zelensky trump vance alla sala ovale feb2025

[SinistraInRete] Gianandrea Gaiani: Ucraina: con gli USA o con la Ue? Il dilemma dopo la rissa alla Casa Bianca

Rassegna 05/03/2025

 

Gianandrea Gaiani: Ucraina: con gli USA o con la Ue? Il dilemma dopo la rissa alla Casa Bianca

analisidifesa

Ucraina: con gli USA o con la Ue? Il dilemma dopo la rissa alla Casa Bianca

di Gianandrea Gaiani

1439637.jpgIl tragicomico epilogo della visita alla Casa Bianca del presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riaperto il dibattito in Europa e in Italia circa il posizionamento del governo italiano nel contesto del conflitto in Ucraina.

Da un lato gli USA di Donald Trump intenzionati a concludere il conflitto, ormai perduto sul campo dagli ucraini, per riprendere strette relazioni economiche e politiche con la Russia necessarie a gestire con successo altri scenari di crisi falla Cina all’Iran alla Crea del Nord, come abbiamo illustrato in un editoriale precedente.

Dall’altro un’Europa decisamente schierata a favore di una “pace giusta” in cui l’Ucraina non perda territori che vuol dire in concreto una guerra a oltranza che nessuno in Europa è disposto a combattere, che nessuna forza armata in Europa sarebbe in grado di sostenere, che nessuna nazione europea è in grado di sostenere con adeguate forniture militari all’Ucraina e che vede l’opinione pubblica in tutta Europa nettamente contraria.

A queste valutazioni aggiungiamo che sono ben poche le nazioni europee disposte a schierare proprie truppe i Ucraina (ipotesi su cui Mosca ha già posto il suo veto) senza il supporto di un’America determinata a sganciarsi da questo conflitto e dal confronto militare con Mosca.

 

La rissa

In questo contesto di alta tensione il dibattito nello Studio Ovale, cominciato in modo garbato e diplomatico ma poi degenerato, ha acceso le polveri, almeno a parole, anche in Europa.

“Abbiamo capito molte cose che non avremmo mai potuto capire senza una conversazione così tesa: ho stabilito che il presidente Zelensky non è pronto alla pace con il coinvolgimento statunitense”, ha scritto Trump su Truth Social, aggiungendo che Zelensky ha mancato di rispetto agli Usa e che “può tornare qui una volta che sarà pronto alla pace”.

Leggi tutto

Nico Maccentelli: Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è… demente

carmilla

Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è… demente

di Nico Maccentelli

KNDVIYFEIl cambio dei ceti dirigenti negli USA e l’avvento Trump, ha comportato un mutamento totale di strategia politica imperiale davanti al sopravanzare del multipolarismo, la crisi del dollaro e l’accelerazione di processi decolonizzazione come nel Sahel e la lunga guerra di logoramento tra imperialismo e bolivarismo in America Latina.

Se prima la Russia era stata considerata il demone da abbattere nella narrazione del giardino occidentale delle democrazie liberali di borrelliana espressione, e gli USA e i suoi vassalli erano al totale assalto della Federazione Russa sin dal golpe nazista di Euromaidan per smembrarla e accedere alle ingenti risorse interne, ora il trumpismo spera e pensa di contrastare il declino dell’impero americano e dell’egemonia della sua moneta tornando a una sorta di bipolarismo come ai tempi dell’URSS, nel tentativo di spezzare l’alleanza cino-russa, spegnendo il fronte est europeo per rivolgersi all’Indocina e all’Estremo Oriente, con la possibile escalation della crisi taiwanese.

Del resto il secondo nemico, i vassalli, su cui affermare l’egemonia è già stato sconfitto insieme all’Ucraina nella guerra con la Russia, che ha avuto un non meno importante risvolto interno: spezzare il legame con la Russia da parte della Germania, della locomotiva industriale europea. Cosa riuscita anche con mezzi terroristici e avvertimenti mafiosi come l’attentato al Nord Stream. Ma la sconfitta è a questo punto qualcosa di letale per la sopravvivenza dell’euroatlantismo e dell’Unione Europea stessa.

L’analisi sulla guerra in Europa, i rapporti di forza con la Russia, le contraddizioni interne al campo imperialista atlantista, il declino del progetto europeo in crisi irreversibile con questa guerra e con le accelerazioni di una crisi sociale e politica dovute all’economia di guerra: il viaggio neoliberista finale di un TINA che oggi risuona come campane a morto per l’UE stessa.

Leggi tutto

Francesco Farina: La concezione del processo economico di un economista dissenziente: il ‘circuito monetario’ di Augusto Graziani

augustograzianiblog

La concezione del processo economico di un economista dissenziente: il ‘circuito monetario’ di Augusto Graziani

di Francesco Farina*

F
FARINA ok.jpgLa mia frequentazione scientifica di Augusto Graziani ebbe inizio nelle aule del Centro di Specializzazione post-universitario di Portici, dove fui studente del corso di Microeconomia da lui tenuto. Nei decenni successivi le occasioni di incontro con lui sono state tante; il che mi ha consentito di seguire da vicino l’evoluzione del suo pensiero. Fin dai primissimi anni ’70, Graziani andava sviluppando un percorso scientifico di radicalizzazione della visione keynesiana dell’economia. Da giovanissimo economista, da un anno ‘contrattista quadriennale nel Dipartimento di Economia di Napoli, mi ero cimentato in un’interpretazione della dinamica economica italiana imperniata sui modelli keynesiani di lungo periodo (L’accumulazione in Italia (1959-1972), De Donato, Bari, 1976). Il distacco di Graziani dal modello macroeconomico tradizionale ebbe un impatto non solo in ambito teorico ma anche in quello dell’analisi economica applicata, influenzando in profondità la sua visione dello sviluppo economico italiano. Per me costituì un importante stimolo ad approfondire lo studio del pensiero di Keynes, andando oltre la visione neo-keynesiana di cui era impregnata la struttura analitica del mio libro. Mi sollecitò infatti a mettere in discussione la vulgata keynesiana, dedicandomi alla lettura diretta degli scritti di Keynes.

Non affrontai solo lo studio della Teoria generale – molto più arduo di quanto mi aspettassi – ma anche delle altre sue opere, che non avevano trovato accoglienza in quella ‘rilettura’ della sua visione macroeconomica – riduzionistica fino al travisamento – che fu il modello IS-LM. Parlo naturalmente innanzitutto del Trattato sulla moneta, e dello scritto Teoria monetaria della produzione, che contengono in nuce la convinzione che Keynes aveva coltivando negli anni ’30 dell’alterità di un’economia monetaria rispetto alla ‘neutralità della moneta’ della visione dell’economia contenuta nel modello di equilibrio economico generale; ma anche degli articoli del ’37 sul ruolo fondamentale del credito bancario nel finanziamento della produzione; e dei suoi lavori a cavallo fra storia, politica ed economia, come Le conseguenze economiche della pace, La riforma monetaria, Esortazioni e profezie, Lassez-faire e comunismo.

Leggi tutto

Elena Basile: Il partito della guerra

lafionda

Il partito della guerra

di Elena Basile

Lo spettacolo offerto alla stampa dall’incontro tra Zelensky e Trump sembra emblematico degli ultimi rantoli del mostro: il partito della guerra.

Domandiamoci chi guadagna da questo conflitto e avremo i primi schizzi, il profilo del mostro.

Cerchiamo al netto della propaganda di soffermarci sui dati. L’Ucraina è un Paese fallito che sopravvive grazie a fondi statunitensi ed europei. Non è una democrazia a meno che i vari editorialisti della stampa più letta non vogliano affermare che essa si concretizzi nell’abolizione dei partiti e della libertà di culto, nella legge marziale e nel posporre le elezioni presidenziali sine die. In tre anni di guerra ha perso territori, una generazione di ucraini e sei milioni di abitanti. I ragazzi si rompono le ossa pur di non andare al fronte. La resistenza ucraina è un mito passato sponsorizzato da una classe nazionalista e neonazista al potere di cui Zelensky è ostaggio.

Gli Stati Uniti hanno problemi economici notevoli che l’ingente piano di aiuti pubblici di Biden non ha risolto: il debito è al 136% del PIL, crescono inflazione, sacche di povertà ed emarginati (come i migranti), tra crisi industriale, perdita di infrastrutture a pezzi e di competitività. Due dati per comprendere il declino americano: la mortalità infantile che ha indici non comparabili a quella europea o di Cina e Russia; il numero di ingegneri che si laureano è inferiore a quello russo.

Leggi tutto

Redazione: “Stai giocando con la Terza Guerra Mondiale”. Trump azzera Zelensky

contropiano2

“Stai giocando con la Terza Guerra Mondiale”. Trump azzera Zelensky

di Redazione

L’acceso scontro verbale tra Trump, Zelensky e il vicepresidente Usa Vance all’interno dello Studio Ovale della Casa Bianca ha fatto saltare la conferenza stampa finale e anche la firma dell’accordo per lo sfruttamento dei minerali e delle terre rare ucraine da parte degli Usa, spingendo Trump a imporre addirittura di lasciare la Casa Bianca alla delegazione ucraina.

Lo scontro, con momenti ad altissima tensione davanti alle telecamere, è iniziato dopo che Zelensky ha contestato alcune delle affermazioni fatte dal vicepresidente statunitense Vance, il quale aveva rivendicato la decisione di Trump in merito all’avvio di una interlocuzione diplomatica con la Russia per porre fine alla guerra.

Dopo la contestazione di Zelensky, Vance ha affermato che “venire qui nello Studio Ovale a contestarci è una mancanza di rispetto: dovreste essere grati al presidente”. Il leader ucraino ha risposto ancora a Vance aggiungendo che “tutti hanno i loro problemi, anche voi: voi avete un oceano in mezzo e al momento non li sentite, ma li sentirete in futuro”.

A quel punto c’è stata una replica decisamente ruvida da parte di Trump verso Zelensky: “Non sei in una buona posizione: stai giocando con le vite di milioni di persone e con la Terza Guerra Mondiale. Ciò che stai facendo è molto irrispettoso nei confronti del Paese che vi ha aiutati più di chiunque altro”, ha affermato Trump alzando la voce.

Leggi tutto

Roberto Iannuzzi: Friedrich Merz, la Germania e il lento suicidio dell’Europa

intelligence for the people

Friedrich Merz, la Germania e il lento suicidio dell’Europa

di Roberto Iannuzzi

Merz, Macron e Starmer fanno paradossalmente il gioco di Trump, mentre l’aumento delle spese militari verrà utilizzato per giustificare ulteriori tagli ai servizi pubblici e allo stato sociale

Le elezioni tedesche si sono concluse più o meno come ci si attendeva.

Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto il miglior risultato della sua storia su scala nazionale (20,8%), ma a vincere con il 28,5% sono stati i cristiano-conservatori della CDU/CSU guidati da Friedrich Merz.

I partiti della coalizione di governo sono stati duramente puniti, con i socialdemocratici (SPD) del cancelliere Olaf Scholz che hanno strappato appena il 16,4%.

A sinistra, il partito di Sahra Wagenknecht (BSW) non è riuscito a entrare in parlamento per un soffio (4,97%).

Alla luce dell’elevato grado di insoddisfazione popolare nei confronti del governo Scholz, il conservatore Merz e il suo partito non hanno ottenuto un mandato forte, avendo guadagnato appena 4 punti percentuali.

Avendo escluso una partnership con l’AfD, la CDU/CSU sarà probabilmente costretta a formare una coalizione con lo sconfitto SPD, il quale venderà cara la pelle. Un allargamento ai Verdi non sembra all’ordine del giorno.

La Germania riflette una parte rilevante del panorama europeo. Le élite politiche tradizionali continuano ad arretrare, e a spostarsi verso destra, ma non mollano la presa.

Leggi tutto

Davide Malacaria: L’Europa ha dichiarato guerra a Trump: tragicomico

piccolenote

L’Europa ha dichiarato guerra a Trump: tragicomico

di Davide Malacaria

L’arresto di Georgescu è una dichiarazione di guerra a Trump. Rubio non riceve la Kallas e Trump annuncia dazi. Affondato anche il passo distensivo di Macron

Il fermo giudiziario del candidato alla presidenza della repubblica Calin Georgescu, al quale la procura ha intimato il pubblico silenzio, vietandogli di lasciare la Romania e usare i social, ha cambiato la natura della querelle romena.

In precedenza, quando è stato annullato il voto che l’aveva visto vincitore, si trattava di eliminare un elemento avverso alle prospettive delle élite europee, essendosi schierato contro la continuazione della guerra ucraina e altro.

Il suo arresto, tanto spettacolare quanto simbolico – è stato messo faccia al muro dalla polizia in mondovisione mentre andava a presentare la candidatura alle prossime elezioni – era tutt’altro.

 

Sabotare la pace ucraina e quella Usa-Ue

Si tratta, cioè, di un’aperta dichiarazione di guerra a Trump, il quale lo sosteneva, come si evince facilmente dalle prese di posizione dei membri della sua amministrazione prima dell’arresto, da Vance, che a Monaco aveva parlato dell’annullamento delle elezioni romene come esempio di deriva autoritaria del Vecchio Continente, a Musk, che più volte l’aveva elogiato.

Leggi tutto

Emiliano Brancaccio: Le condizioni economiche per l’Ucraina, è arrivato il conto

manifesto

Le condizioni economiche per l’Ucraina, è arrivato il conto

di Emiliano Brancaccio

Conflitto a est. La verità della trattativa è che gli Stati uniti e l’Europa insieme spolperanno quel paese nei decenni a venire pur di recuperare le loro spese militari

All’orrido affarista che alberga nella mente di Donald Trump va riconosciuto un involontario chiarimento: sta sgombrando il campo dalle banalizzazioni geopolitiche che hanno dominato il dibattito sulla guerra. E sta chiarendo che la pace si decide sugli interessi capitalistici in ballo e non solo tracciando la linea di confine della nuova Ucraina russificata.

L’avevamo detto in tempi non sospetti: il principale tavolo delle trattative sarà quello che fisserà le condizioni economiche per la pace. A quanto pare ci siamo arrivati. E purtroppo, come previsto, non è il tavolo che speravamo di vedere. Il caso dell’accaparramento delle terre rare dell’Ucraina è indicativo. Come ieri il manifesto riportava, Zelensky si è sgolato fino all’ultimo per ribadire che non avrebbe firmato nessuna cambiale agli alleati per ottenere le armi. Vero o falso che sia, ormai è vox clamantis in deserto.

Il grottesco siparietto alla Casa Bianca fra Macron e Trump lo dimostra. L’americano sostiene che le terre rare gli spettano perché l’aiuto degli Stati Uniti all’Ucraina, diversamente da quello europeo, non era coperto da garanzie. Il francese lo interrompe affermando che l’Ue vuole rivalersi non sull’Ucraina ma solo sui fondi russi congelati nei conti correnti europei. Ipotesi pretenziosa, un po’ come se alla Francia vincitrice della prima guerra mondiale avessero chiesto di pagare i debiti della Germania sconfitta.

Leggi tutto

Laura Ruggeri: L’effetto MAGA sulle relazioni USA-Cina: Cresce l’Ambiguità Strategica

lantidiplomatico

L’effetto MAGA sulle relazioni USA-Cina: Cresce l’Ambiguità Strategica

di Laura Ruggeri

La politica di “ambiguità strategica” degli Stati Uniti nei confronti della Cina, l’amministrazione Trump e l’incognita neocon

aeoianvnikkfQuattro anni fa, dopo l’insediamento dell’amministrazione Biden, avevo ipotizzato la probabile traiettoria della sua politica di contenimento della Cina in un lungo articolo intitolato Hybrid War on China (Guerra ibrida alla Cina), poi ripreso da un organo di stampa cinese. Sostenevo che gli Stati Uniti, di fronte all’emergere di un ordine mondiale multipolare, avrebbero cercato disperatamente di arrestare il declino della loro egemonia e perseguito una politica aggressiva basata sulla rigida affermazione dell’ideologia liberale. Vale a dire, avrebbe continuato a inquadrare la competizione con la Cina come una battaglia esistenziale tra democrazia e autoritarismo, anche se questa narrazione, e l’ideologia che la sostiene, stavano diventando delle armi spuntate: molte società avevano infatti sviluppato, o stavano sviluppando, anticorpi contro la promozione messianica del liberalismo occidentale. Oggi che l’amministrazione Biden è stata relegata nella pattumiera della storia occorre rivedere quell’analisi per tenere conto della spinta ideologica e delle ambizioni della nuova amministrazione e delle riforme che sta attuando.

Nella squadra di Trump coesistono punti di vista diversi nei confronti della Cina che rispecchiano i pregiudizi ideologici e gli interessi commerciali dei suoi consiglieri e sostenitori e ciò può spiegare la dissonanza che si nota tra le affermazioni del presidente e quelle di vari membri della sua amministrazione. Marco Rubio, Segretario di Stato di Trump, vede la Cina come un paese totalitario che rappresenta una minaccia per l’egemonia americana; gli fa eco Michael Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale, che inquadra la sfida cinese in termini ideologici ed esistenziali, e sottolinea le implicazioni a lungo termine dell’ascesa cinese. Al contrario, Elon Musk ammira i progressi tecnologici e industriali della Cina e si oppone a un disaccoppiamento economico, sostiene un approccio cooperativo piuttosto che conflittuale, e intende farsi mediatore tra Stati Uniti e Cina.

Leggi tutto

OttolinaTV: La guerra tra Deep State e Trump distruggerà l’Italia?

ottolinatv.png

La guerra tra Deep State e Trump distruggerà l’Italia?

di OttolinaTV

1754269.jpgL’Europa non esiste e non è un incidente. E’ stato fatto scientificamente: il grande piano del super-imperialismo USA secondo il quale al mondo doveva esistere un solo Paese sovrano (e, cioè, il loro) e tutto il resto dovevano essere semi-colonie, anche se più fedeli a Wall Street che non direttamente a Washington. Alcuni paesi del Sud globale gli hanno dato il due di picche e la nostra propaganda li chiama regimi autoritari. L’Europa, invece, autoritaria non è; anzi: non è e basta. E’ terra di scorribande, amministrazione coloniale per conto delle oligarchie finanziarie che, però, ora sono in guerra tra loro: le big three, da un lato, e la PayPal Mafia dall’altro. Trump nella sua amministrazione ha fatto il pieno di membri della seconda, ma non può rinunciare ai soldi della prima; in Germania domenica ha vinto un uomo di BlackRock e, come prima cosa, ha annunciato che per lui “la priorità è raggiungere l’indipendenza dagli USA”: intendeva dire che invece che fare da zerbino alla cricca che insedia la Casa Bianca, farà da zerbino a quella che (al momento) è rimasta fuori. Scegliere a chi fare da zerbino è l’unica sovranità che c’è rimasta; chi pagherà il costo di questa guerra lo sappiamo già: noi, il 99%. Che dovremo rinunciare a sanità e istruzione per fare l’unica cosa che, nel frattempo, tiene insieme le due fazioni in guerra: armare fino ai denti l’Europa per permettere all’impero, dopo il time break ucraino, di poter sperare di vincere la guerra contro il nemico comune, il Paese più sovrano del pianeta, l’unico che ha tutti gli strumenti per sfanculare Wall Street e vivere felice: la Repubblica Popolare di Cina. Se proprio devo fare dei sacrifici, preferirei farli per una causa migliore…

Togliere ai poveri per dare ai ricchi: la risoluzione di bilancio approvata per un soffio ieri dal Congresso USA, in estrema sintesi, può essere riassunta così; la buona notizia è che poteva pure andare peggio. Trump aveva promesso tagli fiscali che, secondo studi indipendenti, sarebbero arrivati a costare fino a 10 mila miliardi: la manovra approvata ne costerà 4,5. Insomma: sarà lotta di classe dei ricchi contro i poveri, ma meno feroce di quanto promesso da Re Donald; cosa l’ha spinto a darsi una calmata?

Leggi tutto

Paolo Lago: Le macchine della paura

carmilla

Le macchine della paura

di Paolo Lago

Fabio Malagnini, Horror ex machina. Intelligenze artificiali, robot e androidi nel cinema dell’orrore tecnologico, Odoya, Bologna, 2024, pp. 285, euro 22,00

fndosayurbvgfL’animazione di un oggetto inanimato, secondo Sigmund Freud, rientra nella categoria del “perturbante”, un concetto che si riallaccia a ciò che è spaventoso e che provoca orrore. Rifacendosi alla fiaba di Hoffmann dal titolo Il mago Sabbiolino, Freud afferma che desta particolare perturbamento “una bambola che sembra viva”1 e che “è perturbante in sommo grado il fatto che un oggetto inanimato, ritratto o bambola, acquisti vita propria”2. La bambola della fiaba di Hoffmann appare come un “automa”, cioè un essere che si muove da solo: se lì la spiegazione del movimento era puramente magica e soprannaturale, il movimento degli automi reali, realizzati a partire dal XVII secolo, era meccanico. Questi ultimi si potevano incontrare anche ai banchetti e alle feste delle corti barocche e settecentesche, esposti a fare bella mostra di sé: basta dare uno sguardo all’iperbolico banchetto di una corte tedesca ricostruito dalla fantasia di Federico Fellini in Il Casanova di Federico Fellini (1976), al quale partecipa uno stupefatto Giacomo Casanova. Qui, il celebre intellettuale e seduttore veneziano incontra una bambola meccanica che provoca in lui contemporaneamente attrazione e perturbamento e della quale finirà per innamorarsi.

Ma l’automa è anche e soprattutto portatore di orrore: non è un caso che il vampiro di Murnau, in Nosferatu. Una sinfonia dell’orrore (1922), emerga dal sepolcro e si muova quasi come una marionetta o un burattino, in modo meccanico, come un sonnambulo. Esseri sonnambulici, definiti “automi spirituali” e “mummie del pensiero” da Gilles Deleuze3 sono presenti d’altronde anche nel cinema di Dreyer, non a caso proprio in Vampyr – Il vampiro (1932). La figura dell’automa, nell’immaginario della fantascienza, si è evoluta poi nelle sembianze dell’androide, un essere meccanico dotato di una superiore intelligenza artificiale: è quest’ultima a sostituire, oggi, gli elementi magici, meravigliosi e demonici. Un cortocircuito di tematiche che, nella contemporaneità, esce dall’immaginario cinematografico e letterario per lambire la realtà: è da essa, in cui l’intelligenza artificiale si è ormai diffusa, che emergono gli spunti più inquietanti per un nuovo “orrore tecnologico”.

Leggi tutto

Giorgio Cremaschi: “Tutti a casa“

lantidiplomatico

“Tutti a casa“

Sulla stupidità dell’Europa nostalgica

di Giorgio Cremaschi

“Ahò i tedeschi se so alleati agli americani”, la magistrale battuta di Albero Sordi che interpreta lo spiazzamento totale dei militari italiani l’8 settembre del 1943, nel film di Luigi Comencini “Tutti a casa”, potrebbe oggi rappresentare lo sconcerto e lo stato confusionale dei liberaldemocratici e socialdemocratici europei di fronte alla prospettiva di pace in Ucraina.

Il loro mondo non c’è più. Dopo aver costruito tutta la loro politica nella collocazione euroatlantica, con il dogma della fedeltà assoluta agli Stati Uniti, come condizione per la crescita del potere dell’Unione Europea. Dopo aver condiviso con gli USA la marcia verso Est della NATO, la contrapposizione alla Russia e alla Cina, il colpo di stato in Ucraina del 2014, all’origine della guerra in quel paese, come sostengono dal loro punto di vista gli stessi ucraini.

Dopo aver innalzato la bandiera della guerra, della sconfitta della Russia e del rovesciamento di Putin, sempre assieme agli Stati Uniti. Dopo aver speso la UE a fianco di Israele, nonostante qualche dissociazione e con una montagna di ipocrisia. Dopo aver portato in recessione i propri paesi per i costi delle sanzioni e dell’economia di guerra. Dopo tutto questo impegno politico, ideologico, economico e militare, i leader e i loro giornalisti europei, fautori di quella che è stata chiamata la “maggioranza Ursula”, vedono crollare tutte le loro certezze nei comuni immarcescibili valori occidentali. All’Onu Israele vota contro l’Ucraina e gli USA stanno assieme alla Russia. E tutti sanno che è questo è solo l’inizio di un percorso che rovescia trent’anni di ciò che è stato l’europeismo occidentale.

Leggi tutto

Giovanni Dall’Orto: I servi sciocchi del sistema

acacciadiguai

I servi sciocchi del sistema

di Giovanni Dall’Orto

Una delle analisi che dovremo sviluppare in futuro riguarda il ruolo sociale che giocano i finanziamenti pubblici ai gruppi di “volontariato” nel “dare forma alla narrazione”, come dicono i postmodernisti.

La notizia che la soppressione dei finanziamenti da parte dell’USAID per decreto di Trump https://www.ilsussidiario.net/news/trump-congela-i-fondi-del-ned-le-accuse-usava-soldi-usa-per-destabilizzare-tutto-il-mondo/2801440/ ha portato al licenziamento di 60 dipendenti da Stonewall UK :

https://www.bbc.com/news/articles/c36we3pnxy6o

https://www.civilsociety.co.uk/news/stonewall-restructuring-following-usaid-freeze-with-up-to-half-of-roles-at-risk.html

https://www.thepinknews.com/2025/02/24/stonewall-charity-usaid-trump-musk-doge/

ossia il più potente gruppo LGBTQIA++ d’Europa, uno dei massimi promotori del transattivismo, pone domande intriganti.

Ora, solo un cervello “queer” può credere che tu possa ricevere finanziamenti dal governo statunitense ed essere al tempo stesso anti-sistema, alternativo e trasgressivo. Il governo Usa *è* il Sistema. E se il Sistema ti finanzia, vuol dire che tu stai facendo il suo gioco.

Ora, ogni Sistema ha bisogno di ottenere l’appoggio del ceto clericale, nel senso inglese del termine, che indica sia il ceto impiegatizio, sia quello che officia la religione, “oppio dei popoli”.

Leggi tutto

Alessio Mannino: Il caso Georgescu: la “democrazia” liberale non è democratica. E non lo è mai stata

lafionda

Il caso Georgescu: la “democrazia” liberale non è democratica. E non lo è mai stata

di Alessio Mannino

L’arresto di Călin Georgescu rappresenta il secondo tempo del golpe bianco in Romania. Dopo l’annullamento da parte della Corte Costituzionale delle presidenziali in cui veniva dato per vincitore, ora è la volta della Procura Generale, che ne ha ordinato il fermo mentre si recava a depositare la ricandidatura. Se l’invalidamento del secondo turno del voto era stato giustificato con motivazioni risibili (presunte ingerenze russe che gli avrebbero valso condizioni di favore dalla piattaforma TikTok), ora il leader sovranista dovrà difendersi da una lista lunga così di capi d’accusa, che vanno dall’incitamento all’odio pubblico alla costituzione di un’organizzazione fascista e xenofoba, fino alla falsificazione di dichiarazioni sui finanziamenti elettorali. Al di là del merito giudiziario tutto da verificare, è gravissimo in linea di principio, e sotto tutte le latitudini, che il candidato dell’opposizione finisca agli arresti in piena corsa. E questo al netto del giudizio politico sul suo programma e sulle sue idee. L’accaduto non può non indignare chi ha a cuore la democrazia. Purché ci intendiamo su cosa sia, questa benedetta democrazia.

Per farlo, bisogna fare un po’ di storia. La democrazia liberale, da sempre, è la formula con cui il liberalismo ha incorporato e addomesticato il principio democratico.

Leggi tutto

comidad: L’Europa in guerra non contro la Russia, ma contro i pensionati

comidad

L’Europa in guerra non contro la Russia, ma contro i pensionati

di comidad

Una svolta epocale non si nega a nessuno e sarebbe stato ingiusto escludere il neo-vicepresidente USA J.D. Vance dall’affollato club degli araldi di palingenesi. D’altra parte il famigerato discorso di Mattarella su Monaco e il discorso di Vance a Monaco hanno qualcosa in comune, e cioè la struttura retorico-narrativa del ”siamo stati troppo buoni”, che è più significativa e costante dei contenuti o dei pretesti contingenti. Mattarella ha detto che nel 1938 a Monaco gli anglo-francesi si erano fidati ed il Terzo Reich si era approfittato di tanta ingenua disponibilità. Vance ha raccontato a sua volta che gli USA hanno finanziato l’Europa ma, nonostante tanta generosità, l’ingrata EU si è allontanata dai valori comuni, tanto da mettere addirittura in discussione la mitica “democrazia”. Vance ha comunque ammonito che ora “c’è un nuovo sceriffo in città”; solo che anche questa barzelletta è vecchia, e infatti sui luoghi di lavoro viene propinata a ogni arrivo di un nuovo “manager”.

Sinora l’amministrazione Trump si è mossa soprattutto sul piano delle pubbliche relazioni cercando di vendere alla sua opinione pubblica una eventuale ritirata dall’Ucraina come un proprio successo e una sconfitta della sola Europa. L’avvio del negoziato con la Russia viene attualmente fatto oggetto dello stesso tipo di pensiero magico con il quale è stata trattata la questione della guerra.

Leggi tutto

Barbara Spinelli: Come salvare Kiev dopo la sconfitta

barbaraspinelli

Come salvare Kiev dopo la sconfitta

di Barbara Spinelli

Prima di accusare Giuseppe Conte di tradimento dei valori occidentali, e di sottomissione a Trump e alle estreme destre, converrebbe analizzare l’andamento della guerra in Ucraina negli ultimi tre anni e chiedersi come mai l’illusione di una vittoria di Kiev sia durata così a lungo e apparentemente duri ancora.

Come mai non ci sia alcun ripensamento, nella Commissione UE e nel Parlamento europeo, sulla strategia di Zelensky e sull’efficacia del sostegno militare a Kiev. La prossima consegna di armi, scrive il «Financial Times», dovrebbe ammontare a 20 miliardi di dollari.

Non è solo Conte a dire che Trump e i suoi ministri smascherano un’illusione costata centinaia di migliaia di morti ucraini oltre che russi: l’illusione che Kiev potesse vincere la guerra, e che per vincerla bastasse bloccare ogni negoziato con Putin e addirittura vietarlo, come decretato da Zelensky il 4 ottobre 2022, otto mesi dopo l’invasione russa e sette dopo un accordo russo-ucraino silurato da Londra e Washington.

Smascherando illusioni e propaganda, Trump prende atto dell’unica cosa che conta: non la politica del più forte, come affermano tanti commentatori, ma la realtà ineluttabile dei rapporti di forza. Realtà dolorosa, ma meno dolorosa di una guerra che protraendosi metterebbe fine all’Ucraina.

Leggi tutto

  

Sharing - Condividi