[Sinistrainrete] Michele Castaldo: In morte di Prospero Gallinari

Rassegna del 20/01/2023

Michele Castaldo: In morte di Prospero Gallinari

lacausadellecose

In morte di Prospero Gallinari

19 gennaio 2013 – 19gennaio 2023

di Michele Castaldo

gallinariA dieci anni dalla morte di prospero Gallinari, ripubblico un articolo di commento nei giorni immediatamente successivi alla sua morte e che titolavo: In “morte” di Prospero Gallinari, in “vita” del giudice Caselli.

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« ….La morte del brigatista rosso Prospero Gallinari ed i suoi funerali potevano essere l’occasione per chiudere definitivamente una pagina tragica degli anni di piombo in Italia, e invece al suo funerale si sono risentiti slogan che rievocano quegli anni terribili ».

Così aprivano i maggiori telegiornali italiani nella giornata in cui si sono celebrati i funerali di Prospero Gallinari. Di qualche giorno prima, Giancarlo Caselli, sul giornale ‘Il fatto quotidiano’ del 18/1/13, metteva in guardia le nuove generazioni e in un articolo intitolato « il paese dei cattivi maestri» scriveva:

«Prospero Gallinari, prima di intraprendere la carriera di brigatista “culminata” con la spietata esecuzione (forse) del “prigioniero” Aldo Moro, si era reso celebre anche per certe singolari sfide che lanciava, tipo mangiare venti calzoni di fila o stare a torso nudo, sotto un albero tutta la notte. La sua morte ha ora scatenato sul web una pattuglia di nostalgici irriducibili, pronti ad osannare la lotta armata anche nel nuovo secolo. Risulta così confermata la patologia che, secondo Barbara Spinelli, affligge molti italiani, spesso vittime di una perdita di memoria che sconfina nell’amnesia e porta a una profonda sottovalutazione del pericolo che si corre occultando il passato per la mancanza continuativa di una coscienza etica. Così prosegue – con effetti devastanti – l’appropriazione indebita dei valori della resistenza partigiana e dell’antifascismo da parte di chi non ha l’intelligenza o l’onestà intellettuale di condannare la violenza organizzata praticata contro una democrazia: un arbitrario che ha potentemente contribuito all’indebolimento di quei valori.

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Paolo Di Marco: Come ho cominciato ad amare la bomba ….. ovvero …… la fisica sul tavolo di casa

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Come ho cominciato ad amare la bomba ….. ovvero …… la fisica sul tavolo di casa

di Paolo Di Marco

bomba1La Fisica è associata, nei titoli di giornali e nell’immaginario, a esperimenti costosi in laboratori con attrezzature esotiche: dai grandi acceleratori di particelle ai razzi interplanetari. E così appare sempre più qualcosa riservato a un mondo alieno e rarefatto di cui poco è dato sapere e soprattutto comprendere ai comuni mortali.

Ma non solo la ‘Fisica povera’ dei laboratori scolastici, ma anche quella esotica può essere fatta a casa propria, anche da qualcuno digiuno di scienza.

 

1- il caos (il rubinetto di Henon)

Nonostante se ne sia fatto molto parlare tempo fa il caos è ancora oggetto misterioso per la maggior parte di noi. Il fatto che evochi l’eterna lotta con l’ordine lo carica anche di significati morali tanto drammatici quanto impropri.

L’unico modo di esorcizzarlo è capirlo, e la strada migliore gli esperimenti.

Quello che vi proponiamo richiede solo un recipiente con un rubinetto di quelli classici.

Mettiamo il recipiente sul tavolo, e per terra una vaschetta con della carta argentata sul fondo (Se avete un rubinetto di quelli classici, cilindrici, potete farlo anche nel lavandino di casa..).

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Gerardo Lisco: Alle origini dell’ Unione Europea: Richard N. Coudenhove-Kalergi

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Alle origini dell’ Unione Europea: Richard N. Coudenhove-Kalergi

di Gerardo Lisco

piano kalergiA leggere Kalergi, nello specifico il saggio “L’ idealismo pratico”, nella speranza che la traduzione renda fedelmente il suo pensiero, ho la conferma di quanto talune teorie siano fondate sul nulla, soprattutto quando la lettura di un saggio sostanzialmente mediocre come quello appunto di Kalergi viene preso a riferimento per sostenere complotti da affezionati seguaci del Furher e del Duce. Il saggio di Kalergi sul piano della elaborazione teorica, come dicevo, è piuttosto mediocre, è da ascrivere alla vasta letteratura che in diversi contesti ha provato a delineare le tendenze future circa gli sviluppi dell’Umanità. Per Kalergi << La campagna e la città sono i due poli dell’esistenza umana. (…) L’uomo rustico e l’uomo urbano costituiscono antipodi psicologici (…)>>. Le due categorie di Uomo sono rintracciabili in qualsiasi contesto storico: dall’antichità fino all’età moderna. <<L’apogeo dell’uomo rustico è il nobile proprietario terriero, lo Junker, l’apogeo dell’uomo urbano è l’intellettuale, il Letterato>>. L’umanità rustica rappresenta la conservazione, la consanguineità, quindi la tradizione; l’umanità urbana è il prodotto di incroci e mescolamento tra appartenenti a gruppi sociali ed etnie diverse. Per Kalergi, << Nelle grandi città s’incontrano i popoli, le razze, le posizioni sociali. Come regola generale l’uomo urbano costituisce il tipico esempio di un meticciato degli elementi sociali e nazionali tra i più diversi. In lui si avvicendano senza elidersi le singolarità, i giudizi, le inibizioni, le tendenze di volontà e le visioni del mondo contraddittorie dei suoi genitori e dei suoi nonni, o almeno si indeboliscono tra loro (…) L’uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del più grande superamento dello spazio, del tempo e dei pregiudizi. La razza del futuro, negroide ed eurasiatica, simile nell’aspetto a quella dell’Antico Egitto, è destinata a sostituire la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità peculiari (…)>>.

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Giacomo Gabellini: La crisi ucraina vista dal punto di vista dei Treasury Bond Usa

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La crisi ucraina vista dal punto di vista dei Treasury Bond Usa

di Giacomo Gabellini

Tra settembre e ottobre, l’esposizione in Treasury Bond statunitensi del Giappone è diminuita da 1.120,2 a 1.078,2 miliardi di dollari; quella della Repubblica Popolare Cinese, da 933,6 a 909,6 miliardi; quella del Regno Unito, da 663,3 a 638,5 miliardi; quella delle Isole Cayman, da 301,5 a 296,6 miliardi; quella del Lussemburgo, da 298,6 a 295,7 miliardi; quella della Svizzera, da 278 a 262,9 miliardi; quella dell’Irlanda, da 265,1 a 239 miliardi; quella del Brasile, da 226,4 a 224,8 miliardi; quella di Taiwan, da 216,9 a 216,3 miliardi; quella di Singapore, 177,5 a 176,9 miliardi; quella della Corea del Sud, da 105,3 a 99,8 miliardi; quella della Norvegia, da 99,6 a 95,6 miliardi.

Complessivamente, il volume delle detenzioni internazionali di Treasury Bond statunitensi è diminuito tra settembre e ottobre di ben 111,5 miliardi di dollari (da 7.296,9 a 7.185,4 miliardi di dollari), che vanno a sommarsi ai 212,1 miliardi di dollari (da 7.509 a 7.296,9 miliardi) registrati in negativo il mese precedente.

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Jay Bhattacharya: Come Stanford ha fallito l’Academic Freedom Test

vocidallestero

Come Stanford ha fallito l’Academic Freedom Test

di Jay Bhattacharya

Stanford “ha creato un ambiente di calunnie, minacce e abusi verso i critici del lockdown”

Abbiamo avuto prova della soggezione del mondo accademico al ‘politicamente corretto’ già da diversi decenni a questa parte, tuttavia negli anni della pandemia questo triste fenomeno si è manifestato in maniera sempre più eclatante e sfrontata. Qui il prof. Jay Bhattacharya, illustre epidemiologo primo firmatario della Great Barrington Declaration contro i lockdown, ricorda come per le sue coerenti posizioni scientifiche sia stato oggetto di una campagna denigratoria da parte dei social media. Bhattacharya racconta come questa campagna fu scatenata da una mail, recentemente resa pubblica, in cui i vertici del NHS chiedevano la sua testa e quella degli altri firmatari della dichiarazione, e come la sua stessa prestigiosa Università si sia piegata alla propaganda del governo.

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Viviamo in un’epoca in cui un alto burocrate della sanità pubblica può, senza ironia, annunciare al mondo che se lo critichi, non stai semplicemente criticando un uomo. Stai criticando “la scienza” stessa.

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Warlen Nunes: “Un contributo alla critica delle illusioni feticiste”

cumpanis

“Un contributo alla critica delle illusioni feticiste”

di Warlen Nunes

“Cumpanis” traduce e pubblica questo “contributo alla critica delle illusioni feticiste” scritto da un dirigente del Partito Comunista Brasiliano (Warlen Nunes) a 154 anni dalla pubblicazione del 1° volume del Capitale e pubblicato dal giornale del PCB, “Poder Popular”, nel settembre del 2021

Nel 1867 viene alla luce l’opera magna di Karl Marx: “Il Capitale”. Non è un’opera di agitazione o di propaganda, è un’opera scientifica che offre, alle avanguardie operaie, le armi della critica che sono un necessario complemento alla critica fatta con le armi.

Raramente un libro è stato prodotto in condizioni così avverse per il suo autore. Oltre alla miseria materiale, Marx fu colpito anche da una serie di malattie, tra cui terribili foruncoli, che una volta lo portarono a dire: “In ogni caso, spero che la borghesia si ricorderà dei miei foruncoli fino al giorno della sua morte. Maledetti!”

Da un punto di vista teorico-metodologico, il “Capitale” è, come affermava lo stesso Marx, “un tutto artistico”, cioè una totalità concreta che riproduce, attraverso il pensiero, le tendenze oggettive del modo di produzione capitalistico.

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I nostri compiti: «ripartire dall’alto» per scoprire le nostre «forze nuove»Commonware – Redazione:

machina

I nostri compiti: «ripartire dall’alto» per scoprire le nostre «forze nuove»

di Commonware – Redazione

Con questo testo inauguriamo una nuova sezione curata dalla redazione di Commonware, che aderisce al progetto di Machina, perché se è vero che le riviste non riescono più a svolgere la loro funzione organizzativa, come è accaduto nella storia della lotta di classe, è altrettanto vero che di una rivista abbiamo molto bisogno per scoprire quali possono essere le nostre «forze nuove».

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Nell’adunanza del 26 novembre, a cui abbiamo partecipato, alcuni interventi ponevano il problema della crisi della forma-rivista. Si diceva che già da qualche tempo le riviste, che nella storia della lotta di classe hanno spesso ricoperto un ruolo fondamentale, fatichino a svolgere la propria funzione organizzativa a fronte di una scarsa rilevanza dal punto di vista teorico-politico. Sarebbe sbagliato ricondurre questa situazione problematica ai limiti individuali di chi lavora alle riviste, si tratta invece dell’effetto di una serie di condizioni oggettive che andrebbero tematizzate e affrontate.

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Enrico Tomaselli: Tug of War

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Tug of War

di Enrico Tomaselli

WhatsApp Image 2022 02 24 at 09.42.19In inglese, tiro alla fune si dice ‘tug of war’, che letteralmente sarebbe ‘tipo di guerra’. Un espressione che si addice perfettamente a quanto sta accadendo in Ucraina, ma non perché le parti si stiano reciprocamente tirando dall’una e dall’altra parte, in un sostanziale stallo; il vero tiro alla fune vede infatti da una parte la realtà e dall’altra la narrazione, da un lato i fatti e dall’altro la propaganda. E più va avanti il conflitto, più i due capi della fune si allontanano, come se questa fosse elastica.

E questa divaricazione tra la guerra ed il suo racconto è ciò che oggi racchiude la vera minaccia di escalation.

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Soledar, la piccola cittadina appena a nord di Bakhmut, è nel suo piccolo un paradigma di molte altre cose. È, innanzi tutto, un esempio ormai classico di come procede l’esercito russo, in questa campagna d’Ucraina. Una volta identificato un punto del fronte che abbia una certa rilevanza tattica o strategica, comincia a premere in forze, impegnando il nemico in una battaglia di logoramento e contemporaneamente inizia a premere ai lati, sviluppando una manovra di aggiramento. Quando le ali della manovra si sono spinte abbastanza in avanti, tanto da minacciare le linee di rifornimento dell’obiettivo principale, il gioco è già sostanzialmente fatto. Sganciarsi e ritirarsi diventa estremamente complicato per il nemico, che quindi prova a resistere e lanciare controffensive. Finché la situazione si fa drammatica e l’aggiramento rischia di chiudere in un calderone l’intera forza dispiegata. A quel punto, inevitabilmente, ciò che accade è che una parte delle truppe viene sacrificata, lasciata sul posto a coprire la ritirata, mentre il grosso si sottrae all’accerchiamento.

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Emmanuel Todd: ‘La Terza Guerra Mondiale è iniziata’

megachip

‘La Terza Guerra Mondiale è iniziata’

Le Figaro intervista Emmanuel Todd

Se guardiamo i voti dall’ONU, vediamo che il 75% del mondo non segue l’Occidente, che così appare piccolissimo. Vediamo che questo conflitto, descritto dai media come conflitto di valori politici, è un più profondo conflitto di valori antropologici

toddGrande intervista – Emmanuel Todd è antropologo, storico, saggista, prospettivista, autore di numerose opere. Molte di esse, come “La caduta finale”, “Illusione economica” o “Dopo l’impero”, sono diventati classici delle scienze sociali. Il suo ultimo lavoro, “La terza guerra mondiale”, è apparso nel 2022 in Giappone e ha venduto 100.000 copie.

Pensatore scandaloso per alcuni, intellettuale visionario per altri, “Rebelle Destroy” con le sue stesse parole, Emmanuel Todd non lascia indifferente. L’autore de “La caduta finale”, che ha previsto nel 1976 il crollo dell’Unione Sovietica, era rimasto discreto in Francia sulla questione della guerra in Ucraina. L’antropologo ha finora riservato la maggior parte dei suoi interventi al pubblico giapponese, perfino pubblicando nell’arcipelago un titolo provocatorio: “La terza guerra mondiale è già iniziata”. Per “Le Figaro”, descrive in dettaglio la sua tesi iconoclasta. […]

Oltre allo scontro militare tra Russia e Ucraina, l’antropologo insiste sulla dimensione ideologica e culturale di questa guerra e sull’opposizione tra l’Occidente liberale e il resto del mondo che ha acquisito una visione conservatrice e autoritaria. I più isolati non sono, secondo lui, quelli che sono ritenuti tali.

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Le Figaro. – Perché pubblicare un libro sulla guerra in Ucraina in Giappone e non in Francia?

Emmanuel Todd. – I giapponesi sono altrettanto anti-russi quanto gli europei. Ma sono geograficamente lontani dal conflitto, quindi non c’è un vero senso di urgenza, non hanno la nostra relazione emotiva con l’Ucraina. E lì, non ho affatto lo stesso status.

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Valerio Miselli: Don Chisciotte e la sanità pubblica

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Don Chisciotte e la sanità pubblica

di Valerio Miselli

clay banks cEzMOp5FtV4 unsplashTorniamo a scrivere di salute, di Sistema Sanitario Nazionale, del nostro stato di salute durante un periodo di epidemia influenzale, l’ennesima emergenza sanitaria che si abbatte su un sistema già reso fragile dall’impatto col COVID, dopo anni di tagli e revisioni, senza un posto fisso nell’agenda politica di chi ci governa, da molto tempo. Poi compaiono due articoli sulle pagine dei quotidiani, lettere di protesta nelle pagine riservate ai lettori, la figlia di una donna di 98 anni che è costretta ad aspettare per 12 ore su una barella al Pronto Soccorso, un giornalista molto conosciuto che ha la stessa sorte con il padre ultraottantenne che sta facendo chemioterapia, storie di visite negate, attese infinite, dignità umana calpestata, sofferenza. Storie quotidiane che non si vorrebbero sentire in un Paese che si vanta di avere un buon Sistema Sanitario Nazionale, dove la salute è garantita a tutti, per legge.

Le storie di malattia entrano in conflitto con il nostro sistema di cura, le persone diventano malati. La figura del paziente sottoposto al controllo smette di corrispondere in toto con la persona malata che comincia invece a rivendicare di aver voce in capitolo per ciò che riguarda il proprio corpo. Diventiamo tutti un po’ “Narratori feriti” secondo l’espressione di Arthur Frank. Il modello classico di cura per una patologia acuta (in pratica, chiamare il medico o telefonare al 118) non sempre riesce a soddisfare il bisogno emergente, la frattura narrativa che la malattia genera in ciascuno di noi, la necessità di un ripristino urgente dello stato di salute precedente.

Peggio ancora per chi vive con una patologia cronica, dove spesso cresce il divario tra il dolore che aumenta e l’agenda dei medici che prendono in mano la situazione critica: mentre uno pensa che la sua vita stia deragliando, arrivano rassicurazioni inutili, perché non possono essere colte in quel momento.

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Nico Maccentelli: Cina, socialismo, multipolarismo e imperialismo

nicomaccentelli

Cina, socialismo, multipolarismo e imperialismo

di Nico Maccentelli

Riprendo a scrivere sul mio blog, postando un contributo dal mio fb, che poi ha preso in un paio di commenti un’altra direzione. E’ importante comprendere come oggi vada ricostruita un’opposizione antisistemica e tornare a ragionare su quale alternativa politica, quali alleanze sociali in questo processo di centralizzazione del capitale, riorganizzazione delle filiere, ridefinizione di una governance biopolitica, in cui gli stessi dettami della democrazia liberale vengono stravolti oltrepassando quel campo di diritti acquisiti in duecento anni di storia dell’Occidente capitalistico.

La questione del socialismo, cosa oggi è o non è, così come il posizionamento nei conflitti sociali, sono gli aspetti trattati in questo scambio di idee. Buona lettura.

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Ho visto una locandina su “Cina socialista, nuova via della seta”, un’iniziativa che si terrà domani a Milano e mi è scesa la catena.

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Piccole Note: Ucraina. La caduta di Soledar e l’arrivo dei carri armati magici

piccolenote

Ucraina. La caduta di Soledar e l’arrivo dei carri armati magici

di Piccole Note

 

La controffensiva delle forze ucraine non si arresta. I russi hanno finito le munizioni, sono allo sbando e lo stesso Putin è confuso, tanto che ha dovuto sostituire l’ennesimo comandante delle forze di invasione.

Di ieri, la caduta di Soledar, che gli ucraini contestano dichiarando che le loro forze resistono ancora ai margini della città, comunque ormai persa. Tale sviluppo indica che quanto dicevano i soliti media non era esatto. Anche definire la nomina di Gerasimov a capo del Comando interforze dell’operazione speciale russa una sollevazione dall’incarico fa parte della stessa stolida narrativa (in realtà, ora comanda tutto lui, soldati, aerei e navi).

 

Resistere fino alla fine

Non si tratta di magnificare i russi, solo di evidenziare la vacuità della propaganda, che impedisce di guardare in faccia la realtà e di porsi domande su quanto sta avvenendo.

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Scott Ritter: Prospettive 2023 per l’Ucraina

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Prospettive 2023 per l’Ucraina

di Scott Ritter*

Data la duplice storia degli Accordi di Minsk, è improbabile che la Russia possa essere dissuasa diplomaticamente  dalla sua offensiva militare. In quanto tale, il 2023 sembra preannunciarsi come un anno di continui scontri violenti

Dopo quasi un anno di azioni drammatiche, in cui le prime avances russe si sono scontrate con impressionanti controffensive ucraine, le linee del fronte nel conflitto russo-ucraino in corso si sono stabilizzate, con entrambe le parti impegnate in una sanguinosa guerra di posizione, schiacciandosi a vicenda in una brutale gara di logoramento. in attesa della prossima grande iniziativa da entrambe le parti.

Con l’avvicinarsi del primo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, il fatto che l’Ucraina sia arrivata a questo punto nel conflitto rappresenta una vittoria sia morale che, in misura minore, militare.

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Mario Lombardo: Gli scheletri di Joe Biden

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Gli scheletri di Joe Biden

di Mario Lombardo

La notizia del ritrovamento di documenti riservati in un paio di uffici occupati nel recente passato dal presidente americano Biden ha gettato benzina sul fuoco dello scontro politico in corso a Washington. Il materiale classificato risale al periodo in cui l’attuale inquilino della Casa Bianca ricopriva l’incarico di vice-presidente. La vicenda ricorda da vicino quella in cui è invischiato Donald Trump, anche se le circostanze appaiono in parte diverse. Il Partito Repubblicano ha comunque già chiesto e ottenuto la nomina di un procuratore speciale per indagare sui fatti, esattamente come è avvenuto con lo stesso Trump.

Una prima tranche di documenti era stata rinvenuta ai primi di novembre dagli avvocati personali di Biden durante lo svuotamento di un ufficio di Washington del “Penn Biden Center for Diplomacy and Global Engagement” dell’Università della Pennsylvania, dove l’attuale presidente aveva insegnato tra il 2017 e il 2020. La notizia era stata data in esclusiva dalla CBS News, che spiegava come i legali di Biden avessero tempestivamente notificato il ritrovamento agli Archivi Nazionali e si fossero messi a disposizione del dipartimento di Giustizia.

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