Vincenzo Brandi: “Hamas e la Resistenza Palestinese”

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Vincenzo Brandi – 29/09/2025

 

Hamas e la Resistenza Palestinese

(questo articolo è stato pubblicato dall’Antdiplomatico e dalla Voce di GAMADI)

 

Negli ultimi tempi sono state avanzate varie pseudo-proposte fasulle per mettere fine ai combattimenti e al genocidio di Gaza, alle tensioni e uccisioni in Cisgiordania, e per arrivare ad una risoluzione della tragedia palestinese.

La totalità delle proposte provenienti da ambienti occidentali, da paesi come la Francia o il Regno Unito, dall’Unione Europea, ed anche dai paesi arabi moderati e reazionari, come l’Arabia Saudita o la Giordania, prevede un riconoscimento formale di un fantomatico Stato di Palestina, di cui non vengono in alcun modo precisati i confini, nè il grado di sovranità ed indipendenza. Queste proposte rientrano nella strategia dei “due stati”, ovvero la nascita di un’improbabile limitata entità palestinese priva di qualsiasi forma di indipendenza reale accanto ad uno Stato di Israele riconosciuto e potentemente armato, cui vengono assicurate tutte le garanzie di “sicurezza”.

Parte integrante di questa strategia è la cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese guidata da Abu Mazen, che, dopo aver proclamato il “riconoscimento” di Israele già alla fine degli anni ’80, e dopo altri anni di inutili trattative seguite agli Accordi di Oslo del 1993, si accontenta di amministrare qualche piccolo lembo della Cisgiordania: tutto questo sotto l’invadente controllo di Israele, che intanto continua ad espandere le sue colonie e ad alimentare una pulizia etnica ininterrotta. Nella mente degli Europei forse questi lembi di Terra potrebbero diventare il futuro stato palestinese sotto la direzione dei collaborazionisti dell’ANP.

Ma anche questa soluzione minima è negata dagli estremisti sionisti guidati da Netanyahu spalleggiato da fondamentalisti fanatici come Ben Gvir e Smotrich e sostenuto senza apparenti esitazioni e ripensamenti dal governo statunitense di Trump che continua a fornire ad Israele le bombe con cui stermina i Palestinesi e aggredisce i paesi vicini, come il Libano, la Siria, lo Yemen e l’Iran (probabilmente nella prospettiva del “Grande Israele”).

Queste posizioni diversificate hanno però una cosa in comune: ogni soluzione prevede l’esclusione da ogni futura amministrazione palestinese, o al limite lo sterminio, di Hamas, cioé della forza più importante della Resistenza armata palestinese (che per altro comprende altri gruppi islamici come la Jihad, ma anche organizzazioni della sinistra marxista o nazionalista araba laica come il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, il Fronte Democratico, il Fronte Popolare – Comando generale, e altri). In altre parole, a decidere chi dovrà governare la Palestina lo decidono le potenze coloniali straniere, e non i Palestinesi.

Sono state rivolte molte accuse ad Hamas: ed in particolare quella di essere stato favorito nel suo periodo di formazione (anni ’70 del secolo scorso) da Israele per indebolire i movimenti laici palestinesi, come Fatah, che allora erano considerati più pericolosi per lo stato ebraico. Queste accuse sono state recentemente ribadite anche da parte di esponenti della “sinistra” (vedi ad esempio le accuse avanzate da Manlio Dinucci, secondo cui addirittura l’attacco del 7 ottobre 2023 sarebbe stato favorito da Israele per poter scatenare la sua guerra). Altra accusa generalizzata è quella di essere un movimento puramente terrorista e fanatico.

Per quanto riguarda la prima di queste accuse, c’è da dire che Israele ha fatto male i suoi calcoli, visto che Hamas (acronimo che significa “Movimento di Resistenza Islamica”), dopo la sua creazione ufficiale nel 1987, è stato parte determinante delle due rivolte (intifade) iniziate nel 1987 e nel 2000, mentre i movimenti palestinesi laici, come – almeno in parte – anche Fatah, riuniti nell’ANP, diventavano sempre più moderati e collaborazionisti perdendo anni in inutili trattative.

Hamas inoltre si è dimostrato il movimento palestinese maggioritario vincendo ampiamente le uniche elezioni libere tenute in Palestina nel 2006 ed anche numerose elezioni amministrative locali. Gli è stato però impedito di governare in Cisgiordania dall’azione congiunta dell’ANP e di Israele, che ha comportato anche l’arresto dei deputati e degli amministratori regolarmente eletti, mentre a Gaza è fallito il colpo di stato tentato contro il governo di Hamas dall’ala più collaborazionista di Fatah guidata da Mohammed Dhalan (uomo di fiducia degli USA, e oggi diventato consulente dei servizi segreti degli Emirati Arabi Uniti, uno stato che ha coltivato negli ultimi anni ottimi rapporti con Israele).

Per quanto riguarda l’accusa di “terrorismo” (che però abbraccia l’intera Resistenza Palestinese), bisogna ricordare che le lotte di liberazione nazionale contro avversari potenti e spietati, colonialisti ed imperialisti, hanno sempre dovuto usare ogni mezzo violento per cacciare gli occupanti. Questo si può riferire alla Resistenza Algerina (chi non ricorda gli attentati descritti dal grande film di Gillo Pontecorvo, “La battaglia di Algeri” che fece tanto incazzare i Francesi?), così come alla Resistenza Vietnamita degli anni ’60 e ’70, e persino al Risorgimento Italiano o alla Resistenza antifascista ed antinazista del ’43-45.

Inoltre, della tanto deprecata azione palestinese del 7 ottobre conosciamo solo la versione israeliana ed occidentale ripetuta ossessivamente come per giustificare il genocidio in corso a Gaza. Si è trattato innanzitutto di un’azione militare che ha sopraffatto gli avamposti dell’esercito israeliano posti a guardia della Striscia di Gaza, assediata e bombardata da quasi 20 anni, e che ha comportato l’uccisione in battaglia di vari soldati e coloni armati. I miliziani erano inoltre interessati al rapimento di civili per scambiarli con migliaia di prigionieri palestinesi che languono da anni nelle prigioni israeliane. Molti dei civili che sono rimasti uccisi sono stati falciati dallo stesso fuoco “amico” indiscriminato dell’esercito israeliano, non molto interessato – sulla base della “Direttiva Hannibal” – a controllare se negli edifici colpiti vi fossero solo miliziani, o anche prigionieri israeliani.

Recentemente, durante una cerimonia di premiazione a Reggio Emilia, persino Francesca Albanese, che varie volte aveva criticato l’azione del 7 ottobre, ha dovuto ammettere che quella azione, anche se accusata di essere un episodio “terroristico”, è stata una grande vittoria politica della Resistenza che ha clamorosamente riaperto la “Questione Palestinese” che sembrava sepolta dagli Accordi di Abramo tra Israele e i paesi arabi reazionari.

In definitiva Hamas è nato come movimento politico islamico, braccio operativo in Palestina dei “Fratelli Musulmani” interessandosi all’inizio solo di azioni caritatevoli ed assistenziali. Poi si è trasformato in un movimento di Resistenza e si è dotato di un’ala militare. Il movimento, per quanto possa non piacere ai laici (come io stesso sono) è parte integrante e importante di quella Resistenza che è l’unica garanzia di liberazione per un popolo oppresso, come già per gli Algerini ed i Vietnamiti. Prima di criticare e prendere le distanze, ricordiamo anche la lezione di Lenin: “se l’Emiro dell’Afghanistan combatte l’imperialismo britannico, sta dalla nostra stessa parte”-

Nota: “Mentre finivo la stesura di questo articolo è giunta notizia dell’irricevibile piano in 20 punti Trump/Netanyahu, che in pratica chiede la resa della Resistenza e contiene anche l’aggravante di voler affidare un posto di responsabilità al noto criminale Tony Blair”

 


 

Donne e Scienza

(l’articolo è tratto liberamente dal libro di V. Brandi “Conoscenza, filosofia e scienza”, 2020)

 

Poche donne compaiono negli annali della Scienza anteriori agli ultimi due secoli, ma ciò accade solo a causa delle evidenti discriminazioni subite dal genere femminile nel corso dei millenni. Gli etnologi ci dicono che sarebbe esistito un mitico periodo di matriarcato in cui le donne erano più importanti degli uomini perché assicuravano e certificavano la discendenza nelle comunità promiscue prive di coppie fisse. Un residuo di questo periodo sarebbe la grande presenza di dee femminili anche nei culti posteriori: la Grande Dea Madre, la Madre Terra (Gea), Cibele, Demetra, Persefone, Era/Giunone, Afrodite/Venere, Artemide/Diana.

La Grecia classica – nonostante la grande presenza di filosofi razionalisti – era molto maschilista. Solo la più democratica scuola epicurea ammetteva le donne, e stranamente anche quella pitagorica, certamente non molto democratica, ma culturalmente molto avanzata. Per il resto era meglio che le donne rimanessero a casa, tranne le Spartane che venivano invitate a praticare esercizi ginnici in libertà, ma solo perché dovevano generare forti guerrieri.

Questa situazione non era ignorata dagli intellettuali dell’epoca: Sofocle ed Euripide hanno creato splendide figure femminili come Antigone, Alcesti, Medea. ll più spiritoso ed intrigante è il grande commediografo Aristofane. Nelle “Donne a Parlamento” (“Ecclesiazuse”) le donne si travestono da uomini, prendono il controllo dell’Assemblea generale, e proclamano una rivoluzione comunista. Nella “Lisistrata” l’omonima regina spartana crea un’alleanza con le donne ateniesi ed insieme dichiarano lo sciopero del sesso se i mariti non smetteranno di farsi la guerra.

Nella realtà le donne colte ed indipendenti non avevano vita facile né nell’antica Grecia né nell’antica Roma. La colta Aspasia, compagna di Pericle, è ricordata come una specie di prostituta di lusso. La colta regina Cleopatra, degna discendente della gloriosa dinastia dei Tolomei, era ricordata dalla propaganda romana come una sorta di prostituta che aveva osato “sedurre” gente del calibro di Giulio Cesare e Marcantonio. Il caso più emblematico è quello della matematica Ipazia che nel IV secolo D.C. fu barbaramente linciata e fatta a pezzi per le strade di Alessandria d’Egitto da una folla di monaci cristiani (i Parabolani), perché era troppo erudita ed indipendente, ed aveva osato sfidare l’autorità del vescovo Cirillo, vero padrone della città

In epoca moderna possiamo ricordare la sorella Sophie del grande astronomo Tycho Brahe, che aiutò il fratello a raccogliere col telescopio un’immensa quantità di dati sperimentali, di cui poi si servì Keplero. Anche la sorella Carolina dell’altro astronomo William Herschel aiutò il fratello nelle sue osservazioni che lo portarono a decidere che la Via Lattea era una galassia formata da miliardi di stelle. La giovane moglie di Lavoisier, Marie-Anne Poulze, ritratta con il marito in un celebre dipinto di David, collaborò con il marito a creare le basi della chimica moderna lavorando indefessamente nel comune laboratorio di chimica.

Nell’800 la figlia del grande poeta Byron, lady Ada Lovelace, in collaborazione con il matematico Babbage, realizzò la prima macchina calcolatrice meccanica capace di fare varie operazioni. Finalmente all’inizio del secolo scorso Marie Curie, dopo aver lavorato insieme al marito per anni in una specie di stamberga, ottenne ben due premi Nobel per le sue ricerche sperimentali sulla radioattività. Dopo la morte del marito dovette però subire i continui attacchi della stampa scandalistica ed antifemminista per la sua storia d’amore con il fisico Langevin, che era sposato ed era stato allievo del marito. Anche la figlia Irène vinse il premio Nobel per aver scoperto la radioattività artificiale.

Più recentemente ricordiamo la luminosa figura di Lise Meitner, già allieva di grandi fisici come Boltzmann e Planck, che era costretta inizialmente a lavorare in uno scantinato dell’Istituto di fisica di Berlino, perché non poteva entrare ai piani superiori insieme agli uomini. Negli anni ’30 fu costretta a fuggire dalla Germania in Svezia, in quanto ebrea; ma il suo ex.capo Otto Hahn continuava a mandarle i risultati delle ricerche sul bombardamento con neutroni “lenti” dell’atomo di Uranio che Hahn, Meitner e Fermi stavano conducendo in parallelo. Quando la Meitner seppe che si era manifestata la presenza di atomi di Bario capì per prima che era avvenuta la “fissione” dell’atomo ed espose tutto con chiarezza in una famosa memoria del 1939 scritta in collaborazione con il nipote Otto Fritsch. In seguito Hahn e Fermi hanno ottenuto il premio Nobel, ma non la Meitner, certamente meritevole del premio.

Ma già intorno al 1934 un’altra chimica tedesca, Ida Noddack, costretta a lavorare gratis nel laboratorio del marito perché incredibilmente una legge tedesca dell’epoca vietava alle donne sposate di avere un regolare contratto di lavoro, aveva capito che gli esperimenti di Fermi avevano portato alla fissione del nucleo di Uranio. Fermi non la prese sul serio, e la Noddack, che si era anche distinta per aver scoperto alcuni elementi chimici, non ha avuto mai alcun riconoscimento.

Nel 1956 Crick, Watson e Wilkins ebbero il premio Nobel per la Medicina per la scoperta del DNA. Nessuno dei tre volle mai riconoscere apertamente che il lavoro sperimentale principale era stato fatto dalla tenace ricercatrice inglese collaboratrice di Wilkins, Rosalind Franklin, nel frattempo deceduta, usando la diffrazione a raggi X. La vicenda fu fonte di molte polemiche.

Infine anche Rita Levi-Montalcini ha ottenuto il Nobel per la Medicina nel 1986 per aver scoperto l’accrescimento del terminale “assonico” del neurone che permette la trasmissione delle informazioni nelle reti neuroniche cerebrali (fenomeno indicato con l’acronimo NGF). Tuttavia, nonostante le lotte delle “suffraggette” che riuscirono ad ottenere il voto alle donne nella prima metà del ‘900 (tra i primi paesi a concederla fu l’Unione Sovietica appena nata dopo la Rivoluzione d’Ottobre), e nonostante le lotte femministe di marca sessantottina, molto resta ancora da fare per raggiungere la vera parità. La situazione è migliorata in vari paesi occidentali, nei paesi dell’ex-Unione Sovietica, come la Russia, ed ora anche in Cina, ma molte popolazioni femminili in paesi del Medio Oriente, Asia e Africa, vivono ancora in evidente stato di soggezione e discriminazione.

 


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