Rassegna 22/02/2025
La rivoluzione di Donald Trump
Questa settimana è accelerato l’impatto di Donald Trump sugli Usa e le relazioni internazionali. Sono Andrea Muratore e questo è il Weekly Digest di InsideOver.
Con buona pace di chi ricorda che i leader non contano nulla, Trump sta avendo un impatto dirompente sul potere americano e sulle relazioni internazionali. The Donald ha incassato questa settimana la chiusura del cerchio per la nomina delle quattro figure simbolo della sua amministrazione (Pete Hegseth, Tulsi Gabbard, Robert Kennedy, Kash Patel) nel governo Usa. Si è scritto che non ce l’avrebbero fatta ma, come ha ricordato Roberto Vivaldelli, nel Partito Repubblicano nessuno ha avuto la forza di organizzare al Senato la fronda contro il presidente. En passanti, è arrivato l’avvicendamento ai vertici di Stato Maggiore e Marina.
Ma l’impatto dirompente del Trump 2.0 arriva fino agli affari globali, come stiamo vedendo coi colloqui sulla distensione con la Russia e la pace in Ucraina. A Riad questa settimana è partito il dialogo tra la delegazione Usa guidata da Marco Rubio e quella russa comandata da Sergej Lavrov. Piaccia o meno, fa comunque effetto vedere la diplomazia tornare a camminare dopo anni di confronto muscolare. Trump, con brutale efficacia, alterna la diplomazia con la Russia allo scaricamento del presidente Volodymyr Zelensky che si ritrova, come ha scritto il direttore Fulvio Scaglione, “sedotto e abbandonato”.
La rivoluzione di Trump è quella di un’America che torna a definirsi imperiale all’esterno, rottamando le sovrastrutture ideologiche, e che all’interno vive una lotta di potere tra uno Stato profondo consolidato e un aspirante sostituto animato dal movimento populista Maga interno al Partito Repubblicano, sempre più “Trump Old Party”. Il presidente si presenta come rivoluzionario e in un certo senso lo è. Deve ricordare però quanto serva alternare i momenti da incendiario con quelli in cui è doveroso essere pompieri. Rivoluzionario a tutto tondo poteva esserlo Robespierre, e pure a lui non è andata, a conti fatti, benissimo. Istituzionalizzare questi cambiamenti può farli radicare. Altrimenti, sarà solo calcolo politico di breve termine.
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Politica /
Roberto VivaldelliConferma di Kash Patel all’FBI: Il Senato ha confermato Kashyap “Kash” Patel come direttore dell’FBI con un voto risicato di 51-49, completando il quadro di nomi “di rottura” scelti da Trump, tra cui Pete Hegseth al Pentagono, Tulsi Gabbard all’Intelligence Nazionale e Robert Kennedy Jr. alla Salute. Profilo di Patel: Ex procuratore federale e figura chiave nella prima amministrazione Trump, Patel è stato lodato da Trump come “brillante avvocato” e “combattente per l’America First”, noto per il suo ruolo nello smascherare il Russiagate e la redazione del “Nunes memo”. Opposizione democratica: I democratici, guidati da Dick Durbin, hanno cercato di bloccare la nomina, definendola “pericolosa” e chiedendo un’ulteriore audizione, ma solo due repubblicani (Susan Collins e Lisa Murkowski) hanno votato contro, senza successo. Impatto politico: La conferma di Patel rafforza il dominio di Trump sul Partito Repubblicano, sempre più allineato alla linea MAGA e distante dall’establishment dell’era Bush/Cheney, sfidando i grandi media e lo “Stato profondo”. Contesto storico: Patel è noto per aver rivelato irregolarità nelle indagini sul Russiagate, come l’uso improprio del dossier Steele per giustificare la sorveglianza FISA su Carter Page, alimentando il programma rivoluzionario di Trump per le istituzioni americane.
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Politica /
Fulvio Scaglione
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Economia, Guerra, Politica /
Thomas Brambilla
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Guerra /
Roberto VivaldelliPrimo round di colloqui tra Russia e USA a Riyad per negoziare la fine della guerra in Ucraina: Mosca ribadisce le sue condizioni.
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Il reportage della settimana
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Migrazioni /
Carolina Sophia Pedrazzi
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Il dossier della settimana
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