Forum Italiano dei Comunisti

“Uscire dal provincialismo per riannodare i passaggi di una prospettiva comunista”

Intendiamo per provincialismo il modo di fare di quei circoli comunisti che dopo i grandi scossoni del 1956 e degli anni ’90 del secolo scorso non hanno fatto altro che adeguarsi alla situazione, senza porsi una serie di problemi che da questa scaturivano.

In particolare parliamo di ciò che è avvenuto nell’area comunista italiana e internazionale dopo gli avvenimenti degli anni ’90 del secolo scorso e con l’ascesa della Cina guidata dal partito comunista di Xi Jinping. E’ avvenuto che di fronte allo sviluppo impetuoso del ‘socialismo con caratteristiche cinesi’ che si è imposto nel XXI secolo, tutta, o quasi, l’area comunista ha preso come riferimento la Cina quale elemento sostanziale della trasformazione sociale di questo secolo, senza porsi il problema di quello che stava avvenendo, o sarebbe avvenuto, nel resto del mondo dominato da un impero americano in declino ma capace di colpi di coda come la vicenda Trump insegna.

Nel valutare quindi il carattere delle contraddizioni di questa fase storica si è messa in evidenza solo una parte della realtà che andava emergendo, mentre una teoria della trasformazione e la valutazione della fase deve basarsi, a nostro parere, su un’analisi complessiva e sul rapporto dialettico tra i soggetti che si muovono sulla scena. Ciò significa, in sostanza, che da un punto di vista teorico si devono rappre­sen­tare tutti i poli di questa realtà e uno di questi è relativo alle dinamiche di quella parte del mondo dove l’imperialismo occidentale sta tentando disperatamente di non perdere terreno. Si tratta in altri termini di non avere una visione unilaterale dello sviluppo della conflittualità mondiale e di capire invece che non esiste solo il pensiero socialista cinese, ma anche la necessità di definire il ruolo dei comunisti dentro il ventre molle dell’occidente imperialista.

Qual è dunque il problema dei comunisti in questo contesto? Certamente, da quando il movimento comunista a trazione Unione Sovietica è entrato in crisi, una cosa si è capita: bisognava saper analizzare nel concreto il carattere delle contraddizioni e saperne ricavare una linea interpretativa di carattere generale e precisare in che cosa essa consista.

Intanto bisogna prendere atto che non si è ancora arrivati alla liquidazione dell’im­pe­ro americano, che domina in buona parte del mondo e che quindi è necessario che i comunisti mantengano salda la linea internazionalista e la capacità di tenere unito il fronte antimperialista. Ma questo punto essenziale della strategia comunista si coniuga con la necessità di combattere il fronte interno in ogni paese in cui sussiste il dominio delle classi legate all’occidente imperiale americano. Lo studio e il rapporto con questa realtà è ulteriore materia di riflessione e di elaborazione dei comunisti.

Qual è il modello operativo delle organizzazioni comuniste nei paesi che rientrano nel ventre molle dell’area dell’occidente imperialista? Anche qui non basta dire che bisogna rispettare le caratteristiche di ciascun paese e la natura delle contraddizioni.  Questa affermazione diventa una banalità se non è accompagnata da un’analisi specifica delle contraddizioni politiche e sociali e da una definizione teorica del loro livello e di come i comunisti, nelle specifiche circostanze, gestiscono strategicamente il processo di trasformazione sociale.

Per capire di che cosa stiamo parlando si può fare riferimento all’Italia e a come il PCI degli anni del XX Congresso e di Krusciov tentò di uscire dalla stretta della controrivoluzione in URSS, finendo però su un binario morto. Ma certamente già all’epoca in cui i fatti si riferiscono si andava delineando la necessità di reimpostare la linea di sviluppo e l’articolazione del movimento che tende a superare il sistema capitalistico. Adesso, avendo alle spalle un assestamento più che decennale dalla crisi del movimento comunista, si possono vedere le cose con maggiore chiarezza e tornare a elaborare un’ipotesi di sviluppo dell’azione dei comunisti nelle varie situazioni.

Se vogliamo riassumere le questioni dalle quali partire per comprendere il processo reale che caratterizza le aree in cui ancora domina l’occidente imperialista, e da cui far scaturire una teoria dello sviluppo rivoluzionario in questa fase storica, dobbiamo tener conto delle differenze evitando, come invece succede in certi ambiti ‘marxisti’, di fare di tutta l’erba un fascio. Nella lotta contro il sistema imperiale a guida americana ci sono questioni di indipendenza nazionale (Medio Oriente in particolare), guerre per l’accaparramento delle risorse (Africa), spinte a liberarsi dai legami imposti dalle classi dirigenti e padronali legate alla catena imperialista (America latina) e situazioni come l’Europa dove la crisi del sistema imperiale provoca sommovimenti economici e sociali da cui emergono movimenti politici di destra e di sinistra che superano la vecchia dialettica tra liberali e socialdemo­cra­tici e si aprono crepe nel sistema in cui i comunisti devono sapersi inserire.

Bisogna dunque mettere all’ordine del giorno uno sviluppo del dibattito che riporti il movimento comunista ad essere protagonista di un processo di liberazione e capire che questo non dipende solo dagli sviluppi geopolitici.

 

Forum Italiano dei Comunisti – 24/11/2025

 

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