Newsletter n.15 – 2024- Milano, 3 maggio 2024
È uscito il n. 5/2024 di Resistenza
Editoriale
Organizzarsi e insorgere contro la barbarie
Viviamo in una situazione di straordinaria gravità e illudersi che si possa in qualche modo “tornare alla normalità” è sbagliato e apre le porte alla sicura disfatta del proletariato. Solo la classe dominante trae vantaggio da queste illusioni. È per questo che – con manovre per intossicare le coscienze, manipolare l’opinione pubblica e nascondere la realtà – investe tanto nell’assuefazione delle masse popolari alla barbarie di cui essa stessa è promotrice.
Per un governo di emergenza popolare.
Per una nuova liberazione nazionale
L’Italia è a pieno titolo un paese imperialista, un anello della catena della Comunità Internazionale degli imperialisti Usa, sionisti e Ue. Questo è ben evidente dal ruolo politico, economico e commerciale che riveste nelle relazioni internazionali e dalla compenetrazione fra interessi nazionali e sovranazionali.
Ma l’Italia è anche un protettorato degli Usa – non una colonia: ha una sua autonomia e indipendenza, ma non può entrare in contrasto con i loro interessi – oltre che un ingranaggio della Ue dominata dai gruppi imperialisti franco-tedeschi.
(… ) Infine, l’Italia è la sede del Vaticano, il più antico e longevo centro di potere del mondo: affonda le sue radici nella società medievale ed è sopravvissuto alla rivoluzione borghese grazie al fatto di essere riuscito a ostacolare la nuova classe dirigente della società, la borghesia appunto, nella sua ascesa al potere proprio in Italia, dove l’ha costretta a scendere a patti nel corso di quel processo passato alla storia come “la rivoluzione borghese incompiuta”.
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Portella della Ginestra e Peppino Impastato. I crimini di maggio della Repubblica Pontificia
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50° anniversario della strage di Piazza della Loggia a Brescia
Le mobilitazioni contro la Nato in occasione del 75° anniversario della sua fondazione
Quella che, per semplificare, definiamo “la settimana di mobilitazione contro la Nato” ha dimostrato che nel paese esiste una schiera di organismi territoriali, movimenti e reti che tengono viva e alimentano la lotta contro la Nato e la guerra. Ciò non è affatto una questione secondaria. In una fase in cui pesano come un macigno sia la sconfitta subita nel 2003 dal movimento contro la guerra (l’enorme mobilitazione che, però, non impedì l’aggressione all’Iraq) che l’asservimento dei tradizionali centri autorevoli della mobilitazione popolare (sindacati di regime, grandi associazioni nazionali) ai governi guerrafondai delle Larghe Intese, l’esistenza di organismi territoriali che lottano contro la Nato, la guerra e la militarizzazione della società è la base – ferma e solida – da cui partire per alimentare una mobilitazione di massa.
Tre istantanee raccontano il 25 Aprile
Il Pd e i suoi cespugli avevano predisposto tutto affinché le celebrazioni del 25 Aprile diventassero una grande speculazione in chiave elettorale contro “il moderno fascismo del governo Meloni”.
A tal proposito hanno sfruttato fino in fondo i numerosi assist che gli esponenti del governo Meloni hanno offerto loro, dalle polemiche sulla censura della Rai a Scurati alle esternazioni di Salvini. Tuttavia l’operazione non è riuscita, come speravano.
È riuscita solo nella misura in cui i principali organi di informazione hanno dato spazio e fiato a questa pantomima.
Irrompere nella campagna elettorale!
Questioni di orientamento e traduzione pratica
Irrompere nella campagna elettorale NON equivale a partecipare alle elezioni, né si limita a boicottarle. Significa usarle per alimentare il protagonismo popolare e l’ingovernabilità del paese per i vertici della Repubblica Pontificia. E questo indipendentemente dai contenuti che i partiti delle Larghe Intese vogliono imporre, indipendentemente dal fatto che sia presente o meno una lista anti Larghe Intese per cui dare indicazione di voto, indipendentemente dal fatto che gli organismi operai e popolari a cui ci rivolgiamo andranno a votare o meno, indipendentemente da chi voteranno, ecc..
Stralcio di un articolo di Milos Skakal pubblicato il 20 aprile su Dinamopress.
I sionisti stanno perdendo la guerra
Il 14 aprile ci siamo svegliati con la notizia dell’attacco condotto dall’Iran contro Israele con più di trecento tra droni e missili, come ritorsione al bombardamento da parte dei sionisti dell’ambasciata iraniana in Siria il 1° aprile.
Questo scambio di attacchi tra Israele e Iran rappresenta una svolta nel processo di allargamento del conflitto, che si realizza però in un contesto ben più ampio: in questi mesi gli imperialisti hanno messo il piede sull’acceleratore nelle loro manovre per portare il mondo intero verso la guerra, in un crescendo di provocazioni condotte su tutti i fronti.
9 maggio. La Giornata della Vittoria sul nazifascismo
Il 9 maggio si celebra la Giornata della Vittoria sul nazifascismo. Attorno a questa data e a ciò che essa rappresenta la borghesia da tempo alimenta un’opera di revisionismo storico: cerca con ogni mezzo di demonizzare il comunismo, equiparando l’Urss di Stalin alla Germania di Hitler, e di intestare agli imperialisti Usa e del Regno Unito i maggiori meriti nella sconfitta del nazifascismo.
Questa ricorrenza deve essere, invece, occasione per riaffermare la verità storica e celebrare l’eroico sacrifico del popolo sovietico e del movimento comunista, veri artefici della liberazione dal nazifascismo.
Perché è importante intervenire nelle piazze della Cgil
Spesso abbiamo scritto articoli sul ruolo e il valore delle mobilitazioni organizzate dalla Cgil. É necessario tornare a parlarne, perché molti compagni svalutano e disertano queste mobilitazioni e molti altri sono tentati costantemente di farlo.
Di motivi per giustificare una simile condotta se ne possono trovare quanti se ne vogliono, la storia dei sindacati di regime degli ultimi quaranta e più anni ne offrono di molteplici. Ma per chi vuole dare il suo contributo a costruire la rivoluzione socialista nel nostro paese o più semplicemente contribuire a costruire una prospettiva di riscossa per le masse popolari, astenersi dall’intervenire nelle piazze della Cgil equivale a una resa, all’abbandono di migliaia di lavoratori nelle mani di Landini, lasciando a lui l’iniziativa e il lusso di decidere cosa fare o non fare.
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