[SinistraInRete] Domenico Moro: A cento anni dalla morte, perchè Lenin è ancora attuale?

Sharing

Rassegna 12/05/2024

 

Domenico Moro: A cento anni dalla morte, perchè Lenin è ancora attuale?

laboratorio

A cento anni dalla morte, perchè Lenin è ancora attuale?

di Domenico Moro

Il 21 gennaio 1924 moriva Lenin. Cento anni sono tanti e moltissime cose sono cambiate, eppure il lascito di Lenin è, in gran parte, ancora attuale. Lenin è stato uno dei personaggi storici più importanti del XX secolo, l’uomo che più di ogni altro ha contribuito alla Rivoluzione di Ottobre e alla fondazione dell’Unione Sovietica. Ma, come diceva il filosofo ungherese Lukács in un pamphlet, scritto subito dopo la morte di Lenin, l’importanza dell’uomo politico russo va oltre le vicende politiche immediate che l’hanno visto protagonista: “Egli resta perciò sul piano storico-universale l’unico teorico di livello pari a quello di Marx che fino a oggi sia venuto dalle file della lotta di emancipazione proletaria”[i]. Forse mettere Lenin a un livello teorico pari a quello di Marx può essere eccessivo, ma sicuramente Lenin, subito dopo Marx, rimane ancora oggi il maggiore teorico nell’ambito del marxismo.

Lenin è stato insieme un teorico, un interprete del modo di produzione capitalistico e della società che vi si erge sopra, e un politico che opera per la trasformazione della realtà in senso rivoluzionario. In un’epoca, come quella attuale, in cui la politica spesso si riduce a politicismo e tatticismo, rimanendo separata dalla scienza sociale e dall’analisi di ampio respiro, l’esempio di Lenin assume un valore ancora più grande. Teoria e prassi sono fuse nel modo più intimo possibile in Lenin, nel quale la strategia, ossia gli obiettivi di lungo periodo – la trasformazione della società del capitale in quella socialista –, è sempre strettamente connessa con la tattica, ossia con i compiti e l’agire sul piano pratico politico, a differenza di quanto la politica attuale ci ha abituato. L’azione di Lenin è sempre guidata dall’analisi concreta della situazione concreta, lì dove il concreto sta per il complesso dei fatti e delle relazioni sociali in un dato luogo e in un dato periodo storico. Non a caso, secondo Lukács, una delle categorie più importanti del marxismo è quella di totalità, cioè la capacità di comprendere e analizzare nelle loro connessioni reciproche tutti gli aspetti di una data società, quelli economici, politici, culturali e ideologici.

Leggi tutto

Salvatore A. Bravo: Controstoria

linterferenza

Controstoria

di Salvatore A. Bravo

flash
dance mob.jpgUna delle necessità non più rimandabili, in un momento storico caratterizzato dalla cultura della cancellazione-riscrittura della storia, “è ridare voce” a testi che hanno scritto la controstoria dell’Occidente. La storia presentata da manuali e dai media ufficiali ha il suo focus sui “grandi”; la storia sembra essere il campo di battaglia di eroi, manager e imprenditori che con la loro azione hanno condotto i popoli verso la libertà. In tale cornice ideologica il popolo e i ceti subalterni sono solo soggetti passivi che attendono di essere agiti. È il modo più efficace per eternizzare il presente e santificare l’uomo-imprenditore. La restante parte dell’umanità è solo un mezzo nelle fatali mani dei “grandi”. Si addestrano le classi subalterne del nostro tempo a diventare plebi che attendono la soluzione dei “grandi”. Devono adattarsi a una realtà, in cui sono solo materia grezza che attende il Demiurgo-imprenditore.

La controstoria, invece, pone in evidenza senza dogmatismi o idealizzazioni che la storia è lo spazio e il tempo della resistenza di popoli e dei gruppi oppressi. Le sconfitte sono imputabili al deficit politico. Nessun progetto di cambiamento è realizzabile senza un’organizzazione stabile e una chiara visione dei fini politici da realizzare. Capire le ragioni della lotta e delle sconfitte è la modalità con cui comprendere gli errori del presente e, specialmente, significa non cadere nella trappola del fatalismo. Uomini e donne che ci hanno preceduto hanno lottato e il loro sacrificio non è stato vano, se la loro testimonianza ci è d’ausilio per resistere al pessimismo che la montante ideologizzazione della storia sta mettendo in atto.

Il testo di J. Hobsbawm, I Ribelli Forme primitive di rivolta sociale, ricostruisce i movimenti di resistenza evidenziando che il popolo e gli oppressi nella storia sono stati protagonisti. Le sconfitte non cancellano la traccia di libertà di coloro che hanno lottato per la giustizia.

Leggi tutto

Giuseppe Masala: I tre momenti che sanciscono il punto di non ritorno per l’Europa

lantidiplomatico

I tre momenti che sanciscono il punto di non ritorno per l’Europa

di Giuseppe Masala

Da sempre nella storia esistono dei passaggi storici che segnano un punto di svolta per interi popoli e per interi continenti. Sovente questi passaggi sono legati a scoperte geografiche o tecnologiche come per esempio la scoperta dell’America o la macchina di Gutenberg che consentiva la stampa dei libri. Altre volte questi passaggi sono legati a eventi politici o a conflitti bellici. Senza andare troppo lontano nella storia basta che pensiamo alla Prima guerra mondiale che segnò la fine dell’Impero Austro-Ungarico, la fine dell’Impero Tedesco ma anche la nascita dell’URSS oppure alla Seconda che vide la sconfitta rovinosa della Germania nazista l’ascesa degli USA e dell’URSS come superpotenze peraltro in conflitto “freddo” tra loro.

In questo frangente storico stiamo assistendo a mio avviso a uno di quei passaggi che segnerà la storia dei prossimi decenni in tutta Europa. In altre parole, la traiettoria storica dell’Europa ha probabilmente raggiunto il cosiddetto punto di non ritorno, il punto che, una volta raggiunto, rende impossibile il ritorno allo stato precedente.

Leggi tutto

Redazione di Roma: Raid sionista alla Sapienza di Roma. Il lavoro sporco per far sgomberare l’ateneo

contropiano2

Raid sionista alla Sapienza di Roma. Il lavoro sporco per far sgomberare l’ateneo

di Redazione di Roma

Una squadra di una decina di personaggi a volto coperto ha vandalizzato ieri pomeriggio l’entrata del dipartimento di Fisica all’università La Sapienza di Roma. Coperta la targa apposta due giorni prima sul muro del dipartimento e dedicata al rettore Sufyan Tayeh, dell’università di Gaza, ucciso nei bombardamenti israeliani, e dipinte con le bombolette stelle di David sui muri.

Il commando sionista cercava con tutta probabilità la provocazione e lo scontro con gli studenti solidali con la Palestina, creando così appositamente “problemi di ordine pubblico” dentro l’università e magari spingere la rettrice a chiedere l’intervento della polizia per sgomberare la tendopoli allestita sul pratone, a circa 200 metri dal dipartimento di Fisica dove è avvenuto il raid.

E’ la stessa dinamica che abbiamo visto con le aggressioni sioniste all’accampata dell’Università di Los Angeles e alla facoltà di SciencePo a Parigi, dove all’aggressione squadrista sionista è poi seguito l’intervento della polizia per mettere fine alle occupazioni e alle iniziative a favore della Palestina.

E’ evidente che le “indicazioni di lavoro” del ministro israeliano Ben Gvir ai gruppi sionisti all’estero stanno cominciando a diventare operative.

Leggi tutto

Fabrizio Poggi: La guerra mondiale e gli interessi militari-industriali

lantidiplomatico

La guerra mondiale e gli interessi militari-industriali

di Fabrizio Poggi

Nel giorno dell’insediamento ufficiale di Vladimir Putin, per il suo quinto mandato alla Presidenza della Russia, i titoli “fine di mondo” dei (purtroppo) quotidiani italici allertano le sirene antiaeree, come da raccomandazione espressa di Bruxelles, su Mosca che, in vista delle cosiddette “elezioni europee”, «spaventa gli elettori per aiutare i partiti anti-Ucraina», dando il via a «esercitazioni volute dal Cremlino per mostrare al mondo la capacità nucleare russa».

Di primo acchito: qualcuno si ricorda che, più o meno da quelle parti, direttamente ai confini russo-bielorussi, e facendo seguito a manovre NATO che ormai da almeno una quindicina d’anni si susseguono praticamente senza soluzione di continuità, sono in corso tutt’ora altre “esercitazioni” di quel blocco aggressivo, le “Steadfast Defender”, cominciate a metà aprile e che, con appellativi diversi e la presenza di oltre novantamila militari USA-NATO, si protrarranno in alcuni casi fino a fine giugno e che, di fatto, altro non sono che una vera e propria preparazione alla guerra?

Se lo ricordano, per caso, dalle parti di Repubblica e Stampa, ma anche del (fu) il manifesto? Si ricordano che, a “esercitazioni” finite, la maggior parte di quelle truppe rimarranno in via permanente a presidio del cosiddetto “fianco orientale della NATO”? Si ricordano del becerio che da settimane si libra nell’aere, sull’invio ufficiale (non ufficialmente, da anni migliaia di militari di paesi NATO sono presenti, come “istruttori”) di truppe in Ucraina?

Leggi tutto

Mjriam Abu Samra: “Non lottano solo per Gaza: gli studenti ci indicano un marcio sistema di oppressione”

altreconomia

“Non lottano solo per Gaza: gli studenti ci indicano un marcio sistema di oppressione”

Anna Maria Selini intervista Mjriam Abu Samra

Intervista alla ricercatrice Mjriam Abu Samra che studia da anni il movimento studentesco palestinese e che ora sta raccogliendo dati sul campo, attraversando le università americane che si sono sollevate (oltre 120, più di 2.200 gli arresti). Dalla prospettiva anticoloniale alle analogie con il Vietnam: “C’è la diffusa consapevolezza che l’attuale sistema sta fallendo”

Mjriam Abu Samra si è trovata al posto giusto nel momento giusto. Italo-palestinese, laurea in Scienze politiche, dottorato a Oxford, è ricercatrice con una borsa di studio europea all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Università di Davis, California. Da anni studia il movimento studentesco palestinese e ora sta letteralmente raccogliendo dati sul campo, nelle università americane che si sono sollevate -oltre 120 per più di 2.200 arresti- contro la guerra nella Striscia di Gaza. Ma dietro, dice Abu Samra, c’è molto di più: “Questo è un movimento che sta diventando il simbolo della consapevolezza di massa che l’attuale sistema sta fallendo”.

* * * *

Abu Samra, come è cambiato dagli inizi a oggi il movimento studentesco palestinese?

MAS Il mio lavoro si focalizza sul ruolo del movimento studentesco palestinese transnazionale, quindi fuori dalla Palestina, e su come abbia contribuito al movimento di liberazione nazionale palestinese.

Leggi tutto

Xavier Vall Ontiveros: Il capitale va in guerra (e ci porta con sé)

comedonchisciotte.org

Il capitale va in guerra (e ci porta con sé)

di Xavier Vall Ontiveros – geoestrategia.es

photo 2024 05 06 21 09 02 701x430.jpgNon credo che il catastrofismo serva a nulla, né a mobilitare la classe operaia contro la guerra né a contrastare l’euforia militaristica delle élite, ma è difficile stabilire una lettura alternativa di ciò che sta accadendo. La diplomazia è sepolta, i canali di dialogo sono inesistenti, si intraprende una corsa agli armamenti che non è altro che il preludio al disastro imminente. Molti degli ingredienti che portarono alla grande distruzione della carne umana che fu la Prima Guerra Mondiale sono sul tavolo. Ma sia per entusiasmo militaristico o per suprema ignoranza – o entrambi allo stesso tempo… – i media e i governi occidentali continuano a trasmettere un discorso unidirezionale e semplicistico, in base al quale tutto ciò che accade è spiegato esclusivamente dalle manie di grandezza di un pazzo disposto a distruggere il mondo. Le complesse analisi geopolitiche, quando sono più necessarie, non vengono prese in considerazione nel fissare le coordinate che orientano la politica estera, né da parte dei media sempre pronti a sfruttare la dimensione spettacolare della cosa e che considerano delle sciocchezze discorsive dotate di un certo fondamento noioso. Proprio come nel 1914, stiamo scivolando irresistibilmente verso l’abisso nichilista della guerra totale, i falchi militaristi hanno occupato la centralità del dibattito politico e sembra che non si possa tornare indietro per evitare il disastro. Come nel 1914, la sinistra è incapace di costruire un discorso internazionalista coerente e, nella migliore delle ipotesi, nasconde la testa sotto la sabbia; Nel peggiore dei casi, sostiene attivamente la politica di riarmo e il rafforzamento del blocco imperialista atlantista.

Eppure, indipendentemente dalle responsabilità della Federazione Russa, l’attuale conflitto non può essere compreso senza tenere conto dell’interventismo occidentale a partire dagli eventi di Euromaidan (2013-2014) e prima.

Leggi tutto

Maria Chiara Pievatolo: Conflitto nelle università: studenti, professori e guerre

crs

Conflitto nelle università: studenti, professori e guerre

di Maria Chiara Pievatolo

Kant e Humboldt avevano ben compreso i rischi portati da interessi privati o di Stato all’autonomia della ricerca universitaria. Le odierne manifestazioni di dissenso ci ricordano quanto sia importante distinguere i funzionari del sapere da coloro che studiano, tutelando entrambi dagli abusi del potere

proteste studenti 1 1024x736.jpg1. Un punto di vista indipendente

Il professor Kant, alla seconda edizione (1796) dell’ideale trattato internazionale per istituire la Pace perpetua che è la sua opera politica più coraggiosa, aggiunse un articolo segreto col seguente dispositivo:

“Le massime dei filosofi sulle condizioni di possibilità della pace pubblica devono essere consultate dagli Stati armati per la guerra” (AA, VIII, 368).

Da professore, Kant aveva sperimentato la censura quando aveva provato a scrivere di religione, cioè di ciò che fondava il diritto divino della monarchia assoluta al potere in Prussia e fresca di decapitazione altrove. La sua richiesta, in questo articolo segreto solo in senso ironico, che i “filosofi” siano consultati è un modo per prendersi, sotto la protezione di un espediente retorico, la libertà dell’uso pubblico della ragione sulla pace e sulla guerra.

Con questa libertà, in un momento in cui le guerre si giustificavano di nuovo con motivazioni ideologiche, in appoggio agli interessi statali, Kant si permette di affermare qualcosa che oggi torna a suonare scandaloso: per superare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali occorre riconoscere che, sebbene ci siano guerre che sono o paiono necessarie, non ci possono essere guerre giuste. I belligeranti possono accampare ottime ragioni ideologiche per mandare al massacro militari e civili, ma chi fa combattere una guerra presuntivamente giusta non si appella alle ragioni del diritto, che avrebbero bisogno di essere accertate da un giudice terzo non in conflitto di interessi e secondo una legge pubblicamente e universalmente riconosciuta, bensì a quelle della forza.

Leggi tutto

Raul Mordenti: Sulla XII Disposizione, vecchi e nuovi fascismi

lavoroesalute

Sulla XII Disposizione, vecchi e nuovi fascismi

Alba Vastano intervista Raul Mordenti

maxresdefault 29.jpgEsiste un nesso assai stretto fra la guerra e il fascismo. Ciò fu evidente nel caso della I° guerra mondiale, senza la quale il fascismo sarebbe stato impensabile. Si può ben dire che la guerra produce fascismo come il fascismo produce guerra” (Raul Mordenti)

“L’antifascismo è vissuto per decenni imbalsamato in una retorica stucchevole che lo ha reso debole ed impotente, soprattutto di fronte ai nuovi fenomeni neofascisti e neonazisti. Non ha saputo di conseguenza parlare ad ampie fasce giovanili che lo hanno vissuto come lontano e, a volte, come vuota espressione istituzionale…ad aggravare la situazione non va dimenticata la storica mancata volontà politica a perseguire i casi di apologia e riorganizzazione dei movimenti fascisti, sottovalutati, lasciando così campo aperto ai nostalgici di ogni risma”. (Saverio Ferrari, Osservatorio democratico sulle Nuove Destre)

Il fascismo è finito con la fine di Mussolini. Parlarne è inutile, dopo 80 anni dalla fine della dittatura fascista. Quindi perché parlare di antifascismo?” Mantra triti e ritriti menzionati dalla gente comune e dai politici di destra nei talk show televisivi. Eppure, sarebbe falso negarlo, il fascismo serpeggia latente, ci affianca e vuole tentarci, seduttivo e con fare ambiguo riaffiora nei comportamenti più usuali e comuni a molte persone, senza che i più se ne rendano conto.

Così’ il professor Angelo D’Orsi, illustre storico (ndr, più volte ospite in questa rivista) “Se non si può parlare di “ritorno del fascismo”, è solo perché dall’Italia il fascismo non se n’è mai andato, ma ha continuato a scorrere sotterraneo, come un fiume carsico, riemergendo di tanto in tanto. Le sue riemersioni, da una trentina d’anni a questa parte, sono diventate sempre più frequenti, e il revisionismo storico, nella sua forma estrema, il rovescismo, ha svolto un ruolo determinante. Forse occuparsene, non è fare sfoggio di sapere accademico, ma fare esercizio di pensiero critico e insieme di militanza civile”.

Leggi tutto

Vincenzo Costa: “Sulla bocca del vulcano”

lantidiplomatico

“Sulla bocca del vulcano”

di Vincenzo Costa*

Dunque la situazione è questa:

1) militari francesi sono già sul terreno in Ucraina

2) pare che l’ipotesi che vengano dispiegati anche soldati inglesi e americani stia prendendo fortemente piede, e del resto altrimenti il dispiegamento dei francesi non avrebbe senso. Agli attuali se ne aggiungeranno presto alcune migliaia

3) il governo di Kiev si dichiara pronto ad accogliere soldati di altri paesi

4) poiché gli ucraini non vogliono più combattere, cercano di scappare, non vogliono tornare in patria, e poiché sono anche stanchi di una guerra che era stata annunciata come una passeggiata, pare che gli occidentali stiano cercando di rimpiazzare zelenskij, con qualcuno più popolare e più affidabile che si impegni a prolungare la guerra 

5) la Russia sta tenendo esercitazioni di guerra con armi nucleari non strategiche

6) gli ambasciatori francesi e inglesi sono stati chiamati al ministero degli esteri russo, non per offrire pasticcini

Leggi tutto

Piccole Note: Le bombe cadono su Rafah e sulla proposta di Hamas

piccolenote

Le bombe cadono su Rafah e sulla proposta di Hamas

di Piccole Note

Nel giorno in cui Hamas accetta la proposta di pace egiziana, Tel Aviv avvia la campagna di Rafah. Per affossare le possibilità di un cessate il fuoco

Nel giorno in cui Hamas accetta il piano di pace egiziano, Israele avvia la campagna di Rafah. È palese che la mossa serve ad affossare gli spiragli di pace aperti dallo sviluppo positivo. Così le bombe israeliane cadono con più continuità su Rafah, peraltro già presa di mira nei giorni scorsi. E l’IDF prende il controllo del valico di Rafah, l’ultimo cordone ombelicale che legava un milione e duecentomila palestinesi alle agenzie internazionali preposte agli aiuti, che al momento sono stati tagliati.

 

Bombe su Rafah e sulla Casa Bianca

Per una bizzarra eterogenesi dei fini, le bombe israeliane cadono anche sulla Casa Bianca che gliele fornisce, dal momento che Biden ha ripetutamente messo in guardia Tel Aviv a non compiere tale passo.

La risoluzione di Netanyahu disvela l’impotenza dell’imperatore, che paga le troppe, tragiche, ambiguità in cui si è barcamenato finora, tanto che la storia lo giudicherà come complice del “genocidio” che si sta consumando a Gaza.

Leggi tutto

Marco Cattaneo: Il superbonus e le buche di Keynes

bastaconeurocrisi

Il superbonus e le buche di Keynes

di Marco Cattaneo

Sarebbe stato meglio utilizzare il superbonus per qualcosa di diverso dall’efficientamento energetico degli edifici? Questo si può senz’altro sostenerlo. Ma è una critica ben diversa rispetto a vaneggiare di un presunto “buco” che il superbonus avrebbe creato.

Ipotizziamo pure che il superbonus abbia incentivato una forma di spesa completamente inutile. Si tratterebbe, nel caso, di un’esemplificazione dell’apparente paradosso keynesiano: quando le risorse produttive sono fortemente inutilizzate, quando c’è carenza di domanda, produzione e occupazione, è ENORMEMENTE meglio pagare qualcuno per scavare buche e poi riempirle, rispetto a non far nulla, o peggio ancora rispetto a fare tagli e aumentare tasse per cercare di ridurre il deficit di bilancio pubblico.

Una volta di più, ricordiamo che la completa uscita degli Stati Uniti dalla Grande Depressione è avvenuta solo con la seconda guerra mondiale. Cioè con l’enorme aumento della spesa militare. Che sul piano economico è la forma di spesa più inefficiente che esista. E’ spesa distruttiva: spreco puro.

Il superbonus, l’emissione di Moneta Fiscale, ha permesso all’economia italiana di riprendersi molto più intensamente e rapidamente rispetto alle aspettative più ottimistiche.

Leggi tutto

Paolo Bartolini: Morti “nostri”

sinistra

Morti “nostri”

di Paolo Bartolini

Sto rileggendo qualche pagina di un libro a me caro di Jean Baudrillard. Nel frattempo mi capita di incrociare un articolo molto interessante riportato sul blog di Beppe Grillo, relativo a un nuovo, inquietante servizio digitale basato sulla cosiddetta “intelligenza” artificiale. Parliamo di un programma che, partendo da poche registrazioni della voce di una persona defunta, può creare un soggetto virtuale che parli con noi evocando – appunto – la persona cara che fisicamente è ormai fuori dalla nostra portata. L’articolista sottolinea, giustamente, i nodi etici, emozionali e materiali di questa pratica (che ovviamente apre una potenziale fetta di mercato da sfruttare).

È possibile che le interazioni fittizie, ma cariche di emozione, con il defunto processato a livello informatico e reso “presente” articolandone la voce in digitale, rendano più difficile l’elaborazione del lutto. Aggiungo, ed eccoci a Baudrillard – grande sociologo e filosofo francese – che uno dei problemi sta proprio nell’attitudine della Realtà Integrale prodotta artificialmente a rendere tutto presente, dunque a cancellare il gioco dialettico tra presenza/assenza, coscienza/inconscio, visibile/invisibile che caratterizza la nostra specie.

Leggi tutto

  


Sharing