Quello che sta succedendo in quest’ultimo periodo, a partire dall’elezione di Trump a presidente, dagli effetti del genocidio a Gaza e dalla scelta dell’UE di essere la principale fomentatrice di guerra contro la Russia, di supporto alla guerra in Ucraina e del riamo, supera di molto la fase in cui sembrava attestarsi l’equilibrio internazionale caratterizzato dalla nascita dei BRICS e da una tendenza al multipolarismo che l’occidente imperiale accettava obtorto collo.
Quello che difatti emerge dal nuovo contesto, non è tanto il riequilibrio dei rapporti di forza e delle relazioni internazionali, quanto un effetto collaterale che investe le società che finora hanno dominato la scena mondiale.
Se prendiamo l’esempio dei tre dei pilastri dell’impero occidentale, gli USA, Israele e l’Europa, ci rendiamo conto che il ridimensionamento dei vecchi dominatori del mondo produce una deriva interna rispetto alla natura delle classi dirigenti, al loro rapporto con la società e in definitiva alla stessa coesione delle istituzioni che reggono i rapporti sociali.
Negli Stati Uniti, perno dell’occidente imperiale, si sta arrivando a una sorta di guerra civile tra il potere trumpiano e vasti strati della popolazione. L’invio della guardia nazionale negli stati a gestione democratica, la repressione violenta dell’immigrazione, i provvedimenti contro le università, le minacce agli oppositori, ma anche le sorprese come i risultati delle elezioni di New York contro democratici e repubblicani e soprattutto la caotica politica internazionale, dimostrano che siamo in presenza di una deriva i cui sbocchi sono imprevedibili dato il ruolo che gli USA rivestono nel mondo.
Un secondo punto di crisi è rappresentato da Israele che per l’occidente imperiale riveste un ruolo fondamentale di controllore armato del Medio Oriente. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre di due anni fa e la risposta genocida contro il popolo di Gaza, la società israeliana è entrata in una crisi profonda che anche con l’uso delle armi non può più nascondere. E’ diventata ormai preda di un sionismo coloniale che non consente più di mantenere in piedi la retorica dell’unica democrazia mediorientale e mostra al mondo intero il suo vero volto. Questo incide anche e soprattutto sulla credibilità stessa dell’esistenza di uno stato razzista e coloniale e sta producendo in buona parte dei suoi stessi cittadini una crisi di identità che ne mette in dubbio il futuro. Quella che doveva essere una vittoria definitiva contro i palestinesi e i popoli arabi si sta dimostrando il contrario.
Infine, l’Europa. Quella che rappresentava la seconda gamba della costruzione atlantica e su cui si basava l’egemonia dell’impero a guida americana è crollata sotto il peso del cinismo trumpiano e degli effetti della guerra in Ucraina. La nuova amministrazione americana ha creduto bene di prendere due piccioni con una fava, lasciando agli europei la patata bollente dell’Ucraina e indebolendo l’Europa come concorrente economico degli USA. Questa scelta americana ha gettato l’UE in una crisi di identità e di prospettive che si riversa in ogni singolo paese dell’Unione con effetti economicamente devastanti. Anche se sono nati i ‘volonterosi’ della guerra, capitanati dal Regno Unito, e si punta sul riarmo per rilanciare un’economia in caduta libera.
Queste nuove caratteristiche della fase riaprono il dibattito sul ruolo dei comunisti, non quelli di cartapesta, ma quelli che hanno imparato la lezione di Lenin sull’imperialismo. E’ necessario che i comunisti si attrezzino per una battaglia che è decisiva per la sopravvivenza dell’imperialismo occidentale.
E’ vero che c’è una Cina, una Russia, una Corea del Nord che fronteggiano per ogni evenienza l’alleanza occidentale e la NATO e non le consentono troppi giri di valzer. Tuttavia questa società morente ha bisogno di un becchino.
In particolare Medio Oriente, America Latina, Europa sono entrati nella fase più turbolenta o ci entreranno tra breve. La risposta verrà dai popoli che lottano per difendere l’indipendenza e per avere un futuro o, come nel caso dell’Europa, dalla rottura dei preesistenti equilibri sociali. Perciò le organizzazioni comuniste, dopo la grande crisi degli anni ’90 del secolo scorso, devono riprendere il cammino e dare all’umanità un futuro.
Forum Italiano dei Comunisti: forumdeicomunisti.it/edit71_crisi_occidente.html

