Se vogliamo uscire dagli slogans e porci concretamente la questione della liquidazione del governo Meloni dobbiamo misurare le forze e avere una strategia adeguata all’obiettivo.
Qual è dunque il problema? Nella sostanza dobbiamo capire in che modo agire politicamente in questa fase, evitando i polveroni demagogici che coprono un’assenza di strategia, e domandarci come va affrontato lo scontro con il governo.
Esaminando la situazione che ha caratterizzato questi tre anni di governo Meloni, risulta evidente che finora alla destra non si è contrapposto un fronte politico in grado di metterla in crisi. Non solo perchè alla Meloni sono arrivati aiuti interni e internazionali che ne hanno rafforzato il ruolo, ma anche perchè quello che viene elasticamente definito ‘campo largo’ non è riuscito a individuare concretamente i punti delle contraddizioni su cui far leva e agire con determinatezza contro un avversario che ha saputo mascherare abbastanza bene le proprie intenzioni.
Un’opposizione debole e spesso retorica non ha convinto e alcuni risultati delle elezioni regionali l’hanno confermato. D’altra parte i fatti dimostrano anche che un movimento reale sta esprimendo l’esigenza di un cambiamento, come è stato dimostrato dalle grandi manifestazioni a favore dei palestinesi e dalla partecipazione a scioperi generali indetti dal sindacalismo di base che la CGIL ha dovuto rincorrere, uscendone malconcia.
A questo punto dobbiamo domandarci, tenendo conto del contesto, come si può agire affinchè la destra non continui a governare e si apra la strada a un’alternativa di governo. Quando si parla di alternativa di governo si tratta però di capirsi. All’ordine del giorno non c’è un governo popolare che produca un cambiamento radicale della situazione italiana. In ballo c’è concretamente la possibilità di arrivare a un’alternativa al governo Meloni che raccolga istanze sociali improrogabili rispetto alla condizione dei lavoratori, dalla sanità, ai bassi salari, alla qualità del lavoro, e faccia uscire l’Italia della guerra in cui questa Europa ci ha coinvolti.
La condizione, o meglio le condizioni, perchè si arrivi a questo risultato sono complesse. Innanzitutto perché, lo schieramento che si oppone al governo in parlamento non è affatto omogeneo e, nonostante le apparenze, non va tutto nella stessa direzione. Due cose emergono con evidenza: la posizione del PD sul ruolo dell’Europa e sul riarmo e l’incapacità della CGIL di partecipare convintamente allo scontro col governo sulle questioni sociali. Mancando queste due condizioni, la questione si riduce alle buone intenzioni di Conte e Fratoianni.
C’è, d’altro canto, chi pensa che la debolezza del fronte largo apra vaste alternative al radicalismo e sta lavorando illudendosi che esista una strada breve per cambiare le cose. Bisogna invece fare una valutazione corretta dei rapporti di forza e quindi del possibile risultato che si può ottenere. La domanda da porre sostanzialmente è la seguente: la nostra si configura come una guerra di posizione contro i punti essenziali del programma della destra a partire dalla riforma della giustizia, le leggi repressive, l’impostazione del bilancio, la natura dei rapporti internazionali, o punta direttamente all’alternativa? In sostanza dobbiamo deciderci se la nostra sia, o debba essere, una guerra di posizione contro la politica della destra o se puntiamo, con una guerra di movimento, all’alternativa di governo intesa come l’abbiamo descritta in precedenza.
Indubbiamente i punti di resistenza sono importanti per mantenere alta la partecipazione allo scontro e far capire alla destra che l’Italia non è il paese di Pulcinella e ha una storia che non può essere cancellata ma, valutando realisticamente le cose, si può e si deve puntare a sconfiggere la destra anche sulla questione del governo del paese. La condizione però è che si riporti la sinistra a un punto di unità sulle questioni essenziali e si lavori perchè l’alternativa significhi una svolta politica che non abbia il volto di Prodi, D’Alema, Renzi, Gentiloni o Letta e tanto meno di Draghi. Bisogna puntare a un’alternativa vera, non a un liberalismo mascherato da sinistra.
La sconfitta della destra e delle false alternative però ce la dobbiamo guadagnare, impegnandoci a lavorare per un’alleanza costituzionale che unisca il massimo delle forze per vincere la destra e ci garantisca dal non ritrovarci il nemico in casa.
Che cos’è un fronte costituzionale? Così come lo si può immaginare oggi è un movimento variamente organizzato che si unisce nella comune volontà di sconfiggere il governo Meloni alle elezioni del 2027 e di impedire che il risultato elettorale venga vanificato da operazioni neocentriste. Una coscienza di massa per cambiare le cose deve crescere e organizzarsi e ognuno faccia la sua parte.
Forum Italiano dei Comunisti – 05/11/2025

