criminali europei e il fantoccio zelensky

“Se ne esce in un solo modo: La Russia non è il mio nemico!”

Giuseppe Salamone – 03/03/2025

https://giuseppesalamone.substack.com/p/se-ne-esce-in-un-solo-modo-la-russia

 

Il conflitto tra Russia e Ucraina è diventato il nodo centrale delle tensioni geopolitiche globali. A differenza di altre guerre avvenute dopo la fine della Guerra Fredda, questa ha scosso profondamente l’assetto internazionale, innescando conseguenze economiche, politiche e militari di portata storica.

Ma perché questa guerra è così importante? Perché è diventata il punto di svolta per il futuro dell’Europa e del mondo?

Un conflitto che affonda le radici nel passato

La narrazione ufficiale racconta che il conflitto sia iniziato il 24 febbraio 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina. In realtà, le tensioni tra Mosca e Kiev, così come l’intervento occidentale nella regione, risalgono a molto prima.

Dopo la fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti e i loro alleati avevano assicurato a Michail Gorbaciov che la NATO non si sarebbe espansa verso est. Una promessa solenne che è stata completamente disattesa: nel corso degli anni, l’Alleanza Atlantica ha accolto ben 16 nuovi membri, avvicinandosi sempre di più ai confini russi.

Mosca ha vissuto questa espansione come una minaccia esistenziale. Con l’arrivo al potere di Vladimir Putin, la Russia ha interrotto il processo di svendita delle proprie risorse avviato sotto Boris Eltsin, riaffermando la propria sovranità economica e militare. Questo ha inevitabilmente creato attriti con l’Occidente, culminati nel colpo di Stato del 2014 in Ucraina e nella successiva escalation delle ostilità.

Gli obiettivi dell’Occidente e la risposta russa

L’intervento occidentale in Ucraina non è stato casuale. L’obiettivo di Washington e Bruxelles era chiaro fin dall’inizio: destabilizzare la Russia, colpirne l’economia e, idealmente, provocare la caduta di Putin attraverso una crisi interna. Le sanzioni, il sostegno militare a Kiev e la retorica di uno scontro tra “democrazie e autocrazie” hanno alimentato questa strategia.

Ma il piano non ha funzionato. Non solo la Russia ha retto l’urto delle sanzioni, ma ha rafforzato i suoi legami con la Cina e i BRICS, accelerando la transizione verso un mondo multipolare. Oggi Mosca non è isolata, mentre l’Europa, priva di una strategia autonoma, si trova impantanata in una crisi economica e politica senza precedenti.

Von der Leyen e la nuova corsa al riarmo

Mentre la realtà del conflitto appare sempre più evidente, l’Unione Europea sceglie la strada più pericolosa: aumentare la militarizzazione del continente.

Le parole della presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, sono chiare e inquietanti:

“DOBBIAMO RIARMARE URGENTEMENTE L’EUROPA.”

Un annuncio che segna ufficialmente l’ingresso dell’UE in una logica di guerra permanente. La priorità non è più la diplomazia, ma un massiccio incremento delle spese militari.

Von der Leyen ha comunicato alla stampa i risultati del vertice di Londra, confermando l’intenzione di trasformare l’Europa in un’enorme macchina da guerra. A marzo, la Commissione Europea presenterà un piano per il riarmo, che secondo uno studio dell’istituto Bruegel e del Kiel Institute for the World Economy prevederebbe:

  • Il reclutamento di 300.000 nuovi soldati
  • L’acquisto di 1.400 carri armati
  • La creazione di 50 nuove brigate
  • L’acquisto di 2.000 veicoli da combattimento
  • 700 pezzi di artiglieria
  • Il raddoppio della spesa militare entro cinque anni, con almeno 250 miliardi di euro aggiuntivi all’anno

Una follia totale. Un’Europa che getta al macero i suoi valori fondanti per seguire la linea guerrafondaia con il pretesto di difendere Zelensky, considerato oggi un agnellino.

E il peggio, secondo Von der Leyen, potrebbe ancora arrivare. Le sue parole sono agghiaccianti:

“Dobbiamo prepararci al peggio e quindi aumentare le difese.”

Peggio di cosa? Peggio della distruzione dell’Ucraina? Peggio della recessione economica che sta colpendo l’Europa? Peggio del rischio di un’escalation nucleare? Se il prossimo passo è un coinvolgimento diretto nella guerra, significa che siamo sull’orlo di un disastro senza precedenti.

Gli USA e la Russia trattano, l’Europa resta a guardare

Mentre l’UE sceglie la via della guerra, il Financial Times riporta uno scoop destinato a far discutere: gli Stati Uniti e la Russia starebbero trattando per ripristinare e gestire il gasdotto Nord Stream 2.

Avete capito bene. Dopo aver imposto sanzioni per “liberarsi” dal gas russo, dopo aver chiesto sacrifici enormi alle famiglie europee con bollette alle stelle, ora scopriamo che il gas russo tornerà comunque in Europa, ma con un nuovo gestore: gli Stati Uniti.

Quindi, l’Europa ha sabotato se stessa. Ha distrutto la propria economia, imposto sacrifici insostenibili ai cittadini, e alla fine si ritroverà comunque dipendente dal gas russo, ma con l’aggravio di trovarsi davanti investitori arrivati da Washington. Un suicidio politico ed economico senza precedenti!

Chi sostiene questa UE, sostiene la guerra

Di fronte a questo scenario, ci si aspetterebbe che i cittadini europei e i loro rappresentanti politici insorgessero contro questa follia. E invece, la propaganda continua a funzionare.

Chi manifesta oggi per questa Unione Europea, come Elly Schlein e il PD, Calenda, Renzi e compagnia, non sta difendendo la pace, né i diritti, né la democrazia. Sta sostenendo un’Europa militarizzata, un’Europa che spreca centinaia di miliardi per la guerra mentre taglia fondi alla sanità, alla scuola, al welfare.

Come si può accettare tutto questo? Com’è possibile che con qualche slogan mal confezionato siano riusciti a convincere l’opinione pubblica che tutto questo sia normale?

Dire basta alla guerra

Per giustificare questa strategia guerrafondaia, l’Occidente ha costruito il nemico perfetto: la Russia. Da un lato, viene descritta come una potenza in difficoltà, incapace di conquistare territori significativi in Ucraina; dall’altro, come una minaccia esistenziale per l’Europa intera, capace di arrivare fino in Portogallo se non fermata in tempo.

Questa narrazione serve a legittimare l’escalation militare, ma non aiuta a trovare soluzioni. La verità è che la Russia non è il nostro nemico e che l’unico obiettivo realistico dovrebbe essere quello di lavorare per una pace duratura.

Se l’Europa vuole avere un futuro indipendente, deve uscire dalla logica della guerra permanente e tornare a essere un attore diplomatico credibile. Non serve inviare altre armi e prolungare una guerra che già ha dissanguato l’Europa, serve costruire un dialogo che porti alla fine del conflitto.

Ecco perché è fondamentale ribadire, ancora una volta, con coraggio e lucidità:

LA RUSSIA NON È IL MIO NEMICO!

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