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Giuristi internazionali chiedono l’uso della forza armata contro Israele

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Giuseppe Salamone – 26/08/2025

https://giuseppesalamone.substack.com/p/netanyahu-si-dice-rammaricato-ma

 

Oggi la propaganda ufficiale ci ha servito il solito menù nauseante. Dopo l’attacco all’ospedale Nasser di Khan Younis – oltre 20 morti, tra cui cinque giornalisti – la stampa di regime ha subito rilanciato tre “notizie”:

  1. Netanyahu è rammaricato. Poverino, ci tiene a dirci che si è trattato di un incidente. Come se fosse la prima volta che ospedali, scuole, ambulanze vengono centrati “per sbaglio”.
  2. Israele indagherà. Tradotto: il boia farà l’inchiesta sul proprio delitto.
  3. La guerra è solo contro Hamas. Peccato che sotto le macerie continuino a finire medici, bambini, giornalisti, civili.

La dichiarazione di Netanyahu è un insulto all’intelligenza:

“Israele si rammarica profondamente per il tragico incidente avvenuto oggi all’ospedale Nasser di Gaza… La nostra guerra è contro i terroristi di Hamas. I nostri obiettivi legittimi sono sconfiggere Hamas e riportare a casa i nostri ostaggi.”

Se fosse un copione, sarebbe sempre lo stesso: rammarico, incidente, indagine. Intanto i morti aumentano.


 

A Istanbul si parla chiaro:

Mentre qui ci raccontano favole, dall’altra parte del Mediterraneo giuristi internazionali di peso – riuniti a Istanbul – chiedono all’ONU un intervento armato immediato per fermare Israele.

Il Tribunale per Gaza, nella sua dichiarazione d’emergenza, parla senza giri di parole della “fase più letale del genocidio”.

A guidare la conferenza stampa c’era Richard Falk, professore emerito di diritto internazionale a Princeton, già relatore speciale ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi. Falk non ha usato mezzi termini:

  • Bisogna bypassare il Consiglio di Sicurezza, ostaggio dei veti USA, e restituire all’Assemblea Generale il potere di agire, grazie alla risoluzione Uniting for Peace del 1950.
  • Non bastano più “condanne verbali”: serve intervento armato, embargo sulle armi, sanzioni, proprio come avvenne contro l’apartheid sudafricano.
  • Il mondo non può più dire “non sapevamo”: stavolta il genocidio avviene in diretta streaming, sotto gli occhi di tutti.

Le sue parole bruciano:

“Gli occhi e le orecchie del mondo sono stati esposti, come mai prima d’ora, alla trasparenza di un genocidio compiuto in tempo reale. È una sfida per la nostra umanità.”


L’ipocrisia occidentale

Qui da noi, intanto, silenzio tombale.
Nessun TG ha aperto con la conferenza di Istanbul. Nessuna prima pagina. Solo il solito disco rotto: “Hamas” e “ostaggi”, due parole usate come lasciapassare per giustificare ogni crimine.

È la complicità delle democrazie occidentali di cui parla Falk: governi che chiudono gli occhi, vendono armi e poi si fingono difensori dei “diritti umani”.


Un genocidio trasmesso in HD

La vera differenza con il passato è che oggi nessuno può dire di non sapere.
Ogni giorno immagini, video, testimonianze ci sbattono in faccia ospedali rasi al suolo, bambini estratti dalle macerie, giornalisti uccisi con i loro taccuini ancora in mano.

Se l’ONU resterà paralizzata, se i governi continueranno a tacere, sarà ricordato come lo storico fallimento dell’umanità.


La domanda finale

Quando i libri di storia parleranno di Gaza, cosa resterà?

  • Le frasi di circostanza di Netanyahu, con il suo “rammarico”?
  • Le complicità dei governi occidentali?
  • O la vergogna di un mondo che ha assistito muto a un genocidio in diretta?

Richard Falk lo ha detto chiaramente: la posta in gioco non è solo Gaza, è la nostra stessa umanità.


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