Forum Italiano dei Comunisti – 24/08/2025
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I COMUNISTI E LE GUERRE
PER UN IMPEGNO COMMISURATO ALLA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE
LOTTARE PER IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE
E CONTRO L’EUROPA DEL RIARMO E DELL’INTERVENTISMO
I comunisti sono nati nel fuoco della guerra imperialista della prima guerra mondiale e hanno fatto di quello scontro il fulcro della loro strategia.
Successivamente, con lo scatenamento negli anni trenta delle guerre nazifasciste, ancora una volta i comunisti si dovettero porre il problema di come affrontare la situazione e la definirono nel 1935 col VII congresso dell’Internazionale, quello dei fronti popolari, gestito da Dimitrov e Togliatti. Sappiamo come è finita: con la bandiera rossa issata sul Reichstag.
Oggi, in una situazione profondamente diversa, in cui c’è Putin e non l’URSS e una Cina che avanza con una strategia soft, anche se determinata, ai comunisti spetta nuovamente il compito di ridefinire una strategia contro la guerra tenendo conto delle circostanze e di dare, nel nuovo contesto, un apporto determinante nella lotta contro i fautori delle guerre.
L’Europa, e ovviamente l’Italia, sono oggi un banco di prova fondamentale per la capacità dei comunisti di condizionare la situazione. Il nostro continente infatti è diventato, con la guerra in Ucraina, il centro delle più torbide manovre di guerra contro la Russia, a cui non si perdona l’indipendenza dal circuito imperialista occidentale.
Ora la prima linea del fronte imperialista è tenuta dall’Ucraina di Zelensky, ma già si intravede un tessuto continentale a guida NATO in cui armamenti, strategie, organizzazione delle forze per un confronto militare più ampio sono all’ordine del giorno.
Come siamo preparati a questi eventi? Quali sono le scelte da fare e gli orientamenti da seguire? Apriamo una discussione su questo e cerchiamo di definire gli obiettivi principali da raggiungere e dare così ai comunisti un ruolo effettivo.
Due ci sembrano le priorità di questa fase rispetto alle guerre in corso:
Sulla Palestina. L’immane tragedia che il popolo palestinese sta vivendo non sembra trovare freni. Non solo perchè essa avviene con la copertura di Trump, ma anche perchè ai moniti tardivi e più o meno sinceri che vengono da una serie di paesi occidentali non fa seguito nessuna misura concreta e a coprire le responsabilità dei nazisionisti c’è il silenzio anche dei paesi arabi moderati e filoamericani, tra cui spiccano Giordania e Egitto.
La domanda che tutti noi ci facciamo è: come rendere efficace la solidarietà coi palestinesi che pur si manifesta tutti i giorni in tante iniziative? Noi pensiamo, nel contesto di tutte le questioni aperte in Medio Oriente, che il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell’Italia sia un elemento che tende a frenare il raggiungimento dell’obiettivo principale dei sionisti che è quello di cancellare dalle mappe la Palestina. Per questo ci sembra che l’iniziativa presa da un folto gruppo di ex diplomatici italiani per il riconoscimento dello Stato palestinese sia importante, ma non avrà efficacia se non sarà accompagnata da una costante mobilitazione contro il governo Meloni che si è rifiutato di fare questo passo.
Riarmo e guerra in Europa. Il secondo obiettivo concreto che sta di fronte a noi è la lotta contro la corsa al riarmo e la costruzione di un fronte di guerra contro la Russia da parte della NATO. Da comunisti dobbiamo assumerci l’impegno non solo di combattere i governi e i poteri che, dopo aver creato le condizioni della guerra, la stanno ulteriormente alimentando, ma anche di contrastare l’ideologia imperialista antirussa che la sottende. La Russia come nemico serve ad alimentare una propaganda funzionale a portare i popoli al massacro.
I 100 miliardi ulteriori per alimentare la guerra in Ucraina, la spesa militare al 5% del PIL imposta da Trump, l’ipotesi di truppe NATO sul terreno della guerra e la minaccia di sua ulteriore espansione impongono che il movimento per la pace sia permanente e unito. Per questo non bastano le dichiarazioni di principio, ma bisogna che il movimento si dia una struttura solida e permanente.
Alcuni esempi importanti di mobilitazione li abbiamo finalmente avuti negli ultimi mesi con la manifestazione dei 100.000 dei 5 Stelle contro il riarmo del 5 aprile, la grande manifestazione per Gaza del 7 giugno e quella contro l’Europa della guerra del 21 giugno.
Bisogna insistere e unire, questo è il compito dei comunisti.
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L’Italia riconosca lo Stato di Palestina

Nell’attuale tragica situazione del popolo palestinese il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dei paesi che ancora non l’hanno fatto non rappresenta un atto simbolico, ma un ostacolo sulla strada della “soluzione finale” che i sionisti e i loro complici stanno cercando di imporre.
Il governo Meloni però persevera in un netto rifiuto sulla base di motivazioni risibili. Per questo riteniamo importante sostenere l’iniziativa promossa da 70 ambasciatori italiani, firmando la lettera aperta che hanno indirizzato alla presidente del Consiglio e che è già molto vicina a 60.000 firme. Per farlo si può andare [ ]. Soprattutto è importante accompagnare la raccolta delle firme con una mobilitazione permanente.
Per firmare vai alla pagina dell’appello sottostante su change.org:
Oppure condividi con https://chng.it/jz9fYYX8th
70 Ambasciatori a Giorgia Meloni:
Fermare Netanyahu, Riconoscere la Palestina ora!
Il problema
Noi Ambasciatori d’Italia, non più in servizio, abbiamo inviato il 27 luglio 2025 la seguente lettera aperta alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sull’adozione di misure nei confronti di Israele e sul riconoscimento dello Stato di Palestina. Analoga iniziativa hanno assunto autonomamente ex-Ambasciatori dell’Unione Europea verso i vertici di Bruxelles, come pure ex-Ambasciatori di Regno Unito, Germania e Francia. I lunghi anni spesi nel servizio diplomatico, tenendo fede alla causa della pace e del dialogo, nello spirito dell’articolo 11 della costituzione repubblicana, ci hanno spinti a rivolgere questo appello, non potendo rimanere in silenzio ed inerti dinanzi alla sistematica negazione in atto da parte del governo israeliano di tutto quello in cui abbiamo creduto e per cui abbiamo svolto la professione diplomatica. Coloro che vogliono sostenere questa iniziativa possono aggiungere la loro firma alla nostra per rafforzarne l’efficacia.
Lettera aperta alla Presidente del Consiglio dei ministri, On. Giorgia Meloni
Signora Presidente del Consiglio,
ci sono momenti nella storia in cui non sono più possibili ambiguità né collocazioni intermedie. Questo momento è giunto per Gaza. Ormai da molti mesi non ci sono più giustificazioni possibili o argomentazioni convincenti sulla condotta delle operazioni militari israeliane a Gaza. Gli esecrabili attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 non hanno più alcuna relazione, né quantitativa né qualitativa, con l’orrore perpetrato nella Striscia da Israele nei confronti della stragrande maggioranza di civili inermi, che non ha nulla a che vedere con il diritto di Israele all’autodifesa e che non è affatto improprio qualificare in termini di pulizia etnica, mentre la Corte Internazionale di Giustizia esamina gli estremi del genocidio.
Le flagranti violazioni dei diritti umani e della dignità delle persone, che non risparmiano bambini, donne, anziani, ammalati, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra, la costante inosservanza della legalità internazionale e del diritto umanitario – di cui il governo israeliano, come avviene per tutti i governi, dovrà rispondere – minano le stesse fondamenta della comunità internazionale e cancellano conquiste etiche maturate in decenni di consuetudini internazionali.
Le inaccettabili restrizioni per l’accesso umanitario a Gaza, la riduzione a livelli minimi inammissibili, senza reali alternative, delle attività delle organizzazioni internazionali a favore di una sedicente fondazione umanitaria, stanno provocando migliaia di nuove vittime innocenti, che si aggiungono alle decine di migliaia già provocate dai massicci e indiscriminati bombardamenti israeliani in tutta la Striscia. In questi mesi abbiamo assistito a incessanti spostamenti forzati di popolazione da una parte all’altra della Striscia senza che ci fossero delle reali zone di protezione internazionale. Tutto ciò è avvenuto mentre tutte le infrastrutture di Gaza, necessarie anche solo alla sopravvivenza della popolazione, sono state sistematicamente distrutte, a cominciare dagli ospedali, per continuare con le scuole, le università, gli stessi campi profughi.
Dinanzi a tutto ciò, non servono più le dichiarazioni, pur necessarie, come quella firmata da 30 Ministri degli Esteri (ed una Commissaria UE) il 21 luglio 2025, a cui l’Italia meritoriamente si è unita. Servono gesti politico-diplomatici concreti ed efficaci.
Dinanzi al ripetersi di eccidi e massacri di civili, chiediamo al Governo di adottare comportamenti conseguenti, in particolare i seguenti:
- sospendere ogni rapporto e cooperazione, di qualunque natura, nel settore militare e della difesa con Israele;
- sostenere in sede UE e nazionale ogni iniziativa che preveda sanzioni individuali (restrizioni agli spostamenti internazionali e congelamento delle attività economico-finanziare e dei patrimoni) nei confronti dei Ministri israeliani – come Smotrich e Ben G’vir – che incoraggiano e appoggiano il moltiplicarsi degli insediamenti illegali e le violenze dei coloni in Cisgiordania;
- unirsi al consenso europeo per la sospensione temporanea dell’Accordo di associazione tra Israele e l’Unione Europea.
L’iniziativa da assumere con urgenza, di altissimo significato politico e tutt’altro che meramente simbolica, è l’immediato riconoscimento nazionale dello Stato di Palestina, dopo la Conferenza internazionale sull’attuazione della soluzione e due Stati, e in vista dell’ottantesima Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si tiene a New York nel settembre del 2025. Chiediamo al governo di ripensarci. Questa decisione confermerebbe che da parte italiana la prospettiva di “due popoli, due Stati” non è solo uno slogan privo di senso compiuto e di qualunque credibilità, ma che si tratta di un percorso negoziale da riprendere immediatamente. Le relazioni con Israele devono essere strettamente condizionate a questa prospettiva. L’eventuale annessione in tutto o in parte dei Territori palestinesi, ad esempio, dovrebbe comportare la radicale revisione delle relazioni diplomatiche con Israele.
Signora Presidente del Consiglio, i lunghi anni spesi nel servizio diplomatico, tenendo fede alla causa della pace e del dialogo, nello spirito dell’articolo 11 della Costituzione repubblicana, ci hanno spinto a rivolgerle questo appello, non potendo rimanere in silenzio ed inerti dinanzi alla sistematica negazione in atto da parte del governo israeliano di tutto quello in cui abbiamo creduto e per cui abbiamo svolto la professione diplomatica.
Roma, 27 luglio 2025
Primi firmatari in ordine alfabetico:
Aldo Amati, Achille Amerio, Lorenzo Angeloni, Antonio Armellini, Marco Baccin, Antonio Badini, Luciano Barillaro, Piero Benassi, Mario Boffo, Alberto Bradanini, Giovanni Brauzzi, Sergio Busetto, Rocco Cangelosi, Francesco Caruso, Ino Cassini, Guido Cerboni, Rosanna Coniglio, Fabio Cristiani, Antonio D’Andria, Gabriele De Ceglie, Anna Della Croce, Vincenzo De Luca, Enrico De Maio, Paolo De Nicolo, Roberto Di Leo, Pasquale Ferrara, Giovanni Ferrero, Luca Fornari, Fernando Gentilini, Giovanni Germano, Gianni Ghisi, Michele Giacomelli, Luca Giansanti, Franco Giordano, Gherardo La Francesca, Guido La Tella, Massimo Leggeri, Maurizio Lo Re, Liana Marolla, Roberto Mazzotta, Maurizio Melani, Andrea Meloni, Gabriele Menegatti, Elio Menzione, Sergio Mercuri, Laura Mirachian, Franco Mistretta, Giuseppe Mistretta, Enrico Nardi, Ferdinando Nelli Feroci, Claudio Pacifico, Angelo Persiani, Michelangelo Pipan, Natalia Quintavalle, Cesare Ragaglini, Cristina Ravaglia, Giancarlo Riccio, Giacomo Sanfelice, Lucio Alberto Savoia, Gianpaolo Scarante, Pietro Sebastiani, Paolo Serpi, Stefano Starace Janfolla, Stefano Stefanini, Vittorio Surdo, Antonio Tarelli, Franco Tempesta, Pasquale Quito Terracciano, Carlo Trezza, Raffaele Trombetta, Raniero Vanni d’Archirafi, Gianfranco Varvesi, Gianni Veltroni
Hanno aderito inoltre: Giuseppe Cucchi, Gian Giacomo Migone, Elena Sciso

