Il meglio della settimana di InsideOver
Cara lettrice, Caro lettore
Oggi è sabato 15 novembre, io sono Raffaele Buccolo ed ho preparato una finestra sui principali fatti che hanno segnato lo scenario internazionale questa settimana.
A Ginevra, l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Volker Türk ha aperto una sessione straordinaria dedicata al Sudan con parole durissime: ciò che sta accadendo a El Fasher, ha detto, era prevedibile e prevenibile, ma non è stato fermato. L’assedio, durato oltre 500 giorni prima che la città cadesse nelle mani delle RSF, ha preceduto un’ondata di violenze etniche, uccisioni di civili, stupri di gruppo, rapimenti e attacchi a strutture mediche. Amnesty definisce il conflitto in Sudan la più grande crisi umanitaria del mondo: dodici milioni di sfollati, quasi 70.000 morti e 24 milioni di persone sull’orlo della carestia.
Dall’altra parte dell’Atlantico, gli Stati Uniti hanno annunciato l’avvio dell’Operazione Southern Spear. Secondo Washington il nuovo dispiegamento militare al largo del Venezuela servirà a combattere narcotraffico e “narcoterrorismo”, ma il governo venezuelano lo definisce un atto ostile. I recenti attacchi statunitensi, che hanno provocato 80 morti da settembre, non sono stati accompagnati da prove legali o da informazioni sull’identità delle vittime. Un contesto che alimenta tensioni regionali e interrogativi sul diritto internazionale.
A Washington, intanto, si consuma un evento storico: per la prima volta un leader siriano è ricevuto alla Casa Bianca. Ahmed al-Sharaa, ex comandante jihadista dell’HTS e oggi presidente della Siria post-Assad, è stato accolto con toni istituzionali e senza clamore mediatico. Trump ha annunciato una sospensione temporanea delle sanzioni residue del Caesar Act, segnando un possibile nuovo corso delle relazioni con Damasco.
Sul fronte mediorientale, Donald Trump ha inviato una lettera al presidente israeliano Isaac Herzog chiedendo la grazia per il primo ministro Benjamin Netanyahu, imputato per corruzione e abuso di potere. Trump definisce il processo una persecuzione politica che “distoglie Netanyahu dalla gestione del conflitto a Gaza”.
In Ucraina lo scandalo Energoatom scuote il vertice del potere. Volodymyr Zelensky ha imposto sanzioni contro Timur Mindich e Oleksandr Tsukerman, entrambi fuggiti all’estero dopo essere stati accusati di un giro di corruzione da cento milioni di dollari legato all’energia nucleare. La vicenda è particolarmente delicata perché Mindich è stato per anni amico personale del presidente e socio nella società di produzione che contribuì a lanciare Zelensky come figura pubblica.
Un’altra tragedia silenziosa continua a consumarsi in mare. Al largo di Langkawi, almeno ventuno Rohingya sono morti nel tentativo di raggiungere la Malesia. Decine di dispersi mai ritrovati. Da anni questa minoranza musulmana, privata della cittadinanza in Myanmar e perseguitata nelle loro terre, tenta la fuga su barconi di fortuna sperando di trovare salvezza altrove. Centinaia di migliaia vivono nei campi profughi del Bangladesh e migliaia continuano a scomparire in mare, quasi sempre nel silenzio generale.
Per questa settimana è tutto,
Ci sentiamo il prossimo sabato con la rassegna di Andrea Muratore.
A presto!