La Russia non ha alcuna fretta. L’Ucraina sì, eccome se ce l’ha.
L’Europa – esattamente come accade nel 2022 quando Boris Johnson si precipitò a Kiev per affossare i negoziati tra Russia e Ucraina – sta provando a sabotare i negoziati tra Usa e Russia promuovendo obiettivi irraggiungibili che non servono a trovare una soluzione, ma soltanto a prolungare la guerra. È paradossale: gli USA, che questa guerra l’hanno voluta, oggi frenano e provano a trattare. L’Europa, che ci è entrata contro i propri interessi strategici, economici ed energetici, vuole andare avanti. Non è un caso. Ieri il Parlamento europeo ha dato il via libera – di fatto – alla possibilità di inserire tra gli “investimenti” del folle piano di riarmo di Ursula von der Leyen anche armi nucleari, munizioni all’uranio impoverito, fosforo bianco e addirittura i robot killer. È sempre più evidente che dietro la strategia europea ci sia una fortissima pressione dell’industria bellica.
Pensate all’assurdo: mentre Trump – che considero complice del genocidio dei palestinesi – spinge per un accordo pragmatico, gli europei provano di nuovo a far saltare tutto. Ma c’è un piccolo problema: la Russia non ha alcuna fretta. L’Ucraina sì, eccome se ce l’ha. E Trump lo ha capito molto bene.
Mosca, da quando è iniziato il conflitto, ha rafforzato moltissimo i rapporti con la Cina e con i BRICS. E continua a farlo. Lo scorso 5 novembre Gazprom ha registrato un nuovo record storico nelle consegne giornaliere di gas alla Cina attraverso il Power of Siberia (il gasdotto nella Siberia orientale, che trasporta gas naturale dalla Jakutia alla Cina inaugurato il 2 dicembre 2019 alla presenza di Vladimir Putin e Xi Jinping). Oggi parliamo di volumi superiori agli impegni contrattuali ed è il nono record da quando, il 1° dicembre 2024, il gasdotto ha raggiunto il massimo livello previsto dagli accordi. In totale gli scambi commerciali tra Cina-Russia lo scorso anno hanno raggiunto 245 miliardi di dollari.
E state attenti. Perché non si tratta solo di scambi commerciali, ma anche culturali. Lo si è capito quando Xi Jinping è andato a Mosca, in Piazza Rossa, durante la parata per festeggiare gli 80 anni dalla vittoria sovietica nella Grande Guerra Patriottica (così in Russia chiamano la Seconda guerra mondiale). E lo si è capito quando Putin il 3 settembre ha partecipato a Pechino alle celebrazioni per l’80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. I cinesi e i russi stanno rafforzando anche i propri rapporti culturali. C’è la volontà di costruire una memoria storica condivisa per rafforzare i loro legami.
E c’è la volontà di cooperare anche in campo artistico. Vi faccio un esempio recente: nelle scorse ore l’Istituto di Belle Arti del Sichuan e l’Accademia Russa delle Arti hanno firmato a Chongqing un accordo per creare il Centro Cina-Russia per la Creazione e la Comunicazione dell’Arte Contemporanea.
Tutto questo avviene mentre, dalle nostre parti, non solo non esiste la minima volontà di trattare e provare a chiudere la guerra in Ucraina – e io penso ogni giorno ai giovani soldati ucraini mandati al macello senza formazione – o ma addirittura si coltiva il desiderio di “eleggere” a nemico un intero popolo, quello russo.
Guardate i nostri politici come si mobilitano in fretta e furia per vietare a musicisti e direttori d’orchestra russi di esibirsi nelle nostre città. Oppure per censurare professori italiani che semplicemente hanno un pensiero diverso da quello imposto dall’establishment europeo. Il caso del professor D’Orsi su questo è emblematico.
E poi quegli stessi che bandiscono artisti e censurano docenti si riempiono la bocca con parole come “pace giusta” e “democrazia”. State attenti. Perché la pace non si costruisce a colpi di munizioni all’uranio, di fosforo bianco e di armi nucleari.
“Cina e Russia sempre più vicine” (Alessandro Di Battista – 27/11/2025)
https://alessandrodibattista.substack.com/p/cina-e-russia-sempre-piu-vicine

