[Anbamed] Notizie dalla Palestina 02/07/2024

Rassegna 02/07/2024

 

Le notizie:

Genocidio a Gaza

L’esercito di occupazione israeliano ha ordinato alla popolazione di Khan Younis e Rafah di sfollare per l’ennesima volta verso quella che chiama “la zona umanitaria” di Nawassi, più di una volta bombardata con centinaia di uccisi. Migliaia di persone, soprattutto donne e bambini, vagano avanti e indietro in cerca di sicurezza, ma a Gaza nessun luogo è sicuro a causa della sadica politica di morte intrapresa dai generali israeliani contro i civili.

Nella giornata di ieri, l’esercito più immorale del mondo ha compiuto due stragi con 23 uccisi e 91 feriti. Il numero totale delle vittime, dall’inizio dell’aggressione israeliana, è di 37.900 persone uccise e 87.060 ferite.

Il nostro commento quotidiano fisso: Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni dichiarate dai politici e generali israeliani. Chiudono gli occhi e dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.

Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.

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Situazione umanitaria

L’esercito israeliano ha costretto il personale medico ad evacuare l’ospedale Europeo di Khan Younis. Una misura vendicativa disumana senza nessun senso, se non quello di distruggere ogni struttura sanitaria ancora in funzione a Gaza.

OLP

Sono falliti tutti i tentativi di trovare una linea comune delle organizzazioni di resistenza palestinesi sulla situazione politica attuale, alla luce dell’aggressione contro Gaza e la permanente azione militare non dichiarata in Cisgiordania. Tutti i tentativi passati, in Algeria due anni fa e in Egitto nel luglio di un anno fa ad Al-Alamein, sono naufragati. Dopo l’occupazione israeliana del valico di Rafah, il responsabile dei servizi di sicurezza egiziani Kamel ha invitato Hamas e Fatah al Cairo, per discutere i passi da intraprendere unitariamente per la fase del dopo guerra. La delegazione di Hamas che era arrivata già al Cairo, ha rifiutato l’incontro perché la delegazione da incontrare non era di Fatah ma dei servizi di sicurezza dell’ANP, guidata da Faraj, noto per le sue collaborazioni con i servizi israeliani. L’ultimo tentativo è stato quello della Cina che aveva invitato tutte le organizzazioni palestinesi per un incontro a Pechino per il giorno 23 giugno. A metà giugno, il ministero degli esteri cinese ha informato che l’incontro era stato rinviato su richiesta del presidente Abbas. Molti osservatori palestinesi denunciano che il fallimento dell’iniziativa cinese è il frutto delle pressioni statunitensi. Durante il vertice del mar Morto in Giordania, a metà giugno, Blinken avrebbe fatto pressioni su Abbas per far naufragare l’impegno cinese sulla questione mediorientale.

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Cisgiordania e Gerusalemme est

I rastrellamenti dell’esercito israeliano hanno interessato ieri e all’alba di oggi, martedì, le città e i villaggi: campo profughi Aiyeda a Betlemme, Selwad vicino a Ramallah, Zbabdah a sud di Jenin, Capo profughi di Balata a Nablus, campo Al-Ouroub ad El-Khalil e il villaggio di Houssan a Betlemme. Scontri armati con resistenti palestinesi a Toubas e Nablus.

Praticamente nessuna provincia della Cisgiordania si è salvata dalla furia assassina delle truppe israeliane di occupazione.

Oltre alla repressione israeliana, anche le forze di sicurezza dell’ANP operano irruzioni e arresti nelle case degli oppositori politici. La famiglia Saadeh di Nablus ha denunciato che 4 dei suoi membri sono stati arrestati venerdì da una forza di polizia, “senza nessun ordine di perquisizione o arresto emesso dalla magistratura” – ha detto la moglie di uno dei fratelli Saadeh. “Sono arrivati all’alba, hanno chiesto di mio marito. Quando si è presentato lo hanno dichiarato in arresto, hanno sequestrato il suo cellulare, il computer e perquisito la casa in modo distruttivo, senza specificare che cosa cercavano. Hanno portato via anche i suoi tre fratelli e non sappiano ancora con quali accuse sono stati portati via”. Due dei fratelli Saadeh sono stati detenuti nelle carceri israeliane per decine di anni, in arresto amministrativo senza accuse e senza processi. L’avvocata di famiglia ha potuto vedere i quattro arrestati ieri e ha raccontato che mostrano segni di tortura: occhi neri e segni di colpi sul corpo e sulle mani. “Non c’è ancora nessuna accusa, perché la perquisizione negli appartamenti non aveva portato a nulla. È uno dei risultati della collaborazione in materia di sicurezza con le autorità di occupazione israeliane”. L’arresto preventivo viene rinnovato ogni 48 ore.

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Prigionieri

È stato rilasciato il direttore dell’ospedale Shifà, dott. Mohammed Abu Salmiya, rapito dalle truppe israeliane dallo scorso novembre. “Sette mesi infernali. – ha detto al suo arrivo a Khan Younis – I detenuti palestinesi tutti soffrono una condizione di maltrattamenti e torture, fisiche e psicologiche, e bisogna documentare queste violazioni davanti alla Corte di Giustizia e alla Corte Penale. Le vessazioni contro i medici e gli operatori sanitari sono state particolarmente dure, che hanno portato, per quanto ne sappiamo, alla morte di due colleghi in carcere”.

Insieme al dott. Abu Salmiya sono state rilasciate circa 50 persone che in tanti mesi di reclusione, la macchina di guerra israeliana non aveva trovato nulla per il quale accusarle e processarle.

Ricordiamo che l’arresto del dott. Abu Salmiya era avvenuto dopo l’occupazione militare del complesso ospedaliero e l’ordine di evacuazione di malati, personale sanitario e sfollati, compresi i bambini prematuri alcuni dei quali morti per il trasferimento forzato in condizioni disumane. Un altro gruppo di prematuri sono stati trovati morti e in avanzato grado di putrefazione, perché i soldati che avevano cacciato medici e infermieri, li hanno abbandonati alla loro sorte senza nessuna cura. Nei giardini dell’ospedale, la protezione civile palestinese ha trovato diverse fosse comuni con centinaia di cadaveri, alcuni dei quali con le mani legate e uccise con una pallottola alla nuca, altri con i tubi dell’alimentazione medica ancora addosso. Un crimine impunito.

Il rilascio del dott. Abu Salmiya è la dimostrazione che la distruzione del sistema sanitario di Gaza era un’operazione criminale senza una briciola di motivazione se non la sadica vendetta per distruggere la vita dei palestinesi ed impedire ogni cura a chi si salva dalle bombe israeliane.

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Israele

È stata una grande manifestazione per la pace a Tel Aviv ieri. Nello stadio della capitale israeliana si sono radunate più di 10 mila persone per dire no alla guerra, per un accordo di cessate il fuoco e per la soluzione dei due Stati. È stata indetta da una cinquantina di organizzazioni e personalità della società civile israeliana e palestinese. Momenti di confronti e di musica per lavorare insieme israeliani e palestinesi su una linea che allontani la guerra, malgrado le ferite. Una manifestazione diversa rispetto a quelle proclamate per la liberazione degli ostaggi. Nello stadio di Tel Aviv ieri si respirava la fratellanza e la speranza, non la contrapposizione e la violenza. (vedi).

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Siria-Turchia

Il neo sultano Erdogan ha dichiarato in una conferenza stampa che non c’è nulla che osta un incontro bilaterale con il presidente siriano Assad, per ristabilire i rapporti diplomatici. Una disponibilità che probabilmente mira al rimpatrio di milioni di siriani rifugiati in Turchia. La sua dichiarazione ha ricevuto una risposta di Damasco che chiede “il rispetto della sovranità e la lotta contro il terrorismo”, cioè il ritiro delle truppe e l’abbandono alle loro sorti dei miliziani che spadroneggiano ad Idlib, due condizioni che Ankara non accetterà. Ma l’effetto più grave è stato l’aumento degli attacchi xenofobi contro i profughi siriani in Turchia. Ieri sono stati registrati decine di attacchi contro le case, le attività e le auto delle famiglie siriane.

Nel nord della Siria, cittadini siriani hanno preso a sassate i militari turchi durante le ronde nella zona tra Idlib e Aleppo.

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