessa e non realizzabile nel breve periodo, in quanto gli altri gasdotti europei di approvvigionamento non sono in grado di sostituire in toto le forniture russe e che il Gas Naturale Liquefatto (Gnl) trasportato via mare, necessita di una congrua dotazione di rigassificatori che, ahinoi, non abbiamo a disposizione.

In particolare, il Gnl statunitense del quale l’amministrazione Biden ha fornito garanzie di approvvigionamento ai poco avveduti Paesi europei, presenta problematiche non indifferenti visto che l’estrazione avviene con la tecnica del fracking (fratturazione idraulica delle rocce), devastante dal punto di vista geologico e ambientale, non in grado di offrire garanzie di continuità di forniture per il rapido esaurimento dei giacimenti e con costi di complessivi per l’acquirente decisamente superiori rispetto a quello russo.

Su quest’ultimo aspetto iniziano a serpeggiare sempre meno velati malumori in seno all’Ue rispetto al vantaggio di competitività, oltre che commerciale, per le aziende statunitensi, il cui costo del gas risulta nettamente inferiore rispetto a quelle europee, tanto da aver indotto il Ministro francese, Bruno Le Maire, a dichiarare il 12 ottobre scorso all’Assemblea Nazionale di Parigi che “non possiamo accettare che il nostro partner americano ci venda il suo Gnl ad un prezzo 4 volte superiore a quello al quale vende agli industriali suoi connazionali“.

Aggiungendo amaramente che “la guerra in Ucraina non deve sfociare in una dominazione economica americana e in un indebolimento dell’Unione Europea“.

La transizione energetica, infine, benché ad essa il governo Draghi avesse dedicato apposito Dicastero, il ministro incaricato, Roberto Cingolani, oltre ad aver brillato per inerzia si è anche contraddistinto per alcune anacronistiche proposte come il nucleare, a suo dire “pulito”, e la riapertura delle centrali a carbone ormai dismesse.

L’impatto delle sanzioni sulla Russia e sui Paesi Ue

Nell’intento di valutare l’effettiva ricaduta delle sanzioni rispetto al fine di sfiancare l’economia russa da parte dei Paesi che le hanno introdotte, risulta fondamentale, fra le varie, confrontare la variazione dell’interscambio commerciale con Mosca del primo semestre 2021 con quello del corrispondente periodo del 2022, quest’ultimo influenzato dai provvedimenti restrittivi.

Per quanto riguarda il nostro Paese nel periodo gennaio-giugno 2021, in condizioni di ristabilita normalità economica dopo la crisi del 2020, abbiamo esportato merci in Russia per un controvalore di 4,4 miliardi di euro, mentre ne abbiamo importati 8,1 miliardi con un saldo per noi negativo di circa 3,7 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con i dati del 2019 (tab. 3).

Nel primo semestre dell’anno in corso, invece, a seguito delle sanzioni e il piano REPowerEU, tramite i quali ci siamo preclusi attività economiche significative con Mosca, il nostro export è diminuito del 21% sotto i 3,5 miliardi di euro, mentre il valore del nostro import ha subito un aumento del 136,9%, da 8,1 miliardi di euro a 19,1, che ha affossato in tal modo il saldo negativo a 15,7 miliardi di euro, con un aggravio del disavanzo di oltre 12 miliardi.

Tabella 3: valore in miliardi di euro dell’interscambio commerciale Italia-Russia fra 2019 e 2021 e confronto fra 1° semestre 2021 e 2022. Fonte: infomercati esteri su dati Istituto del Commercio Estero (Ice)[11]

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Trend decisamente negativo del nostro Paese che, peraltro, ha continuato ad aggravarsi nel mese di agosto, durante il quale, secondo i dati dell’Istat, il valore del saldo commerciale complessivo è sceso a -9,5 miliardi di euro, rispetto a un surplus di 1 miliardo del corrispondente mese dello scorso anno. Un pesante disavanzo sul quale hanno inciso sia il passivo della bilancia energetica, salito addirittura di 12 miliardi, sia la diminuzione del 16,7% dell’export verso la Russia[12].

Il vertiginoso aumento dei costi del gas e dell’energia elettrica, secondo lo stesso report, hanno influito sul gravoso deficit commerciale totale e ulteriormente sospinto il rialzo dell’inflazione sia nel nostro Paese, arrivato ormai su base annua all’11,9% ad ottobre[13], che nell’Eurozona.

Concomitanti fattori che, sommati al rialzo dei tassi della Bce (ormai giunti al 2% con il terzo rialzo consecutivo del 27 ottobre[14]), stanno creando un sensibile rallentamento delle economie occidentali come ci conferma l’ultimo report del Fmi del 18 ottobre, nel cui contesto il responsabile del Dipartimento europeo dell’Istituto di Washington, Alfred Kammer, vi afferma che “questo inverno più della metà dei Paesi nell’area dell’euro sperimenterà una recessione tecnica, con almeno due trimestri consecutivi” di variazione negativa del Pil con situazione particolarmente critica di Germania e Italia.

Questi ultimi, non casualmente, due fra i Paesi maggiormente dipendenti dal gas russo[15], per i quali il report indica tre trimestri consecutivi di contrazione, tant’è che erano già previsti in recessione nel 2023, nel già citato Outlook di ottobre dello stesso Istituto, rispettivamente a -0,3% e -0,2%, e la Russia -2,3%, mentre l’Eurozona subirà un sensibile rallentamento a +0,5% e gli Usa una crescita modesta dell’ +1%.

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Le decisioni assunte, su pressioni di Washington, dai Paesi europei e dall’Unione Europea verso Mosca, alla luce dei dati mostrano un impatto negativo, seppur dimezzato rispetto alle prime previsioni, sull’andamento dell’economia russa, sortendo, invece, un effetto opposto sul saldo delle partite correnti che, secondo Boomberg[16], è più che triplicato sfiorando di 167 miliardi di dollari fra gennaio e giugno 2022, rispetto ai 50 del corrispondente periodo del 2021, a seguito dell’aumento dei ricavi dell’export dell’energia e delle materie prime, alla diminuzione delle importazioni a causa delle sanzioni e all’apertura di nuovi mercati di sbocco asiatici che hanno compensato l’impatto delle sanzioni.

Se i provvedimenti restrittivi occidentali sembrano aver raggiunto solo parzialmente gli obiettivi prefissati ai danni della Russia, di altra entità risultano, invece, gli impatti negativi causati alle proprie economie che stanno registrando pesanti effetti in termini di deficit commerciale, elevata inflazione, alti tassi di interesse non che rallentamento economico con serie prospettive di recessione tecnica, come indicato dal Fmi.

Le otto tranche di sanzioni comminate, sino a questo momento, dagli Stati europei sembrano, dunque, assumere, sulla scorta dei dati e delle previsioni economiche, connotato di boomerang ancor più clamoroso rispetto a quelle del 2014.

I vertici politici comunitari e nazionali, fra cui il neogoverno Meloni, non possono, a nostro avviso esimersi, dal rendere conto all’opinione pubblica sia della propria consapevolezza rispetto alla loro scarsa efficacia sulla destinataria, che dei costi sociali che saranno causati dal rallentamento economico e dalla probabile recessione che sta insabbiando la ripresa post-covid.

Costi che inevitabilmente verranno a ricadere in maniera più gravosa sui ceti popolari e sui lavoratori a causa: della chiusura di aziende che non sosterranno l’aumento dei costi energetici, dell’aumento della disoccupazione e della perdita di potere d’acquisto dei salari e degli stipendi innescata dell’impennata inflazionistica con conseguente, inevitabile, aumento della povertà, che nel nostro Paese già opprime 5,6 milioni di persone.

Come uscire dalla spirale guerra–sanzioni–crisi economica e sociale?

Nella complessità e nella gravità della situazione che si sta, giorno dopo giorno, delineando, riteniamo che solo una massiccia mobilitazione popolare possa indurre, il nostro e gli altri governi europei, ad una seria riflessione sui nefasti effetti interni delle proprie politiche internazionali e a prendere atto che la strada della totale subalternità agli interessi Washington sta spingendo l’economia comunitaria nel baratro e non sta generando alcun effetto fra quelli preventivati rispetto alla risoluzione del conflitto in corso.

E’ necessario che il grande assente di questi di primi 8 mesi di guerra, il movimento internazionale per la pace, prenda coscienza, si organizzi ed apra un fronte di lotta duraturo che spinga i soggetti, direttamente e indirettamente, coinvolti al cessate il fuoco, all’apertura di un concreto negoziato sotto l’egida dell’Onu, riprendendo la piattaforma degli accordi di Minsk I e II (che se fossero stati rispettati non avrebbe portato al disastro in corso) che porti ad un pace equa che consideri i diritti e le necessità di tutti gli attori coinvolti, al fine di evitare un’ulteriore pericolosa escalation del conflitto e una nuova grave crisi economica e sociale a soli due anni da quella pandemica.

Carta 1: votazione dell’Assemblea Generale dell’Onu di condanna dell’invasione russa del 3 marzo 2022

sanzioni carta 1

Carta 2: gli stati applicano (in rosso) e che non applicano (in celeste) le sanzioni alla Russia

sanzioni carta 2


* Gruppo insegnanti di Geografia Autorganizzati

Note
[1] Per una panoramica dettagliata delle 8 tranche di sanzioni dell’Ue alla Russia consultare: https://www.confindustria.it/home/crisi-ucraina/sanzioni
[2] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tutti-i-buchi-delle-sanzioni-alla-russia-34533
[3] “Crisi ucraina: il boomerang delle sanzioni europee” di Andrea Vento – Giga autoproduzioni 2014
[4] https://www.infomercatiesteri.it/highlights_dettagli.php?id_highlights=16608
[5] Calcolo effettuato allo stesso tasso di cambio medio annuo del 2019 che fra Usd/Eur era pari a 0,88
[6] https://www.infomercatiesteri.it/public/osservatorio/interscambio-commerciale-mondo/Tabella%201%20-%20Interscambio%20commerciale%20dell’Italia_1666092101.pdf
[7]Principali prodotti del Made in Italy esportati in Russia: abbigliamento 244 mld (8,2%), mobili 122,7 mld (4,1%), calzature 99,7 mld (3,3%)
[8] https://www.infomercatiesteri.it/public/osservatorio/schede-sintesi/federazione-russa_88.pdf
[9] https://www.infomercatiesteri.it/public/osservatorio/schede-sintesi/federazione-russa_88.pdf
[10] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=COM%3A2022%3A230%3AFIN&qid=1653033742483
[11] https://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=88#
[12] https://www.istat.it/it/archivio/276078
[13] https://www.istat.it/it/archivio/276683
[14] https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2022/html/ecb.mp221027~df1d778b84.it.html
[15] Secondo i dati dell’Agenzia dell’Ue per la cooperazione tra i regolatori dell’energia, al 24 febbraio, la Germania importava il 49% del gas dalla Russia e l’Italia il 46%.
https://www.infodata.ilsole24ore.com/2022/02/25/quali-paesi-europei-dipendono-piu-dal-gas-russo/?refresh_ce=1
[16] https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-08-09/russia-more-than-triples-current-account-surplus-to-167-billion

 


 

 

Gianni Petrosillo: Un nuovo percorso teorico, di Gianfranco la Grassa

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Un nuovo percorso teorico, di Gianfranco la Grassa*

Introduzione di Gianni Petrosillo

indexouygvbhtIn questo nuovo saggio, il cui titolo è indicativo della direzione intrapresa dallo studioso veneto, Gianfranco La Grassa fa i conti con le epoche, quella passata, quella in corso e quella che irrimediabilmente si avvicina, per fornire una chiave teorica nuova delle inevitabili transizioni e mutazioni che l’incedere della Storia porta con sé, soprattutto a livello sociale. Il suo strumento analitico privilegiato è quel marxismo che, dopo essere stato aggiornato, diventa una porta di uscita verso un nuovo approccio teorico più adatto alla comprensione dell’attuale formazione sociale. Occorre, peraltro, rammentare che La Grassa ha iniziato un faticoso lavoro di revisione teorica ormai trent’anni fa e la sua “uscita” dal marxismo deve pertanto essere considerata una gestazione travagliata che non ha saltato alcun passaggio logico, un raro caso di esame di coscienza fatto per ragioni di scienza.

Purtroppo, l’esistenza umana è troppo breve per cogliere (e spesso accettare) i profondi cambiamenti che inevitabilmente la coinvolgono (e sconvolgono), tanto più che gli accadimenti producono i loro effetti sul lungo periodo, spesso più lungo della vita di una o più generazioni, sfuggendo alla comprensione immediata di chi li vede nascere e non li vedrà giungere alle estreme conseguenze o di chi li sentirà deflagrare senza avere memoria del loro inizio, necessitando, pertanto, per essere intesi interamente di una riflessione “ampia”, utile a mettere insieme i vari frammenti evenemenziali finalizzati alla costruzione di un quadro più o meno coerente della situazione, anche se mai definitivo. Per questo la si deve “prendere alla lontana” altrimenti cause ed effetti sono destinati a essere equivocati o desunti arbitrariamente da stati e fatti troppi vicini o insistentemente fraintesi per essere adeguatamente sceverati e interpretati.

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Pino Arlacchi: Lenin, Draghi e il “Tafazzi Game” del capitalismo finanziario

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Lenin, Draghi e il “Tafazzi Game” del capitalismo finanziario

di Pino Arlacchi

Tempi bui per l’Occidente a guida americana. La guerra tra NATO e Russia via Ucraina ha messo a nudo il crollo dell’influenza degli Stati Uniti sul mondo. Quasi tutti i paesi non NATO hanno risposto picche alla chiamata alle armi antirussa di Biden e dei suoi alleati europei.

Il grande flop del potere atlantico è stato favorito da una misura rimasta quasi ignota al grande pubblico, ma il cui peso non è sfuggito alla stampa dei padroni del pianeta. Parlo del sequestro delle riserve estere della Banca centrale russa: un patrimonio di oltre 300 miliardi di dollari congelati nelle banche occidentali dagli Stati Uniti e dai loro vassalli d’Europa.

Secondo il Financial Times è stato proprio Mario Draghi, assieme a Janet Yellen, segretaria del Tesoro americano ed ex-presidente della Federal Reserve, a confezionare un ordigno che doveva far saltare in aria l’economia della Russia e che si è rivelata un clamoroso autogoal, perché ha inflitto un colpo al cuore del capitalismo finanziario terrorizzando banche centrali e possessori di dollari di quasi tutto il pianeta

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Federico Giusti: Possiamo chiamarla democrazia?

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Possiamo chiamarla democrazia?

di Federico Giusti

Possibile un ‘alleanza neokeynesiana contro il liberismo?

Non sappiamo se la democrazia, prima della sua deturpazione neoliberista, possa essere il punto di partenza per una inversione di tendenza rispetto a quanto accaduto negli ultimi 40 anni; il dubbio, atroce, è che quel modello di democrazia neokeynesiana sia stata liquidata fin dai primi anni settanta per ragioni economiche e di sopravvivenza del sistema capitalistico che non poteva permettersi la spesa sociale sostenuta nei 30 anni precedenti.

Con la fine degli accordi di Bretton Woods e con la crisi petrolifera dei primi anni settanta si entra in una nuova fase – non che la egemonia economica e finanziaria Usa (che nel 1944 aveva liquidato la supremazia dell’Inghilterra) sia scomparsa, ma per una svolta del capitalismo che per decenni aveva scelto, soprattutto in Europa, un modello di sviluppo riservando forte attenzione alla spesa pubblica e la sostanziale ricerca di un compromesso riformatore con le forze sindacali.

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Sandro Moiso: L’internazionalismo e la guerra in Ucraina

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L’internazionalismo e la guerra in Ucraina

di Sandro Moiso

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, La guerra in Ucraina e l’internazionalismo proletario, Milano 2022, pp. 210, euro 10,00

Dal 24 febbraio ad oggi intorno al conflitto sviluppatosi in Ucraina non solo è cresciuto il numero delle vittime e dei caduti su entrambi i fronti, aumentata a dismisura la cifra dei danni e delle distruzioni e il prezzo delle materie prime (soprattutto grano e gas) toccate dall’andamento della guerra (oltre che dall’intramontabile speculazione commerciale e finanziaria), ma anche la quantità di menzogne narrate dalla propaganda delle parti coinvolte, dai governi, dai presunti esperti e dai vertici militari e diplomatici europei e statunitensi.

La “nebbia” di guerra, diffusa da bufale evidenti e narrazioni ben altrimenti architettate, però, non ha solo cercato di confondere l’opinione pubblica, che a dir del vero non sempre si è prestata così facilmente al discorso della guerra giusta oppure difensiva, ma è anche servita a creare spaccature non lievi all’interno di un pensiero e di una pratica antagonista che, dopo aver ignorato per decenni il discorso sulla guerra, non ha mancato di scoprire l’esigenza di schierarsi, troppo spesso, con l’uno o l’altro degli schieramenti in lotta.

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Domenico Pecile: Libia: una missione italiana a Bengasi racconta un’altra storia

lantidiplomatico

Libia: una missione italiana a Bengasi racconta un’altra storia*

di Domenico Pecile

In questi giorni a Bengasi c’è una delegazione italiana composta dall’ex presidente della Commissione esteri del Senato, Vito Petrocelli, l’ex senatore e membro del Partito Comunista Emanuele Dessì, e il regista Michelangelo Severgnini (autore con la LAD Edizioni di l’Urlo: schiavi in cambio di petrolio). Il giornale L’Identità diretto da Tommaso Cerno ha dedicato le prime due pagine del suo giornale per raccontare la “guerra nascosta” con un lungo articolo di Domenico Pecile che vi riproponiamo

In via dell’Indipendenza, la principale arteria nel centro della città veccia, l’edificio del Consolato d’Italia è ridotto a un grumo di macerie. Ma tutta Bengasi è un susseguirsi di palazzi crivellati da colpi di mortaio, di case fatiscenti, di strade piene di macerie. Uno spettacolo che soprattutto la notte diventa spettrale. Una ex città tra le più floride della Libia devastata dalla furia omicida dell’Isis. Una città rasa al suolo. Una città e una regione, la Cirenaica, abbandonate da Europa e America a favore di Tripoli, la cui giunta militare e il governo fantoccio godono della protezione delle milizie “guidate da un criminale” e “finanziate anche con buona parte dei fondi che sarebbero destinati alla gestione del problema immigrazione”.

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Fosco Giannini: “La modernizzazione cinese: percorsi, successi e sfide”

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“La modernizzazione cinese: percorsi, successi e sfide”

di Fosco Giannini

Verso la fine del 2021 l’Accademia delle Scienze Sociali del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (Chinese Academy of Social Sciences, CASS) chiese al nostro direttore, compagno Fosco Giannini, di scrivere un libro, per la Cina, sul nuovo sviluppo economico cinese, sul “socialismo dai caratteri cinesi”. Il libro, scritto da Giannini prima del XX Congresso del Partito Comunista Cinese, celebratosi dal 16 al 22 ottobre 2022, sarà tra poco, sia in cinese che in inglese, nelle librerie di Pechino. Il titolo del libro è “La modernizzazione cinese: percorsi, successi e sfide”. Di questo libro di Fosco Giannini anticipiamo di seguito uno dei capitoli

cina modernizzazione socialistaLa modernizzazione, lo sviluppo delle forze produttive

Apriamo questo capitolo sulla “modernizazzione della Cina” attraverso una citazione del grande filosofo marxista italiano Domenico Losurdo, tratta da un intervento che lo stesso Losurdo svolse al Forum europeo del 2016 dal titolo “La via cinese e il contesto internazionale”. L’intervento di Losurdo aveva come titolo “Washington consensus o Beijing consensus?’”. In un passaggio del suo intervento il grande filosofo italiano così si esprimeva: “La guerra di posizione condotta dalla classe dirigente del Partito Comunista Cinese ha visto negli ultimi 40 anni di Riforme e Apertura – nel contesto del più grande sviluppo economico della storia dell’umanità – 800 milioni di cinesi affrancarsi dalla povertà, un fenomeno che è stato definito dalla Banca Mondiale come uno dei più grandi racconti della storia dell’umanità. Di questi 800 milioni, 60 sono usciti dalla condizione di povertà soltanto negli ultimi 5 anni. Si tratta evidentemente di una lotta di classe che procede in direzione opposta rispetto a quella condotta in Occidente, dove assistiamo ad un processo inverso nel quale si determina un allargamento sempre maggiore della forbice sociale tra ricchi e poveri”.

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Paolo Paesani: Da Roma a New York: Il keynesisimo eclettico del giovane Modigliani

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Da Roma a New York: Il keynesisimo eclettico del giovane Modigliani

di Paolo Paesani

WCCOR1 0HLSDTIA kt6 U43500149687096zKF 1224x916Corriere Web Sezioni 593x443Franco Modigliani (Roma 1908, Cambridge Massachusetts 2003) rimane un esempio di come sia possibile coniugare ricerca economica di alto livello, attenzione per i fatti concreti dell’economia, impegno nelle istituzioni, passione civile. Particolarmente significativo, in questo senso, l’interesse di Modigliani per l’Italia, il suo impegno nel formare generazioni di economisti italiani, la sua lunga collaborazione con la Banca d’Italia. La bibliografia su Modigliani si è arricchita, di recente, grazie al nuovo libro di Antonella Rancan (Franco Modigliani and Keynesian economics, 2020, Taylor and Francis). Combinando materiale d’archivio, scritti inediti e contributi importanti alla letteratura primaria e secondaria, Rancan ripercorre il percorso intellettuale del giovane Modigliani, dai suoi primi scritti fino ai contributi degli anni ’50 e 60, collocandoli nel quadro della sintesi neoclassica del pensiero keynesiano.

Fra i contributi principali in questa direzione, Modigliani sviluppa l’idea che la disoccupazione persistente sia dovuta a uno squilibrio di fondo tra offerta di moneta e salari nominali (rigidi verso il basso) (Modigliani, Liquidity preference and the theory of interest and money, Econometrica, 1944) e che in assenza di tale rigidità il sistema economico convergerebbe, almeno teoricamente, alla piena occupazione. La rigidità però è un fatto indiscutibile ed è per questo che spetta ad una politica economica giudiziosa, e in particolare alla politica monetaria, intervenire a sostegno dell’occupazione e in generale agire per stabilizzare l’economia, a fronte di shock dalla portata e dagli effetti inattesi.

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Francesco Santoianni: Hate speech: la laica inquisizione

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Hate speech: la laica inquisizione

di Francesco Santoianni

Nel silenzio dei media, rinviato a giudizio per diffamazione uno scrittore che aveva osato ricostruire la carriera e le gesta di Roberto Speranza, mentre tardano a spegnersi le roboanti dichiarazioni di antifascismo espresse da tanti guru del politically correct contro il processo a Roberto Saviano imputato di aver definito “bastarda” Giorgia Meloni che lo ha querelato. Il tutto mentre impazzano rituali dichiarazioni a sostegno della ‘libertà di opinione’ come quella espressa da Irene Khan – già segretaria generale di Amnesty International (500.000 sterline di buonuscita) e oggi dirigente ONU per la Promozione e protezione della libertà di opinione e di espressione – secondo la quale, in sintesi, chi limita la libertà di opinione, semina confusione, scredita i difensori dei diritti umani, alimenta l’odio sono alcuni stati guerrafondai e gruppi armati abilitati dalla tecnologia digitale. Una dichiarazione che, a rigor di logica, per quanto concerne la limitazione della ‘libertà di opinione’ dovrebbe riguardare anche l’Unione europea che, da anni, in nome della “difesa dalla propaganda e disinformazione russa”, nel 2015 ha creato il gruppo East StratCom Task Force e il servizio Euvsdisinfo (per “supportare” i media a pubblicare notizie contro la Russia), nel 2018, ha messo su il Gruppo alto livello per lotta fake news (con dentro Gianni Riotta, popolare in questi giorni per le sue affermazioni sull’ “attacco missilistico russo alla Polonia” e già celebre per le sue fake news contro la Russia), e impedisce, dal febbraio 2022, a tutti i cittadini dell’Unione europea di potere leggere siti internet russi: una iniziativa di inedita gravità che ha spinto il sito Peacelink a illustrare le procedure informatiche per aggirare questa odiosa censura.

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Geraldina Colotti: Il Foro di São Paulo, uno spazio condiviso per i popoli in resistenza

lantidiplomatico

Il Foro di São Paulo, uno spazio condiviso per i popoli in resistenza

di Geraldina Colotti

Si è conclusa a Caracas la riunione allargata del Foro di São Paulo, ospitata nei locali dell’Università Internazionale della Comunicazione (Lauicom). I lavori della prima giornata sono stati aperti dal professor Adán Chávez, responsabile per gli affari esteri del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), dalla rettrice de Lauicom, Tania Diaz, responsabile della formazione nel Psuv, dalla Segretaria generale della gioventù del Psuv, Grecia Colmenares, e dalla coordinatrice del Fsp, Monica Valente. All’apertura è intervenuto il vicepresidente del Psuv, Diosdado Cabello: “Il Foro de São Paulo – ha detto – è lo spazio dei popoli che serve per avanzare e costruire l’unità dei movimenti sociali”. È solo mantenendo la unità delle forze rivoluzionarie, organizzate dal Psuv in alleanza con i partiti alleati – ha aggiunto – che il Venezuela ha potuto resistere ai molteplici attacchi dell’imperialismo.

“In questo spazio, la gioventù del mondo si unisce alla nuova tappa di integrazione dei popoli”, ha detto Grecia Colmenares.

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Salvatore Bravo: Antigone

sinistra

Antigone

di Salvatore Bravo

 

Verità ed interpretazione

Vi sono opere eterne, il cui significato polisemico cela la verità della condizione umana che si presta ad una molteplicità di letture condizionate dalle circostanze storiche. La verità è nella storia e si svela in essa, pertanto vi sono nuclei veritativi filtrati mediante l’orizzonte storico-mondano in cui l’essere umano è situato.

La letteratura greca è fonte di verità come la filosofia, si utilizzano linguaggi differenti ma in esse si colgono verità intramontabili. La verità non brilla al di là dello spazio e del tempo, essa è nel mondano, quindi pone problemi interpretativi, e nei differenti periodi storici un particolare aspetto della verità prevale sugli altri. La verità è prismatica e dinamica, è rizomatica, è una unità che contiene e relaziona una pluralità di aspetti tra di loro razionalmente congiunti in una fitta rete di relazioni.

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Giulio Chinappi: Tradita dagli USA, la Germania guarda a Oriente

la citta futura

Tradita dagli USA, la Germania guarda a Oriente

di Giulio Chinappi

Le visite del cancelliere tedesco Olaf Scholz in Cina e Vietnam potrebbero rappresentare l’inizio di un importante riorientamento della politica estera tedesca, dopo le tensioni che si sono sviluppate tra Berlino e Washington

Pilastro dell’Unione Europea e importante membro della NATO, la Germania ha visto le proprie relazioni con gli alleati più stretti, in particolare quelle con gli Stati Uniti, deteriorarsi negli ultimi anni. Washington infatti ha pesantemente minato gli interessi tedeschi con il proprio veto nei confronti del Nord Stream 2, e la situazione non ha fatto altro che peggiorare dopo l’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, con la Germania che è stata praticamente costretta a sacrificare i propri interessi economici per compiacere l’ingombrante “alleato” nordamericano.

Scriviamo “alleato” tra virgolette perché non dobbiamo dimenticare che l’attuale assetto mondiale, ma soprattutto quello europeo, resta legato all’esito della seconda guerra mondiale. L’Italia e la Germania Ovest, allora sconfitte, furono cooptate a forza nella NATO, e venne garantito loro lo status di Paesi liberi a patto di essere “alleati” degli Stati Uniti nell’ambito di quella che poi sarebbe diventata la NATO.

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