Kyoto Club: “Serve un impegno reale su rinnovabili, mobilità elettrica e politiche climatiche coraggiose”.
Kyoto Club valuta con attenzione l’esito della COP30 di Belém, una conferenza che, pur registrando alcuni elementi di continuità nel processo multilaterale, non ha compiuto i passi avanti necessari nella lotta alla crisi climatica.
«La conferenza sul clima COP30, malgrado gli auspici del padrone di casa Lula, è risultata poco incisiva. Non si sono infatti menzionati nel documento finale i combustibili fossili, principali responsabili del riscaldamento del pianeta, grazie al muro dei paesi produttori di gas, petrolio e carbone», dichiara Gianni Silvestrini, Direttore Scientifico di Kyoto Club.
«Ha destato inoltre perplessità il basso profilo tenuto dalla Cina che, in assenza degli Usa, avrebbe potuto svolgere un ruolo trainante, vista la sua leadership sul fronte delle rinnovabili e della mobilità elettrica. I tempi non erano evidentemente ancora maturi, ma non c’è dubbio che fra alcuni anni vedremo Pechino guidare l’ecodiplomazia internazionale».
Pur riconoscendo i limiti dell’accordo, Kyoto Club sottolinea il valore del confronto internazionale: «Crescono i dubbi sull’efficacia di queste conferenze. Dubbi legittimi, ma non bisogna sottovalutare l’importanza delle discussioni sul futuro delle politiche climatiche da parte di 50.000 persone, tra delegati di 195 Paesi, ONG, imprese, organizzazioni internazionali, popoli indigeni e giornalisti».
Silvestrini ricorda che i progressi globali restano significativi: «Rispetto a Parigi 2015, i passi avanti sono enormi. Pensiamo all’esplosiva crescita del solare, che dieci anni fa forniva solo l’1% dell’elettricità mondiale e nella prima metà del 2025 ha garantito l’8,8% della domanda elettrica del pianeta. O all’evoluzione della mobilità elettrica, che il prossimo anno coprirà il 26% delle vendite mondiali. Soprattutto, si sta rapidamente avvicinando il momento in cui le emissioni globali di CO₂ raggiungeranno il picco per poi calare».
Per Kyoto Club, ora la domanda centrale riguarda il ruolo del nostro Paese: «Dobbiamo chiederci se l’Italia stia facendo la sua parte, considerando le ambiguità e gli ostacoli nella diffusione delle rinnovabili e la crescita modesta della mobilità elettrica».
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