Forum Italiano dei Comunisti – 01/09/2025
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Un passo avanti verso una prospettiva comune
Giuseppe Amata sul comunicato congiunto PCI – Forum Italiano dei Comunisti
Il comunicato congiunto del 31 luglio 2025 firmato dal PCI e dal Forum dei Comunisti come corollario di una serie di incontri deve meritare grande attenzione da parte dei militanti comunisti che si riconoscano o meno in qualche organizzazione che si definisce comunista.
Elenco i punti salienti del comunicato che mi sollecitano alcune brevi riflessioni.
1. “Rimarcando ll comune impegno volto alla ricostruzione del partito comunista, sulla base della cultura politica che ha caratterizzato i comunisti italiani e in considerazione delle condizioni date, il PCI ed il Forum Italiano dei Comunisti hanno sottolineato la necessità di promuovere diverse iniziative, aperte a molteplici contributi”. Diventa quindi preminente la ricostruzione del Partito comunista. A mio modesto avviso però occorre approfondire il discorso sulla cultura comunista nei due aspetti: a) la cultura del vecchio PCI che sin dalla fondazione ai primi anni cinquanta, indipendentemente da qualche errore tattico, rimase saldamente ancorata al marxismo leninismo e quindi si è manifestata correttamente in ogni settore (letteratura, teatro, cinema, arti figurative, ecc.), mentre successivamente il tarlo revisionista introdotto dal XX Congresso del PCUS e per certi aspetti anche dall’VIII Congresso del PCI si è diffuso lentamente dall’ideologia ad ogni aspetto della vita culturale, tanto che negli anni Ottanta la natura sociale del Partito è cambiata (i quadri erano quasi tutti elementi della piccola e media borghesia), come pure l’oggetto sociale (il fine del Partito non era più la realizzazione del socialismo, anche se attraverso fasi di transizione, come ad esempio la democrazia progressiva di Togliatti, ma la realizzazione della democrazia “come valore universale”, scambiando il metodo democratico per formazione sociale) e ovviamente l’ideologia marxista leninista era stata separata e abbandonata lasciando agli studiosi del Partito la ricerca individuale sui contributi apportati alla storia sociale da alcuni personaggi come Marx, Engels, Lenin – Stalin no perché “dittatore sanguinario”, Mao nemmeno perché “rivoluzionario nazionalista”, ecc.; b) dopo lo scioglimento del PCI e la dissoluzione dell’URSS anche tra quanti siamo rimasti comunisti non si può dire che sia stata elaborata una ideologia e una cultura consolidata da poter consegnare alle nuove generazioni. Abbiamo profuso tanto impegno, ma molto resta da fare perché alle nuove generazioni sono state propinate con la libertà di movimento nel viaggiare ma non di azione sociale (subito repressa!) il feticcio della UE mistificata come società multinazionale, in realtà società delle multinazionali (dalle banche alle assicurazioni, dalle auto all’energia, dalla farmaceutica alle armi), predisposta ad entrare in guerra a fianco dell’Ucraina contro la Russia.
2. Le iniziative unitarie elencate nel Comunicato sono da parte mia condivisibili, in linea generale la proposta di costruire un Fronte democratico costituzionale contro la politica di guerra della UE in generale e del governo italiano in particolare e ovviamente contro il tentativo dell’imperialismo americano di difendere il mondo unipolare imposto dopo la dissoluzione dell’URSS e che ora sta crollando grazie alla forza economica, politica e militare della Cina, della Russia e dei Paesi BRICS+. Ritengo però che tale proposta possa andare avanti e acquistare forza e non rimanere soltanto proposizione, soltanto se i comunisti sparsi in tante piccole organizzazioni si uniscono sulla base non di una sommatoria numerica ma di una linea ideologica, politica e organizzativa che occorre sviluppare. In tal senso ritengo gli incontri PCI – Forum Italiano dei comunisti un importante passo avanti per la ricostruzione del Partito comunista.

