[SinistraInRete] Enrico Tomaselli: Piano A, piano B

Rassegna 20/02/2025

 

Enrico Tomaselli: Piano A, piano B

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Piano A, piano B

di Enrico Tomaselli

Schermata del 2025 02 19 19 32 58.pngLa presidenza Trump – quello che rappresenta ed esprime – è ancora ai suoi esordi, per quanto rutilanti, non è quindi facile comprendere a fondo come si svilupperà, in quale direzione (e soprattutto come) cercherà di portare l’America – e il mondo. Alcuni elementi cominciano però a chiarirsi, e si incistano su quanto si poteva, anche facilmente, prevedere, già dal modo in cui è stata condotta la campagna elettorale.

Il primo di questi elementi è che gran parte dell’azione della nuova amministrazione è rivolta all’interno degli Stati Uniti; rifare grande l’America, nella visione di quel pezzo di potere statunitense che ha portato Trump alla Casa Bianca, significa innanzi tutto smantellare radicalmente quell’intreccio di apparati e istituzioni messo in piedi durante i decenni di dominio neocon-dem. Un’opera alla quale la squadra di Trump si sta dedicando con vigore – e, si direbbe, con un certo stupore da parte delle sue vittime – ma che, al di là degli effetti mediatici, necessita di tempo per produrre effetti concreti. Ovviamente è più facile la parte destruens, alla quale comunque presto si opporrà la resistenza degli stessi apparati [1], al momento ancora frastornati, ma prima o poi dovrà essere affrontata la questione del come / con cosa sostituirli. E questo sarà più lungo e più complesso.

L’altro elemento, fortemente caratterizzato dalla personalità del neo-presidente, è il medesimo approccio sbrigativo, ruvido – e in ultima analisi aggressivo – applicato sul piano internazionale. In un certo senso, simbolicamente riassumibile nella decisione di rinominare il Golfo del Messico in Golfo dell’America, ovvero una decisione unilaterale, sostanzialmente limitata negli effetti concreti ma di grande visibilità, e che soprattutto rilancia un’immagine muscolare degli Stati Uniti, che hanno deciso di mettere da parte le formalità diplomatiche e di riaffermare sin dai toni il proprio potere egemonico.

Ovviamente qui, come si suol dire, casca l’asino, perché se si tratta di rifare grande l’America, significa che a non esserlo più non è soltanto la sua immagine percepita, e quindi questo genere di maquillage non solo non è sufficiente, ma rischia di avere un effetto boomerang. Perché è tutta la realtà globale a essere mutata, non soltanto gli USA, e rifiutare di vedere la realtà è il primo passo per compromettere qualsiasi tentativo di cambiarla.

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Gabriele Repaci: Automazione, lavoro e liberazione: una prospettiva marxista

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Automazione, lavoro e liberazione: una prospettiva marxista

di Gabriele Repaci

Screen Shot 2015 06 19 at 19.03.45 1 1200x630 1Introduzione

Il lavoro ha da sempre rappresentato uno degli elementi fondamentali nell’organizzazione delle società umane, non solo come mezzo di sussistenza, ma anche come strumento di definizione dell’identità personale e collettiva. Tuttavia, la sua concezione e il suo ruolo hanno subito trasformazioni radicali nel corso della storia. Nelle società antiche, il lavoro era sinonimo di servitù e sottomissione, un’attività riservata agli schiavi e alle classi inferiori, mentre la libertà e la realizzazione personale erano associate all’otium, il tempo libero dedicato alla riflessione, alla creatività e alla partecipazione alla vita pubblica. In Grecia e a Roma, il lavoro manuale era disprezzato e considerato incompatibile con la dignità della cittadinanza.

Con l’avvento del capitalismo manifatturiero e industriale, il lavoro ha subito una rivalutazione profonda, trasformandosi da attività necessaria ma disprezzata in un valore intrinseco, promosso come dovere morale e strumento di realizzazione personale. Questo cambiamento non è avvenuto spontaneamente, ma è stato il risultato di secoli di violenza, coercizione e imposizione culturale. La Riforma protestante ha giocato un ruolo cruciale in questa trasformazione, con figure come Martin Lutero che hanno esaltato il lavoro come vocazione divina e predestinazione dell’uomo nel mondo. Il capitalismo industriale ha ulteriormente rafforzato questa visione, facendo del lavoro non solo un obbligo economico, ma anche un imperativo sociale e culturale.

Oggi ci troviamo di fronte a una nuova rivoluzione: l’avvento dell’automazione e delle tecnologie avanzate promette di ridefinire ancora una volta il rapporto tra l’uomo e il lavoro. L’introduzione di macchine intelligenti e sistemi automatizzati sta riducendo la necessità del lavoro umano nei processi produttivi, sollevando interrogativi profondi sul futuro del lavoro e sul ruolo che esso dovrà assumere nelle nostre vite. Se da un lato l’automazione offre la possibilità di liberare l’umanità dalle fatiche quotidiane, dall’altro rischia di accentuare le disuguaglianze sociali ed economiche, soprattutto in un contesto capitalistico in cui il profitto e l’accumulazione di ricchezza rimangono gli obiettivi principali.

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Seymour Hersh: Il Nord Stream e il fallimento dell’amministrazione Biden

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Il Nord Stream e il fallimento dell’amministrazione Biden

di Seymour Hersh

9079f806 32d3
450b 9f5d 5ecf9da6ad59 3000x2001 2048x1366.jpg“Un presidente addormentato al volante ha portato disastri al mondo e Trump è tornato alla Casa Bianca, questa volta con Elon Musk”, scrive Seymour Hersh. A distanza di due anni dal primo esplosivo articolo sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, che per la prima volta chiamò in causa gli Stati Uniti citando informazioni di intelligence, Hersh torna sulla vicenda confermando nella sostanza la sua teoria iniziale e aggiungendo alcuni dettagli: l’operazione, pianificata dagli USA ancor prima dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 anche se realizzata sette mesi dopo, fu resa possibile dalla decisiva collaborazione della Norvegia: le mine furono innescate da “un aereo della Marina norvegese che volava a poche centinaia di metri sopra le onde. L’aereo sganciò il sonar a bassa frequenza e la connessione funzionò”.

Siamo ormai a tre settimane dall’inizio della seconda presidenza di Donald Trump, che ha praticamente consegnato il Dipartimento del Tesoro e più di una dozzina di altri dipartimenti e agenzie del Gabinetto a Elon Musk e al suo team di giovani avvoltoi digitali. Sono in procinto di calpestare la Costituzione mentre raccolgono dati economici e intelligence su tutto ciò che vedono, presumibilmente inclusi i dettagli sui vasti rapporti commerciali di Musk con Washington dall’interno del governo. Trump, che ha settantotto anni, ha persino parlato della sua ricerca di un terzo mandato. Eppure, molti in America e persino al Congresso plaudono il caos.

La chiave del successo di Trump, come tutti sappiamo, è stata la vera e propria scomparsa di Joe Biden, i le cui défaillances fisiche e mentali sono state tenute nascoste al pubblico americano per (a quanto ne so oggi) due anni prima del suo disastroso dibattito con Trump lo scorso giugno.

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Giuseppe Masala: La Nato-UE verso il blocco del Baltico

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La Nato-UE verso il blocco del Baltico

di Giuseppe Masala

Alla vigilia della annuale Conferenza di Monaco sulla sicurezza nella quale quest’anno la nuova amministrazione degli Stati Uniti presenterà il suo piano di pace per l’Ucraina si addensano altri scenari di crisi nella parte orientale dell’Europa.

Nulla di cui stupirsi, abbiamo sempre sostenuto che il conflitto ucraino è solo un tassello di un conflitto europeo di più vaste dimensioni che cova sotto la cenere.

L’area che in questa precisa fase più si sta scaldando è certamente quella del Mar Baltico. Si tratta di uno stretto braccio di mare che si incunea tra l’Europa continentale e la penisola scandinava e che ha l’ulteriore caratteristica di essere sostanzialmente chiuso dalla penisola danese e dal suo arcipelago. Sin dalla prima deflagrazione della crisi ucraina (o per meglio dire tra i paesi Nato e la Russia) gli osservatori più attenti all’aspetto strategico della crisi si sono immediatamente resi conto dell’importanza di questo braccio di mare, infatti è proprio lì che sono saltate le maschere e le narrazioni per lasciare spazio ai reali motivi della crisi in corso.

Come si è potuto intuire ci stiamo riferendo all’esplosione del gasdotto Nord Stream che riforniva l’imponente apparato produttivo tedesco dell’essenziale (perché a basso costo) gas russo proveniente dalla Siberia. Dopo questo spettacolare e storico avvenimento nessuno poteva più negare che il motivo reale della guerra era la competitività economica europea spinta dalle materie prime russe acquistate a prezzo di saldo.

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Pierluigi Fagan: La nostra mente pubblica

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La nostra mente pubblica

di Pierluigi Fagan

Ognuno di noi è dotato di mente privata. È caratteristica del genere Homo avere una mente che è la funzione di un cervello riflessivo e intenzionale, un cervello incorporato e sociale. Per tre milioni di anni la nostra principale arma adattiva che ci ha portato a dominare il mondo su cui e di cui viviamo. Tuttavia, nelle nostre società, la mente pubblica e collettiva non ha alcuna analogia con le funzioni della mente privata e individuale.

La mente pubblica soffre di parecchie distorsioni. Non ha memoria o ha memorie parziali e distorte, non ha percezioni adeguate se non quelle che vengono filtrate da chi dirige il potere selle società, ha conoscenze parziali, frazionate, fortemente distorte da ideologie non del tutto razionali, non elabora collettivamente intenzioni, non cumula esperienze per “prova ed errore”, non è autocosciente e non è autonoma, soffre di istinto gregario alla massa percorsa da brividi di emotività sapientemente procurata.

Quindi non è una mente in senso pienamente umano, è ancora e per lo più una semplice mente mammifera.

Questo stato di primitività mentale è tenuto a forza a livelli di elementarità voluta attraverso processi di formazione sempre più specializzati e finalizzati a creare macchine di lavoro, attraverso dosi massicce di propaganda, privata di tempo ed energia per tentare una propria scoperta del mondo reale e su di essa si abbatterà sempre più la strutturazione algoritmica del comportamento secondo i dettami della psicologia behavioristica.

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Eros Barone: Definire “tossico” il conflitto è già praticare il conflitto

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Definire “tossico” il conflitto è già praticare il conflitto

di Eros Barone

Rifondare la dinamica fra impresa e lavoro, superando una volta per tutte questa tossica visione conflittuale che anche nel mondo del sindacato qualcuno si ostina ancora a sostenere”: questa dichiarazione programmatica di Giorgia Meloni, formulata al congresso della Cisl, è stata accolta da un’ovazione di tutti quei delegati che, sotto la guida del loro segretario, sostengono l’attuale governo.

Per ora si attacca il conflitto, ma l’obiettivo finale è chiaramente la proscrizione della lotta di classe e, di conseguenza, di quelle organizzazioni che, come i partiti comunisti, la promuovono.

Sennonché, se è vero che definire “tossico” il conflitto è già praticarlo per conto del potere dominante, è altrettanto vero che la lotta di classe non può essere posta fuori legge “per la contradizion che no’l consente”, in quanto la sua messa fuori legge è esattamente una manifestazione della lotta di classe (nella fattispecie, della borghesia contro la frazione militante del proletariato e contro i sindacati conflittuali e le organizzazioni politiche in cui tale frazione si organizza).

Sono passati quasi vent’anni da quando nel 2007 il poeta Edoardo Sanguineti concluse con queste parole la conferenza stampa di presentazione della sua candidatura a sindaco per la città di Genova: «Che il proletariato esista e continui a essere sfruttato è un segreto di Pulcinella. Bisogna restaurare l’odio di classe. I padroni ci odiano e noi non odiamo più loro».

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Pasquale Vecchiarelli: Le condizioni economiche per la pace di Emiliano Brancaccio

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Le condizioni economiche per la pace di Emiliano Brancaccio

di Pasquale Vecchiarelli

Il libro affronta la tematica cruciale della guerra e delle sue radici economiche, molto scorrevole e valido si presenta come una raccolta di articoli scritti dal prof. Brancaccio insieme ad altri professori e suoi collaboratori offrendo un punto di vista alternativo rispetto alla narrazione dominante

Dall’inizio della guerra in Ucraina, che possiamo definire come uno scontro imperialista tra la NATO e la Russia per interposta nazione, molti tabù sono stati infranti. Tra questi, la possibilità di una guerra mondiale che coinvolga direttamente l’Europa, con il rischio addirittura di un conflitto nucleare. Se solo pochi anni fa parlare di tali scenari avrebbe potuto attirare l’attenzione dei servizi sanitari per un eventuale TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), oggi, dopo tre anni dall’invasione russa, sono i leader europei stessi a parlare apertamente di riarmo, economia di guerra e della necessità di un riequilibrio globale tra le grandi potenze economiche.

In questo contesto, diventa urgente affrontare la questione della pace. Tuttavia, come giustamente sottolinea Brancaccio, per farlo è necessario comprendere le cause materiali alla base di questi conflitti, che definiamo di stampo imperialista. Il suo libro si distingue proprio per questa capacità di analisi, inquadrando le dinamiche della guerra attraverso le leggi di tendenza del capitalismo, che, seppur complesse e dialettiche, rappresentano le radici profonde dei conflitti attuali.

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Non potendoci rubare l’anima per farci diventare come loro, ce l’hanno avvelenataGiuseppe Spedicato:

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Non potendoci rubare l’anima, per farci diventare come loro ce l’hanno avvelenata

di Giuseppe Spedicato

Giuseppe Spedicato Il sogno avvelenato – La violenza come evento fondativo, Quaderni del Bardo Editore, Lecce. Febbraio 2025, Prefazione di Rita El Khayat, Introduzione di Maurizio Nocera.

Ho vissuto gli anni di piombo nel mio paese, un paese del Mediterraneo, l’ho fatto per un sogno, un sogno ben presto divenuto avvelenato. Ho imparato a mie spese che l’essere sensibili all’umano riduce le aspettative di vita.

Tutte le stragi e violenze commesse dal potere, avevano l’obiettivo di costruire il paese come è adesso, noi non eravamo compatibili con questo paese.

L’amarezza di essere stati defraudati del nostro sogno, di vivere in un mondo più umano, ha avvelenato il nostro sogno e finanche le nostre anime.

Si racconta di Driss, un testimone degli anni di piombo (periodo che va dalla metà degli anni Sessanta alla fine degli anni Novanta) in un paese arabo del Mediterraneo, della sua terra, dei conflitti, della fine di ogni speranza, di ogni sogno, dell’impossibilità di vivere in pace, di non poter avere uno scopo nella vita, di un uomo che non ama più la vita, di un luogo dove regna la rassegnazione, dove il sapere non serve a nulla a meno che non lo si metta a disposizione dei padroni, della lotta per un mondo dove nessuno avrebbe dovuto sentirsi un incompiuto, dove non si soffre ininterrottamente, dove si incontrano persone belle umanamente, dove i giovani non sono indifferenti e guardano con entusiasmo al futuro e lo pensano nel proprio paese.

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Piero Pagliani: Il materiale, l’immateriale e il conflitto

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Il materiale, l’immateriale e il conflitto

di Piero Pagliani

ukraine 7055808 192.2e16d0ba.fill 1920x1080 c100.format webp.webpquality 40Andrei Martyanov è un ex ufficiale di marina russo che dissoltasi l’URSS si è trasferito negli Stati Uniti di cui è diventato cittadino. Pluridiplomato in prestigiose accademie militari sovietiche ha una solida formazione scientifica. Ritiene che la scarsa formazione nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) degli attuali ufficiali statunitensi e NATO sia una delle cause per cui l’Occidente non ha idea di come si conduca un grande conflitto continentale ad armi combinate come quello in Ucraina. A ciò si aggiunge una impossibilità materiale a combatterlo dovuta alla finanziarizzazione delle economie occidentali e alla loro deindustrializzazione. Non solo, ma proprio la finanziarizzazione secondo Martyanov ha portato a una diminuzione degli studi scientifici. A queste difficoltà se ne aggiunge una storica: gli Stati Uniti, l’unica vera potenza occidentale, non hanno mai combattuto per la propria difesa ma hanno condotto solo “expeditionary wars”.

La sfera di competenza delle analisi di Martyanov riguarda i rapporti di forza militari tra le grandi potenze – intesi nel senso ampio visto sopra – considerati fattori geopolitici dirimenti.

In questa sfera la sua critica è puntuale e informata, specialmente dal punto di vista della “operational art” nella guerra e dei suoi risvolti fisico-matematici.

Alle spalle dei rapporti di forza Martyanov vede dunque la potenza industriale delle nazioni. E la potenza industriale è valutata in base ai suoi “tangibles” in contrapposizione agli “intangibles” finanziari. Fin qui l’analisi è condivisibile, almeno parzialmente (vedremo nella nota [3] che non in tutti i contesti il livello di industrializzazione è un fattore sufficiente per vincere un conflitto tra stati – il Vietnam ne è una riprova; per le guerriglie e le insorgenze, come in Afghanistan, il discorso è ulteriormente diverso).

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Gianandrea Gaiani: Trump e Putin vanno all’incasso in Ucraina

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Trump e Putin vanno all’incasso in Ucraina

di Gianandrea Gaiani

3nY8xAoRYiB81XW0bWZlKBPbXYngLYGK.jpgDopo tre anni di retorica sulla democrazia da salvare contro l’autocrazia e la necessità di difendere la libertà e i valori del mondo libero dall’orco russo, Donald Trump ha riportato anche la guerra in Ucraina in un contesto più concreto e di facile comprensione per tutti: soldi, materie prime e interessi!

Dopo il colloquio tra Trump e Putin prende corpo l’ipotesi di un’intesa che veda Russia e Stati Uniti passare all’incasso in Ucraina, in termini di territorio, risorse e sicurezza ai confini per Mosca, in termini economici per Washington che con questa guerra già ha ottenuto il non scontato successo di mettere in ginocchio un’Europa cieca e suicida.

Il presidente statunitense ha chiarito il 10 febbraio di aver ottenuto dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ‘Ucraina paghi gli aiuti americani, che secondo le diverse dichiarazioni di Trump ammonterebbero a 175, poi 200 e infine 300-350 miliardi contro i circa 100 europei.

A Fox News ha detto che gli USA hanno dato l’Ucraina “più di 300 miliardi di dollari, probabilmente 350 miliardi di dollari, e l’Europa è dentro per probabilmente 100 miliardi di dollari, noi siamo dentro per più del doppio”.

A parte il fatto che la Casa Bianca potrebbe dotare il presidente di uno staff che includa consulenti in grado di non far pronunciare al presidente numeri a casaccio, come già fece quando disse che nella Seconda guerra mondiale i sovietici avevano avuto 60 milioni di morti invece dei 27 milioni passati alla Storia che gli vennero poi ricordarti da Dimitri Peskov, portavoce del Cremlino.

Ciò detto tra 300 e 350 miliardi di dollari di differenza ne passa, e ancor di più tra 175 e 350. E’ interessante notare che Zelensky aveva evidenziato la scorsa e di aver incassato solo 75 miliardi dagli Stati Uniti e di non avere idea di dove fossero finiti gli altri.

Certo l’Ucraina è ultra-corrotta e già diverse istituzioni americane hanno lamentato l’assenza di controllo su armi e denario inviati a Kiev. Esiste però un altro tema che spiega perché le ingenti somme di denaro ufficialmente destinate all’Ucraina non sono mai arrivate a Kiev così come in passato parte dei fondi destinati all’Afghanistan non sono mai arrivati a Kabul.

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Il Lato Cattivo: Amadeo rimesso sui piedi 

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Amadeo rimesso sui piedi 

di Il Lato Cattivo 

Amadeo Bordiga.jpgL’itinerario di Amadeo Bordiga va compreso alla luce della convergenza delle sinistre socialdemocratiche europee verso la fine della Prima Guerra mondiale, fino alla scissione con i rispettivi partiti d’origine e alla formazione dei primi partiti comunisti (tra cui il PCd’I in Italia, fondato nel gennaio 1921, quindi piuttosto tardi), e poi della loro divergenza e marginalizzazione nella fase di arretramento delle lotte di classe di quel periodo. La cristallizzazione e l’irrigidimento di correnti particolari come la Sinistra comunista italiana, la Sinistra tedesco-olandese, ecc. fu un prodotto della controrivoluzione, e la pretesa del bordighismo di detenere il monopolio dell’autentica filiazione marxista, o dell’invarianza del programma comunista, il frutto di una ricostruzione a posteriori. Questa non regge a uno studio della storia reale (la frazione guidata da Bordiga stava ancora nel PSI nel 1920), ma non è arbitraria nella misura in cui l’aspirazione a ristabilire la «vera» dottrina di Marx ed Engels contro le «deviazioni» revisioniste e centriste fu allora, se ci affidiamo alla periodizzazione di Karl Korsch (cfr. Marxismo e filosofia), il tratto distintivo del «terzo periodo» del marxismo. L’invarianza del programma è solo una variazione tardiva su un tema molto più diffuso, legata a doppio filo all’esistenza di un sedicente «socialismo realizzato»; qualsiasi critica che si limiti a sottolinearne la falsità è superficiale, poiché né la storia né le teorie evolvono secondo una razionalità astratta e disincarnata. Inoltre, è bene evidenziare che la convergenza di queste correnti, così come il loro successivo divergere, non avvennero «in ambiente sterile», ma a partire da e in seno a contesti nazionali e persino locali storicamente determinati, con le loro specificità e le loro singolari modalità di costituzione. Il contesto italiano, in particolare, continuava a essere segnato, da un lato, dallo sviluppo assai precoce ma travagliato dei rapporti sociali capitalistici1 e, dall’altro, dalla recente unificazione del paese sotto il vessillo del federalismo monarchico (e non sotto quello del repubblicanesimo unitario mazziniano), nella prevalente indifferenza delle masse popolari.

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Marinella Mondaini: Telefonata Trump-Putin: l’umiliazione (finale) UE e le reazioni a Mosca

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Telefonata Trump-Putin: l’umiliazione (finale) UE e le reazioni a Mosca

di Marinella Mondaini*

Per l’Ue è stato un colpo micidiale: i funzionari europei non sono stati avvertiti della conversazione telefonica tra Trump e Putin. Ciò li ha mandati nel panico più totale.

Ma il fatto che l’Europa si sia trovata ai margini della storia, è solo merito suo e della sua politica cieca e poco intelligente di sottomissione completa al padrone americano, il quale non ha cambiato pelle, ma agisce come ha sempre fatto in base alla sua intima natura: dopo averla usata, le ha indicato col dito quale sia il suo posto: “non sei nessuno, sei solo il mio straccio su cui io mi pulisco i piedi ogni volta che voglio, quindi giù a cuccia e continua a eseguire i miei ordini!” Perciò ora è inutile piangere, supplicare un posto al tavolo delle trattative.

L’Ue si umilia così da sola. E i motivi per essere avvilita sono diversi. Il Presidente degli Stati Uniti in un colpo solo ha spazzato via un bel po’ di birilli dal tavolo, innanzitutto gettando alle ortiche la politica dei Democratici: Biden, Blinken e &, imperniata sulla fissazione dell’“isolamento della Russia”, dei colloqui per la pace in Ucraina che non dovevano escludere Kiev, il famoso mito “nessun negoziato sull’Ucraina senza l’Ucraina”. Trump ha spazzato via in un secondo anche il dogma “Putin è un criminale di guerra, col quale non si parla” e la tiritera “la Russia deve essere sconfitta sul campo di battaglia, deve capitolare”, come amava ripeteva sempre il giardiniere Josep Borrell, e alla fine ha capitolato proprio la Ue.

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Fabrizio Poggi: L’Ucraina trasformata in «zona grigia tra Occidente e Russia»?

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L’Ucraina trasformata in «zona grigia tra Occidente e Russia»?

Dieci anni di majdan e venti anni di “rivoluzione arancione” stanno dando i loro frutti

di Fabrizio Poggi*

Non c’erano dubbi che il più gettonato tra paragoni “europeisti” sarebbe stato immediatamente lanciato, sullo sfondo della telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin, per versare compassionevoli lacrime sulla sorte della “martoriata” Ucraina, che verrà divisa tra i grandi, come lo era stata la Polonia nel 1939, occupata da Wehrmacht ed Esercito Rosso, dopo che «l’Unione sovietica, nel patto Molotov-Ribbentrop, concordò con la Germania nazista l’invasione e l’occupazione di parti della Polonia e della Romania…» e via di stantie, cicliche e riciclate omelie europeiste.

Questa volta, il traguardo l’ha tagliato per primo il “politologo” ucraino Jurij Romanenko; ma non dubitiamo (non ci è stato possibile consultare tutti i media italici) che il parallelo sia stato o verrà ripreso da più d’uno degli acuti osservatori euro-liberali. In sostanza, Romanenko (in Russia è ricercato… detto per inciso) scrive che «La posizione degli Stati occidentali, in linea di massima delle grandi potenze, è spesso flessibile rispetto agli interessi di stati come l’Ucraina, o stati come la Polonia nel 1939, nel 1945, o come la Cecoslovacchia nel 1938 e dopo la Seconda guerra mondiale… penso che Trump stia prendendo in considerazione l’opzione di accordarsi con Putin sulla semplice divisione delle sfere di influenza in Ucraina…».

Romanenko è preoccupato per la “divisione” dell’Ucraina in “sfere d’influenza”; ma quanto lo è per quei quattro milioni di ucraini sinora sacrificati alla bramosia euro-atlantista di mettere le mani sulle risorse ucraine e usare l’ex Repubblica sovietica quale piazzaforte USA-NATO per l’attacco alla Russia?

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Francesco Cappello: L’intelligenza artificiale Ue scende in guerra

seminaredomande

L’intelligenza artificiale Ue scende in guerra

di Francesco Cappello

I mercati finanziari necessitano per continuare a produrre fiducia negli investimenti e nuovi trend di crescita finanziaria di motori inediti in forma di innovazioni tecnologiche che rappresentino promettenti orizzonti di investimento, non necessariamente reali, quanto universalmente percepiti come estremamente allettanti. Oggi è il turno dell’euforia finanziaria legata all’intelligenza artificiale. InvestAi

Nel passato più recente abbiamo visto svolgere questo ruolo all’avvento della tecnologia digitale e di internet risalente agli anni 90 a cui hanno fatto immediatamente seguito dapprima l’e-commerce e successivamente le Fintech con i pagamenti digitali (anni 2000), i Big Data e Analytics (anni 2000) seguite da Blockchain e Criptovalute (anni 2010), pure scommesse speculative, con la loro promessa di anonimato a chi preferisce agire nell’oscurità, le tecnologie green legate al new green deal europeo (2020) [1]. A catalizzare efficacemente tutti questi processi di inflazione finanziaria, sino a produrre vere e proprie bolle finanziarie [2], le politiche emergenziali, indotte ad arte, che abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni: l’emergenza climatica la cui causa è stata individuata, da una falsa scienza asservita alle logiche di profitto, nell’eccesso di CO2 prodotta dalle attività umane, l’emergenza pandemica che ha visto anch’essa l’uso distorto della scienza in totale conflitto d’interesse, quella bellica (che hanno direzionato gli investimenti finanziari a gonfiare le capitalizzazioni di ‘bigpharma‘ e ‘bigarma‘) e quella energetica connessa a quella bellica mirante a rendere competitiva tutta la filiale del gas liquefatto, soprattutto statunitense, rispetto al gas da tubo russo bloccato con lo strumento delle sanzioni e del sabotaggio (north stream) (vedi https://www.francescocappello.com/energia-gas-liquefatto/).

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