[Sinistrainrete] Carlo Formenti: Sulla crisi del movimento comunista in Italia

Rassegna del 09/01/2023

Carlo Formenti: Sulla crisi del movimento comunista in Italia

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Sulla crisi del movimento comunista in Italia

di Carlo Formenti

partito comunista italiano 1198985.610x431Un anno e mezzo fa (maggio 2021) spiegavo su questa pagina le ragioni per cui, dopo qualche decennio in cui, pur non avendo mai smesso di professarmi comunista, non ho svolto militanza attiva, sentivo l’esigenza di impegnarmi concretamente in un progetto politico. A sollecitare tale scelta, scrivevo, era lo spettacolo degli effetti che quarant’anni di controrivoluzione liberale hanno prodotto in termini di degrado della qualità della vita e dei livelli di coscienza civile e politica di miliardi di esseri umani. Dopodiché esprimevo la convinzione che, per cambiare le cose , non occorresse ricostruire una “sinistra”, termine che ha perso ogni valenza positiva agli occhi delle masse popolari, ma rilanciare l’obiettivo del superamento della società capitalista verso il socialismo.

Nello stesso post analizzavo le ragioni del fallimento delle esperienze ascrivibili all’area dei populismi e sovranismi di sinistra, un’area che, per motivi che ho descritto in alcuni miei libri, mi era parsa più vitale delle formazioni neo/post comuniste residuate dal tracollo del PCI prima e di Rifondazione Comunista poi (1). Infine, interrogandomi su quali requisiti minimi avrebbe a mio avviso dovuto avere una formazione politica all’altezza delle sfide del nostro tempo, ne elencavo cinque:

1) un forte impegno nella ricostruzione dell’unità del proletariato distrutta da decenni di guerra di classe dall’alto, a partire dal lavoro teorico di ridefinizione del concetto stesso di classe finalizzato ad analizzare le nuove forme dell’oppressione e dello sfruttamento capitalistici, ma soprattutto non fine a sé stesso ma alla ricostruzione del partito di classe;

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Giso Amendola: Prefazione a “La teoria generale del diritto e il marxismo”

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Prefazione a “La teoria generale del diritto e il marxismo”

di Giso Amendola

Pubblichiamo la nuova prefazione di Giso Amendola che accompagna la ristampa della Teoria generale del diritto e il marxismo di E.B. Pašukanis. Il volume è uscito nella collana filorosso per le edizioni Pgreco, che sta riportando in libreria molti classici del marxismo da tempo non più disponibili. Da questa collana abbiamo pubblicato anche la nuova prefazione di Toni Negri a Stato e Rivoluzione di V.I. Lenin

imagesougvbhg1. Il diritto in transizione

La Teoria generale del diritto e il marxismo, che torna oggi disponibile alla lettura dopo essere stato a lungo testo amato e citato solo dal ristretto gruppo degli interessati alla critica marxista del diritto, è un testo per molti aspetti “datato”. Presentato nel 1923 all’Accademia delle scienze, e pubblicato nel 1924, è attraversato dal suo rapporto specifico con una precisa fase della Rivoluzione sovietica. Il 1924 è l’anno della morte di Lenin e dell’ascesa di Stalin. Tre anni prima, nel 1921, era iniziata la Nep, la Nuova Politica Economica, e con essa il tentativo leniniano di rivitalizzare spazi di mercato e di impresa all’interno del processo che si era aperto con la Rivoluzione. L’apparizione in questo anno decisivo segna in qualche modo il destino di questa Teoria generale: un testo che aspira a collocarsi a un alto livello di astrazione (astrazione del resto è una parola chiave di tutta l’impresa di Pašukanis) e, allo stesso tempo, è attraversato da cima a fondo dalla precisa contingenza postrivoluzionaria in cui nasce[1].

La stessa vita di Pašukanis esprime, portandola sino alla tragedia, questa tensione tra intensità dell’impegno teorico e il coinvolgimento intenso nelle vicende storiche postrivoluzionarie. Pašukanis è decisamente impegnato nella costruzione degli strumenti giuridici postrivoluzionari. Allo stesso tempo, proprio le posizioni elaborate negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione, ne segneranno, nonostante tutti i suoi ripetuti tentativi di riposizionamento, la sorte personale negli anni del consolidamento dello stalinismo, sino a scomparire nel 1937 nel gorgo delle purghe staliniane.

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Fabio Ciabatti: Il marxismo secondo Bloch, una mappa del mondo che contiene il paese Utopia

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Il marxismo secondo Bloch, una mappa del mondo che contiene il paese Utopia

di Fabio Ciabatti

Ernst Bloch, Speranza e Utopia. Conversazioni 1964-1975, Mimesis, Milano 2022, pp. 142, € 15,81

Utopia“Rompere l’assedio, tentare il futuro” è uno degli slogan scelti dal collettivo di fabbrica della GKN, impegnato nel difficile tentativo di salvare 300 posti di lavoro riconvertendo il sito produttivo in uno stabilimento “pubblico e socialmente integrato”. “Quanto stiamo tentando – sostengono i lavoratori della fabbrica fiorentina – è completamente nuovo e al contempo affonda pienamente le radici nella storia di questo nostro territorio”. L’accostamento potrebbe apparire eccessivo, ma in queste parole sembra di ascoltare la lontana eco del “principio speranza” di Ernst Bloch. Per il filosofo tedesco, infatti, il futuro autentico, l’avvenire propriamente utopico, è ciò che non è accaduto mai e in alcun luogo. Allo stesso tempo, “non tutto ciò che è scomparso è ciarpame, perché c’è del futuro nel passato, qualcosa che non è stato liquidato, che ci è dato in eredità”.1
Bisogna fare attenzione, però, perché in questa duplicità si apre anche lo sciagurato spazio per un futuro inautentico, quello rappresentato, per esempio, dalla traboccante retorica del “Führer che ci conduce a nuove imprese”; quello che si spaccia per un nuovo inizio ma risale fino alla notte dei tempi per riscoprire una patria concepita come “sangue e suolo”.  In realtà, la vera patria è un luogo dove nessuno è mai stato, ma che dobbiamo cercare di raggiungere, ammesso che si intenda la categoria di Heimat nella sua vecchia accezione filosofica e mistica: “essere a casa”, trovarsi finalmente in un posto in cui cessa l’alienazione e gli oggetti non sono più estranei, ma prossimi al soggetto.

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comidad: La sinistra è morta di intervistocrazia

comidad

La sinistra è morta di intervistocrazia

di comidad

I quotidiani italiani annunciano trionfalmente che l’inchiesta giudiziaria della magistratura belga, battezzata mediaticamente “Qatargate”, sarebbe entrata nella “fase 2”; al che il lettore ingenuo si aspetterebbe finalmente qualcosa di concreto. Invece niente, siamo ancora alle promesse di sconvolgenti rivelazioni, alle voci secondo cui il tale o talaltro deputato europeo (ovviamente italiano o di origine italiana o, al più, sud-europeo) avrebbe incassato soldi per promuovere “interessi del Marocco”, oppure “dare un’immagine positiva del Qatar”. In realtà prostituire le proprie opinioni secondo il codice penale non è reato, altrimenti i giornalisti dovrebbero già stare tutti in galera. I giornalisti potrebbero accampare la scusante che veramente si innamorano dei potenti di cui sono al servizio; ma ciò varrebbe anche per Panzeri e compagni poiché, oltre che comprare, il denaro affascina; anche se in effetti in questo caso si trattava di pochi soldi, visto che stavano tutti nello spazio di una busta di plastica. Come diceva Monsieur Verdoux, l’assassinio è considerato un crimine se fatto al dettaglio ed è celebrato come eroismo se fatto all’ingrosso; lo stesso vale per la corruzione, che non fa scandalo se in ballo ci sono le centinaia di miliardi.

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Fabio Mini: Ucraina-Russia: l’anno che verrà

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Ucraina-Russia: l’anno che verrà

di Fabio Mini

La situazione sul campo di battaglia è congelata (in tutti i sensi) ma non statica. Le truppe russe e ucraine si muovono abbastanza agevolmente conducendo azioni limitate, ma soprattutto tendendo ad acquisire e consolidare le posizioni.

A sud di Zaporizha, il fiume Dniepr svolge appieno la sua funzione di confine naturale e ora che l’ucraina ha unilateralmente annullato gli accordi sulle acque di confine con la Russia è palesemente un elemento fondamentale delle ostilità. La Russia, dopo aver lasciato le posizioni delle regioni di Kherson e Zaporizha ad ovest del fiume continua a controllare quelle ad est che comprendono le parti più sensibili ed economicamente utili alla guerra, inclusa la centrale nucleare di Energodar. Da Zaporizha a Kiev il fiume piega verso nord-ovest e le truppe ucraine controllano il territorio orientale fino al confine russo concentrando però le forze e gli sforzi contro le posizioni delle regioni di Lugansk e Donetsk. Su tutta la linea di contatto tra le forze contrapposte la Russia prosegue con i bombardamenti missilistici e delle artiglierie, mentre sono rallentate le azioni a medio e lungo raggio.

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Fernando Buen Abad Domínguez: Guerra dei media: non l’abbiamo capita

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Guerra dei media: non l’abbiamo capita

di Fernando Buen Abad Domínguez

Alcuni dubitano che ci troviamo nell’epicentro di una “guerra mediatica” ibrida. Non vedono che tutte le armi ideologiche, finanziarie e militari del capitalismo sono schierate.

Alcuni non si rendono conto che parliamo le lingue colonizzanti che ci impongono; che compriamo compulsivamente le loro tecnologie; che raccontiamo la storia con le loro premesse logiche; che finanziamo i loro monopoli mediatici; che governiamo le nostre vite con i “valori” e la “cultura” con cui ci infiltrano.

In quale guerra le vittime finanziano i loro carnefici?

Nonostante le conquiste di una certa sinistra e del progressismo, o proprio per questo, le offensive delle classi dominanti (militari, finanziarie, ecclesiastiche…) stanno retrocedendo verso il neonazifascismo perché attraversano una crisi di vuoto intellettuale che si coagula in un processo di condensazione di odi e paure.

Vedono che lo “spirito che fa il giro del mondo” sta guadagnando seguaci. Subiscono le azioni di contrasto, la persecuzione mediatica, le fake news, lo spionaggio, la repressione e le percosse inflazionistiche.

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Luca Greco: “Della realtà. Fini della filosofia”: un addio alla realtà?

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“Della realtà. Fini della filosofia”: un addio alla realtà?

di Luca Greco

“Della realtà. Fini della filosofia” è un saggio che delinea il percorso di conoscenza del filosofo torinese Gianni Vattimo. Attraverso la riflessione sul pensiero di Heidegger vengono documentate le trasformazioni della società contemporanea. È una critica al “nuovo realismo”

Questo libro (edito da Garzanti), come scrive Vattimo sin dalle prime pagine introduttive, rappresenta il luogo di una riflessione cominciata all’inizio degli anni Ottanta con le prime enunciazioni del “pensiero debole”. Si tratta di un lavoro di riflessione intorno al tema della dissoluzione dell’oggettività o della realtà stessa tutt’altro che sistematico: i risultati raggiunti sono “solo delle tappe e non delle vere summae”.

Il significato di questo “itinerario a tappe”, che ha come nuclei fondamentali le lezioni di Loviano (1998) e quelle di Glasgow (2010), si può esprimere in un peculiare paradosso, “dalla “realtà” alla realtà”. Il percorso a cui Vattimo allude è quello tracciato dall’idea stessa di postmodernità.

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Patrizia Gentilini: L’aumento dei casi di cancro è una notizia che allarma: ecco la mia analisi

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L’aumento dei casi di cancro è una notizia che allarma: ecco la mia analisi

di Patrizia Gentilini

L’autrice del post aderisce alla “commissione medico scientifica” delle piazze no green pass, nata in contrapposizione a quella creata dal governo per affrontare la pandemia da Covid.

Recentemente l’Iss ha riportato la notizia che siamo di fronte ad una vera “epidemia” di cancro nel nostro paese: nel 2022, in Italia, sono stimate 390.700 nuove diagnosi di cancro (nel 2020 erano 376.600), 205.000 negli uomini e 185.700 nelle donne, con un incremento in due anni di 14.100 casi.

Sapendo che già ora un uomo su due e una donna su tre è destinata a ricevere una diagnosi di cancro nel corso della vita, la notizia non può che allarmarci ulteriormente. Le cause di tutto questo vengono individuate negli stili di vita sempre più scorretti dato che il 33% degli adulti è in sovrappeso, il 10% obeso, il 24% fuma e i sedentari sono aumentati dal 23% nel 2008 al 31% nel 2021. Certamente l’interruzione delle normali attività di diagnosi, interventi chirurgici e terapie in conseguenza della pandemia ha contribuito ad aggravare questo bilancio, ma anche la sedentarietà forzata cui siamo stati costretti con i prolungati lockdown non ha certo favorito la nostra salute fisica e psichica.

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07/01 ore 23:30 aggiornamento

PODGORODNOE LIBERA, ARTEMOVSK SEMPRE PIÙ IN DIFFICOLTÀ

Notizie sempre più allarmanti per le forze NATO dal fronte EST. La liberazione di PODGORODNOE (centro abitato tratteggiato in cartina) compromette ulteriormente la tenuta di ARTEMOVSK (la città sotto)
https://t.me/RtrDonetsk/13815

La linea di difesa NATO è sempre più traballante, nonostante carne da cannone ucraina sia ogni giorno buttata in massa nella mischia per puntellare una situazione decisamente compromessa:
https://t.me/rusich_army/7144

Infatti, non basta tenere a SUD di ARTEMOVSK una linea di fronte anche qui con enormi perdite, se poi a NORD la stessa crolla. Crolla tutto, come in un effetto domino.
https://t.me/voenkorKotenok/44240

AVANZAMENTI ANCHE A SOLEDAR

Infatti, saliamo un po’ più in su con la cartina e arriviamo a Soledar. Questa animazione ha fatto il giro dei canali telegram
https://t.me/WarDonbass/93715
e mostra come negli ultimi giorni un attacco da più punti abbia fatto crollare una linea di difesa che teneva da luglio. Quest’altra cartina, su scala maggiore,
https://t.me/yurasumy/6865
parte da SUD esattamente dove finisce la prima mappa satellitare citata, ovvero da PODGORODNOE (che non si vede) e KRASNAJA GORA (il paese scritto in rosa a SUD). Quella sopra, delimitata da una tenue riga blu, è SOLEDAR. La prevalenza di linee rosse intorno indica come ormai la città sia a rischio accerchiamento totale.

La cronaca sotto la cartina riporta chiaramente come i padroni NATO anche qui gettino nella mischia riserve su riserve (il che attenua, ritarda, o cancella del tutto possibilità offensive su altri fronti, altro grave errore strategico perché consegna il boccino dell’iniziativa militare totalmente ai russi ancora per i primi mesi di quest’anno, ad andare avanti così).

La stessa cronaca riporta come le stesse abbiano tenuto gli attacchi frontali dei russi, ma non quelli portati ai fianchi, dove invece c’è stato sfondamento, sia da NORD (Jakovlevka)
https://t.me/voenkorKotenok/44240
che da SUD. Accerchiamento operativo (оперативное окружение), conclude la cronaca.

La liberazione di SOLEDAR non solo comprometterebbe ARTEMOVSK, ma anche SEVERSK più a NORD e l’intera parte a EST della stessa che finora aveva non solo tenuto ma, a settembre, minacciato sia KREMENNAJA che LISIČANSK:
https://t.me/voenkorKotenok/44240

Quest’ultima analisi conferma come la prossima mossa, in caso di crollo di questa linea, sia tentare di stabilizzare la stessa qualche decina di km a ovest, sfruttando il versante collinare che taglia perpendicolarmente l’area, esattamente come la linea SEVERSK-SOLEDAR-ARTEMOVSK. Certo, addio sogni di arrivare al confine russo, di far saltare LNR prima e DNR poi. Ma chi davvero coltivava questi sogni, se non regimi in delirio di onnipotenza (in questo caso, mi riferisco in primis ai padroni a stelle e strisce e poi al ducetto di Kiev…)?

In questo caso, la scelta di verità, dove pravda e istina si toccano, se quella ucraina fosse una guerra di difesa, sarebbe dovuta essere
– presa d’atto dei realia
– allestimento di una linea difensiva a ovest (sulla già citata linea collinare)
– arretramento in buon ordine
– fuoco senza pietà su chi avanza troppo in fretta e perdite ingenti agli attaccanti
– protrarsi di un logoramento continuo.
Se quella ucraina fosse una guerra di difesa. Ma non lo è. È una missione NATO. Lo ha ammesso il ministro della difesa nel passo già citato. E i padroni han dato ordine di attaccare. La torta russa deve essere smembrata, sbranata, fatta a pezzi come in quella cartina divenuta l’ossessione del capo dei servizi segreti ucraini. E questa situazione irreale, questo scollamento fra desiderata e realia, ha portato al successo la strategia russa dello schiacciasassi, ritornata in auge dopo la parentesi di un mese dell’intervento diretto NATO che aveva sparigliato le carte.

Oggi, l’aeronautica ucraina è attaccata al respiratore. Proprio oggi è stato abbattuto un MiG-29 delle truppe acrobatiche (l’equivalente delle nostre frecce), a cui avevano adattato missili NATO HARM.
https://t.me/lost_armour/162
Un ibrido mostruoso (ex-URSS + armamenti NATO) creato perché gli aerei militari ormai scarseggiano e, nella mischia, si buttano pure quelli da dimostrazione. Un ibrido mostruoso che è l’icona, l’immagine, di come si è ridotta la seconda potenza militare uscita dalla disintegrazione dell’URSS nel momento in cui, otto anni fa, un colpo di Stato sancì il suo ingresso a colonia NATO e la sua riduzione a materiale di consumo nella guerra prima ibrida, oggi reale, contro la Federazione Russa, fino alla sciagurata scelta di procedere risolutamente, a testa bassa, verso la “soluzione azera” del conflitto nel Donbass e di una delirante, improbabile, “reconquista”, Crimea compresa. Trascinando un intero Paese verso l’autodistruzione.

Aggiornamenti a seguire domani.

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07/01 ore 16:00 aggiornamento veloce

SOLEDAR E AMMISSIONE UFFICIALE MISSIONE NATO DA PARTE REGIME DI KIEV

Combattimenti in corso a NORD-OVEST della città confermano l’avanzamento di questi giorni delle truppe russe. Due video molto importanti, proprio perché attestano le posizioni raggiunte, qui:
https://t.me/boris_rozhin/74670

Nel frattempo, giunge sempre più forte il grido dei familiari dei soldati ucraini, che quando non muoiono nello schiacciasassi dove gli ordinano di andare, muoiono di TUBERCOLOSI:
https://t.me/legitimniy/14499
Sempre di più i casi fra le loro fila. Ma il regime tira dritto, carne da cannone per i padroni NATO. Ammissione pubblica e senza più pudore del fantoccio messo a ministro della difesa (sic, “difesa”!)
“Oggi stiamo svolgendo una missione NATO”
https://t.me/ukr_leaks/4246

Può dire quel che vuole. Tanto qui nessun cinegiornale luce mai lo riporterà. Vergogna!

Aggiornamenti a seguire stanotte.

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07/01 ore 10:30 aggiornamento

NATALE COLLABORAZIONISTA (E CON POSTO DI BLOCCO)

La cattedrale (di pietra e sassi…) di Kiev, espropriata dal regime alla Chiesa ortodossa e data in gestione alla chiesa collaborazionista inventata per l’occasione, ieri è stata teatro di questa scena:
https://t.me/kornilov1968/14679
– Funzione religiosa assicurata (dai collaborazionisti) MA
– Schieramento imponente di forze dell’ordine, in uniforme e non, e soldati
– Posto di blocco e controllo green pass, pardon, documenti, a ciascuno prima di entrare.

Hanno la coda di paglia e sentono – a ragione – che la funzione farsa potrebbe essere guastata. I quattro gatti fuori in coda disposti a farsi perquisire pur di partecipare alla funzione farsa (stiamo parlando DELLA funzione insieme a quella di Pasqua, in occasione della quale la partecipazione è massima, anche non credenti vanno pur di farsi vedere, e i numeri fuori sono inferiori a quelli delle messe domenicali di un paesino sperduto fra i bricchi) dimostrano più di una manifestazione in piazza (al momento improponibile salvo finire fra gli “scomparsi”) lo scollamento fra regime e popolazione in nome di cui, quest’ultimo, dice di governare. Naturalmente, fra gli applausi dell’U-ccidente, al quale del popolo ucraino interessa solo quanto e fino a quando sarà disposto a combattere per lui i russi “to the last person”. Mi sbaglierò ma, anche in questo senso, è probabile che questo 2023 vada diversamente dall’anno passato.

SOLEDAR

Confermati aspri combattimenti nel centro città, ieri è comparso un video proprio nella zona centrale che ormai è controllata dai russi:
https://t.me/boris_rozhin/74611
Questo video, MOLTO importante perché una delle poche testimonianze trapelate in questo momento, è stato geolocalizzato qui:
https://t.me/boris_rozhin/74612

E oggi è giunta notizia che a NORD-OVEST siano già stati inviati rinforzi per cercare di tenere quella parte di città (46° brigata delle ff.aa. ucraine):
https://t.me/boris_rozhin/74648
Ennesima prova che ai nazifascisti non importa assecondare la volontà dei propri padroni NATO e continuare a contrapporre carne da cannone allo schiacciasassi russo.

Situazione in sviluppo. Aggiornamenti a seguire.

Angelo Baracca e Giorgio Ferrari: Fusione – e confusione – nucleare

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Fusione – e confusione – nucleare

di Angelo Baracca e Giorgio Ferrari

fusione confusione nucleare 720x300Una campagna di stampa a livello internazionale ha esaltato l’esperimento fatto negli Stati Uniti verso la realizzazione delle fusione nucleare controllata, un sogno (una promessa) inseguito fin dai primi passi della tecnologia nucleare negli anni ’40-’50 del secolo scorso: periodicamente ogni decina d’anni veniva annunciato che la realizzazione sarebbe stata vicina.

Ma oggi questo pomposo annuncio richiede molte precisazioni e distinguo, che inevitabilmente sfuggono a chi è a digiuno di queste cose.

 

Fusione a confinamento inerziale, una scelta militare

Detto in parole semplici la realizzazione della fusione nucleare di nuclei leggeri (in un certo senso l’opposto della fissione di nuclei pesanti) richiede di riscaldare un plasma, tipicamente di deuterio e trizio, a milioni di gradi in modo che le energie cinetiche dei nuclei superino le barriere di repulsione elettrica.

La reazione di fusione nucleare è stata realizzata già nel 1949, ma in modo esplosivo; vale a dire nelle bombe termonucleari nelle quali un dispositivo primario a fissione genera la temperatura necessaria ad innescare un dispositivo secondario a fusione.

Da quel tempo è iniziata la ricerca per realizzare la fusione nucleare in modo controllato (non esplosivo) a scopi pacifici, ricerca che oggi si concentra su due metodi molto diversi: il confinamento magnetico di un “plasma” ottenuto dalla fusione di Deuterio e Trizio (DT) in macchine di grandi dimensioni del tipo Tokamak (l’esperimento più avanzato è l’impianto ITER, in costruzione a Cadarache in Francia) e il confinamento inerziale (FCI), concentrando su un corpo grande quanto un granello di pepe (pellet), composto sempre da D e T, enormi energie, tipicamente generate da superlaser, che comprimano e riscaldino il DT a milioni di gradi innescandone la fusione nuclearei.

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Marino Badiale: Il patto suicida

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Il patto suicida

Lettere al futuro n. 8

di Marino Badiale

21072019 6 Motivi Che Spingono Una Persona Al Suicidio1. Il patto sociale nelle società premoderne e nella modernità.

In questo scritto espongo alcune riflessioni sulla situazione dello “spirito del tempo”. Il punto di partenza è la convinzione che la società attuale sia indirizzata verso un rovinoso crollo di civiltà, che sarà causato dal concorrere di una serie di crisi concomitanti, fra le quali la più significativa in questo momento è la crisi climatica. Ho argomentato tale mia convinzione in interventi passati [1] e non mi soffermerò su di essa in questo scritto, che è piuttosto dedicato ad esaminare le conseguenze di questa situazione sul piano della cultura e delle ideologie.

Il punto di partenza è una considerazione del tutto generale (e piuttosto banale): in ogni società umana che presenti un gruppo sociale dominante e uno o più gruppi sociali subalterni, esiste una qualche forma di “patto sociale”, non sempre chiaramente esplicitato, per il quale i ceti subalterni accettano il dominio dei ceti dominanti. Nessun dominio stabile può basarsi esclusivamente sulla forza bruta, ma deve prevedere un momento nel quale le istanze dei ceti subalterni sono considerate e almeno parzialmente soddisfatte; ovviamente questo avviene entro limiti ben precisi, compatibilmente cioè con la perpetuazione del potere e dei privilegi dei ceti dominanti [2]. Naturalmente, niente garantisce che il patto sociale funzioni: può succedere che i ceti dominanti falliscano nel tener fede al patto, per incapacità propria o per cause di forza maggiore (disastri naturali, sconfitte militari). Ma in tal caso il loro dominio è messo seriamente in pericolo, e se non viene ripristinato e reso storicamente efficace un patto sociale soddisfacente, i ceti dominanti vengono abbattuti e sostituiti da altri ceti dominanti.

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Paolo Di Marco: Sraffa, Marx e la primavera

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Sraffa, Marx e la primavera

di Paolo Di Marco

SraMP1- il quadrato magico

Il testo di Sraffa che oggi compare, l’ultimo delle Lezioni, completa il quadro della critica dei fondamenti della teoria economica: quadro in tutti i sensi, dato che abbiamo l’articolo di Sraffa del 26, queste Lezioni, Keynes visto attraverso gli occhi di Anna Carabelli nella edizione completa delle opere, e infine Graeber col suo ‘Debito, gli ultimi 5000 anni’.

Da Sraffa vengono tre elementi di analisi della teoria marginalista: il primo (nell’articolo del 26) è che non necessariamente c’è un solo punto d’incontro tra la curve di domanda ed offerta, quindi un punto di equilibrio non è determinato con certezza, e con esso un saggio del profitto; il secondo che in generale tutte le curve che formano la parte analitica della teoria sono arbitrarie e provengono da sistemi di equazioni indeterminati; il terzo che l’ambito in cui possono avere applicazione pratica è ristretto a pochi casi marginali. Il tutto accompagnato dall’osservazione che la riscoperta della ‘economia volgare’ da parte dei marginalisti e la loro fortuna appare dovuta più alla voglia di abbandonare la teoria classica e con essa l’imbarazzante fardello del valore-lavoro, nonché lo spettro socialista che ad esso si era accompagnato, che non a meriti intrinseci.

Conviene aggiungere una nota matematica che non è sempre palese: quando si dice che in una teoria economica un sistema è sovradeterminato (come nel caso di Marx che aggiunge con l’uguaglianza somma-prezzi=somma-valori una condizione di troppo) o è indeterminato (come nel caso di Marshall- e con lui tutti i marginalisti per l’insieme delle curve di produzione) diciamo una cosa molto precisa: il sistema è sbagliato. Non è una soluzione. Se fosse uno studente che si presenta col compitino fatto gli diremmo: torna a casa e rifai da capo.

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Wang Wen: Il 2022 sarà considerato l’anno della “de-occidentalizzazione”

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Il 2022 sarà considerato l’anno della “de-occidentalizzazione”

di Wang Wen

In un articolo comparso sul South China Morning Post, il prof. Wang Wen “mette a nudo il Re” parlando del 2022 come dell’anno della de-occidentalizzazione del mondo contemporaneo. Non solo, secondo Wang Wen “Il 2023 non sarà un mondo tranquillo, ma il movimento di de-occidentalizzazione è irreversibile e non potrà che evolversi”. L’analisi è decisamente interessante, sia per l’intuizione che per la visione. Ne pubblichiamo il testo qui di seguito

L’importanza globale del 2022 è stata ampiamente sottovalutata. La sua importanza per la storia mondiale supera di gran lunga quella del 2001, quando si verificarono gli attentati dell’11 settembre, e del 2008, quando scoppiò la crisi finanziaria globale.

Il 2022 può invece essere paragonato al 1991, quando finì la Guerra Fredda. Se c’è una parola chiave, è “de-occidentalizzazione”.

Non si tratta solo del tentativo radicale della Russia, attraverso l’uso del potere militare, di cercare di rompere l’ordine internazionale dominato dagli Stati Uniti. Si tratta anche dell’insorgenza senza precedenti di Paesi non occidentali contro l’ordine costituito, alla ricerca di una posizione più indipendente.

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Fabrizio Marchi: Benedetto XVI, dall’anticomunismo all’antirelativismo

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Benedetto XVI, dall’anticomunismo all’antirelativismo

di Fabrizio Marchi

Non sono un vaticanista né tanto meno un esperto di questioni teologiche (per la verità non sono esperto di nulla se non nell’esprimere la mia modesta opinione sui fatti del mondo), tuttavia mi sembra doveroso fare alcune brevissime considerazioni sul già Papa e poi “Papa emerito” Joseph Ratzinger, scomparso solo pochi giorni fa.

Ratzinger è un uomo che, come altri della sua età ma anche più giovani (riguarda anche quelli della mia generazione…) si è trovato a vivere a cavallo fra due epoche, ricoprendo incarichi e ruoli di grandissima responsabilità, fino ad essere eletto addirittura Pontefice.

Nella prima fase della sua vita Ratzinger è stato quindi uno dei protagonisti – anche se necessariamente in tono minore rispetto a Wojtila – della crociata anticomunista e antisocialista che ha caratterizzato per quasi tutto il secolo scorso (ma anche prima) la Chiesa fino, appunto, al collasso del blocco sovietico e al crollo del comunismo.

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Pier Aldo Rovatti: Quella siccità profonda dentro di noi

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Quella siccità profonda dentro di noi

di Pier Aldo Rovatti

Ogni fine d’anno tentiamo di guardare dentro noi per fare una specie di bilancio: vorremmo sapere come stiamo e dove stiamo andando, un momento di riflessione non così facile, spesso increspato da preoccupazioni di ogni genere. Per quanto strana, l’espressione “secchezza d’animo” è molto pregnante: forse caratterizza attualmente una nostra generale condizione.

Come se qualcosa, dentro di noi (è questo che di solito intendiamo con la parola “animo”, all’apparenza vaga ma che viviamo in modo concretissimo), si fosse sempre di più annodato, stretto, fin quasi a toglierci il respiro. Forse è proprio il termine “secchezza” che descrive questa sensazione di incapsulamento, di progressiva chiusura.

Di solito attribuiamo la siccità a quanto accade fuori, nel mondo esterno, nei territori che degenerano, in un intero pianeta a rischio di catastrofi climatiche. Ma non è solo il pianeta che si contorce, siamo anche noi stessi che avvertiamo con sempre maggiore evidenza di subire un processo di prosciugamento interiore che ci fa stare sempre peggio e al quale avvertiamo di dover reagire senza perdere altro tempo.

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Salvatore Bravo: Dubbi papali

sinistra

Dubbi papali

di Salvatore Bravo

La morte di Ratzinger non chiude la discussione sul “papa vero” e sulla “prospettiva cattolica” del papa emerito. Il termine prospettiva non si addice alla Chiesa, almeno in teoria, poiché la verità è unica. Il dramma della Chiesa negli ultimi decenni è stato, forse, di consegnarsi al mondo, ridimensionando la missione salvifica. La fede non ammette prospettive ma la sola verità. L’assedio del materialismo e dell’economicismo, problema storico della Chiesa ufficiale, e l’indebolimento, uso un eufemismo della fede all’interno della stessa Istituzione clericale ha condotto ad una Chiesa che similmente alla sinistra si è sbriciolata in una “offerta” della fede da mercatino dell’usato, al punto che ognuno può scegliere la prospettiva che più si adatta alla sua indole.

Ratzinger ha cercato, inutilmente, di fermare la deriva relativistica, riponendo al centro la fede con la sua razionalità filosofica. Non gli è stato perdonato. L’aggressione mediatica perenne di cui è stato oggetto durante il suo pontificato, dovrebbe indurci ad avere dei dubbi sul facile giudizio emesso da tanti sul papa emerito.

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Pierluigi Fagan: Realtà e malinconia

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Realtà e malinconia

di Pierluigi Fagan

Prenderemo in esame le due fotografie su “lo stato d’animo del Paese” fatte dal 56° Rapporto CENSIS uscito ai primi dello scorso dicembre, i cui temi confermerebbe l’IPSOS con una indagine uscita sul Corsera. Chi scrive ha lavorato in passato con queste ricerche ed istituti, si possono criticare poiché in statistica nulla è esente da critiche, ma nella sostanza le ritiene affidabili o quantomeno indicative. Vediamo i temi principali che emergono da questa doppia fotografia. Il primo e più importante sembra essere quello che CENSIS chiama “malinconia”. Da una parte emerge forte disagio nella somma degli effetti delle quattro crisi (economica, geopolitica, ambientale, sanitaria), dall’altra se tutto ciò infrange irreparabilmente il sogno-promessa della tarda modernità (in attesa ci si metta d’accordo a dar la modernità per terminata trovando nome alla nuova epoca in cui siamo capitati), tutto ciò non ha rappresentazione e forse valida interpretazione. Ne consegue un senso di privata e passiva tristezza. Tra i tanti dati di cui poi accenneremo, quelli microsociologici mi sembrano i più interessanti.

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