Rassegna 28/09/2025

Alessandra Ciattini: La politica contraddittoria degli Usa e dell’Ue verso la Russia
La politica contraddittoria degli Usa e dell’Ue verso la Russia
di Alessandra Ciattini
Usa e Ue condannano la Russia di Putin e minacciano di piegarla, riducendola in miseria. Purtroppo per loro, la realtà fattuale e gli stessi meccanismi del sistema economico dominante impediscono l’effettiva rottura con il paese euroasiatico, straordinariamente ricco di risorse. Inoltre, se questo avvenisse, per l’Europa, vaso di coccio tra vasi di ferro, sarebbe il disastro che già si sta delineando.
Il passato 28 agosto è uscito un interessante articolo sulla CNN, a firma di Laurent Kent, sul commercio tra Usa ed Europa da un lato, e Federazione Russa dall’altro, che nonostante vari anni di guerra, continua imperterrito e ammonta a svariati miliardi di dollari. Naturalmente, non avendo sbocchi al mare, né Ungheria né Slovacchia possono fare a meno del petrolio russo, che arriva loro attraverso l’oleodotto via terra Druzhba (Amicizia), bombardato in varie occasioni da Zelensky, e, pertanto, restano nel 2025 i maggiori importatori di questa risorsa energetica.
Come è noto, il grande Trump ha raddoppiato i dazi all’India, portandoli al 50%, con lo scopo dichiarato di castigare il paese asiatico per aver sostenuto la Russia nella guerra in Ucraina, mantenendo in piedi questa per lei vantaggiosa relazione commerciale. Da parte sua, l’India ha correttamente sostenuto di essere stata ingiustamente punita, dal momento che molti altri paesi continuano a commerciare tranquillamente con il paese di Putin, dichiarando che avrebbe varato “dazi secondari”. Dopo aver banchettato nel castello di Windsor con i soliti straricchi, Trump è tornato a invitare gli europei a smettere di comprare il petrolio e il gas russi e a sanzionare chi li compra, ossia soprattutto Cina e India, con le quali l’Ue non può assolutamente non mantenere convenienti relazioni commerciali.
Carlos X. Blanco: L’intuizione di Alexander Dugin. Il 3 settembre e il Morto Occidente
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L’intuizione di Alexander Dugin. Il 3 settembre e il Morto Occidente
di Carlos X. Blanco
C’è una solida intuizione nel pensiero di Alexander Dugin: la Russia, pur essendo una parte essenziale dell’Europa, non ha altra scelta che rivolgersi all’Asia e unirsi a essa.
Chi può negare l’idea che la Russia faccia parte dell’Europa? Chi confuterà che l’Europa non è nulla e non sarebbe mai stata nulla senza la nazione russa?
L’ho spesso espresso nei miei scritti, ad esempio nel mio articolo “I due imperi”, scritto come prologo all’opera classica di Walter Schubart, L’Europa e l’anima dell’Oriente (Fides, Tarragona, 2019). A Occidente, la Spagna ha trattenuto le orde afro-asiatiche che cercavano di sprofondare l’Occidente cristiano in un’ecumene esclusivamente islamica. La Spagna è stata il baluardo contro l’Islam per più di dieci secoli (otto di Reconquista e almeno altri due di sorveglianza nel Mar Mediterraneo). Ciò che il Regno delle Asturie e León fece dal 722 in poi. Si espanse geograficamente con l’Impero asburgico spagnolo nell’età moderna: una difesa o katechon (un concetto biblico, che ha origine nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi, e che descrive una forza o un potere che trattiene l’uomo dal peccato e dal trionfo finale del male, ritardando così l’Apocalisse e la fine del mondo) contro l’atroce e inarrestabile ascesa dell’eresia protestante, che non fu altro che il preludio al liberalismo, al nichilismo e al capitalismo odierni, ideologie e forme materiali di dissoluzione della cultura classica, cattolica e umanista. E una difesa contro il Turco.
Il katechon spagnolo in Occidente era simmetrico allo stesso katechon russo in Oriente. Ciò che passò da Roma a Oviedo, León e Madrid, lo spirito di un Impero di contenimento di fronte al Male, era analogo allo spirito di Bisanzio (la Seconda Roma), che passò anch’esso a Mosca (la Terza Roma). La sostanza spirituale trasmessa era quella di un Impero katechonico che pose fine alle orde turche o tartare e allo stesso tempo salvò la cultura classica, il cristianesimo (ortodosso) e l’umanesimo, adattandoli ai popoli slavi e alle altre popolazioni asiatiche circostanti.
Paolo Di Marco: Kirk, bufale e boomerang
Kirk, bufale e boomerang
di Paolo Di Marco
Ci risiamo! Continuano a prenderci per idioti…
1- La versione ufficiale-FBI- dell’assassinio di Kirk sembra un film di Ridolini: il colpevole dichiarato, Tyler Robinson, arriva in macchina sotto l’edificio perfetto per il tiro, parcheggia e sale sul tetto con un enorme Mauser, invisibile ma supposto infilato smontato nello zainetto di 40×50 (??). Sul tetto si cambia (!sic), monta il fucile col cacciavite, spara un colpo solo mortale su Kirk che è di fronte a lui a 150m, smonta il fucile col cacciavite- che però dimentica lì, si cambia di nuovo (?!serve a far tornare i conti con le telecamere), scende dal tetto col fucilone nello zainetto (sempre invisibile), corre in vista della gente parcheggiata, si infila in un boschetto dove lascia il fucile montato (?senza il cacciavite che era rimasto sul tetto, con su il suo DNA, ma con intorno uno straccio che ha sempre il suo DNA-ma non il fucile); riprende la macchina, guida 300 miglia, appena arrivato a casa confessa tutto sui social, dove scrive anche dichiarazioni d’amore strampalate a un suo amico, poi confessa tutto al padre -che viene dichiarato ex poliziotto ma invece è imprenditore edile; il padre lo consegna subito all’FBI e incassa la taglia da un milione. E il colpevole è subito in prima pagina con l’FBI trionfante.
Possiamo pensare che questo pasticcio mal riuscito sia dovuto al fatto che il nuovo FBI di Patel sia pasticcione e incompetente come il suo direttore, ma conviene andare a vedere i fatti da vicino.
Militant: Dal Tevere al Giordano: Gaza chiama Roma risponde
Dal Tevere al Giordano: Gaza chiama Roma risponde
di Militant
L’indiscutibile riuscita della piazza di ieri ha relegato, almeno per il momento, ogni manovra da “piccolo cabotaggio” che aveva caratterizzato il movimento di solidarietà per la Palestina nel passato, generando una grande giornata di mobilitazione che ha esondato tutti i soggetti organizzati di movimento. Questo è stato possibile grazie a una straordinaria mobilitazione delle coscienze di fronte a un genocidio in corso e al rigetto della complicità totale e asservita di ogni singolo governo occidentale all’infame colonizzazione sionista.
La generalizzazione dello sciopero di ieri, che più che uno sciopero dei soli lavoratori, almeno a Roma, è stato uno sciopero sociale e politico “per Gaza” è un chiaro segnale per tutto il movimento che si batte al fianco della Resistenza palestinese in questo paese.
Il virtuosismo delle piazze del 22 settembre crediamo sia stato possibile principalmente grazie alla capacità che è stata dimostrata da larghi settori di movimento di intercettare il sentimento dominante nella società italiana rispetto alla questione palestinese – una diffusa solidarietà che trova paragoni solo episodici con altri paesi europei. A questo va sommato il sempre più profondo processo di scollamento tra la società italiana e il Palazzo, che vede la stragrande maggioranza della popolazione su sentimenti “filo-palestinesi” e “contro il massacro”, mentre il governo italiano segue inesorabilmente la parabola sionista ritrovandosi sempre più chiaramente in una condizione di isolamento.
Andrea Balloni: La funzione dell’URSS nel benessere collettivo occidentale
La funzione dell’URSS nel benessere collettivo occidentale
di Andrea Balloni
Fantasmi
Il fantasma dell’Unione Sovietica ha aleggiato per settant’anni sull’Occidente capitalista, togliendo il sonno ai grandi accumulatori di ricchezze che hanno dovuto confrontarsi costantemente con un esempio diverso di economia che non fosse necessariamente ed esclusivamente quella del “laissez faire” e del profitto privato.
La Rivoluzione Russa e la nascita di uno Stato comunista grande territorialmente e pieno di risorse furono un episodio che sfuggì al controllo della storia; qualcosa che non fu possibile arginare da parte dei ceti dominanti, colti di sorpresa. E tuttavia contro questo episodico esperimento sociale e politico, fu fin da subito scatenata una guerra totale e via via più raffinata; una guerra ibrida portata in profondità, fatta di propaganda e manipolazione del pensiero, boicottaggi, spionaggio, minacce e di guerra reale ove, dall’Asia al Sudamerica, si presentassero nuovi esperimenti di emancipazione delle masse lavoratrici, finché…
…il 25 dicembre 1991 venne abbassata definitivamente la bandiera rossa sul Cremlino: il grande capitale aveva vinto sul sogno socialista. La lotta di classe era finita e, come ebbe a dire Warren Buffett, “L’hanno vinta i ricchi”1. Il capitalismo trionfante dimostrava l’inadeguatezza della prassi economica comunista alla guida delle nazioni e per il benessere dei popoli.
Giuseppe Masala: L’Asse russo-cinese apre la rotta marittima del Nord
L’Asse russo-cinese apre la rotta marittima del Nord
di Giuseppe Masala
Varsavia chiude il confine con la Bielorussia bloccando il flusso di merci che dalla Cina arriva in Europa con la ferrovia e immediatamente la Cina risponde aprendo la Rotta Marittima del Nord che abbrevia ancora di più i tempi e i costi di trasporto dalla Cina all’Europa. Uno vero smacco per i filo atlantisti!
L’effetto politico-economico dello strano sconfinamento di droni russi nei cieli polacchi è stato certamente la chiusura del confine tra la Polonia e la Bielorussia. E’ bene ricordare, innanzitutto che il confine polacco è peraltro un confine che delimita sia i territori sotto la “protezione” della Nato e soprattutto un confine anche dell’area economica retta dall’Unione Europea. Ed è proprio questo aspetto a rendere la decisione di Varsavia di rilevanza internazionale se non mondiale. Infatti la rotta “continentale” che le merci cinesi utilizzano per arrivare fino ai mercati europei passa proprio tra la Bielorussia e la Polonia dopo aver attraversato il Khazakistan e la Russia.
Quello di qui si parla è uno snodo vitale del commercio euroasiatico e in particolare per i produttori cinesi, ciò in considerazione del fatto che il 90% del traffico merci ferroviario tra Cina ed Europa passa proprio per il confine bielorusso-polacco e che sul piano economico-finanziario ha un valore di 25 miliardi di dollari che è peraltro in forte e costante crescita, sia come volumi che come impatto finanziario (Il corridoio nel 2024 ha rappresentato il 3,7% di tutto il commercio UE-Cina, rispetto al 2,1% dell’anno precedente).
Giorgio Agamben: Dove siamo?
Dove siamo?
di Giorgio Agamben
All’inferno. Ogni discorso che non parta da questa consapevolezza è semplicemente privo di fondamento. I gironi in cui ci troviamo non sono disposti verticalmente, ma disseminati nel mondo. Ovunque gli uomini si associano, producono inferno. I gironi e le bolge sono dappertutto intorno a noi, che riconosciamo, come nei caprichos di Goya, i mostri e i diavoli che li governano.
Cosa possiamo fare in quest’inferno? Non tanto o non solo, come diceva Italo, custodire una parcella di bene, quello che nell’inferno non è inferno. Poiché è stata anch’essa, tutta o in parte, contaminata – in ogni caso no te escaparas. Piuttosto fermati, taci, osserva, e, al giusto momento, parla, spezza la cortina di menzogne su cui riposa l’inferno. Perché lo stesso inferno è una menzogna, la menzogna delle menzogne che impedisce il varco al non inferno, al lietamente, semplicemente, anarchicamente esistente. Al mai stato che l’inferno ogni volta ricopre col suo stato, come se non ci fosse altra possibilità al di fuori delle bolge e i gironi in cui ti hanno già sempre necessariamente iscritto. Sii tu il punto, la soglia in cui lo stato viene meno, in cui sorgivamente sbuca il possibile, la sola vera realtà. Il pensiero non consiste nel realizzare il possibile, come i demoni ti invitano a fare, ma nel rendere possibile il reale, nel trovare una via di uscita dall’ineluttabilità dei fatti che l’ideologia dominante cerca di imporre in ogni ambito – e innanzitutto nella politica.
Thomas Fazi: La fine dell’illusione democratica
La fine dell’illusione democratica
di Thomas Fazi
Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo la prefazione del libro di Paolo Botta, Cos’è lo Stato. Capitalismo, democrazia e socialismo del XXI secolo (Rogas, 2025), in uscita oggi. Buona lettura!
Esistono libri che cambiano per sempre il modo in cui guardiamo la realtà, costringendoci a rimettere in discussione concetti che ritenevamo assodati. Il libro di Paolo Botta è, a mio avviso, uno di quei libri. Il tema è lo Stato, inteso non come sinonimo di Paese ma come apparato statuale. Un tema apparentemente ostico, ma in realtà – come dimostra l’autore – centrale in quasi ogni aspetto della nostra vita, da cui discende tutto: la politica, l’economia, la società, la cultura. Il punto di partenza è la consapevolezza che «le nostre conoscenze sullo Stato sono da considerare ancora troppo ristrette, sia sul piano disciplinare che su quello di una visione complessiva». Una consapevolezza che, al termine della lettura, difficilmente il lettore potrà non condividere.
Come spiega Botta nelle primissime pagine: «Il presente contributo non ha avuto come finalità prioritaria quella di esaminare in maniera astratta o normativistica il concetto di Stato, anche se in alcuni passaggi si è proceduto a chiarire la natura giuridica e politica dello stesso, ma di definire secondo un approccio realistico le sue caratteristiche oggettive che si manifestano nelle sue performance strategiche in interazione in primis con la società e l’economia». In altri termini, il libro non si muove sul terreno delle astrazioni teoriche o delle speculazioni accademiche, ma su quello di un’analisi rigorosa e scientificamente fondata, che ambisce a cogliere le dinamiche reali del potere statale così come si manifestano nei contesti concreti: nei rapporti sociali, nei meccanismi economici, nei conflitti geopolitici. È questo approccio empirico e strutturale che conferisce al testo la sua forza esplicativa e la sua rilevanza politica.
Il libro si apre con un’analisi della perdurante centralità dello Stato. Contro la vulgata secondo cui, negli ultimi decenni, lo Stato sarebbe stato progressivamente marginalizzato o reso obsoleto dai “mercati” e da dinamiche globali e sovranazionali, l’autore mostra come in realtà esso rimanga un’istituzione assolutamente centrale nella vita politica ed economica.
Franco Padella: Palantir, un sistema per la privatizzazione dello Stato
Palantir, un sistema per la privatizzazione dello Stato
di Franco Padella
Guerre e politiche securitarie poggiano su sistemi operativi, in primis su Palantir, società di Peter Thiel e Alex Karp diventata fondamentale nei teatri di guerra in corso, per la caccia ai migranti negli Usa. Dopo la visita di Trump a Londra si estende in Uk. Con un piedino in Italia.
I conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Medio Oriente, si stanno rivelando essere sempre più guerre digitali, dove l’Intelligenza Artificiale e le capacità di elaborazione dati diventano elementi decisivi sul campo di battaglia. Non si combatte più solo con armi fisiche: informazioni, dati interconnessi e algoritmi avanzati formano ormai un vero e proprio sistema operativo della guerra moderna. E’ il controllo dei flussi informativi a determinare il successo delle operazioni con la stessa – se non maggiore – importanza della potenza di fuoco tradizionale.
In questo scenario, le Big Tech, tradendo le loro originarie narrative di beneficio per l’umanità, si sono posizionate velocemente in prima linea per sfruttare le opportunità offerte dalle tensioni globali, mettendosi pesantemente in corsa per inserire le loro capacità di Intelligenza Artificiale e di calcolo nella gestione dei conflitti, siano essi di tipo geopolitico o di controllo sociale a uso interno. Un’operazione pervasiva che invade non solo gli ambiti securitari e bellici, ma anche settori che fino a poco fa erano dominio esclusivo degli Stati nazionali.
Mentre i riflettori mediatici restano focalizzati sul ristretto gruppo FAMAG (Meta, Apple, Microsoft, Amazon, Google), note per le nostre interazioni quotidiane, è un’altra azienda, mediaticamente “minore”, a rappresentare un’alternativa tanto silenziosa quanto potente: Palantir Technologies. Poco visibile rispetto alle altre, si è già profondamente integrata con gli apparati di sicurezza e di guerra americani, ed è molto avviata nella stessa direzione in tutto l’Occidente. A differenza delle altre, Palantir preferisce rimanere in penombra: non vende se stessa al pubblico, non fa pubblicità. Vende potere. Potere dato in uso a Stati e governi, potere di prevedere, di controllare, di dominare. E facendo questo, in qualche modo, diventa essa stessa Stato.
Gemelli diversi per uno stesso potere
Giuseppe Masala: La decisione che cambia gli equilibri geopolitici in Medio Oriente
La decisione che cambia gli equilibri geopolitici in Medio Oriente
di Giuseppe Masala
Pakistan e Arabia Saudita firmano un patto difensivo scalzando di fatto gli USA dalla posizione di Dominus del Medio Oriente. La Cina guadagna posizioni nell’area avendo di fatto un’alleanza militare con Islamabad. Lentamente ma inesorabilmente il mondo multipolare sta vedendo la luce
Uno degli effetti più dirompenti causati dalla guerra “contro tutti” scatenata da Israele dopo gli attentati terroristici del 2023 è che si è diffusa nel mondo arabo la percezione che nessuno possa sentirsi al sicuro. Ciò vale anche se si tratta di paesi formalmente difesi dagli stessi Stati Uniti o da altri paesi occidentali.
Abbiamo visto infatti che, nel corso di questi terribili anni in Medio Oriente Israele ha bombardato la Siria, il Libano, lo Yemen, l’Iran e il Qatar. Ad aver generato il massimo scalpore nel mondo arabo sono stati i bombardamenti in Iran, che detiene delle forze armate molto forti dotate peraltro di un temibile arsenale missilistico e, naturalmente, l’attacco al Qatar, alleato di ferro americano in Medio Oriente, tanto da ospitare l’importante base aerea di Al-Udeid dove ha sede la US Combined Air Operations Center, Da notare peraltro, che questa base americana in Qatar fu bombardata come rappresaglia anche dall’Iran quando prima Israele e poi gli USA bombardarono i siti nucleari iraniani.
Enrico Tomaselli: L’ottavo fronte
L’ottavo fronte
di Enrico Tomaselli
Il giornalista statunitense Max Blumenthal ha felicemente definito così la guerra ibrida che Israele sta conducendo negli Stati Uniti, e che – per il momento – è essenzialmente incentrata sulla propaganda, ovvero sul controllo dei media. Gli USA sono l’insostituibile retrovia dello stato ebraico, senza il cui appoggio – economico, militare, politico e diplomatico – semplicemente scomparirebbe entro pochi mesi. Il controllo di questa retrovia, pertanto, è una questione vitale per Israele. Sino a ora, era stato possibile esercitarlo essenzialmente attraverso le lobbies sioniste in nord America – che sono due: una, quella rappresentata principalmente dall’AIPAC, costituita dai maggiori rappresentanti della comunità ebraica, ed un’altra, costituita da quelle chiese evangeliche che vedono in Israele una tappa fondamentale verso l’avvento di una nuova era di dio. E la seconda, da tempo, è non meno importante della prima. Queste due lobbies hanno sinora agito fondamentalmente su due livelli, il foraggiamento delle campagne elettorali (a qualsiasi livello) di esponenti politici decisamente schierati per Israele, e la diffusione di una narrativa che accomunerebbe i due paesi non solo per via di una comune radice culturale (quella giudaico-cristiana, che tanto piace anche a molti politici europei), ma anche per una presunta sovrapponibilità dei reciproci interessi strategici.
Alessio Mannino: La nuova resistenza a Usrael? Non solo memoria, ma utopia sperimentale
La nuova resistenza a Usrael? Non solo memoria, ma utopia sperimentale
di Alessio Mannino
Dalla mia postazione con fucile a tappo, prendo spunto da un recente post di Andrea Zhok, una delle poche menti libere in circolazione, per suggerire al lettore una critica. “Oggi la vera, principale, essenziale resistenza”, sostiene il filosofo, “è la memoria, memoria che per rimanere vitale deve essere rielaborazione, e che deve rimanere strettamente legata ad una richiesta di giustizia inflessibile. Chi oggi non può sconfiggere il male, domani non deve dimenticarlo”. Zhok conclude così un denso e, in sé, del tutto condivisibile ragionamento che prende le mosse da una presa d’atto: la vittoria su tutta la linea, in questa fase, dei due veri Stati-canaglia che minacciano oggi l’umanità, Stati Uniti e Israele. E la minacciano, anzi la violentano nel senso di schiacciarne e renderne impotente l’attributo che rende umano un essere umano: la capacità di trattenere dall’oblio il ricordo del male. In questo caso, dell’arbitrio sfacciato con cui Usrael, il blocco a guida dell’Occidente, fa carne di porco non solo dei più elementari princìpi di dignità, ma direi proprio anche di quei sentimenti civili in antico sintetizzati nella parola pietas. Siamo giunti a un grado di empietà talmente sfacciata che su questa china perfino il concetto orwelliano di bipensiero, ovvero ritenere valide e associare due cose opposte – cioè per esempio chiamare “liberazione degli ostaggi israeliani” la pulizia etnica e l’occupazione della Striscia di Gaza – risulterà non più calzante. E tuttavia, salvare e tramandare ciò che è avvenuto non può bastare.
Il Chimico Scettico: Sistemi, belief systems, indipendenza, libertà di parola
Sistemi, belief systems, indipendenza, libertà di parola
di Il Chimico Scettico
https://youtu.be/ZO5u3V6LJuM
Considerazioni generali: negli anni ben pochi hanno fatto caso alla licenza Creative Commons sull’home page di questo blog: non commerciale – non opere derivate- unported. In soldoni significa che da questo blog non ho mai incassato un centesimo. Qualcuno mi ha fatto notare che questo è del tutto atipico nel contesto dell’ “economia digitale”. Non me ne può fregare di meno. Continuo a vivere tranquillamente della mia professione.
Per questo motivo ho francamente provato fastidio per le pubblicità e i product placement nei video di Sabine Hossenfelder. Ma mi sono tardivamente reso conto che lei, a causa di quel che dice, non ha più né una carriera né una professione.
E questo fatto da solo dovrebbe far pensare.
In poche parole oggi chi da dentro un sistema prende una posizione critica o divergente rischia l’espulsione dal sistema stesso con le relative conseguenze, tra cui la perdita del lavoro e delle affiliazioni.
Quando ciò avviene in ambito scientifico dimostra il fatto che larghi settori di molte discipline hanno gettato alle ortiche il metodo galileiano (non accettano la falsificazione) per trasformarsi in un sistema autoreferenziale e autogiustificato. un’ ideologia, un sistema di credenze o meglio, in inglese, un belief system.


