[Pressenza] Esproprio di terra nel Kosovo del Nord: coerente con il dialogo?

Rassegna 13/06/2024

 

 

Pressenza 

Esproprio di terra nel Kosovo del Nord: coerente con il dialogo?

Gianmarco Pisa

Un provvedimento unilaterale, che muove in senso contrario all’avanzamento del dialogo nella regione, è stato intrapreso dalle autorità dell’autogoverno di Prishtina, in Kosovo, con la decisione di dare corso all’esproprio di proprietà nei comuni a maggioranza serba del Nord della regione. Le autorità dell’autogoverno di Prishtina hanno motivato la decisione con “l’interesse pubblico degli immobili da parte dei soggetti legittimi, interessati alla realizzazione dei progetti infrastrutturali di interesse pubblico, nei comuni di Leposavić e Zubin Potok, in conformità con le sentenze definitive dei tribunali”. Già nel maggio dello scorso anno, le autorità di Prishtina avevano adottato una decisione preliminare sull’esproprio dei terreni nei due comuni di Leposavić e Zubin Potok, rispettivamente di 20 mila e 16 mila abitanti, ma il tribunale amministrativo di Prishtina, nel mese di dicembre, aveva successivamente emesso una sentenza di annullamento con rinvio della decisione. Al contempo, è stato segnalato che è stata anche ventilata l’intenzione, provocatoria, di aprire in via unilaterale il ponte principale sull’Ibar, a Kosovska Mitrovica, in quella che era la “confidence zone” e che rischia nuovamente di diventare epicentro di tensioni e scontri.

Secondo le autorità dell’autogoverno kosovaro, la decisione dell’esproprio è legittima, dal momento che, come ha osservato il portavoce dell’autogoverno di Prishtina, Perparim Kryeziu, l’ultima decisione sull’esproprio di terre a Leposavić e Zubin Potok è stata presa in conformità con le sentenze dei tribunali del Kosovo. Si tratta di un totale di 33 ettari a Zubin Potok e di ben 96 ettari a Leposavić. Secondo l’Ufficio del governo serbo per il Kosovo e Metohija, viceversa, “sebbene i rappresentanti della comunità internazionale si siano pronunciati contro l’esproprio illegale nel nord del Kosovo, e tali azioni siano contrarie alle leggi e persino alcuni organi giudiziari di Prishtina abbiano stabilito che l’esproprio è avvenuto al di fuori delle norme vigenti, Kurti sembra ignorare norme e principi, solo per danneggiare il popolo serbo”. Nella nota dell’Ufficio si aggiunge che sono sotto attacco anche beni della Chiesa ortodossa serba, proprietà private dei serbi, perfino, in alcuni casi, presidi educativi e sanitari.

Grave preoccupazione è stata espressa anche dal Quintetto. Come si legge nel comunicato congiunto, “le ambasciate di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, insieme all’ufficio dell’UE in Kosovo e alla missione dell’OSCE in Kosovo, si rammaricano della decisione presa dal governo del Kosovo il 30 maggio di finalizzare l’esproprio di oltre 100 appezzamenti di terreno nei comuni a maggioranza serba nel nord del Kosovo. Molte missioni internazionali avevano condiviso con il governo le valutazioni di esperti legali internazionali, tra cui la missione dell’Unione Europea sullo stato di diritto in Kosovo, che indicavano che il governo stesse violando le proprie stesse normative a causa di incongruenze procedurali e tecniche nel processo di esproprio. Anche il sistema giudiziario del Kosovo ha avanzato analoghe preoccupazioni legali nella decisione preliminare di espropriazione.

“Mentre alcune proprietà sono state rimosse dalla decisione finale di esproprio, ci rammarichiamo che il governo del Kosovo non abbia atteso che tutte le procedure giudiziarie aperte fossero giudicate in via completa e definitiva prima di prendere questa decisione. È essenziale che il governo faccia degli sforzi per garantire che le attività di esproprio siano conformi alla legge, che venga seguito il giusto processo e che i diritti di proprietà siano rispettati. […] Incoraggiamo il governo del Kosovo ad aderire allo stato di diritto e ai principi della corretta amministrazione, che sono le fondamenta di società democratiche”. Anche da parte delle organizzazioni della società civile è stata espressa grande preoccupazione. Un caso analogo era emerso già nel febbraio dello scorso anno: “Qual è l’interesse a costruire una base della polizia di frontiera in un luogo lontano dalla zona di confine?”. “Una base della polizia di frontiera è prevista su un’area di ben 82 ettari nel caso del villaggio di Dren, nel comune di Leposavić”.

“Se il governo del Kosovo ha a cuore la fiducia dei cittadini del nord, tutte le procedure devono essere fermate finché non saranno completate le consultazioni a tutti i livelli con la comunità, i suoi rappresentanti e la società civile”, hanno affermato varie associazioni tra cui la ONG “Aktiv”, l’Associazione delle donne imprenditrici “Avenija”, l’Istituto per lo sviluppo economico territoriale, il Centro per le iniziative sociali, il Forum per lo sviluppo e la cooperazione multietnica. L’intenzione da parte del governo Kurti sempre più sembra essere quella dell’affermazione della presenza e del ruolo dello stato kosovaro, anche a costo di cancellare quanto previsto dalla risoluzione 1244 del 1999 del Consiglio di Sicurezza e di compromettere seriamente il percorso negoziale di dialogo con Belgrado mediato dalla UE.

Parallelamente, nessun passo avanti significativo è stato compiuto in merito alla realizzazione della Comunità dei Comuni Serbi del Kosovo, se non una recente “provocazione” da parte di Albin Kurti, che ha chiesto che la bozza di Statuto per la Comunità, sulla quale è al lavoro l’UE, sia inviata alla Commissione di Venezia, sebbene non esista alcun riferimento negli Accordi alla Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa in materia di diritto pubblico e costituzionale. Secondo gli Accordi di Bruxelles, del 2013 e del 2015, deve essere costituita una Comunità dei Comuni a maggioranza serba del Kosovo (Kosovska Mitrovica, Zubin Potok, Leposavić, Zvečan, Štrpce, Klokot, Gračanica, Novo Brdo, Ranilug, Parteš), dotata di un proprio statuto, e con sostanziale autonomia nelle aree dello sviluppo economico, pianificazione urbana e rurale, istruzione, salute. Non si tratta “solo” del rispetto degli accordi pattuiti, ma della salvaguardia stessa del dialogo, muovendo verso la distensione e, in definitiva, la pace.

Riferimenti:

RSE: Iz odluke o eksproprijaciji na Severu Kosova izuzete pojedine privatne parcele, Izvor Radio Slobodna Evropa, 06.06.2024: https://kossev.info/kosovo-vesti-onlajn-eksproprijacija-odluka-kosovska-vlada-izuzete-pojedine-parcele

Civilno društvo: Kosovska vlada da zaustavi sve projekte koji imaju veze sa eksproprijacijom zemljišta na severu, Radio Gorazdevac, 10.02.2023: https://www.gorazdevac.com/2023/02/10/civilno-drustvo-kosovska-vlada-da-zaustavi-sve-projekte-koji-imaju-veze-sa-eksproprijacijom-zemljista-na-severu

Kurti suggests to Lajçak to take the draft statute of the Association to the Venice Commission, Koha, 06.06.2024: https://www.koha.net/en/lajmet-e-mbremjes-ktv/422083/kurti-i-sugjeron-lajcakut-qe-draftstatutin-e-asociacionit-ta-coje-ne-komisionin-e-venecias

Il sito della Commissione di Venezia: https://www.venice.coe.int/WebForms/pages/?p=01_Presentation&lang=EN

Il testo dell’Accordo di Bruxelles: https://www.srbija.gov.rs/specijal/en/120394


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