Testimoni e sopravvissuti alla Shoa paragonano le sofferenze dei palestinesi a quelle degli ebrei

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Ci sono testimoni e sopravvissuti alla Shoah (esattamente come la senatrice Segre) che parlano così. Sarebbe il caso di ascoltare anche loro. Oppure anche loro sono antisemiti?

 

Alessandro Di Battista – 30/08/2025

https://alessandrodibattista.substack.com/p/sono-anche-loro-antisemiti

 

Norman Finkelstein è uno storico, un politologo e un attivista statunitense. Norman Finkelstein è ebreo ed è figlio di due sopravvissuti all’orrore del ghetto di Varsavia e al campo di concentramento di Auschwitz. Nel 2000 ha avuto il coraggio di scrivere “L’industria dell’Olocausto: Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei”, un libro sullo sfruttamento della tragedia della Shoah per fini politici.

Alcuni mesi fa ha scritto questo sul progetto sionista per Gaza: “Questo progetto ha preso tre forme: primo, realizzare una pulizia etnica; secondo, rendere Gaza invivibile, non solo nel futuro prossimo, ma per molto tempo a venire; terzo, attuare un genocidio vero e proprio. Quindi, l’elemento Gaza è andato secondo i piani. Ora Gaza è invivibile. C’è ancora una catastrofe umanitaria in corso, ma anche se fosse risolta — cioè anche se entrassero aiuti in quantità massiccia — non cambierebbe il fatto che Gaza non esiste più. Gaza è scomparsa. Il 90% delle abitazioni è stato distrutto, più della metà degli ospedali non esiste più, oltre metà delle università è scomparsa, le terre coltivabili a Est di Gaza sono state devastate. Non c’è più nulla: i sistemi fognari, l’acqua, tutto distrutto. Hanno quindi raggiunto il loro primo obiettivo. A proposito, penso che l’idea secondo cui l’obiettivo fosse smantellare Hamas sia del tutto ridicola. Non è mai stata questione di Hamas. La questione è sempre stata trovare una “soluzione finale” per Gaza”.

L’altro ieri ha paragonato le sofferenze dei palestinesi della Striscia a quelle degli ebrei nei campi di concentramento nazisti: “Il cibo a Gaza viene distribuito come veniva distribuito nei campi di concentramento nazisti. I palestinesi prima vengono ridotti a topi in cerca di cibo e poi gli israeliani sparano loro addosso”.

Stephen Kapos è un ebreo ungherese di 87 anni. Nel 1944 venne separato dalla sua famiglia dai nazisti. Riuscì a salvarsi mentre gran parte della sua famiglia venne sterminata nei campi di concentramento. È un testimone della Shoah. Il 25 marzo scorso ha scritto un articolo pubblicato su Al Jazeera per denunciare il fatto di essere stato interrogato dalla polizia britannica per essersi schierato contro il genocidio in corso in Palestina.

“Sono un sopravvissuto all’Olocausto. La polizia britannica mi ha interrogato per aver protestato contro il genocidio. È fondamentale che tutti noi in Gran Bretagna ci esprimiamo ora contro la complicità del nostro governo nel genocidio israeliano”.

E ancora: “Da oltre un anno è chiaro che il piano di Israele è quello di distruggere la società palestinese a Gaza per costringere il maggior numero possibile di persone ad andarsene. Questa politica presenta molte differenze rispetto al piano della Germania nazista di distruggere la società ebraica in Europa, ma presenta anche molte somiglianze. Ecco perché, come sopravvissuto all’Olocausto, mi sono sentito in dovere di partecipare a diverse proteste pro-Palestina a Londra”.

Alcuni giorni fa è stato intervistato dalla BBC e ha detto: “Nel giugno 1944 400.000 ebrei ungheresi vennero deportati ad Auschwitz e in pochi tornarono. Nell’ottobre del 1944 mi sono dovuto nascondere perché in quel tempo i gruppi fascisti alternativi e il Partito della Croce Frecciata presero il potere. Avevano milizie che saccheggiavano e che andavano a caccia di ebrei a Budapest. Vedere quello che accade a Gaza è assolutamente atroce e per molti aspetti le sofferenze dei palestinesi ricordano le sofferenze che abbiamo subito lì”.

Poi ha parlato della posizione ufficiale del Labour Party (quello del premier Starmer) in Gran Bretagna.

“Per quel che so, la posizione ufficiale dei laburisti, di Starmer perlomeno, sul genocidio è attendere le decisioni dei tribunali internazionali prima di chiamare genocidio quel che sta avvenendo a Gaza. Ma questo significa aspettare anni e con questo approccio non si potrà fermare mai il genocidio, perché usciranno fuori le sentenze ufficiali quando il genocidio sarà concluso”.

Infine ha parlato del sionismo: “Io non sono sionista. Non mi sono mai identificato particolarmente con lo Stato di Israele. Vengo da un ambiente ebreo laico. In Ungheria il sionismo non è mai stato molto forte. Era prevalente la nostra intenzione di integrarci nella società, non di andare in Israele. Infatti in Ungheria i sionisti erano minoritari e considerati estremisti”.

Ci sono testimoni e sopravvissuti alla Shoah (esattamente come la senatrice Segre) che parlano così. Sarebbe il caso di ascoltare anche loro. Oppure anche loro sono antisemiti?


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