Forum Italiano dei Comunisti – 25/07/2025
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La domanda che ci viene spesso fatta a commento dei nostri editoriali è la seguente: va bene ciò che scrivete, ma come si affronta la situazione?
In questa domanda si avverte la necessità di uscire dalle parole e misurarsi con i problemi che la situazione pone. Noi ci sforziamo di rispondere non solo dicendo che il Forum è nato per dare a questi problemi una risposta collettiva, ma anche cercando di indicare un percorso da cui scaturiscono le due necessità che stanno in relazione dialettica di fronte a noi e che non possono essere affrontate separatamente: da una parte l’esigenza di creare lo strumento strategico che indichi l’orizzonte dei comunisti, cioè il partito, dall’altra la necessità di far vivere questa esigenza dentro la realtà quotidiana per evitare che il progetto diventi pura utopia.
Sulla questione dell’organizzazione abbiamo posto al centro della riflessione il fatto che ci troviamo sostanzialmente in uno stato primario dove residui di vecchie concezioni convivono con una diaspora di posizioni che non sono arrivate a una sintesi adeguata. Da qui la proposta del Forum di un confronto non fatto di parole ma di un’analisi concreta della situazione concreta da cui possa scaturire una risposta valida: il partito come guida all’azione.
In modo particolare bisogna uscire da una dimensione astratta della lotta politica e saper individuare invece la prospettiva storica in cui questa lotta si sviluppa. E’ questo che lega i due punti dialettici di cui sopra, che vanno tenuti sempre presenti.
Riferendoci alla situazione attuale, si tratta di capire in particolare la strada da imboccare partendo dalle forze effettivamente in movimento e cercando di indirizzarle in modo da condizionare l’avversario e costringerlo sulla difensiva su una serie di questioni che vanno dalla guerra, alla condizione dei lavoratori, alla gestione democratica dei rapporti sociali basata sui diritti costituzionali. Si tratta cioè della piattaforma che auspichiamo di un fronte costituzionale che si batta contro la destra e contro il liberismo che caratterizza un settore ben determinato della sinistra imperialista.
E’ questa la prospettiva che i comunisti devono imboccare oggi?
Oppure bisogna aver timore di parlare di questa prospettiva perchè ritenuta troppo arretrata?
Per rispondere a questo interrogativo bisogna tener conto di due elementi:
a) il processo storico che ha caratterizzato l’Italia dal 1943;
b) lo stato dei rapporti di forza oggi tra forze reazionarie e forze progressiste nonché la natura di queste ultime.
Prima questione: perchè ci riferiamo al processo storico iniziato nel 1943?
La crisi del PCI e la sua liquidazione hanno alterato profondamente il processo storico iniziato con la fine del regime fascista e con la nascita di quel protagonismo dei comunisti che stava condizionando il quadro istituzionale e i termini dello scontro di classe e trovava nella Costituzione repubblicana il suo punto avanzato. Il fatto però che il PCI si sia suicidato per il tradimento dei suoi dirigenti non ha cancellato il dato strutturale con cui il conflitto e le sue modalità si erano andate configurando nella società italiana dal dopoguerra. Sia la storia del PCI che i rapporti sociali usciti dalla sconfitta del fascismo hanno continuato a vivere nella memoria storica degli italiani.
Purtroppo, invece di ripartire da questo dato, una cultura improvvisata e radicaleggiante si è sovrapposta al dibattito sulle condizioni di una ripresa che tenesse conto sia della storia che della nuova fase.
La proposta che noi facciamo oggi di un fronte politico costituzionale si incrocia dunque con una prospettiva che viene da lontano e tiene conto anche della dinamica delle contraddizioni odierne e dei livelli di conflittualità che concretamente si esprimono nella società italiana.
Non c’è dubbio, a questo riguardo, che una rappresentazione schematica e ideologica impedisce di cogliere i veri punti di forza in grado di contrapporsi alla destra e ai suoi propositi. Alle porte non abbiamo la ripresa di un sommovimento sociale profondo orientato a sinistra, al contrario l’astensionismo e la presa della destra anche su settori operai rendono debole uno schema classico di risposta di classe all’esistente.
La resistenza alla destra è fatta di un variegato fronte di forze, fatta di movimenti di opinione democratica e di forze istituzionali rappresentate in parlamento da cui dipende o meno l’ulteriore avanzata del partito della guerra, basato sul liberismo e sulla repressione del dissenso.
Se dunque i comunisti vogliono modificare la situazione devono misurarsi con il livello reale delle contraddizioni e saper unire le forze in campo a partire dalle loro caratteristiche, per arrivare laddove si può arrivare e stabilire una solida linea di resistenza.

